Toscana

Lega: “Grosseto esempio nazionale di tutela per operatori balneari”

«La Lega sta dalla parte dei balneari. Non a caso, la norma alla quale oggi si appellano i rappresentanti di questo settore strategico per la nostra economia è opera di un ex ministro leghista, Gian Marco Centinaio, che aveva portato le concessioni fino al 2033. Ed è sempre grazie al ministro leghista Matteo Salvini se è stata fatta una mappatura delle nostre coste, la scorsa estate, che ha permesso di dimostrare come in Italia non ci sia alcuna scarsità di risorsa, cosa di cui Bruxelles dovrebbe prendere atto quanto prima». Lo affermano l’europarlamentare della Lega Susanna Ceccardi e il consigliere regionale toscano della Lega Andrea Ulmi. «Nel frattempo, vista la complessità giuridica della questione e la scadenza di fine 2023, che tanta incertezza economica e operativa provocava negli addetti al settore, bene ha fatto lo stesso ministro Salvini a emanare la circolare esplicativa che, quantomeno, dà ai Comuni la possibilità di prorogare le concessioni per un altro anno. Di fatto, la Lega è l’unico partito che sta lottando concretamente, a Roma e a Bruxelles, per tutelare i balneari».

Aggiunge l’assessore al turismo del Comune di Grosseto Riccardo Megale (Lega): «L’amministrazione comunale di Grosseto viene presa come esempio da tutti gli operatori balneari perché ha dimostrato nel tempo, con atti coraggiosi, di voler portare al 2033 le concessioni demaniali sulla base delle indicazioni dell’ex ministro Centinaio. Sono stato io stesso a proporre la prima delibera in questo senso, ritenendo che i balneari rappresentino oggettivamente un valore aggiunto alla nostra ricettività turistica».

«La delibera di Grosseto è diventata il modello che noi, come Lega, sosteniamo in tutti i Comuni», chiosano Ceccardi e Ulmi. «Senza dimenticare che la battaglia vera ora si gioca a Bruxelles, dove continueremo a combattere affinché l’Unione europea riconosca che il nostro modello di fare impresa sulle spiagge è il migliore d’Europa, un’altra eccellenza del made in Italy che andrebbe preso a modello anziché smantellato per fare un favore alle multinazionali».

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