Opinioni

La corretta applicazione della Bolkestein può salvare le attuali imprese balneari

Leggendo con attenzione il testo della famigerata direttiva, emerge che i bandi di gara vanno fatti solo in caso di scarsità della risorsa

Ritengo che il documento che le associazioni di categoria devono presentare al governo sul riordino delle concessioni balneari, per essere credibile, debba contenere al primo punto i veri obiettivi della direttiva Bolkestein, gli obiettivi di noi balneari per una sana ed equa riforma, e gli obiettivi economici e sociali dei paesi che hanno fondato la comunità europea contenuti nei trattati. Dopo di che sarà facile rendersi conto come tutti questi obiettivi coincidano. Chiaramente la parte difficile sarà far comprendere che ad oggi, con la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga delle concessioni al 2033, si è travisato il mezzo con il fine.

Da ormai undici anni si cerca di far passare l’idea di sacrificare la coesione sociale al fine di costruire un grande mercato europeo, mentre come si può leggere sotto ai considerando 1 e 4 della Bolkestein, ma anche all’articolo 158 del Trattato fondativo dell’Unione europea, è di facile comprensione come la corretta applicazione dei principi enunciati, sia l’esatto contrario, ovvero che la costituzione del grande mercato europeo deve essere funzionale al miglioramento della coesione sociale, alla creazione di nuovi posti di lavoro, al miglioramento di quelli esistenti e al miglioramento della capacità di competere delle aziende già avviate.

Questi obiettivi si possono raggiungere solo con l’apertura di nuove aziende e aiutando la crescita di quelle esistenti. Per fare questo si deve partire dall’articolo 11 della Bolkestein, il quale prevede che il titolo autorizzatorio non ha durata limitata; perciò l’articolo 12 rappresenta un’eccezione, prevedendo i bandi solo in caso di scarsità della risorsa. Quindi, solo quando nel continente europeo si riterrà che ci sia scarsità del bene si dovranno prevedere i bandi per le concessioni in essere. Fino a quel giorno gli Stati membri dovranno agevolare l’apertura di nuove aziende nelle aree più povere del continente (in base all’articolo 158 del Tfue) per creare nuovi posti di lavoro (considerano 1 e 4 della Bolkestein) e quindi nuova ricchezza. E fino a quel giorno dovranno agevolare la crescita delle aziende esistenti per migliorare la qualità dei posti di lavoro esistenti e la competitività delle aziende (considerando 1 e 4 della Bolkestein, articoli 1 e 4 della Costituzione italiana) per vincere la concorrenza con il resto del mondo.

Riferimenti normativi

Direttiva 2006/123/CE “Bolkestein” – Considerando 1 e 4
Il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea […] considerando quanto segue:
1) La Comunità mira a stabilire legami sempre più stretti tra gli Stati ed i popoli europei e a garantire il progresso economico e sociale. Conformemente all’articolo 14, paragrafo 2, del trattato il mercato interno comporta uno spazio senza frontiere interne nel quale è assicurata la libera circolazione dei servizi. A norma dell’articolo 43 del trattato è assicurata la libertà di stabilimento. L’articolo 49 sancisce il diritto di prestare servizi all’interno della Comunità. L’eliminazione delle barriere allo sviluppo del settore dei servizi tra Stati membri costituisce uno strumento essenziale per rafforzare l’integrazione fra i popoli europei e per promuovere un progresso economico e sociale equilibrato e duraturo. Nell’eliminazione di questi ostacoli è essenziale garantire che lo sviluppo del settore dei servizi contribuisca all’adempimento dei compiti previsti dall’articolo 2 del trattato di promuovere nell’insieme della Comunità uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, la parità tra uomini e donne, una crescita sostenibile e non inflazionistica, un alto grado di competitività e di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di protezione dell’ambiente ed il miglioramento della qualità di quest’ultimo, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra Stati membri.
[…]
4) I servizi costituiscono il motore della crescita economica e rappresentano il 70 % del PIL e dei posti di lavoro nella maggior parte degli Stati membri, ma la frammentazione del mercato interno si ripercuote negativamente sul complesso dell’economia europea, in particolare sulla competitività delle PMI e la circolazione dei lavoratori, ed impedisce ai consumatori di avere accesso ad una maggiore scelta di servizi a prezzi competitivi. È importante sottolineare che il settore dei servizi costituisce un settore chiave in materia di occupazione, soprattutto per le donne, e che esse possono, pertanto, trarre enormi benefici dalle nuove opportunità offerte dal completamento del mercato interno dei servizi. Il Parlamento europeo ed il Consiglio hanno sottolineato che l’eliminazione degli ostacoli giuridici
alla realizzazione di un vero mercato interno costituisce una priorità per conseguire l’obiettivo stabilito dal Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 di migliorare l’occupazione e la coesione sociale e di pervenire ad una crescita economica sostenibile allo scopo di fare dell’Unione europea l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo entro il 2010 con nuovi e migliori posti di lavoro. L’eliminazione di questi ostacoli, accompagnata da un avanzato modello sociale europeo, rappresenta pertanto una premessa per superare le difficoltà incontrate nell’attuazione dell’agenda di Lisbona e per rilanciare l’economia europea, soprattutto in termini di occupazione e investimento. È quindi importante realizzare un mercato unico dei servizi, mantenendo un equilibrio tra apertura dei mercati, servizi pubblici nonché diritti sociali e del consumatore.

