Opinioni

Il 2019 sarà un anno decisivo per i balneari

Dopo l'estensione di 15 anni delle concessioni, il governo dovrà varare entro aprile una riforma generale del settore.

Il nuovo anno che sta per iniziare sarà decisivo per il futuro degli stabilimenti balneari italiani. Con la manovra di bilancio approvata ieri in via definitiva alla Camera, il governo si è dato quattro mesi di tempo per varare le linee guida di una riforma organica del settore. Ciò significa che entro la fine di aprile sapremo come la maggioranza gialloverde intende mettere mano all’assegnazione delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo.

L’estensione di 15 anni dei titoli, decisa dal medesimo provvedimento, è infatti solo una misura di salvaguardia temporanea. E anche per tale estensione, il 2019 sarà l’anno determinante per capire se la legge riuscirà a restare in piedi oppure se verrà disapplicata da qualche tribunale, mettendone a rischio la validità come è già avvenuto per la precedente proroga fino al 31 dicembre 2020 che fu dichiarata illegittima dalla Corte di giustizia dell’Unione europea con la nota sentenza “Promoimpresa” del 14 luglio 2016.

Il governo è molto consapevole di questo pericolo, e non a caso si è dato dei tempi molto stretti per scrivere una riforma organica del settore, appena 120 giorni. Agendo subito, la nuova legge potrà così tutelare gli stabilimenti balneari al netto della validità o meno della proroga. Il sistema italiano delle imprese di spiaggia ha infatti bisogno di una normativa completa che vada al di là della durata delle concessioni, e che metta mano ai numerosi altri temi di massima importanza come i canoni (a partire dai pertinenziali), la fiscalità, il valore commerciale, l’assegnazione di nuovi titoli e la difesa di quelli esistenti.

L’incognita resta sui contenuti della riforma: com’è noto, i due alleati di governo partono da posizioni opposte, con la Lega che vorrebbe escludere gli attuali stabilimenti balneari da qualsiasi forma di evidenza pubblica e il Movimento 5 Stelle che invece vorrebbe istituire le gare immediate dal 2034, al termine cioè dei quindici anni concessi dalla manovra, che rappresentavano l’unico punto di accordo tra le due forze politiche.

Per il momento la legge di bilancio ha fissato solo dei criteri molto generici, limitandosi a stabilire che entro il 30 aprile 2019 dovrà essere adottato un decreto del Presidente della Repubblica al fine di «fissare i termini e le modalità per la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime». Semplificando quanto recita la manovra, il decreto presidenziale dovrà stabilire le modalità per:

  • effettuare la mappatura del demanio marittimo costiero;
  • classificare la tipologia e il numero di concessioni in essere, delle aree libere e concedibili e delle imprese concessionarie e subconcessionarie;
  • calcolare gli investimenti effettuati e le tempistiche di ammortamento connesse;
  • pianificare i necessari interventi di difesa delle coste;
  • redigere «un nuovo modello di gestione delle imprese turistico-ricreative e ricettive che operano sul demanio marittimo secondo schemi e forme di partenariato pubblico-privato, atto a valorizzare la tutela e la più proficua utilizzazione del demanio marittimo, tenendo conto delle singole specificità e caratteristiche territoriali secondo criteri di sostenibilità ambientale; qualità e professionalizzazione dell’accoglienza e dei servizi; accessibilità; qualità e modernizzazione delle infrastrutture; tutela degli ecosistemi marittimi coinvolti; sicurezza e vigilanza delle spiagge»;
  • creare un sistema di rating delle imprese balneari;
  • revisionare e aggiornare i canoni demaniali.

Si tratta insomma di maglie molto larghe e tutte da riempire, a seconda di come Lega e Movimento 5 Stelle riusciranno a mettersi d’accordo. E purtroppo a influire sulla situazione ci sarà anche la campagna elettorale in vista delle europee di fine maggio, che dunque vedrà per l’ennesima volta i politici di ogni schieramento spendersi in ogni salsa sulla complessa questione degli stabilimenti balneari.

Per tutti questi motivi, per gli imprenditori del settore il 2019 sarà un anno decisivo per il loro futuro – e speriamo che sia anche l’ultimo. L’estensione di 15 anni delle concessioni ha generato la necessaria sicurezza normativa per tornare a investire e a lavorare con tranquillità, ma la categoria dovrà restare in allerta ancora per qualche mese, prima di mettere la parola “fine” a una vicenda che dura da troppo tempo.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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