Attualità Toscana

Mare Libero ha perso un ricorso per provare a ottenere una concessione balneare

Il Tar Toscana ha dato torto all'associazione di Roberto Biagini, che aveva chiesto di indire una gara su una spiaggia a Viareggio.

Il Tar Toscana ha dichiarato inammissibile un ricorso dell’associazione “Mare Libero” che chiedeva la possibilità di ottenere una concessione balneare a Viareggio. Con la sentenza numero 1194/2023, pubblicata ieri (presidente Riccardo Giani, estensore Nicola Fenicia), il tribunale amministrativo di Firenze ha dato torto al comitato presieduto da Roberto Biagini, che rivendicava una procedura comparativa per l’affidamento di una porzione di demanio marittimo nella località versiliese: nello specifico si tratta della concessione dello storico Bagno Nettuno di Viareggio, di proprietà della famiglia Giannessi.

Le origini del contenzioso

“Mare Libero”, anche conosciuto come “Conamal” (acronimo di “Coordinamento Nazionale Mare Libero”), è un’associazione di promozione sociale nata nel 2019 con l’obiettivo dichiarato di «liberare il mare e le spiagge e restituirli alla collettività». Il suo fondatore e presidente è l’avvocato Roberto Biagini, ex assessore del Comune di Rimini, oggi impegnato in una battaglia che chiede una maggiore quantità di litorali a libera fruizione e contesta la legittimità delle varie proroghe concesse negli ultimi anni ai titolari di concessioni balneari.

Tra le attività portate avanti dal Conamal e dal suo presidente ci sono gli esposti, le diffide e i ricorsi presentati contro le amministrazioni dei Comuni costieri che hanno applicato i prolungamenti delle concessioni balneari stabiliti dalla legge italiana, seppure in contrasto con il diritto europeo (e in particolare con la “direttiva Bolkestein”) che proibisce rinnovi automatici ai medesimi titolari. Nell’ambito di queste attività, “Mare Libero” aveva presentato un’istanza al Comune di Viareggio per chiedere, «previa pubblicazione di apposita procedura comparativa che ne disciplini modalità e termini, l’ottenimento dell’uso in concessione della zona dell’arenile attualmente in gestione dello stabilimento balneare denominato Nettuno […] per la durata di un quadriennio per poter gestire una attività ricreativa in conformità dei nostri scopi statutari». Il 12 marzo 2021 il Comune ha dato risposta negativa all’associazione “Mare Libero”, che ha impugnato la decisione al Tar denunciando il mancato rispetto dei principi europei sulla parità di trattamento, trasparenza, non discriminazione e massima concorrenza.

Nel processo si è costituita in giudizio la società titolare della concessione del Bagno Nettuno di Viareggio, di proprietà di Graziano Giannessi e figli, rappresentata e difesa dagli avvocati Cristina Pozzi e Paolo Anconelli. Poco prima che il Conamal presentasse il ricorso, la famiglia Giannessi aveva presentato un importante piano di investimenti per ristrutturare lo stabilimento alla luce della proroga fino al 2033 allora vigente, ma l’azione del comitato di Biagini ha portato i concessionari a bloccare tutto in via cautelativa.

La decisione del Tar Toscana

Nella sua pronuncia pubblicata ieri, il Tar Toscana ha dichiarato il ricorso «inammissibile per difetto d’interesse». Nello specifico, argomentano i giudici, «la richiesta formulata dal Conamal era oggettivamente sfornita della benché minima documentazione prevista dal Codice della navigazione agli articoli 36 e 37 e dal regolamento per l’esecuzione del Codice della navigazione in tema di presentazione della domanda di nuova concessione (progetti, asseverazioni delle opere, planimetrie etc.). Sicché l’associazione ricorrente ben avrebbe potuto illustrare nelle proprie osservazioni ex art. 10 bis legge 241/90, non solo i propri argomenti giuridici circa la necessità di disapplicare le norme nazionali di proroga generalizzata delle concessioni balneari, come sostenuto nel presente giudizio, ma anche come avrebbe inteso servirsi dell’area, dimostrando e provando il possesso dei requisiti soggetti e oggettivi necessari a divenire concessionario demaniale marittimo. Solo all’esito di tale sviluppo procedimentale avrebbe potuto impugnare l’eventuale diniego». Dunque, conclude la sentenza, «a fronte della richiesta del Conamal, che, in ragione dei suoi contenuti, non poteva essere considerata una domanda di nuova concessione idonea a provocare l’avvio del procedimento comparativo ai sensi dell’articolo 37 del Codice della navigazione, la coerente risposta del Comune non costituisce un diniego di attivazione della detta procedura a evidenza pubblica, ma un atto interlocutorio e interno al procedimento, che non è stato seguito da ulteriori atti rimessi all’iniziativa dell’associazione oggi ricorrente. Per tali ragioni il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per difetto d’interesse».

In ragione dell’esito della sentenza, l’associazione “Mare Libero” è stata condannata a rimborsare le spese di lite alle parti costituite (ovvero il Comune di Viareggio e la società Nettuno Sud di Giannessi), quantificate in 1.000 euro ciascuna.

I commenti

Così gli avvocati Cristina Pozzi e Paolo Anconelli, difensori della società concessionaria dei Bagni Nettuno, commentano a Mondo Balneare l’esito della sentenza: «Siamo molto soddisfatti del risultato. Nella confusione che si è generata negli ultimi mesi abbiamo assistito a molte azioni che non sono suffragate, come il Tar afferma molto bene, dal necessario interesse ad agire. La pronuncia ci sembra un significativo monito e richiamo al rigore che deve assistere il ricorso amministrativo, anche per evitare azioni simboliche. Il processo amministrativo ha regole più stringenti del giudizio civile, occorre ricordarlo».

Aggiunge Oreste Giannessi, gestore del Bagno Nettuno insieme al padre Graziano e alla sorella Simona: «Il ricorso del comitato “Mare Libero” è piombato sulla nostra testa pochi giorni dopo che avevamo presentato un progetto di riqualificazione totale della nostra attività: avevamo già speso circa 100.000 euro per la progettazione ed eravamo pronti a investire 6 milioni di euro per la ristrutturazione di cabine, piscina e altri manufatti. I lavori erano già stati presentati in Comune e pronti a partire, ma non appena abbiamo saputo del ricorso, abbiamo preferito fermare tutto in via cautelativa. Si trattava di un progetto importante e di pubblico interesse per l’intera Viareggio, qualcosa di unico che sarebbe stato di esempio in tutta Italia; ma ormai la situazione normativa è cambiata e non ci sono più le condizioni per recuperarlo. Quindi, il ricorso del comitato “Mare Libero” ci ha creato un grande danno: siamo contenti per la decisione dei giudici, ma rammaricati per ciò che non abbiamo potuto fare. Un’associazione che voleva compiere un atto dimostrativo ha generato un danno a una famiglia di imprenditori e a un’intera località turistica».

Il testo della sentenza

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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