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Meloni: “Spiagge bene strategico nazionale, governo le difenda”

L'appello della leader di Fratelli d'Italia: "Draghi tuteli nostre coste da appetiti di fondi stranieri e grandi gruppi finanziari"

«Fratelli d’Italia scriverà al presidente del consiglio Mario Draghi per chiedere al governo di adottare un provvedimento d’urgenza al fine di difendere il turismo balneare italiano dagli effetti disastrosi della sentenza del Consiglio di Stato sulle concessioni demaniali marittime. Invieremo inoltre all’esecutivo le nostre proposte già depositate e formalizzate. Bisogna considerare le spiagge un bene strategico di interesse nazionale e tutelarle dagli appetiti dei fondi stranieri e dei grandi gruppi finanziari, che stanno già pregustando il banchetto». Lo ha detto la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ieri nel corso di un incontro con i rappresentanti delle principali associazioni di categoria dei balneari italiani. «La situazione è drammatica e il governo deve evitare a ogni costo che trentamila imprese, quasi tutte a conduzione familiare, siano spazzate vie da un giorno all’altro. È una bomba sociale da disinnescare immediatamente», ha aggiunto Meloni

All’incontro, coordinato dal responsabile turismo di Fratelli d’Italia Gianluca Caramanna, hanno partecipato i capigruppo di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, i parlamentari Riccardo Zucconi, Daniela Santanchè e Lucia Albano. Collegati da remoto i presidenti delle Regioni Abruzzo e Marche Marco Marsilio e Francesco Acquaroli e gli assessori regionali al turismo di Sicilia, Lombardia, Liguria e Calabria Manlio Messina, Lara Magoni, Gianni Berrino e Fausto Orsomarso. Assente, a causa di un impegno in missione all’estero, l’europarlamentare Carlo Fidanza che da sempre segue la questione balneare in Fratelli d’Italia.

A ribadire l’importanza dei temi sollevati durante l’incontro è Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria: «Considerare le spiagge come bene strategico nazionale è stato un aspetto finora sottovalutato per difendere l’esistenza degli attuali imprenditori balneari, ma si tratta di un discorso fondamentale e per questo lo abbiamo sottoposto ai vertici di Fratelli d’Italia. La nostra penisola è bagnata dal mare per circa 7500 chilometri ed è inimmaginabile che con le gare questo confine di Stato possa arrivare in mano a multinazionali russe o cinesi. Qualsiasi altro paese del mondo non lo permetterebbe mai».

Anche il presidente di Federbalneari Marco Maurelli commenta con soddisfazione l’esito dell’incontro: «Federbalneari Italia esprime fiducia per quanto emerso dal confronto richiesto con il gruppo di Fratelli d’Italia. Nel mio intervento ho sottolineato come la sentenza del Consiglio di Stato debba essere corretta da “sentenza politica” al giusto alveo delle proprie competenze del diritto amministrativo e non nella sostituzione del potere amministrativo su quello legislativo. Con questa pronuncia sono stati calpestati i diritti delle imprese turistiche su temi quali la tutela del legittimo affidamento e i canoni di concessione a base d’asta poiché dovrebbero favorire la concorrenza. Abbiamo chiesto a Giorgia Meloni di vigilare e di “parlamentarizzare” su questa crisi indotta del modello d’impresa italiana delle coste e chiesto a gran voce che il governo risolva il grande caos generato dalla sentenza di Palazzo Spada. Si deve giungere presto al tavolo di riforma delle concessioni demaniali passando da una legge transitoria attraverso il coinvolgimento dei Comuni e delle Regioni, organizzando e comprendendo al meglio il percorso da seguire per la scrittura delle nuove regole a partire dal riconoscimento del valore aziendale d’impresa per misuri il reale valore negli anni delle imprese turistiche operanti sui tratti di costa del paese. Ci dichiariamo inoltre fortemente contrari a far sì che venga calpestato in questo modo il lavoro dei Comuni e delle Regioni italiane su temi quali la pianificazione turistica e urbanistica dei territori che per proprie peculiarità meritano il rispetto del governo. La riforma è ora esiziale per il comparto ed è necessaria ora più che mai l’unità tra le associazioni di categoria».

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