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Governo Renzi, nuovi interlocutori per gli imprenditori balneari

Per il momento sembrano non esserci ministri ostili agli attuali imprenditori balneari. Entro il 15 maggio il nuovo governo dovrà valutare una riforma organica del demanio marittimo.

di Alex Giuzio

Con le nomine dei nuovi ministri da parte del neopremier Matteo Renzi, per gli imprenditori balneari sono cambiati gli interlocutori di riferimento. L’ultima legge di stabilità ha fissato al 15 maggio 2014 il termine entro il quale il governo italiano dovrà varare una riforma organica del demanio marittimo, in modo da risolvere tutte le questioni che stanno compromettendo le attività degli imprenditori balneari: tra queste, la più urgente è la minaccia della direttiva europea Bolkestein, che apre alle evidenze pubbliche delle concessioni di spiaggia. Senza parlare dell’Iva al 22% (rispetto al 10% delle altre imprese turistiche), dello squilibrio dei canoni e delle spropositate tasse sui rifiuti.

La questione Bolkestein, in particolare, è in bilico da qualche anno e non è mai stata affrontata seriamente dai governi precedenti. Ma sembra molto difficile che nel giro di appena tre mesi il nuovo premier Renzi riesca a studiare a fondo la questione e, soprattutto, a iniziare a risolverla. Si spera però che l’urgenza diventi sinonimo di priorità, e che non porti all’ennesima proroga: le imprese balneari non possono più aspettare, e tante di queste sono in difficoltà economiche per colpa di una burocrazia eccessiva, di una legislazione antiquata e di un’incertezza normativa mai risolta.

Detto questo, nessuno dei ministri di Renzi sembra essere direttamente competente in materia di demanio marittimo. La questione potrebbe dunque essere presa in mano da una squadra di tecnici, come è già successo con il sottosegretario Pier Paolo Baretta.

I dicasteri che potrebbero occuparsi delle concessioni demaniali sono più di uno. In base a quanto avvenuto sia con Monti che con Letta, sembra che il ministero del turismo non sia più quello competente sulla materia – salvo per fornire qualche parere. Nel caso di Dario Franceschini, però, questo parere potrebbe essere molto importante per gli imprenditori balneari. Il nuovo ministro del turismo e della cultura, infatti, si è espresso così a novembre 2012, quando si stava tentando di approvare una proroga di 30 anni delle concessioni (poi ridotta a 5): «Mi sembra molto ragionevole una misura che preveda una proroga di questa durata, con la possibilità di decadere dalle concessioni in determinati casi, in cui ci siano violazioni delle norme sui contratti di lavoro e sulle percentuali di evasione». Non si tratta, insomma, di una posizione pregiudizialmente chiusa nei confronti degli imprenditori balneari, come invece spesso sono arrivate da altri esponenti del Pd. Stiamo però parlando di un parere espresso un anno e mezzo fa, senza che sia mai stata fatta una più recente dichiarazione in materia.

Più difficile è la nomina di Pier Carlo Padoan al ministero dell’economia: questo dicastero ha sempre avuto voce importante sulle concessioni demaniali, trattandosi di notevoli entrate per lo Stato. Nel caso di Padoan, siamo davanti a un tecnico che ha ricoperto incarichi di responsabilità nella Commissione europea e nella Banca centrale europea; e che dunque potrebbe mantenere posizioni strettamente filoeuropeiste in merito alla vicenda delle spiagge italiane. Ma questa è solo un’ipotesi azzardata, nell’attesa che dal nuovo ministro arrivi qualche dichiarazione più precisa in merito.

Per finire il quadro, altre voci importanti per gli imprenditori balneari italiani potrebbero essere quella di Federica Guidi (nuovo ministro dello sviluppo economico), di Maurizio Lupi (riconfermato alle infrastrutture) e di Maria Carmela Lanzetta (affari regionali). La Guidi è un’imprenditrice che non viene dal mondo della politica bensì da Confindustria, e che dunque potrebbe comprendere molto bene le enormi difficoltà dei colleghi balneari. Anche Lupi, esponente del Nuovo Centrodestra, potrebbe essere vicino alle rivendicazioni delle imprese di spiaggia; mentre nel caso della Lanzetta (Pd) non si conoscono posizioni in merito.

Infine, tranquillizza anche la nomina di Graziano Delrio a sottosegretario alla presidenza del consiglio: già quando era presidente Anci, Delrio ha preso senza riserve le difese degli imprenditori balneari italiani e dei comuni costieri. L’incognita più grande è però quella dello stesso premier Renzi, che pare non essere ancora a conoscenza del problema in modo approfondito, e che potrebbe rappresentare il maggiore influente della questione balneare italiana. Sempre che rimanga il tempo di affrontarla con le dovute tempistiche.

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