Attualità Puglia

Il Comune di Lecce ha previsto la costruzione di nuovi stabilimenti balneari in mezzo al mare

La denuncia delle associazioni Sib, Federbalneari e Cna: ''Il nuovo Piano comunale delle coste si basa su dati vecchi di 15 anni''. E la spiaggia nel frattempo è scomparsa.

Il Comune di Lecce vorrebbe far sorgere nuovi stabilimenti balneari in mezzo all’acqua. Almeno così risulta leggendo il nuovo “Piano comunale delle coste“, che secondo le associazioni balneari Sib-Confcommercio Puglia, Federbalneari Salento e Cna Balneari Puglia «è stato redatto basandosi su dati vecchi di quindici anni». Il risultato? Dove poco tempo fa c’era la spiaggia, oggi è del tutto scomparsa a causa dell’erosione costiera. Ma l’amministrazione comunale non se ne sarebbe accorta, e avrebbe previsto nel suo piano di far costruire nuovi stabilimenti balneari in mezzo al mare.

Uno di questi casi è ritratto nella foto in apertura dell’articolo, che ritrae la spiaggia di Torre Chianca: secondo il “Piano comunale della costa” redatto dall’amministrazione leccese, un nuovo stabilimento balneare dovrebbe sorgere proprio dove si trova quell’uomo in mezzo al mare, con l’acqua che gli arriva alle ginocchia. Il che è evidentemente impossibile: di spiaggia per stendersi su un lettino a prendere il sole non ce n’è affatto, a meno che non si costruiscano avveniristiche strutture su palafitta.

Per denunciare questa situazione tragicomica, le associazioni Sib, Federbalneari e Cna hanno indetto venerdì scorso una conferenza stampa. Il loro messaggio è stato unanime: «Non si può pianificare lo sviluppo della costa in questo modo».

Secondo la relazione tecnica presentata dalle associazioni e curata dall’ingegnere Vincenzo Lobasso, il Piano deve essere rivisto in quanto presenta una serie di incongruenze: «Abbiamo contato una decina di casi in cui non c’è coerenza tra la pianificazione e il territorio – spiega l’ingegnere Lobasso – d’altronde, usando dei dati vecchi si va incontro a errori nella pianificazione. Il piano infatti fa riferimento a una mappatura effettuata tra il 2005 e il 2011, che non rispecchiano più la realtà: per esempio, in alcuni tratti di costa si prevede la presenza di stabilimenti o spiagge libere con servizi, ma oggi in quelle zone non c’è spiaggia. Al contrario, altre aree oggi in concessione a numerosi stabilimenti balneari, non sono individuate come concedibili perché la classificazione normativa li inserisce tra i tratti di costa in erosione».

Per approfondire

Scarica la relazione dell’ingegnere Lobasso effettuata per conto delle associazioni Sib, Federbalneari e Cna »

I commenti delle associazioni

«Noi balneari vogliamo il piano delle coste, ma non vogliamo 70 concessioni su carta inesistenti», ha sottolineato Giuseppe Mancarella, presidente di Cna Balneari. «Il piano comunale prevede concessioni che non potranno essere date perché non ci sono le condizioni di profondità di spiaggia. Abbiamo realizzato uno studio che dimostra queste criticità, errori che non possono essere accettati».

Aggiunge Mauro Della Valle, presidente di Federbalneari Salento: «Il piano comunale non può non prescindere da una analisi dettagliata e aggiornata dello stato di salute della costa. Non si può pianificare con dati vecchi di 15 anni. Abbiamo depositato la relazione tecnica in Comune e ora aspettiamo di essere convocati dagli amministratori per discuterla insieme e mettere a disposizione la nostra esperienza sul campo».

Denuncia infine Alfredo Prete, presidente provincia del Sib-Confcommercio: «Non avere un futuro è una tragedia. Senza proroghe diventeremo abusivi e saremo costretti ad abbattere le strutture e riconsegnare l’arenile come lo abbiamo trovato. Non vogliamo fare guerre e siamo pronti al confronto, ma anche a manifestare con forza se non verremo ascoltati».

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