È nato il Corpo Nazionale dei Soccorritori Acquatici e dei Guardia Spiaggia (Conasag), la prima organizzazione che si pone l’obiettivo di unificare tutte le realtà civili che in Italia si occupano del soccorso acquatico. L’associazione si è costituita la settimana scorsa a Viareggio, eleggendo come presidente Gianluca Genovali.
I soccorritori acquatici sono figure professionali essenziali per garantire la sicurezza in ambienti acquatici di vario tipo. Sono addestrati per rispondere a situazioni di emergenza legate all’acqua, come annegamenti, incidenti in mare, nelle spiagge, nei laghi, nei fiumi, nei torrenti, le piscine e i parchi acquatici, ma anche negli incidenti subacquei. Sono formati per intervenire sia in acque basse (per esempio nelle spiagge) che in acque più profonde. Si tratta di persone altamente qualificate in possesso di uno specifico brevetto di soccorritore acquatico o di bagnino di salvataggio/assistente bagnanti, addestrate a intervenire in situazioni di emergenza in acqua, prestando il primo soccorso e salvando vite umane. Le loro competenze spaziano dalla conoscenza delle tecniche di nuoto e salvataggio alle manovre di rianimazione cardiopolmonare (BLSD).
In caso di emergenza in spiaggia, è il soccorso pubblico (112-118) a intervenire, coordinando le operazioni di salvataggio con le forze dell’ordine preposte. Tuttavia i soccorritori acquatici si occupano di una grande varietà di mansioni di supporto, prevenzione, sorveglianza e primo soccorso.
«Un Corpo Nazionale di Soccorritori Aquatici, come entità formalmente riconosciuta, non esisteva in Italia», afferma il presidente Genovali. «All’estero, invece, esistono organizzazioni che svolgono attività simili in materia di sicurezza in spiaggia, salvataggio in mare, fiumi e laghi e la sorveglianza balneare. Queste organizzazioni sono spesso legate al volontariato, a enti locali o a forze di polizia marittime e hanno compiti simili a quelli dei soccorritori acquatici in Italia, ossia tutelare la sicurezza delle persone».
Prosegue Genovali: «Con l’entrata in vigore del decreto ministeriale n. 85/2024 è stato finalmente approvato, dopo anni di discussioni, un nuovo regolamento che disciplina tra l’altro le caratteristiche, i requisiti, le modalità formative e le prove da sostenere per ottenere il brevetto di assistente bagnanti, una qualifica professionale che consente di effettuare l’attività di soccorso in mare, nelle piscine e acque interne equiparandoli, nelle competenze e capacità di intervento, ai soccorritori acquatici appartenenti alle forze di polizia marittima e dei vigili del fuoco».
Le organizzazioni simili all’estero
Molti paesi hanno organizzazioni strutturate che svolgono funzioni simili a quelle del Corpo Nazionale dei Soccorritori Aquatici e Guardia Spiaggia. Ecco alcuni esempi:
- US Coast Guard (Usa) e Royal National Lifeboat Institution (Regno Unito) sono tra le organizzazioni più conosciute che, pur non essendo esattamente “guardia spiaggia”, si occupano della sicurezza in mare e lungo le coste.
- Australian Surf Life Saving (Australia) è l’organizzazione più importante al mondo che si occupa di sorveglianza e salvataggio sulle spiagge e di soccorso marittimo volontario. Coordina circa 300.000 membri in tutto il paese, che indossano uniformi con il tipico colore giallo e rosso, e sono addestrati al salvataggio e al pronto soccorso in caso di emergenze in spiaggia.
- In Spagna esistono organizzazioni locali di salvamento e soccorso sulle spiagge che operano sotto la supervisione di amministrazioni locali o regionali. In particolare, esistono servizi di salvataggio delle coste che collaborano con altre autorità competenti, come la Guardia Civil o la polizia locale. Ogni regione costiera può avere un proprio sistema di protezione civile in spiaggia.
- In Francia le patrouilles de plage (“pattuglie di spiaggia”) sono gruppi di volontari o personale professionale che operano in molte località turistiche e balneari. Questi gruppi sono spesso integrati con le autorità di polizia locale e si occupano di garantire la sicurezza dei bagnanti, specialmente in alta stagione.
- In Nuova Zelanda, le Lifeguard Services sono gestite principalmente dalla Surf Life Saving New Zealand (SLSNZ), che è un’organizzazione che si occupa di sicurezza marittima e salvataggio lungo le spiagge. La SLSNZ ha una rete di volontari che operano sulle spiagge di tutto il paese, simile a quella australiana.
Perché, fino a oggi, in Italia non esisteva un “Corpo Nazionale Soccorritori Acquatici e Guardia Spiaggia” come entità unificata e centralizzata? Risponde Genovali: «In Italia la gestione delle spiagge e i servizi di salvataggio sono spesso regolamentati a livello regionale o comunale e non esiste un’unica organizzazione nazionale che li coordini tutti. Inoltre, le persone addette al salvataggio e alla vigilanza sulle spiagge possono avere diverse denominazioni a seconda della regione e della località: bagnini di salvataggio, assistenti bagnanti, guardie di spiaggia, eccetera. Ancora, pesa la mancanza di un riconoscimento statale dell’abilitazione “professionale” dei soccorritori acquatici spendibile o riconosciuta al di fuori dei corpi statali o militari».
«Negli scenari d’intervento nei quali l’acqua è l’elemento che costituisce pericolo, il Conasag sarà in grado di attivare una tempestiva e qualificata azione di salvataggio fin dai primi attimi dell’evento grazie alla presenza, nella sua compagine sociale, di soccorritori acquatici (assistente bagnanti/bagnino di salvataggio/OPSA/addetto alla sicurezza balneare) appositamente specializzati e certificati o attivando la propria rete di collegamento con altre organizzazioni specializzate nel soccorso acquatico presenti su tutto il territorio nazionale», conclude Genovali. In definitiva, «il Conasag ha l’obiettivo di essere capillarmente diffuso su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo all’interno dell’organizzazione imprese, cooperative, consorzi e associazioni di categoria che già operano nel settore o che ne siano i destinatari, mettendo a loro disposizione personale selezionato e altamente qualificato o mediante la certificazione delle competenze dei propri addetti, organizzando sessioni di approfondimento e verifica degli standard minimi necessari a garantire la massima sicurezza nei rispettivi scenari di impiego».
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