Sicurezza

Formazione salvamento, Fisa: “Non ci fermeremo contro l’ingiustizia della riforma”

Anche se la federazione ha ottenuto l'abilitazione, il presidente Perrotta non si ferma

La Federazione Italiana Salvamento Acquatico (Fisa) ha recentemente ottenuto una nuova autorizzazione che le permette di continuare a formare i soccorritori acquatici e rilasciare brevetti per il salvamento in mare, laghi, piscine e fiumi. “Un riconoscimento importante che attesta la validità e la qualità del nostro operato”, commenta il presidente Raffaele Perrotta. Ma nonostante questo successo, prosegue Perrotta, “la battaglia della federazione è tutt’altro che conclusa”.

​”L’autorizzazione che abbiamo ricevuto conferma la correttezza del nostro percorso – ribadisce il presidente – ma non ci fa dimenticare l’ingiustizia di un decreto statale che continua a penalizzare il settore”. Il riferimento è alla riforma della formazione degli assistenti bagnanti, di cui si è molto dibattuto nei mesi scorsi in quanto aveva introdotto un monopolio di fatto a favore della Federazione italiana nuoto (Fin), a scapito della Fisa e della Società nazionale di salvamento.

​Il presidente della Fisa Perrotta ribadisce la sua ferma intenzione di “proseguire la lotta per la modifica di un decreto che è profondamente iniquo. Nonostante la legge sia oggi a nostro favore, non possiamo accettare che sia ingiusta per altri. La giustizia non deve essere un privilegio per pochi, ma un diritto per tutti. La nostra battaglia non è solo per noi, ma per l’intero popolo e per le future generazioni che verranno”. ​Il presidente sottolinea che “l’obiettivo è garantire un cambiamento radicale che porti a un decreto più equo e giusto per tutti gli operatori del settore, soprattutto a vantaggio degli assistenti bagnanti, sempre in balia delle onde e di un mestiere rischioso ma mai analizzato nei suoi aspetti più pericolosi”.

“Dobbiamo assicurarci che chiunque voglia contribuire alla sicurezza in mare lo possa fare in un sistema che riconosca il merito e non si basi su disparità”, conclude Perrotta. “La Fisa, pur godendo ora di una posizione di forza, dimostra così un forte senso di responsabilità e una chiara visione etica, mettendo in primo piano non solo i propri interessi, ma i principi di equità e giustizia sociale per l’intera nazione che dovrebbe essere un esempio per tutti gli altri paesi. Chi non fa niente per impedire un’ingiustizia è colpevole come chi la commette”.

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