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Balneari, governo approva lettera d’indirizzo su proroga concessioni al 2024

Il documento contiene solo una serie di raccomandazioni generiche che non risolvono il caos in corso

Il governo è in profonda difficoltà sulle concessioni balneari: è emerso al consiglio dei ministri di ieri pomeriggio, l’ultimo prima della scadenza fissata per il 31 dicembre, durante il quale la squadra di Giorgia Meloni non ha voluto approvare nessun provvedimento normativo per decidere le regole con cui rinnovare i titoli. Alla fine ha prevalso la linea del ministro Matteo Salvini, che per salvare la faccia e dare una parvenza di certezza ai Comuni in difficoltà sul da farsi, ha insistito per diramare almeno una lettera di indirizzo che informasse le amministrazioni della possibilità di disporre l’estensione della validità delle concessioni balneari fino al 31 dicembre 2024. L’informativa rappresenta tuttavia solo una serie di generiche raccomandazioni che non risolvono affatto il caos in corso, né forniscono alcuna indicazione concreta sui provvedimenti che gli enti locali devono approvare per rinnovare i titoli in scadenza. Anzi, la circolare sottolinea che l’anno in più serve ad avere il tempo necessario per espletare le evidenze pubbliche finalizzate a riassegnare le concessioni, tradendo così di fatto gli impegni dell’attuale maggioranza che in campagna elettorale prometteva di salvaguardare la continuità degli attuali titolari.

I contenuti dell’informativa

L’informativa approvata dal consiglio dei ministri esordisce presentandosi come una risposta alle «numerose richieste di chiarimento presentate nelle ultime settimane dalle competenti amministrazioni sugli adempimenti da adottare, a decorrere dal 1° gennaio 2024, in relazione all’affidamento delle concessioni per l’utilizzo di proprietà demaniali marittime, lacuali e fluviali per attività ricreative e turistiche». In seguito, la lettera di indirizzo prende atto «delle difficoltà ravvisate dagli enti concedenti in uno scenario incerto e ancora in fieri» e «al fine di fornire un supporto interpretativo alle iniziative amministrative che saranno adottate dai predetti enti», informa dell’opportunità di «sottolineare che nell’attuale contesto normativo e giurisprudenziale si ravvisano ragioni oggettive che consentono agli enti concedenti di differire il termine di scadenza delle concessioni in essere per il tempo strettamente necessario alla conclusione della procedura di evidenza pubblica, nei termini previsti dalla legislazione vigente».

Prosegue il documento: «Le predette ragioni oggettive, cui gli enti concedenti potranno fare riferimento negli atti motivati adottati ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della legge n. 118 del 2022, sono ravvisabili anche nella necessità di procedere alla compiuta definizione dei criteri di computo della scarsità della risorsa – in collaborazione con gli enti concedenti e in costante interlocuzione con la Commissione europea –, nonché alla definizione del successivo assetto delle gare, che dovrà essere calibrato sugli esiti dell’attività ricognitiva e metodologica sulla scarsità della risorsa». Inoltre, la lettera di indirizzo sottolinea la necessità di «richiamare le amministrazioni competenti, in un contesto non ancora definito, a evitare iniziative differenziate che potrebbero avere ripercussioni sul sistema economico e sociale legato alle concessioni per finalità turistiche e ricreative».

Per quanto riguarda le tempistiche, la circolare del governo suggerisce di «indicare in un periodo di sei mesi, all’interno di una costante interlocuzione con la Commissione europea da raggiungersi in uno spirito di leale collaborazione, il termine previsto di completamento dei lavori di competenza del tavolo tecnico istituito presso la presidenza del consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della legge n. 118 del 2022, finalizzato all’adozione dei “criteri tecnici per la determinazione della sussistenza della scarsità della risorsa naturale disponibile, tenuto conto sia del dato complessivo nazionale che di quello disaggregato a livello regionale, e della rilevanza economica transfrontaliera”».

Per approfondire, scarica il testo integrale della lettera di indirizzo approvata dal consiglio dei ministri »

Il quadro della situazione

Le concessioni balneari sono in scadenza il 31 dicembre 2023 in base a una sentenza del Consiglio di Stato che a novembre 2021 ha annullato la proroga al 2033 e imposto le gare entro due anni per adeguarsi al diritto europeo. Tale sentenza è stata recepita dalla legge 118/2022 del governo Draghi, che ha concesso un anno di tempo in più – fino al 31 dicembre 2024 – alle amministrazioni comunali per avere il tempo necessario a istituire le procedure di evidenza pubblica per riassegnare le concessioni.

