L’estate 2026 si chiude con una netta crescita dei consumi di gelato, che a livello nazionale hanno registrato un aumento medio stimato del 2% a volume rispetto alla stagione turistica 2025. A trainare i consumi sono state soprattutto le località balneari, dove la crescita ha raggiunto il 12% rispetto allo scorso anno. È quanto emerge dalle valutazioni di Claudio Pica, segretario generale dell’Associazione Italiana Gelatieri (AIG), che conta oltre 3.800 esercizi iscritti.
Il dato medio nazionale nasconde però differenze significative a seconda delle aree geografiche. “Possiamo suddividere l’Italia in tre zone: in quelle balneari la crescita è stata del 12% rispetto al 2025, mentre nelle residenziali siamo intorno all’8%. Per quanto riguarda le grandi città siamo intorno a un +1%. Per i consumi pomeridiani, segnati dal caldo torrido, la preferenza è andata a granite e sorbetti”, sottolinea Pica.
La performance delle destinazioni balneari risulta quindi nettamente superiore alla media nazionale. Le località turistiche costiere hanno beneficiato sia della presenza dei visitatori sia delle temperature elevate, che hanno sostenuto soprattutto i consumi nelle ore pomeridiane. Anche le zone residenziali hanno registrato una crescita significativa, pari a circa l’8%, mentre nelle grandi città l’incremento si è fermato all’1%.
Le alte temperature hanno influenzato anche le preferenze dei consumatori. Nei consumi pomeridiani, secondo l’analisi dell’AIG, il caldo particolarmente intenso ha spinto soprattutto verso prodotti più freschi e leggeri, come granite e sorbetti. Per le gelaterie delle località di mare e gli stabilimenti balneari, il clima estivo e l’afflusso turistico hanno quindi rappresentato un importante fattore di sostegno alle vendite, contribuendo al risultato positivo registrato nel corso della stagione.
L’aumento dei volumi di vendita non si è però tradotto automaticamente in una maggiore redditività per le imprese. Pica sottolinea infatti un calo del 6% della redditività, legato soprattutto all’incremento dei costi determinato dal caldo: “Va però sottolineato come la redditività delle gelaterie sia calata del 6% per la ‘tassa del caldo’, che ha aumentato i costi di luce e raffrescamento; e il costo del personale qualificato”. Dunque da una parte il caldo ha favorito la domanda di gelato, granite e sorbetti; dall’altra ha comportato un maggiore ricorso alla climatizzazione e al raffrescamento, con conseguenze sulle spese energetiche. A incidere sui margini è inoltre il costo del personale qualificato, un’altra delle principali voci di spesa per le attività del settore.
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