Direttiva 2006/123/CE “Bolkestein” – Articolo 11 “Durata di validità dell’autorizzazione”
1. L’autorizzazione rilasciata al prestatore non ha durata limitata, ad eccezione dei casi seguenti:
a) l’autorizzazione prevede il rinnovo automatico o è esclusivamente soggetta al costante rispetto dei requisiti;
b) il numero di autorizzazioni disponibili è limitato da un motivo imperativo di interesse generale;
c) una durata limitata è giustificata da un motivo imperativo di interesse generale.
2. Il paragrafo 1 non riguarda il termine massimo entro il quale il prestatore deve effettivamente cominciare la sua attività dopo aver ricevuto l’autorizzazione.
3. Gli Stati membri assoggettano un prestatore all’obbligo di informare lo sportello unico competente di cui all’articolo 6 dei seguenti cambiamenti:
a) l’apertura di filiali le cui attività rientrano nel campo di applicazione del regime di autorizzazione;
b) i cambiamenti della sua situazione che comportino il venir meno del rispetto delle condizioni di autorizzazione.
4. Il presente articolo non pregiudica la facoltà degli Stati membri di revocare le autorizzazioni qualora non siano più rispettate le condizioni di autorizzazione.

Direttiva 2006/123/CE “Bolkestein” – Articolo 12 “Selezione tra diversi candidati”
1. Qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda, in particolare, un’adeguata pubblicità dell’avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento.
2. Nei casi di cui al paragrafo 1 l’autorizzazione è rilasciata per una durata limitata adeguata e non può prevedere la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami.
3. Fatti salvi il paragrafo 1 e gli articoli 9 e 10, gli Stati membri possono tener conto, nello stabilire le regole della procedura di selezione, di considerazioni di salute pubblica, di obiettivi di politica sociale, della salute e della sicurezza dei lavoratori dipendenti ed autonomi, della protezione dell’ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale e di altri motivi imperativi d’interesse generale conformi al diritto comunitario.

Trattato fondativo dell’Unione europea – Articolo 158 “Coesione economica e sociale”
Per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme della Comunità, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica e sociale. In particolare la Comunità mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite o insulari o rurali.

Costituzione Italiana – Articolo 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Costituzione Italiana – Articolo 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ezio Filipucci

Titolare del ristorante Sirena di Riccione con la famiglia dal 1980. Già presidente dell'Associazione ristoranti di spiaggia di Riccione e già vicepresidente regionale di Fiba-Confesercenti, attualmente è presidente regionale di Assobalneari-Confindustria Emilia-Romagna.
  1. Ambrogio Chiaravalloti says:

    Finalmente si parla degli artt. 1 e 4 della nostra Costituzione. I principi di questi articoli sono inderogabili. Nessuna direttiva europea li può modificare sarebbe come mandare in pensione la nostra Costituzione ……… e non mi sembra il caso.

