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“L’emergenza coronavirus è il colpo di grazia per i balneari pertinenziali”

L'appello dell'avvocato Bartolo Ravenna: "Il governo inserisca l'abolizione dei valori Omi tra le misure straordinarie per il comparto turistico"

Sono tra le categorie economiche più danneggiate dal coronavirus e stanno chiedendo di essere salvati nell’ambito delle misure straordinarie che il governo varerà oggi per compensare le perdite provocate dall’emergenza sanitaria. Stiamo parlando dei balneari pertinenziali, le circa trecento attività su cui la Finanziaria 2006 ha stabilito un criterio di calcolo dei canoni collegato ai valori Omi che ha determinato un maxi aumento dei canoni fino a 100-250 mila euro annui. Un’ingiustizia che va avanti da anni e che ha già determinato il fallimento di decine di imprese; eppure il parlamento non ha mai approvato le misure necessarie per risolvere la vicenda.

Ora, con l’emergenza del coronavirus che ha provocato la cancellazione di migliaia di prenotazioni, comportando gravi danni anche per gli stabilimenti balneari, i pertinenziali hanno subìto il colpo di grazia definitivo. Per questo, in seguito all’appello lanciato nei giorni scorsi sul quotidiano La Stampa da Walter Galli del Coordinamento concessionari pertinenziali, abbiamo intervistato l’avvocato Bartolo Ravenna (nella foto), specializzato in demanio marittimo e autore di una proposta (purtroppo rimasta inascoltata) che proprio un anno fa aveva invitato la politica e cambiare prospettiva per salvare questo comparto vessato.

Avvocato Ravenna, perché i pertinenziali sono la categoria più penalizzata, tra le imprese turistiche, dall’emergenza sanitaria del coronavirus?

«L’emergenza coronavirus è il definitivo colpo di grazia ai balneari pertinenziali italiani, già agonizzanti da anni a causa di un’irragionevole legge dello Stato. Mi spiego meglio: con la legge finanziaria 296/2006 sono stati introdotti i valori Omi (cosiddetti “canoni di mercato”) che hanno determinato un aumento esponenziale dei canoni annui tra il 500% e il 5000% per le sole pertinenze demaniali marittime e, cioè, per le concessioni aventi a oggetto beni in muratura realizzati sul demanio e incamerati dallo Stato. L’aumento, avvenuto peraltro in costanza di rapporto, è da subito apparso insostenibile, tant’è che gran parte della categoria, non potendo adeguare in modo proporzionale i prezzi dei propri servizi, è stata costretta ad accumulare debiti per ingenti somme che si sono aggiunte agli altrettanto esosi costi collegati alla gestione di un bene in muratura (manutenzione straordinaria, Imu, Tares, eccetera). Questo ha via via esposto i pertinenziali a cartelle di pagamento, pignoramenti, decadenze delle concessioni e ordini di sgombero da beni gestiti per generazioni, alcuni dei quali già riconsegnati (un esempio tra tutti è lo storico Teatro Politeama di Viareggio, che chiude dopo 150 anni perché impossibilitato a far fronte a una richiesta di canone annuale di circa 200.000 euro). Diviene quindi chiaro che per i pertinenziali non si tratterà, come per le altre categorie imprenditoriali italiane, di gestire solo le (di per sé) catastrofiche conseguenze dell’evento pandemico, il cui danno rimarrà circoscritto alla interruzione dell’attività e al tempo necessario per la ripresa. Nel caso dei pertinenziali, a essere contagiato è un malato terminale. In assenza di un rapido e concreto intervento legislativo, non ci sono possibilità di salvezza».

Quale potrebbe essere la proposta nell’immediato per compensare i danni subiti?

«Non credo che, ora come ora, i pertinenziali ambiscano a “compensare i danni subiti”. Ritengo invece che, in questo momento di generale difficoltà, il desiderio di questa categoria sia quello di veder considerato il proprio (e, probabilmente, ultimo) grido di dolore, da una politica che pare rivolgere grande attenzione a tutta l’imprenditoria italiana. D’altronde, non sarebbe ragionevole che quella stessa politica che ha riconosciuto la gravità del problema dei canoni, impegnandosi a riordinare il quadro normativo di riferimento, approvando, nelle more e all’unanimità, la definizione agevolata del contenzioso (nel 2013) e la sospensione dei pagamenti (da ultimo con la finanziaria 2019), possa rimanere insensibile e lasciar “spegnere” così proprio la categoria dei pertinenziali italiani. Se tanto dovesse accadere, vuol dire che il destino di queste pmi era stato da tempo segnato».

