Norme e sentenze

Imposta di registro su concessioni demaniali marittime, l’Agenzia delle entrate fa chiarezza

Una nota spiega le modalità applicative dell'aliquota in relazione al prolungamento dei titoli fino al 2033

Con la risposta a interpello n. 157/E del 28 maggio 2020, l’Agenzia delle entrate ha chiarito ai Comuni le modalità di applicazione dell’imposta di registro sulle concessioni demaniali marittime: si tratta di un’importante guida per le amministrazioni locali che si stanno trovando in questi giorni a estendere le concessioni fino al 2033, secondo quanto disposto dalla legge 145/2018 e ulteriormente confermato nel recente “decreto rilancio”.

Come illustra la nota dell’Agenzia delle entrate, all’atto di concessione di bene demaniale marittimo del Comune va applicata l’imposta di registro «corrisposta con aliquota del 2%, applicata sulla base imponibile costituita dall’ammontare complessivo dei canoni pattuiti per l’intera durata della concessione». Inoltre, l’Agenzia delle entrate ha specificato che «non è applicabile la disposizione che prevede che per le concessioni di beni immobili appartenenti al demanio dello Stato di durata pluriennale l’imposta può essere assolta sul corrispettivo pattuito per l’intera durata del contratto ovvero annualmente sull’ammontare del canone relativo a ciascun anno».

La risposta a interpello dell’Agenzia delle entrate è stata sollecitata da una società titolare di concessione demaniale marittima, che ha chiesto di conoscere se per la richiesta di estensione al 2033, l’imposta di registro debba essere assolta per l’intera durata del contratto oppure annualmente sul canone relativo ciascun anno. La risposta fornita dall’Agenzia delle entrate è utile per le tante amministrazioni comunali che si trovano a dover applicare l’articolo 1 comma 682 della legge 145/2018, che ha disposto il differimento di quindici anni della scadenza delle concessioni demaniali marittime in essere, spostata dunque dal 31 dicembre 2020 al 31 dicembre 2033.

Il dubbio della società che ha presentato l’istanza sorgeva poiché la normativa in vigore consente ai concessionari demaniali di scegliere se pagare l’imposta di registro per l’intera durata del contratto oppure annualmente sul canone relativo a ciascun anno. In questo secondo caso, ha sottolineato la società istante, il pagamento sarebbe più esatto poiché i canoni demaniali sono soggetti all’indice Istat e quindi subiscono variazioni ogni anno. A sostegno della sua tesi, la società ha richiamato l’articolo 17 comma 3 del TUR, in base al quale per i contratti di locazione e sublocazione di immobili urbani di durata pluriennale l’imposta può essere assolta sul corrispettivo pattuito per l’intera durata del contratto ovvero annualmente sull’ammontare del canone relativo a ciascun anno; nonché l’articolo 3 comma 16 del decreto legge n. 95 del 6 luglio 2012, il quale stabilisce che la summenzionata previsione legislativa si applica anche alle concessioni di beni immobili appartenenti al demanio dello Stato.

Tuttavia, l’Agenzia delle entrate ha evidenziato che, in base alla risoluzione n. 166/E del 2001, «rientrano nell’ambito delle concessioni tutti gli atti della pubblica amministrazione comunque denominati, con i quali viene consentito, da parte della medesima, l’uso di beni appartenenti al demanio e che la locuzione beni demaniali deve essere intesa in senso lato e che nella stessa devono farsi rientrare tutti i beni del patrimonio dello Stato e degli enti pubblici territoriali, inconsiderazione della posizione di supremazia che tali soggetti assumono rispetto ai privati nel consentirne loro uso». Di conseguenza, la materia oggetto dell’istanza rientra nel combinato degli articoli 45 del TUR e 5 della Tariffa, parte prima, allegata allo stesso TUR, secondo cui la base imponibile dell’imposta di registro è costituita dall’ammontare del canone. Secondo l’Agenzia delle entrate, dunque, la tesi della società istante non era condivisibile in quanto la normativa richiamata presenta un campo di applicazione circoscritto agli atti di natura concessoria aventi a oggetto beni immobili appartenenti al demanio dello Stato, vale dire a quegli atti in cui parte del provvedimento di concessione sia lo Stato (e non il Comune, come nel caso oggetto dell’istanza).

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    Claudio Galli says:

    Quindi un concessionario con pertinenze OMI paga 15 anni al 2% = 30% del canone di un anno (nel mio caso 25.000*30%=7.500). E poi magari gli dicono che il 2033 non è valido !!!!

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    Arturo Abruzzo says:

    Burocrazia e burocrati , in Italia la semplificazione NO , bastava farci pagare il 2% ogni anno e non ci sarebbe stata nessuna confusione. Le cose semplici ai nostri burocrati non piacciono. Arturo Abruzzo titolare del lido El sombrero beac di Soverato calabria info 3388316518.

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    Alicandro angelo says:

    Al di là della questione se pagare l’imposta di registro per ogni singolo anno o per tutta la durata del contratto di concessione ,vorrei sapere se l’imponibile viene calcolato sul solo canone oppure sul canone maggiorato dell’addizionale regionale

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