Attualità

L’Europa salva i giochi d’azzardo ma non i balneari

Una recente sentenza afferma l'ingiustizia e il danno economico verso i concessionari italiani di giochi d'azzardo, poiché la normativa del nostro paese disponeva la cessione gratuita dei beni allo Stato al termine della concessione. Il governo ha già abrogato la norma. Perché non fa lo stesso per i balneari, che si trovano nella medesima situazione?

Che i balneari abbiano subìto un trattamento ingiusto rispetto ad altre categorie, è un fatto noto già da tempo: basti pensare alle liberalizzazioni in nome delle quali l’Unione europea, il governo italiano e l’opinione pubblica chiedono le evidenze pubbliche degli stabilimenti balneari, mentre tassisti, farmacie e altre analoghe categorie di “servizi” sono tranquillamente state escluse dalla direttiva Bolkestein che sta dando problemi alle nostre spiagge (le quali non avrebbero dovuto avere nulla a che fare con questa direttiva).

Nei giorni scorsi una sentenza della Corte di giustizia europea ha reso questa ingiustizia ancora più palese: pronunciandosi sulle concessioni dello Stato italiano relative alle scommesse e ai giochi d’azzardo, lo scorso 28 gennaio la Corte Ue ha infatti stabilito che la legge del nostro paese è «restrittiva», in quanto «impone al concessionario di cedere a titolo non oneroso, all’atto della cessazione dell’attività per scadenza del termine della concessione, l’uso dei beni materiali e immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta del gioco». A ciò si aggiungono le conclusioni dell’avvocato generale Nils Wahl, laddove precisa «che, anche supponendo che si ritenga che i beni che costituiscono l’oggetto della cessione non onerosa siano stati ammortizzati, ciò non implica affatto che il concessionario di cui trattasi non subisca un danno economico, in quanto questi si vede privato della possibilità di cederli a titolo oneroso in funzione del valore di mercato di tali beni».

La vicenda è assolutamente identica a quella relativa alle concessioni balneari, in quanto l’articolo 49 del Codice della navigazione afferma che “quando venga a cessare la concessione, le opere non amovibili, costruite sulla zona demaniale, restano acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso”. Eppure, il governo italiano ha abrogato la norma sul gioco d’azzardo contestata dalla Corte Ue, mentre rimane tuttora in vigore l’articolo 49 del Codice della navigazione – e anzi si sta lavorando a una riforma che minaccia le evidenze pubbliche degli stabilimenti balneari e che ancora non è chiara sull’eventuale indennizzo da corrispondere al concessionario uscente.

Ad Antonio Capacchione, presidente regionale del Sindacato italiano balneari Puglia, il merito di avere notato e diffuso questa notizia tramite una lettera al presidente di Sib-Confcommercio Riccardo Borgo, che riportiamo di seguito per intero, poiché analizza la faccenda in maniera molto approfondita.

Importante sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea sulla devoluzione delle opere e l’indennizzo

Bari, 31 gennaio 2016

Caro Riccardo Borgo,

La presente per segnalarti, inviandotela anche in copia, una recentissima sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, depositata giovedì 28 gennaio 2016, relativa alla conformità della cessione a titolo gratuito, alla scadenza della concessione, dei beni e attrezzature utilizzate per l’esercizio dell’attività oggetto della concessione medesima con gli artt. 49 (sulla libertà di stabilimento) e 56 (libera prestazione dei servizi) del Trattato europeo.

Infatti lo Stato italiano nell’assegnazione delle concessioni relative ai giochi e scommesse, ex art. 1 comma 78 lett. b) punto 26 della legge 13 dicembre 2010 n. 220, aveva prescritto la “cessione non onerosa ovvero della devoluzione della rete infrastrutturale di gestione e raccolta del gioco all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato all’atto della scadenza del termine di durata della concessione”.