  2. Si tratta di enunciazioni di principio che non interferiscono o, se si vuole, non contrastano con la cessione di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni, di cui all’art. 11 della stessa Costituzione (altrettanto inderogabile). Lo Stato italiano (Parlamento) ha piena competenza legislativa in tutte quelle materie indicate dalla Costituzione all’art. 117, mentre tutte le altre sono di competenza delle Regioni e della UE.

    Il fulcro di questo intervento (Ezio Filipucci) è la “scarsità della risorsa” che NON deve essere declinata nel senso che “ce n’è poca”, perché “poco” è un concetto inafferrabile e indefinibile, ma che “è limitata”, cioè non è infinita e non è fungibile.
    Lo spazio demaniale su cui fare “azienda” non è tutto uguale e non è infinito, perciò un mercato libero prevede che quegli spazi (sia i migliori che i peggiori) siano disponibili per tutti gli operatori economici e che vengano assegnati in base a criteri oggettivi, senza preferenze per chi già ne ha usufruito o chi abita lì (in quello Stato, in quella Regione o in quel Comune).

    Rimane il problema di ciò che è stato costruito e dell’avviamento.
    Un corretto approccio sarebbe quello riassunto in pochi punti:
    1) Durata delle concessioni per almeno 12 anni in caso di opere di facile rimozione, ovvero fino ad un massimo di 24 anni per concessioni relative a pertinenze demaniali che prevedano interventi di ristrutturazione, manutenzione straordinaria o efficientamento energetico.
    2) Canoni calcolati sulla base del valore di mercato locale, tenendo conto anche della reddittività della concessione.
    3) Gare basate esclusivamente sul criterio dell’offerta economicamente più vantagiosa con rialzi sul canone (Stato) e sovracanone (Comune) che non superi il 10% del punteggio.
    4) Ristoro da parte dello Stato (in quanto proprietario) al concessionario uscente per l’incremento di valore del bene (solo per le pertinenze demaniali e solo su opere regolarmente autorizzate dal gestore della concessione), ridotto della differenza tra il valore di mercato del canone di concessione (valore delle locazioni commerciali) e il canone effettivamente pagato.
    5) Pagamento da parte dello Stato dell’indennità di avviamento commisurata al canone effettivamente pagato dal concessionario uscente e solo se non risulti concessionario di una nuova concessione nell’ambito della UE nei successivi 5 anni.
    Si tratta di una soluzione equilibrata che non penalizza chi ha investito negli anni passati e che non esclude gli investimenti per gli anni futuri.

    Cordialità

    • Proposta certamente degna di attenzione e meritevole di approfondimento, ma forse non del tutto esente da qualche limite.
      Il principale: potrebbe generalmente tendere a penalizzare chi è entrato più tardi nel mercato rispetto ai concessionari di vecchia data (le concessioni più vecchie solitamente insistono su aree molto vaste e prevedevano allora la possibilità di edificare parecchio, sulle concessioni più recenti si è costruito con criteri più moderni, a minore impatto e su superfici più limitate).
      Ora se proprio qualcuno deve sloggiare è forse più giusto che a farlo sia magari chi ha avuto la concessione direttamente dal comune 40/50/60 anni fa, ha costruito parecchio cemento, ha occupato centinaia di metri di litorale e ha vissuto sostanzialmente di rendita per decenni. Chi è entrato dopo nel mercato, magari comprando, opera in genere su aree più limitate, ha a che fare (giustamente) con regolamenti edilizi più stringenti, e, per farla breve, ha dovuto darsi un po’ più da fare per far fruttare al meglio uno spazio a disposizione spesso molto più ridotto. Un po’ la differenza che c’è fra pescare con la canna o buttare centinaia e centinaia di metri di reti, per dare un’idea vaga. Per altro, rispetto al vecchio concessionario, il nuovo facilmente si è dovuto comprare l’azienda investendo del proprio, ragion per cui darsi un po’ più da fare gli era necessario a rientrare del costo di ingresso che il concessionario in affidamento diretto non ha dovuto sostenere.
      Secondo aspetto. Forse di mezzo ci sono troppe stime semplici solo in apparenza, in realtà difficili da calcolare con accuratezza, laddove diventerebbe essenziale poterlo fare con la dovuta precisione e uniformità di giudizio per non creare ingiuste discriminazioni. Il rischio allora potrebbe essere quello di impostare le norme sbrigativamente su parametri riassuntivi arbitrari e approssimativi, troppi favorevoli per qualcuno, troppo penalizzanti per altri, oppure semplicemente sbagliato per tutti.
      Altro punto a sfavore, ma forse ho inteso male io, i criteri proposti non sembrano tenere conto minimamente del valore immateriale dell’azienda, che nel caso delle aziende di maggiore pregio (pregio a volte solo in parte riducibile alla migliore posizione) e interesse commerciale si può dire costituisca il grosso del valore di impresa. Quindi, ancora, si riconosce maggior valore a chi ha costruito un anacronistico casermone di cemento 50 anni fa e dispone lettini per centinaia di metri, piuttosto che a chi ha saputo sviluppare in anni più recenti un servizio di maggiore interesse per l’utenza tanto più a partire da un’area occupata più limitata.
      Un’ultima cosa, troverà difficile diversificare i propri interessi l’imprenditore che debba impegnarsi direttamente nella gestione quotidiana delle attività della propria azienda balneare, magari per otto/dieci/dodici ore al giorno su tutto l’arco dell’anno. Temo che per molti di noi perdere le nostre aziende balneari non sarà come per qualche fortunato perdere il posto barca al porto: sarà come per chiunque perdere il proprio lavoro, esperienza sempre dolorosa e carica di conseguenze.

