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Imprese balneari contro l’effetto Ostia: ‘Basta discriminazioni’

Il Sindacato italiano balneari ha inviato una lettera aperta al sindaco di Roma Ignazio Marino sulle discriminazioni subite dalle imprese balneari. Riportiamo qui di seguito il testo integrale della lettera.

Sindaco Marino,

sono 12 mesi che le imprese balneari di Ostia subiscono costantemente critiche da parte dell’amministrazione capitolina che, riprendendo temi datati come “il lungomuro”, “l’uso illegittimo del demanio marittimo” o “il biglietto per l’accesso al mare”, sino ad arrivare al più attuale “la mafia delle spiagge”, di fatto delegittima agli occhi dell’opinione pubblica tutte queste imprese, relegandole nel limbo di una presunta illegalità.

Fatto salvo che, laddove si riscontrano responsabilità e illegalità, queste vanno attribuite e contestate a chi le ha commesse nonché perseguite con la necessaria fermezza, e non indiscriminatamente attribuite a tutta una categoria; è per noi incomprensibile che si metta genericamente in discussione la legittimità e l’onorabilità di 70 imprese balneari, gettando nell’incertezza e nell’angoscia più grande intere famiglie che vivono di questo lavoro e che in questo lavoro hanno investito tutte le loro risorse e riposto tutte le loro aspettative.

È utile rammentare che la Magistratura ha accertato che funzionari pubblici del X Municipio , non più tardi di qualche anno fa, hanno cercato elementi d’irregolarità in tutte le concessioni demaniali marittime di Ostia, con lo scopo di farle decadere e riassegnarle alla malavita organizzata. Passati due anni, non sono più i “corrotti” che minacciano queste imprese, per biechi interessi affaristici/malavitosi, ma le stesse istituzioni che, in nome di un valore come la “legalità” che non possiamo che condividere, hanno attuato una forte quanto generica pressione mediatica e istituzionale adeguata al condiviso contrasto della malavita organizzata, e non certo a un sistema di imprese che ogni anno eroga nella legittimità milioni di servizi ai cittadini romani, garantendo varietà e qualità dei servizi, oltre a importanti livelli occupazionali.

Il parlamento italiano si è più volte espresso a sostegno del sistema balneare italiano, che si fonda su 30 mila imprese familiari e sulla sua tipicità, tanto da prorogare al 2020 le attuali concessioni demaniali. È compito dell’amministrazione locale attuare la norma e – se è auspicabile che laddove si accertino gravi irregolarità non sanabili o addirittura la presenza della malavita organizzata si proceda alla decadenza del titolo concessorio – non possiamo accettare che si minacci continuamente e in maniera indiscriminata la decadenza di tutte le attuali concessioni, atto che determinerebbe la morte di queste imprese.

Ci sia concesso, signor Sindaco, di fare ora un po’ di storia del litorale di Ostia e rispondere ai "titoli" più sopra anticipati con una premessa che deve sempre essere ricordata: questa storia e queste risposte riguardano esclusivamente chi ha sempre operato nella legalità.

  • “Il lungomuro” e “l’uso illegittimo del demanio marittimo”. Questa definizione d’effetto del lungomare di Ostia è la colpa più grave che si attribuisce all’attuale imprenditoria balneare di Ostia e si fonda sulla mancata conoscenza dello sviluppo storico, sociale e culturale del mare di Roma. Recentemente la Rai ha trasmesso un servizio sui grandi del cinema italiano del dopoguerra che hanno fotografato la spiaggia di Ostia degli anni ’50 e ’60. Questi fotogrammi, oltre a un popolo semplice e allegro, hanno descritto le strutture balneari dell’epoca: tante cabine, grandi strutture in cemento e il nostro lungomuro. Quei grandi impianti balneari, realizzati tra il 1930 e il 1960, che caratterizzano ancora la spiaggia di Roma, furono costruiti nel pieno rispetto delle normative, per dare allora risposte moderne al desiderio di mare dei romani. Con gli anni ’70, le rivendicazioni sociali, l’erosione dell’arenile e il degrado di Ostia (furono concentrati alla Nuova Ostia 5.000 baraccati di tutta Roma) queste imprese divennero economicamente insostenibili. Negli anni ’80 gli attuali concessionari, che al tempo gestivano servizi interni agli stabilimenti balneari, scelsero di rilevare queste aziende in difficoltà, passando da una gestione imprenditoriale-finanziaria a quella tipica della piccola impresa familiare italiana. Con gli anni ’90, ricostruita la spiaggia a opera del Ministero dei lavori pubblici, una nuova generazione di piccoli imprenditori, per lo più imprese familiari, in accordo con l’amministrazione capitolina ha avviato importanti investimenti e ha rilanciato la spiaggia di Roma, oggi tra le prime in Italia per qualità e varietà dei servizi offerti. Ricordato come è nato il "lungomuro", siamo pronti ad affrontarne immediatamente il superamento nella speranza che lo si possa fare con la necessaria serenità e tenendo conto degli interessi e dei problemi di tutti.
  • “Il biglietto per l’accesso al mare”. Nel 2006 una legge dello Stato ha modificato il regime degli accessi alla battigia anche attraverso gli stabilimenti e quindi, piaccia o non piaccia, la norma deve essere osservata. Altra cosa è ora immaginare che nella fascia dei 5 metri, oggi destinata al libero transito e alle operazioni di sicurezza, nasca a tutti gli effetti una spiaggia libera: è la negazione dell’organizzazione balneare italiana che mette a rischio la sicurezza dei bagnanti e lede la libertà di passeggiare sulla battigia e i diritti di chi sceglie lo stabilimento balneare e paga un prezzo per avere un ambiente organizzato e coerente con i suoi bisogni.
  • “La mafia delle spiagge”. È certo questo un tema che non va sottovalutato, tanto meno esorcizzato, e al quale non ci sottraiamo. Ci permetta di rammentare che la Magistratura ha più volte chiarito che l’inserimento della malavita sulle spiagge di Ostia è marginale, soprattutto limitato alla gestione di alcuni chioschi delle spiagge libere del X Municipio. Comunque, lo ribadiamo, si tratta di responsabilità personali che auspichiamo siano individuate e perseguite liberando così una intera categoria da un fardello che non merita e che non è più sopportabile.

Detto questo, e fatta la pulizia che è necessario fare, ci piacerebbe che da domani ci fosse anche un altro tema in discussione: come dare a Roma un lungomare di livello internazionale e in grado di rafforzare la vocazione turistica della città, garantendo la fruizione dell’arenile a tutti, nel rispetto delle diverse esigenze di qualità dei servizi, decoro, sicurezza e libertà individuale. Come le abbiamo più volte anticipato, le imprese balneari di Ostia sono pronte a raccogliere questa sfida.

Nella speranza di poter aprire un dialogo costruttivo con l’amministrazione, le rinnoviamo la richiesta di un incontro.

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Sib Confcommercio

Il Sindacato italiano balneari si è formalmente costituito il 14 dicembre 1960 e, attraverso la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE), aderisce alla Confcommercio - Confturismo.
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