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Legge di Stabilità 2016, sfumate le speranze dei balneari

Il governo ha chiesto la fiducia, ponendo il veto sugli emendamenti che tentavano di restituire certezza alle imprese balneari.

di Alex Giuzio

Nemmeno in Senato, all’ultimo passaggio della Legge di Stabilità, sono passati gli emendamenti che tentavano in vari modi di restituire certezza alle imprese balneari. Il governo ha infatti chiesto oggi la fiducia, ponendo di fatto il veto ai numerosi emendamenti presentati dalle varie forze politiche.

Riguardo alle concessioni balneari, è stata confermata solo la sospensione delle decadenze delle circa 200 imprese balneari pertinenziali, già approvata dal precedente passaggio alla Camera (vedi notizia).

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Nulla di fatto, invece, per gli emendamenti che tentavano di approvare delle lunghe proroghe alle attuali concessioni balneari o di sdemanializzare la parte di concessione sulla quale insiste lo stabilimento.

Non si sono fatti attendere i duri commenti da parte di alcuni politici. Così Gian Marco Centinaio, capogruppo della Lega Nord al Senato: «È scandaloso che il governo non abbia ancora trovato una soluzione per salvaguardare le 30.000 imprese balneari. A febbraio la Corte di giustizia europea deciderà sulla proroga dei 5 anni, quindi tra meno di 3 mesi oltre 350.000 cittadini italiani potrebbero perdere le loro attività. Spagna e Portogallo hanno difeso le proprie attività considerando le concessioni demaniali concessioni di beni e non di servizi e questa potrebbe essere la soluzione. Intanto, il governo prenda subito una posizione prorogando i termini delle concessioni e lavori seriamente per arrivare a una soluzione definitiva».

Analoga la nota dell’ex senatore di Forza Italia Massimo Baldini, che sta lavorando alla costruzione di un partito nazionale dei balneari: «Sulle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo, nonostante le promesse, gli incontri e la disponibilità formale delle istituzioni, nulla di nuovo è stato fatto. Il provvedimento su circa 200 imprese pertinenziali, che prevede la sospensione delle decadenze fino al 30 settembre 2016, è una iniziativa che elude il vero problema dei pertinenziali perché rinvia, ma non elimina, una palese ingiustizia dello Stato. Le parole dei PD Matteo Orfini e Stefano Esposito (vedi notizia, NdR), cariche di livore e di qualche volgarità, la dicono lunga sulle reali intenzioni dei DS quando verrà affrontata la ormai stantia proposta di legge per il riordino organico della materia, che prevede comunque l’esigenza di effettuare le gare. La dice lunga anche chi dichiara di aver scalato le montagne per aver partorito un “topolino” e chi, dall’opposizione, in tema di emendamenti, fa a gara a spararla più grossa, per poi subito dopo abbandonare la battaglia, nella convinzione che basta formalizzare una proposta per assumersi meriti del tutto inesistenti. Se le premesse sono queste, le conseguenze saranno drammatiche e porteranno all’esproprio delle aziende balneari. La latitanza del governo e del parlamento, la paralisi delle istituzioni e la mancanza di serie iniziative legislative hanno determinato una situazione di caos assoluto. I titolari delle concessioni sono inondati dalle più diverse interpretazioni sulle normative in essere. I Comuni e le Regioni, quando si occupano del problema, parlano lingue diverse che aumentano il disagio e il disorientamento più totale. C’è una legge dello Stato che prevede la proroga delle concessioni ex lege fino al 31 dicembre 2020, ma moltissimi Comuni fanno finta di niente e invitano i concessionari a presentare domande di proroga fino a tale data. Mentre la proroga al 31 dicembre 2020, discendendo direttamente dalla legge, non necessita di alcuna domanda e formalità, ma dovrebbe comportare solo una semplice comunicazione del Comune al titolare della concessione stessa. Attendere le decisioni di coloro che nei decenni hanno costantemente dimostrato ostilità e voglia di sottrarre le aziende ai concessionari, significa un suicidio vero e proprio. Invito quindi tutti i concessionari a unirsi e a mobilitarsi in campo nazionale per sostenere la nascita di un movimento politico che dia voce diretta ai concessionari stessi e che determini, nel momento elettorale, la sconfitta di chi intende portare via le aziende e il lavoro a migliaia di famiglie, di chi vuole distruggere l’economia italiana basata in gran parte sul sistema turistico delle imprese balneari. Occorre uscire dalla direttiva comunitaria e rispristinare la legge che consente il rinnovo automatico delle concessioni! Soluzioni diverse sono inaccettabili, sono succubi di un disegno perverso che l’Unione europea intende sostenere per distruggere le imprese italiane. Un governo con la schiena dritta deve piegare l’Unione europea alle esigenze del nostro Paese, che certamente non sono quelle dei freddi paesi dell’Europa del Nord, che aspirano ad affondare l’Italia».

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