    • Teo+Romagnoli says:

      Secondo te allora le indennità le paga lo stato..ma quando mai..?!?! La cosa più logica è che le paghi il nuovo concessionario. Mi spieghi la differenza dall’attuale ordinamento? Ma che alzino i canoni e facciamola finita..se c’è una cosa dello stato che funziona sono le spiagge, siamo sicuri che convenga stravolgere tutto? NO !

    • potrebbe essere un punto di partenza valido. Non condivido il punto 5 che mi sembra ingestibile (Si tratterebbe della revoca di un pagamento, chi li controlla su base europea gli ex concessionari? Equitalia non riesce ad incassare le cartelle esattoriali all’estero e noi vorremmo andarci a riprendere dei soldi, magari quattro anni dopo, che so… in Estonia?)
      L’indennità di avviamento credo sia da pagare, ma la deve pagare il subentrante che tale avviamento godrà.
      La tua proposta subisce evidenti influenze dalla normativa sulle locazioni, e ciò non è un male, anzi. L’aspetto “aziendalistico” però necessita un differente trattamento, a mio modesto parere. Quindi tutto bene, ma l’avviamento (calcolato con metodi oggettivi ma non commisurato al canone) va corrisposto dal concessionario subentrante a quello uscente. E deve essere realmente specchio della redditività dell’azienda, escludendo la valenza del sedime demaniale, che non lo ha apportato il concessionario e quindi non può costituire elemento a suo vantaggio. Pensaci, Mistral, una “buonuscita” realmente specchio del lavoro svolto (e della legalità dell’azienda) è uno stimolo per il concessionario a lavorare bene, ed un freno per gli avventurieri ad aggiudicarsi concessioni del demanio che poi trascureranno o gestiranno in spregio alla legittimità. Ogni concessionario sa che al suo ingresso in azienda paga X e quando esce incassa Y. Il suo compito è fare in modo che Y sia maggiore di X, gestendo bene. Se il sedime fosse mio, io tirerei ad affittarlo così.
      Ci sono poi situazioni particolari, ma non rare, di concessioni demaniali che si incastonano in aziende non demaniali (alberghi, villaggi turistici, attività nautiche, parchi divertimento). Io non penso che si possa mettere a gara la spiaggia di un villaggio turistico senza uccidere anche la parte di azienda non demaniale. Credo che tali realtà andrebbero regolamentate a parte, in quanto non vi è una effettiva autonoma capacità di reddito nella concessione, se separata dal corpo principale dell’azienda. Naturalmente con opportune norme antiabuso: per esempio se ho un chiosco di 4 mq non demaniale non posso pretendere che 10.000 mq di spiaggia gli siano asserviti. Il bene non demaniale deve essere principale e quello demaniale ancillare.
      Comunque grazie per aver cercato un “corretto approccio”

