Lazio

Gli “aperitivi scientifici” sulla gestione delle coste che piacciono ai turisti

Uno stabilimento balneare di Latina dimostra come si possa fare cultura e divulgazione scientifica anche in spiaggia

La spiaggia non è solo mare e divertimento: i turisti possono apprezzare anche le iniziative culturali e scientifiche, soprattutto quando si parla dell’ambiente stesso in cui si trovano. Lo dimostra lo stabilimento balneare Tulum di Latina, che da tre anni ormai ospita gli “aperitivi scientifici” organizzati da Sergio Cappucci, ricercatore del Laboratorio di tecnologie per la dinamica delle strutture e la prevenzione del rischio sismico e idrogeologico, per parlare di alcune delle ricerche condotte dall’Enea. Pensati per una platea ampia e non specializzata, gli “aperitivi scientifici” si tengono nel tardo pomeriggio in un contesto rilassato e divertente, e hanno come obiettivo la promozione della cultura, della divulgazione scientifica e della conoscenza di problematiche che interessano il territorio e il mare. I temi trattati spaziano dalla conservazione e gestione della posidonia oceanica (anche per la realizzazione di cuscini imbottiti per arredo balneare, tecnologia brevettata di cui Sergio Cappucci è inventore) all’economia circolare, dalla pulizia degli arenili alla gestione delle risorse naturali, dai cambiamenti climatici alla nuova era geologica chiamata “antropocene”, dalle strategie di mitigazione a quelle di adattamento ai cambiamenti climatici.

Questa estate, la direzione del Tulum ha intrattenuto più ospiti rispetto alle passate stagioni perché è stato deciso di parlare di argomenti inerenti la gestione della fascia costiera. Il 31 luglio, Cappucci ha illustrato il problema dell’erosione dei litorali: partendo dall’analisi del fenomeno a scala globale, si sono descritte le politiche europee e lo stato dell’arte della conoscenza in Italia, per concludere con la descrizione della problematica che, a scala locale, interessa tutta la falcata compresa tra Torre Astura (Anzio) fino a Torre Paola (San Felice Circeo), colpendo in particolar modo alcuni tratti di litorale di Latina e Sabaudia.

L’8 agosto, un secondo evento è stato dedicato al nuovo servizio climatico sviluppato dall’Enea nell’ambito del progetto H2020 CoCliCo, che permette di realizzare scenari di allagamento futuri. Il servizio è stato presentato al XXI congresso International union for quaternary research, una delle più importanti conferenze internazionali sulle scienze del quaternario, e proprio in occasione dell’aperitivo scientifico allo stabilimento balneare Tulum, la redazione di Rai News 24 ha deciso di girare una serie di interviste per conoscere il punto di vista dei partecipanti e sapere cosa stanno facendo alcune amministrazioni locali sia della Regione Lazio, che della Regione Toscana.

Gli appuntamenti del 2023 non potevano concludersi meglio se non con un ospite d’onore quale è il geologo Enzo Pranzini, intervenuto alla serata conclusiva di venerdì 8 settembre. Lo scambio con l’autore è partito proprio da come sia nato il libro “Granelli di sabbia”, che raccoglie gli articoli di Pranzini nella sua rubrica periodica ospitata da Mondo Balneare. «Con parole semplici e un linguaggio diretto, il pubblico, più attento del solito, ha inteso immediatamente quanto sia difficile lo studio dell’ambiente costiero e determinare le cause dell’erosione dei litorali» spiega Cappucci. «La confusione è ancora tanta, la difesa dei litorali è una disciplina in costante evoluzione, e alcuni processi morfodinamici non sono ancora del tutto chiari proprio per la difficoltà di prevedere processi di trasporto dei sedimenti ed evoluzione del sistema spiaggia. Sebbene l’esperienza fornisca preziosi aiuti e sia possibile ottenere previsioni sempre più affidabili anche attraverso modelli numerici e osservazioni da satellite, l’assenza di monitoraggi e la tendenza a non adottare analisi comparate in fase di progettazione portano spesso a illudersi che l’opera di difesa che ha funzionato in un sito possa dare buoni risultati anche altrove. Sappiamo invece che non è così, e libri come “Granelli di sabbia” aiutano a capire il perché».