Nonostante i tanti tentativi in parlamento, si continua a non voler approvare una soluzione definitiva per salvare i pertinenziali dal collasso. Cosa chiedono queste imprese al governo?

«Come già detto, non è stata adottata nessuna soluzione per sterilizzare un problema di cui tutti sono consapevoli e che ha inginocchiato da anni la categoria pertinenziale. La scelta di non legiferare è quindi incomprensibile, soprattutto se si considera l’importante ruolo di custodi svolto dai pertinenziali nella gestione dei beni pubblici. Voglio cioè dire che gli stessi, pur essendo meri “inquilini” dello Stato per beni in muratura spesso costruiti a proprie spese, li manutengono con costosissimi interventi periodici di manutenzione straordinaria e pagano pure l’Imu (oneri, questi, che in un normale rapporto di locazione spetterebbero al locatore). Per tutta risposta, lo Stato come gratifica questi “conduttori”? Li grava di un esosissimo canone, peraltro in costanza di rapporto, così pure squilibrando ogni tipo di pianificazione imprenditoriale! È per questo che la scelta normativa rimane davvero incomprensibile.
Sulla base di questa nota realtà il governo, re melius perpensa, dovrebbe prendere immediatamente il toro per le corna e salvare le trecento imprese balneari pertinenziali italiane. Mi risulta che molti politici di maggioranza e opposizione hanno formulato svariate proposte emendative della legge che, però, si sono sempre arenate in “zona Cesarini”, per fantomatici problemi di copertura che in realtà celano un’ostilità preconcetta da parte delle forze che contano (come se un canone demaniale di 300 imprese, benché esagerato, potesse mandare in crisi l’economica nazionale). Credo invece ragionevole che chi si pone di traverso nei confronti di una soluzione salvifica dei pertinenziali, debba avere almeno il dovere civico di esporne le ragioni e non sottrarsi ad un leale confronto. Né può dogmaticamente ostacolarsi un percorso di definizione agevolata, sbandierando profili di sanatoria che avvantaggerebbero lobby imprenditoriali. Entrambi gli assunti sono smentiti dalla storia.
Il parlamento italiano, con le norme innanzi citate, ha riconosciuto all’unanimità l’obbrobrio normativo che ha introdotto i valori Omi, assumendo l’impegno di riordinare un quadro normativo che, però, a distanza di sette anni è rimasto invariato. Inoltre, se è vero quanto in precedenza detto, le trecento imprese pertinenziali (che rappresentano l’1% delle imprese balneari italiane, con cui sono spesso strumentalmente accomunate, come ho detto lo scorso anno nel mio intervento su Mondo Balneare) non possono certo bollarsi di lobbysmo.
Concludendo, non spetta a me formulare soluzioni. Ma se il governo volesse davvero risolvere il problema, potrebbe farlo subito (perché fra qualche mese non avrebbe più senso) legiferando in coerenza con il recente passato e, cioè, con agevolazioni per rientrare del pregresso (facendo cassa subito con somme che in difetto, probabilmente non incasserebbe mai), abrogando i valori Omi e, comunque, riequilibrando con equità i canoni demaniali di tutte le 30.000 concessioni demaniali italiane, magari secondo il rischio d’impresa di ogni categoria. La sospensione dei pagamenti, accordata con l’art. 34 del decreto legislativo 162/2019 sino al 30 settembre 2020, è un palliativo che non affronta né risolve il problema di imprese già sanguinanti e che la pandemia del coronavirus sta condannando a morte».

Cosa pensa del ruolo della direttiva Bolkestein in tutta questa vicenda?

«La Bolkestein è un altro delicatissimo capitolo, paradossalmente secondario per i pertinenziali che, così permanendo le cose, non potranno arrivare alla scadenza dei titoli. In ogni caso ritengo che la questione possa concretamente gestirsi solo attraverso una seria trattativa tra Italia ed Europa che, a questo punto, non potrà non tenere in conto le grandi difficoltà del momento».

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Caporedattore Mondo Balneare. Come giornalista si occupa di mare, coste e questioni ambientali.
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  1. Avatar
    La Bussola says:

    Io gradirei sapere perché oltre ai pertinenziali non si battono anche altri balneari colpiti dai maxi canoni. A Torvaianica siamo tutti colpiti, il Sub dovrebbe anche lui essere in prima linea. Spero in una riforma

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