Durante la campagna elettorale per le ultime elezioni nazionali, gli esponenti dell’attuale maggioranza hanno più volte dichiarato la sua contrarietà alle gare per le concessioni balneari, promettendo che avrebbero trovato il modo di salvaguardare la continuità degli attuali titolari. Tuttavia, ad oggi gli impegni non sono stati mantenuti: l’esecutivo ha solo approvato una proroga di un anno, spostando la scadenza dei titoli al 31 dicembre 2024 (con deroga fino al 31 dicembre 2025 in caso di impossibilità a espletare le gare), ma pochi giorni dopo il Consiglio di Stato ha dichiarato l’illegittimità di tale norma, in quanto rappresenta un rinnovo automatico in contrasto col diritto europeo. Inoltre, durante la scorsa estate la presidenza del consiglio ha istituito un tavolo tecnico per lavorare alla mappatura del demanio marittimo che ha stabilito la quantità del 67% di coste libere e concedibili per avviare nuove imprese balneari e garantire così la concorrenza richiesta dall’Europa; tuttavia a questo lavoro non è seguito nessun provvedimento concreto per ufficializzare l’avvio delle gare sulle spiagge libere e l’esclusione per quelle già occupate.

In assenza di un provvedimento nazionale e con l’avvicinarsi della scadenza del 31 dicembre, i Comuni costieri – che hanno la delega a gestire le concessioni balneari – erano tenuti a prendere una decisione autonoma in merito: la maggior parte di questi ha deciso di avvalersi dell’anno di tempo in più concesso dalla legge 118/2022, mentre pochi altri hanno preferito avviare subito le gare. Il problema è che le amministrazioni hanno proceduto in ordine sparso, dando direttive diverse ai propri dirigenti e generando di conseguenza una profonda disparità di trattamento su una materia, la gestione del demanio, che invece richiederebbe regole uniformi e nazionali. Negli ultimi giorni il pressing sul governo a intervenire in merito è stato molto insistente, tanto che il tema è stato portato in discussione al consiglio dei ministri tenutosi ieri pomeriggio. Tuttavia, l’esecutivo si è mostrato profondamente diviso.

Le spaccature del governo sulle concessioni balneari

In base alle informazioni in nostro possesso giunte da fonti di Palazzo Chigi, la presidente del consiglio Giorgia Meloni e la maggioranza della sua squadra di governo erano dell’idea di non approvare nessuna decisione e di lasciare i Comuni soli ad affrontare la scadenza delle concessioni: questo avrebbe significato accettare di fatto l’avvio delle procedure di gara senza alcuna regolamentazione nazionale, e perciò col rischio di un grande caos amministrativo a causa dei ricorsi da parte degli attuali concessionari per denunciare le disparità di trattamento. Di diverso avviso sarebbe invece stato il ministro alle infrastrutture Matteo Salvini (Lega), che ha insistito per approvare un provvedimento che fornisse direttive più stringenti ai Comuni. Anche il ministro agli affari europei Raffaele Fitto (Fratelli d’Italia) è fermo nella posizione dell’inevitabilità delle gare previste dalla direttiva Bolkestein, in merito alle quali occorrerebbe portare avanti un’interlocuzione con la Commissione europea.

L’esito di queste spaccature è stato l’approvazione di un documento che non dà nessuna chiarezza ai Comuni, limitandosi a una serie di suggerimenti non vincolanti. Sembra insomma ormai scontato che il governo, sommerso dalle difficoltà di mantenere le sue promesse nell’interlocuzione con la Commissione europea (che un mese fa ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia per la mancata istituzione delle gare sulle concessioni balneari), voglia tentare di tirare la corda ancora per qualche mese, probabilmente per sfruttare il tema delle spiagge per l’ennesima campagna elettorale. Il problema è che tutto ciò si sta consumando sulla pelle di migliaia di concessionari ormai esasperati e di amministrazioni comunali che non possono pianificare il futuro dei loro litorali.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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