    • Aggiungo un’osservazione che probabilmente i giuristi del forum cestineranno immediatamente, ma credo sia di buon senso, forse perfino equa e per questo meritevole di più considerazione.
      Il riconoscimento del valore aziendale, o avviamento, o qualunque nome gli si voglia dare, anche se previsto da un‘eventuale riforma, potrà certamente sempre essere impugnato con successo alla corte di giustizia europea dal subentrante vincitore del bando (ma con ogni probabilità anche in un banale tar). È una barriera all’ingresso: la commissione ue su questo punto non si sposterà mai di un millimetro.
      Forse più opportuno lasciar perdere del tutto questo punto e tentare un’analtra strada: chi ha la fortuna di avere in mano un’estensione al ‘33 (senza clausole, diciture, ecc) vedendosi ora annullato da un organo dello stato il contratto rilasciato da un altro viene per questo riscaricato dal governo. E questo indipendentemente da quali scelte imprenditoriali uno abbia fatto, se ha investito un anno prima o un anno dopo.. Parlo di un risarcimento generalizzato da negoziare collettivamente che tenga conto del giro d’affari e di quanti anni viene accorciata la scadenza.

  3. Comunque nemmrno a Gennaio si avra’ la rirforma, tutto rinviato in attesa delle prossime elezione del Presidente della Repubblica.Avanti un altro..

  4. Nikolaus Suck says:

    Non è quando la risorsa è scarsa. È qualora il numero dei titoli sia limitato PER VIA della scarsità delle risorse NATURALI”. Che, appunto sono sempre scarse. È dato per presupposto e per esse è quella la regola, non l’eccezione. Sta tutto lì ed è semplice.

  5. Ambrogio Chiaravalloti says:

    Sig, Mistral io mi riferivo al fatto che molte persone (ditte individuali e/o società di persone e microimprese) che si sono create un lavoro rischiano di andare a gonfiare i centri per l’impiego come disoccupati…….. e non mi sembra giusto perchè, secondo me, anche l’ordinamento giuridico europeo dovrebbe salvaguardare i posti di lavoro con la continuità aziendale. Questa è una mia considerazione oggettiva, poi è chiaro che la situazione è molto più complicata.

    • Gentilissimo, si figuri se non condivido la questione della tutela del posto di lavoro, tuttavia l’impresa per sua natura è caratterizzata da una serie di fattori di rischio che devono essere messi in conto: perdita del locale preso in affitto (e dunque della rendita di posizione), mutamento dei flussi dell’utenza (pensi ai ristoranti e i bar su una provinciale o di un paese, che viene aggirato da una nuova statale a scorrimento veloce), distruzione del luogo di esercizio (pensi al terremoto de L’Aquila o una spiaggia erosa per la costruzione di un porto). Ebbene, anche la realizzazione di un’impresa su un bene demaniale (e badi bene non semplicemente un bene pubblico) comporta il rischio (…direi la certezza) della limitatezza del periodo di godimento. L’investimento era giustificabile solo fino al 2006, dopo quell’anno ogni euro speso doveva fare i conti con la possibilità della cessazione della concessione da un momento all’altro.
      Quanto alla perdita del lavoro, l’imprenditore accorto diversifica per evitare la perdita dell’occupazione nel caso in cui non ottenesse una nuova concessione, mentre il lavoratore dipendente potrà rivolgersi al nuovo imprenditore.
      In ogni caso il know how non si compra nelle bancarelle, perciò chi ha svolto quel lavoro da una vita sarà naturalmente avvantaggiato nelle gare con offerta economicamente più vantaggiosa e per tale motivo che dovrebbe essere questo il cavallo di battaglia dei balneari, non le varie sciocchezze che si continuano a scrivere (rivolte, barricate, proroghe, interpretazioni assurde delle norme).

  6. Quelli più uguali hanno condizionato il (cosiddetto) diritto europeo alla oro costituzione. Uber alles. Per noi, abbondanza o no, vige la legge del menga. Possiamo essere derubati.