Si tratta, quindi, di una disposizione assolutamente identica a quella dell’articolo 49 del Codice della navigazione il quale, per le nostre concessioni demaniali marittime, dispone che “quando venga a cessare la concessione, le opere non amovibili, costruite sulla zona demaniale, restano acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso”.

Orbene la CGUE (la stessa, anche se di diversa Sezione, come è noto chiamata, nelle prossime settimane, a decidere sulla conformità all’Ordinamento giuridico europeo della proroga al 2020 della scadenza delle nostre concessioni), ha stabilito che “gli articoli 49 TFUE e 56 TFUE devono essere interpretati nel senso che essi ostano a una disposizione nazionale restrittiva, quale quella in questione nel procedimento principale, la quale impone al concessionario di cedere a titolo non oneroso, all’atto della cessazione dell’attività per scadenza del termine della concessione, l’uso dei beni materiali e immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta del gioco”.

A ciò si aggiunga, nelle motivazioni della sentenza, l’indicazione della necessità di “tenere anche conto del valore venale dei beni oggetto della cessione forzata” (punto 42).

Meritevoli di menzione sono, in proposito, le Conclusioni dell’Avvocato generale Nils Wahl laddove precisa “che, anche supponendo che si ritenga che i beni che costituiscono l’oggetto della cessione non onerosa siano stati ammortizzati, ciò non implica affatto che il concessionario di cui trattasi non subisca un danno economico, in quanto questi si vede privato della possibilità di cederli a titolo oneroso in funzione del valore di mercato di tali beni” (punto 98).

Si tratta, quindi di principi giuridici assai importanti che arricchiscono gli argomenti e gli strumenti a disposizione dei balneari italiani nella difesa dei loro legittimi diritti.

Infatti, come si ricorderà, i balneari italiani si stanno battendo a difesa delle loro aziende rivendicando non solo questioni di politica economica (la difesa di un pezzo importante dell’economia e della stessa identità italiana) ma anche solide questioni giuridiche (tutela del legittimo affidamento e della proprietà aziendale).

A quest’ultimo proposito abbiamo sin qui invocato il rispetto, oltre che dell’art. 42 della nostra Costituzione, anche degli artt. 17 della Carta di Nizza e 1 del Primo Protocollo aggiuntivo della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo per evidenziare, in ragione del diritto di proprietà, l’impraticabilità giuridica di una confisca delle aziende balneari e la doverosità dell’indennizzo alla scadenza.

Queste solide e fondate questioni giuridiche sono adesso notevolmente rafforzate dalla segnalata sentenza della Corte di Lussemburgo tanto da rendere possibile l’ottenimento, non solo dall’Autorità giudiziaria in sede di eventuale contenzioso, ma anche da quella amministrativa nel procedimento per la devoluzione ex art. 49 del Codice della navigazione, la sua disapplicazione per contrasto con gli artt. 49 e 56 del TFUE.

Da ultimo si osserva che il Parlamento italiano non più tardi di alcune settimane fa, con la legge 28 dicembre 2015 n. 208 (legge di Stabilità 2016), ha abrogato la norma sanzionata dalla CGUE.

Amareggia che ciò non sia avvenuto anche per l’art. 49 del CdN nonostante, in quella occasione così come da ormai lungo tempo, avessimo sollecitato il Parlamento e il Governo alla sua modifica con il riconoscimento di un doveroso giusto indennizzo così come ora chiarito dalla stessa Corte europea.

Così come rattrista constatare che i balneari italiani (persino periodicamente beffati dall’ingiusta accusa di potenza lobbistica!) non abbiano ottenuto dalle Istituzioni del nostro Paese l’attenzione e tempestività riservata invece alle aziende che gestiscono giochi e scommesse.

Il presidente regionale, Avv. Antonio Capacchione

Allegati

>> La sentenza della Corte di giustizia europea sulla normativa italiana delle concessioni per il gioco d’azzardo è disponibile cliccando qui.

>> La lettera originale di Antonio Capacchione a Riccardo Borgo è scaricabile in pdf cliccando qui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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