Le “pillole di sapere” raccontate dal prof. Pranzini hanno mantenuto accesa l’attenzione, e gli aneddoti e le curiosità descritte nel libro hanno permesso di spiegare molti dei temi trattati con uno schermo che faceva scorrere i disegni e le figure a fare da sfondo. L’attenzione, che di solito diminuisce, è invece aumentata con il tramonto e l’arrivo del buio. «È difficile raccontare quale possa essere stato l’argomento che ha suscitato maggiore interesse», afferma Cappucci. «Forse sono state le cose che il grande pubblico non conosce rispetto alla sabbia, e il ruolo che questa riveste per la nostra economia e i benefici ambientali che se ne possono trarre dal corretto utilizzo e sfruttamento. Essendo una risorsa non rinnovabile, fa sempre un certo sapere che il traffico della sabbia ha da tempo attirato anche l’attenzione della criminalità organizzata. L’importanza della corretta granulometria e composizione da utilizzare quando si vuole effettuare un ripascimento, sono alla base della riuscita di un intervento, ma tutt’ora si sentono esprimere giudizi negativi in merito a presunti ripascimenti, senza neppure contestualizzare a quali volumi utilizzati si faccia riferimento quando ci si lamenta della loro breve durata».

Durante l’incontro si è parlato anche del colore della sabbia, apparentemente sempre simile, ma che in realtà è molto diverso tra diverse particelle e la cui variabilità può avere delle ricadute importanti non solo in termini di conservazione del paesaggio, ma anche sull’ecosistema marino. Tanta curiosità anche quando si è parlato di spiaggia e dune come parte di un unico sistema: le dune sono un habitat prioritario, ma pochi ricordano che grazie alla loro capacità di intrattenere acqua dolce, in galleggiamento sopra quella salata, sono di aiuto per mitigare il fenomeno dell’intrusione del cuneo salino, processo sempre più accelerato dall’emungimento di acqua dalle falde acquifere superficiali nelle pianure costiere soprattutto a intenso sviluppo agricolo, come nel territorio della pianura pontina. Per ampliare le dune non è più sufficiente impegnare risorse per realizzare o mantenere le passerelle, ma bisogna ampliare la spiaggia emersa antistante, e anche in questo caso è il numero di granelli di sabbia che fanno la differenza per la buona riuscita della conservazione dell’arenile.

La difesa dei litorali, che in “Granelli di sabbia” chiude il libro con ben dodici capitoli dedicati alle diverse tipologie di intervento, è senza dubbio la parte del volume che suscita maggior interesse. Il tema, oltre a essere complesso, difficilmente in un testo può essere riassunto nelle sue mille sfaccettature, ma Pranzini, con racconti simpatici e sempre scaturiti dalla sua esperienza personale, riesce a farlo senza risparmiare giudizi e critiche sia al mondo accademico che alla pubblica amministrazione che sembra, negli ultimi anni, avere trascurato la rilevanza che il problema ha con forti impatti sociali ed economici. «In effetti – sottolinea Cappucci – pensando al divario che si è creato tra la comunità tecnico-scientifica e la scelta di alcune amministrazioni, viene da chiedersi se sia possibile recuperare una divergenza di vedute cosi marcata». Basti pensare che a Latina, dopo vent’anni dalla realizzazione delle opere di difesa rigide in località Foce Verde, non è stata effettuata una manutenzione in grado di alimentare il litorale sottoflutto, che oggi soffre di una spiaggia in forte erosione, con un impatto sia sulle attività balneari lungo il litorale di latina, sia sugli habitat del vicino Parco nazionale del Circeo. Il progetto di difesa che il Comune di Latina, dietro indicazione della Regione Lazio, ha approvato nel 2022 manca di un’analisi comparata tra diverse tipologie di opere di difesa (espressamente consigliata dalle “Linee guida per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici”) e ha un’impostazione analoga a quello irrealizzato vent’anni prima (celle formate da barriera soffolta e pennelli): la novità è che il costo sembra lievitato, in un solo anno, da circa 6 a 30 milioni di euro e tuttora non si conoscono i costi di manutenzione post-operam. «L’opera va certamente realizzata – commenta Cappucci – ma speriamo solo si trovi il modo di intervenire lungo l’intera falcata, per evitare che i processi di erosione si trasferiscano verso sud con effetti negativi nella zona del parco nazionale e del litorale di Sabaudia. Di questo il libro non ne parla, ma ovviamente la lettura è consigliata a tutti, almeno fino a quando sarà possibile fare una passeggiata in riva al mare».

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