  7. Carlo mi scusi che fonti ha per affermare che la riforma slittera a dopo l’elezione del presidente della repubblica?

  8. Già, secondo Mistral la nostra costituzione, in contrasto con l’ordinamento europeo, deve lasciare il passo, “affinché assicuri pace e giustizia fra le nazioni”. E come si ottiene questa pace e giustizia, condannando a morte 30.000 piccole imprese di una nazione, per metterle a disposizione di tutte le altre? Questa secondo voi è pace e giustizia?

    • La nostra Costituzione è un’espressione sovrana di un popolo, perciò non può essere in contrasto con nessun altro documento formale. Le Costituzioni possono essere in contrasto solo con le consuetudini internazionali, ma questo è un altro discorso.
      Tuttalpiù i Trattati internazionali possono essere in contrasto con la nostra Costituzione, ma nel caso dei Trattati UE non si verifica il caso, proprio per via dell’art. 11 il quale prevede che L’Italia […] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. Le 30.000 piccole imprese non vengono “eliminate”, ma sostituite con altre imprese, altrettanto valide ed efficienti (e forse le stesse uscenti), nella misura in cui si smetterà di combattere guerre di retrovia e si passerà a proposte concrete, diverse da rivolte, barricate, proroghe e interpretazioni assurde delle norme.
      Perché Renzo non mi dice cosa ne pensa della mia proposta?

      • Mr Mistral, pur rimanendo su posizioni diametralmente opposte, devo riconoscere che, il dibattito inizia ad essere più accettabile, in quanto, in qualche modo, vengono riconosciuti alcuni diritti che non dovrebbero nemmeno essere messi in discussione. Cordialità!

  9. E il discendente degli unni,Attila Suck,ha già deciso che la risorsa in Europa è scarsa, la nuova legge la potrebbe scriverla lui, perché scomodare ministri e parlamento italiano?……..

    • Nikolaus Suck says:

      Io non ho deciso e non dovevo decidere proprio nulla. Semplicemente prima qualsiasi voce enciclopedica, poi qualsiasi libro di economia e di diritto, e infine la direttiva in questione, dicono già e da sempre che tutte le risorse naturali, ovunque, sono scarse, sempre e per definizione. E nel caso della risorsa costa è particolarmente intuitivo: è quella, e poca o tanta prima o poi finisce. Ecco perché la direttiva si esprime in quel modo. Il resto sono fantasiosi pretesti, e non perché lo dica io.

  10. Giacomo Pennarola says:

    Ma se gli italiani dicono che sono i migliori in tutto perchè si preoccupano per un bando di concorso per aggiudicarsi un tratto di spiaggia? questa sarà un occasione
    per dimostrare che gli italiani sono i migliori anche questa volta sbaragliando la concorrenza. Ma forse sbaglio.

  11. Caro Mistral,mi spieghi perché la Croazia,il Portogallo e la Spagna hanno fatto proroghe mostruose e in Europa tutti muti!!!!………inoltre eccome che dovete pagare l avviamento ,noi abbiamo creato un business sopra la sabbia con il nostro lavoro,sudore e know how ,voi vorreste arrivare lì e trovarvi il nostro parco clienti già bello pronto….buffone

  12. luciano di bella says:

    Intanto, il Consiglio di Stato si e’ pronunciato in Seduta Plenaria che recita: “Art. 99 – Deferimento all’adunanza plenaria 1. La sezione cui e’ assegnato il ricorso, se rileva che il punto di diritto sottoposto al suo esame ha dato luogo o possa dare luogo a contrasti giurisprudenziali, con ordinanza emanata su richiesta delle parti o d’ufficio puo’ rimettere il ricorso all’esame dell’adunanza plenaria. L’adunanza plenaria, qualora ne ravvisi l’opportunita’, puo’ restituire gli atti alla sezione. comma così modificato dal DLgs 160/2012 in vigore dal 03/10/2012 2. Prima della decisione, il presidente del Consiglio di Stato, su richiesta delle parti o d’ufficio, puo’ deferire all’adunanza plenaria qualunque ricorso, per risolvere questioni di massima di particolare importanza ovvero per dirimere CONTRASTI GIURISPRUDENZIALI (“INTERNI”, ndr). 3. Se la sezione cui e’ assegnato il ricorso ritiene di non condividere un principio di diritto enunciato dall’adunanza plenaria, rimette a quest’ultima, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso. 4. L’adunanza plenaria decide l’intera controversia, salvo che ritenga di enunciare il principio di diritto e di restituire per il resto il giudizio alla sezione remittente. 5. Se ritiene che la questione e’ di particolare importanza, l’adunanza plenaria puo’ comunque enunciare il principio di diritto nell’interesse della legge anche quando dichiara il ricorso irricevibile, inammissibile o improcedibile, ovvero l’estinzione del giudizio. In tali casi, la pronuncia dell’adunanza plenaria non ha effetto sul provvedimento impugnato (comma così modificato dal DLgs 195/2011 in vigore dall’8/12/2011)”. Sicche’, come evidente appare ictu oculi: 1) il procedimento amministrativo de qua, e’ sempre assunto ” ……se ( la sez. rimettente) rileva che il punto di diritto sottoposto al suo esame ha dato luogo o possa dare luogo a CONTRASTI GIURISPRUDENZIALI (“INTERNI”); 2) la “Sentenza”, frutto di adunanza plenaria (mero aborto di postulato), non coglie nel segno. Quando verra’ il momento, sentito il Consiglio di Stato, qualora confermi, azionati ricorsi opportuni, allora a Mr. Bolkestein, gli manderemo un sacchetto di sabbia da Senigallia e una tinozza di plastica per fare il bagnetto ( al paese Suo ……).

  13. Teo+Romagnoli says:

    Come fate a non considerare anni e anni di sacrifici di chi ha trasfomato sabbia in bisness, moda, costume..accontentando migliaia di famiglie italiane e non col sudore della fronte..sono indignato. Comunque finirà tutto in marmellata come al solito in un paese dove non si decide mai..i 20 anni di limbo sono testimoni..

  14. per esempio nel settore alberghiero gli italiani non contano una mazza.
    Il migliore é Bill Gates con l hotel Danieli e l altro a Taormina. ( più tutto il resto che non so).
    Non basta dire che deve vincere il mercato?
    In primis sulle delocalizzazioni,(caterpillar ecc) poi magari sulle case popolari svuotando le occupate, poi acque minerali, poi autostrade che mi risulta riacquistate dallo stato ( credevo fossero già nostre o di Dimaio) poi passeremo alla asta sul salario, (perché no?). Siamo già avanti sulla strada”giusta”.

  15. Quella della risorsa scarsa è una carta debole da giocare: ciò che conta è che concettualmente è esauribile, non che non sia esaurita di fatto. Certamente più opportuno insistere sull’interesse transfrontaliero che già il sistema attuale di libero mercato non ostacola. Tante concessioni una volta affidate direttamente nella notte dei tempi non sono mai passate di mano? Bene, è lì che bisogna intervenire.

    • In realtà l’interesse transfrontaliero rileva solo se la UE non ha già normato in merito, ma nel caso dei Servizi lo ha già fatto con la Direttiva 2006/123 CE, perciò anche quella via è preclusa.
      Le vie di fuga sono state abbondantemente esplorate e sono tutte chiuse, è per questo motivo che l’attenzione del Balneari deve concentrarsi sui ristori possibili (sottolineo possibili) senza voli pindarici o ipotesi strampalate.

