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I balneari laziali incontrano Scurria: c’è intesa

Un comunicato del Comitato Balneari Lazio ripercorre le argomentazioni che la categoria ripete da tempo, e che ha portato anche giovedì davanti all'europarlamentare del Pdl

a cura del Comitato Balneari Lazio

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Giovedì mattina a Roma, presso la sede nazionale di Fratelli d’Italia, Gino di Lello e Walter Galli del Comitato Balneari Lazio, insieme al presidente dell’Afib Luca Marini, hanno incontrato l’europarlamentare del Pdl Marco Scurria (nella foto) chiedendo a lui e al suo nuovo gruppo politico un preciso e serio impegno.

Dopo un’attenta disamina e analisi da parte nostra e la denuncia di un totale blocco dell’indotto da parte del rappresentante dei nostri fornitori, iniziata con un’ampia prospettiva della nefasta situazione che incombe complessivamente sulla categoria balneare e concentratasi su alcuni punti (la questione della direttiva servizi "Bolkestein"; a che punto fosse giunta la richiesta di Alemanno, fatta proprio all’europarlamentare Scurria, di produrre emendamenti efficaci e di contrasto alla direttiva; se non fosse poi idoneo prevedere una rilettura dell’articolo 345 del trattato di Lisbona che in “ultima ratio” porterebbe la kermesse di fronte alla Corte europea con “biglietto di sola andata”), l’europarlamentare Scurria ha dato adito al suo punto di vista e quindi messo sul tavolo la sua disponibilità comprovata e quindi anche le sue risposte politiche.

Prima di riportarle in toto è bene che sia chiara la cornice nella quale si è svolto il dialogo, che non può prescindere dai punti fermi e chiari della questione in termini concettuali e concreti, e che può diventare matrice di fondo nel “comune linguaggio” che ci si auspichi venga usato durante questi e i prossimi incontri pre-elettorali.

È chiaro che la consapevolezza dei meccanismi della direttiva servizi "Bolkestein" è largamente cresciuta e condivisa all’interno della categoria balneare e delle forze che la rappresentano. Ovviamente il modello di analisi critica della direttiva, con le sue efficaci proposte (vedi documento Del Dotto-Bellandi-Di Carlo) deve cercare il massimo dei consensi possibili sia tra gli eurodeputati che tra i politici italiani presenti e futuri, al fine di creare la più compatta e risoluta massa critica da dirigere verso la monolitica tecnocrazia europea e il suo massimo esponente (il commissario Barnier) nei tempi più celeri e immediati.

Facendo un passo indietro alle origini (laddove l’europarlamentare Scurria ha certamente annuito), la direttiva servizi attacca nel caso specifico l’autorità sovrana e poi la gestione stessa del bene e ancora prima del servizio, e di conseguenza è in contrasto con l’articolo 345 del trattato di Lisbona ("I trattati lasciano del tutto impregiudicato il regime di proprietà esistente degli Stati membri", in vigore). È chiaro che quest’ultimo possa essere interpretato e interpretabile, dalla giurisprudenza più attenta, come il vero baluardo in difesa proprio dell’autorevolezza sovrana dello stato membro.

Solo da questo punto iniziale possiamo poi reciprocamente convenire (come è avvenuto giovedì) sul fatto che il recepimento stesso della direttiva Bolkestein si macchia del peccato originale, e ovviamente peggiora anche nell’implementazione stessa con il concetto di proroga che fa luccicare nell’aria la mannaia dell’asta.

Dire allora, poi, che la direttiva colpisce la gestione (i servizi) e non il bene intimo dello stato (il demanio costiero, in questa circostanza) è uguale a dire che imporre un determinato foraggio o mangime al pastore non si ripercuota sulla pecora come “bene” intrinseco e di proprietà degli allevatori (vedi quote latte), considerando che per arrivare alla gestione del solo servizio, in questo caso, si predispone prima l’incameramento da parte dello Stato sovrano per poi metterlo all’asta.

Questo volto tecnocratico comunitario, di difficile interpretazione dal punto di vista ideologico, si presta senza dubbio, anche se fosse basato su principi cardine inequivocabili, a intercettare l’immediata monetizzazione della gestione del servizio che prevarica il “bene complessivo” ivi esistente e di chiara proprietà (ve n’è traccia nella funzione sociale), che appunto è a difesa di un’esclusiva gestione privatistica e mercantile del servizio che insiste sulla “risorsa patrimoniale e demaniale”.

È proprio poi con gli articoli della legge comunitaria 2010 approvata dal governo italiano, anche eretti a difesa (antidoto) degli scompensi della direttiva Bolkestein, e che chiariscono i termini dei principi garanti della libera circolazione dei servizi tra gli Stati membri, che il cerchio davvero non si chiude affatto proprio sulla questione della risorsa limitata: il demanio costiero è un bene non affatto esaurito, come abbiamo risottolineato a Scurria. C’è poi il fatto che la categoria ha chiesto ai governi il preciso impegno e la responsabilità di esplicare la funzione che gli viene chiesta dai trattati di conferire al più presto proprio lo stato della risorsa con la famosa “ricognizione”, mai peraltro attuata.

È chiaro, allora, che si possa solo convenire sulla stessa valutazione politica (ormai diffusa e trasversale e da ufficializzare) che la posizione di Barnier sia o troppo rigida o troppo ambigua nella personalistica interpretazione del mercato unico, ma certamente distante dalla dovuta accortezza che il complesso impianto legislativo comunitario dovrebbe avere verso gli Stati membri, o meglio della sua più corretta interpretazione e applicazione stessa, che poi i balneari italiani chiedono.

Condividendo questi inalienabili punti di partenza, la politica deve vedere repentinamente come ristrutturare il dibattito e il tavolo tecnico tra le parti (Stato sovrano-governo-categoria da una parte e Comunità europea-europarlamentari-tecnocrati dall’altra) proprio a Bruxelles, certamente dopo il voto nazionale.

Ogni parte sarà chiamata al suo impegno: Bruxelles, ci auguriamo, a sfilarci dalla direttiva Bolkestein, e il futuro governo italiano a colmare il vuoto legislativo con una legge quadro.

A tale riguardo noi del Comitato Balneari Lazio faremo pervenire all’europarlamentare Scurria (impegnato sulla vicenda) sia il documento Del Dotto-Bellandi-Di Carlo che il documento interlocutorio e di garanzie politiche dei sindacati congiunti Sib, Fiba, Cna Balneatori e Assobalneari.

Su tale tema, fatte le debite precisazioni, noi del Comitato Balneari Lazio abbiamo tenuto a evidenziare che la lettura della categoria divisa e in conflitto con le sue proposte sia alquanto datata proprio dalla chiusura del tavolo Fitto (che la vecchia interpretazione ancora giudica come il risultato della divisione e non quello della nascita dell’unione).

Walter Nanni ha poi tenuto a sottolineare, in chiusura, l’eccessivo e insopportabile carico dell’onere concessorio, che oltre a essere mal distribuito nella compagine balneare, si accanisce sia sulle pertinenza di difficile rimozione che sulla definizione di uso commerciale delle stesse: peso che rischia di schiacciare parte della categoria e di non far intercettare dallo Stato il miglior introito possibile.

Dopo alcune richieste reciproche di collaborazione e sostegno e l’invito a essere presente presso la fiera Balnearia di Carrara, l’incontro si è concluso con l’intento di costruire la strada che ci porti all’incontro in sede europea. Appena dopo il voto.

Comitato Balneari Lazio

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