      Colgo l’occasione per precisare il motivo per cui i subentranti non possono essere quelli che pagano il valore del bene costruito, l’avviamento o eventuali buonuscite: la CGUE è molto chiara sulla necessità che non ci siano situazioni di vantaggio per il concessionario uscente.
      Questo può verificarsi solo se alla partenza sono tutti sulla stessa linea e un nuovo partecipante si trovi nelle stesse condizioni finanziarie di un concessionario uscente. Questo può avvenire solo se il vincitore (sia esso un nuovo o un uscente) deve corrispondere allo Stato (canone) e al Comune o Regione (sovracanone) solo ed esclusivamente quei costi di concessione annuali senza ulteriori aggravi. Il “nuovo” canone consentirà l’ammortamento di ciò che lo Stato ha speso per ristorare e indennizzare i concessionari uscenti e non dovrà più essere simbolico, come quello attuale, ma agganciato alla realtà economica locale e ai costi sostenuti per riportare tutti alla stessa riga di partenza. Nessuno ci perde: i concessionari uscenti possono ripagare i debiti, lo Stato recupera le spese sostenute e può essere garantita la pari opportunità a tutti i cittadini dell’Unione.
      Peraltro il proprietario del bene è lo Stato, perciò l’arricchimento avviene a favore dello Stato, che in cambio potrà affidare in concessione con canoni molto più alti e coerenti con le realtà economiche locali.
      Ciò che non può essere garantito è il mantenimento del posto di lavoro per l’imprenditore e la sua famiglia, ma questo vale in qualsiasi impresa commerciale. E mi spiego meglio: se la mia famiglia vince una gara per le pulizie degli uffici della Regione Lazio o della Regione Lombardia, mettiamo per 6 anni, rinnovabili per altri 6, dopo aver partecipato ad una gara a livello europeo, avrà assunto migliaia di persone e speso milioni di euro per poter erogare il servizio, ma al termine del contratto nessuno potrà garantire un altro appalto alla mia famiglia, mentre, al massimo, i dipendenti, avvalendosi delle clausole sociali, potranno essere assunti dalla ditta subentrante.
      Nel caso dei Balneari, superata questa fase in cui ci sono stati investimenti troppo spesso avventati, la situazione di normalizzerà e ci sarà maggiore fluidità nel passaggio delle concessioni da una famiglia all’altra, spazzando via la speculazione, perché nessuna concessione potrà più valere milioni euro confidando sulla “eternità” delle stesse, ma cifre ben più abbordabili.
      Gli investimenti ci saranno ancora perché migliorare la concessione, con le dovute autorizzazioni dell’Agenzia del Demanio, sarà reddittizio in termini di maggiore penetrazione nel mercatro e per le indennità di buonuscita che potranno essere riconosciute.

      Tutto questo ha un senso se i Balneari si coalizzeranno per proporre e sostenere idee realizzabili e non ascoltando gli estremisti della rivolta e dell’antisistema.

      • Luciano Di Bella says:

        Tutte esplorate non proprio……. . La Sentenza resa dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, non ha colto il punto nodale. Ha mancato l’esame di un passaggio fondamentale. Eppure Lei c’e’ andato vicino …… . Al tempo, dopo che saranno esauriti i ricorsi ( rectius “voli pindarici o ipotesi strampalate”), cercheremo di organizzarci nell’esprimere ricorsi convincenti.

        • Nikolaus Suck says:

          Il punto nodale, ma certo. E dopo avere esaurito i ricorsi, esprimerete altri ricorsi. Logico. Con persone e argomenti del genere siete in una botte di ferro.

  16. Egregio Nikolaus…cosa mi dice della Sentenza del CDS sezione 6 N 229 del 13 gennaio 2022!!!!!!!!!!!!!
    Chissà perché media giornali TV non la pubblicizzano come fecero con l Adunanza Plenaria di Patroni Griffi….glielo dico io: perché qs dà ragione ai balneari!!!!!! Doppio binario concessioni ante 2009 per l Europa non rientrano nella Direttiva Bolkenstein!!!!!!!!!!! O pure qs è una fesseria. Fatevi sentire balneari vogliono fare i furbi con ciò che noi abbiamo inventato

    • Nikolaus Suck says:

      Egregio Andrea Le dico che contestualizzando quella affermazione all’interno della sentenza e della questione decisa, appare chiaro che in realtà si riferisce solo ai rinnovi, e precisamente ai rinnovi automatici intervenuti fino a quel momento. L’Agenzia appellante contestava la contrarietà dei rinnovi automatici alla direttiva, e la sentenza ha correttamente risposto che essendo la concessione E I RINNOVI della stessa intervenuti prima della scadenza del termine per la trasposizione della direttiva (28.12.2009), questa non poteva (ancora) applicarsi. Andare oltre nei significati secondo me è arduo, e sbagliato.
      A conferma, il motivo non è stato ritenuto infondato, ma solo inammissibile per difetto di interesse. E la sentenza si chiude ricordando le decisioni dell’Adunanza Plenaria e che in base ad esse le concessioni, tutte le concessioni senza distinzioni, sono efficaci ancora fino al 31.12.2023.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.