Opinioni

”Ecco come difendere gli stabilimenti balneari restando nella Bolkestein”

Un'intervista tecnica a Piero Bellandi, tra i più lucidi analisti della questione balneare, in vista del convegno a cui interverrà l'11 ottobre al Sun di Rimini.

Oltre a condurre con successo uno stabilimento balneare a Viareggio, il commercialista Piero Bellandi (nella foto) è a nostro parere uno dei tecnici più lucidi e qualificati in materia di demanio marittimo e vanta nella sua carriera una lunga lista di collaborazioni con enti pubblici, associazioni di categoria e singoli imprenditori. Profondo conoscitore del settore balneare sia dal lato giuridico che da quello economico, Bellandi sarà protagonista (insieme all’avvocato Ettore Nesi, altra figura molto nota alla categoria) del convegno “Definire il valore di mercato dell’impresa balneare“, organizzato da Mondo Balneare al Sun di Rimini per giovedì 11 ottobre alle ore 10.30 nel proprio stand in Hall B5D5.

L’argomento è della massima importanza: a prescindere dai contenuti della riforma a cui sta lavorando il governo, gli stabilimenti balneari se saranno in possesso di una valutazione commerciale «diventeranno inoppugnabili – sostiene Bellandi – di fronte a una riassegnazione in un regime di evidenza pubblica con gli accorgimenti relativi al legittimo affidamento». Per entrare meglio nel discorso, in vista del convegno abbiamo fatto qualche domanda a Piero Bellandi, che ci fornisce anche la sua interessante visione sullo “stato dell’arte” del settore balneare.

Il ministro al turismo Centinaio ha annunciato che il “piano A” del governo è negoziare l’esclusione delle concessioni balneari dalla direttiva Bolkestein poiché si tratterebbe di beni e non di servizi. Da tecnico, ritiene questa strada percorribile?

«Vorrei non commentare gli annunci della politica; il mio ruolo non è né politico né sindacale, ma solo tecnico. E da tecnico non posso che partire dal dettato letterale della Corte di giustizia europea con la sentenza “Promoimpresa” del 14 luglio 2016. Preliminarmente la pronuncia afferma che le concessioni sono a tutti gli effetti delle autorizzazioni, superando così la definizione che ancora qualcuno fa tra le concessioni di beni e di servizi (a tal proposito si leggano i punti da 41 a 48 della sentenza). Poi afferma che queste concessioni/autorizzazioni rientrano nell’ambito di applicazione dell’art.12 della direttiva “Bolkestein” (punti da 49 a 57). E questo è un bene, perché il punto 43 afferma il fondamentale principio che “spetta al giudice nazionale verificare se dette concessioni debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni per via della scarsità della risorsa naturale”. Basta dunque una semplice delibera comunale del comune costiero interessato che affermi, una volta misurato il rapporto tra aree in concessione e aree concedibili, che ci sono margini per liberalizzare il numero delle autorizzazioni disponibili, e la necessità delle procedure di comparazione decade».

Quindi niente gare per le imprese balneari, pur restando all’interno della Bolkestein?

«Qualche giurista, ma anche la stessa commissaria europea al mercato interno Elzbieta Bienkowska, sostiene che se non si può applicare l’articolo 12 della direttiva Bolkestein, ma si dovrebbe applicare l’articolo 49 del TFUE sulla libertà di stabilimento laddove si dimostrasse il cosiddetto interesse transfrontaliero certo, istituto però che è introdotto nell’ordinamento eurounitario solo a partire dal 1984, mentre le concessioni italiane sono in larga maggioranza antecedenti. Ma anche dove si applicasse l’articolo 12 della direttiva, cioè se risultasse dimostrato che il numero delle autorizzazioni è limitato per via della scarsità della risorsa naturale, la Corte di giustizia europea indica agli Stati membri che possono, nell’organizzare a questo punto le ineludibili procedure di comparazione, anche tenere conto del legittimo affidamento di quegli imprenditori che, confidando nel rinnovo delle concessioni ai sensi del diritto italiano, hanno continuato a investire. A tale conclusione si arriva leggendo attentamente il paragrafo 53 della sentenza, che recita: “A tale riguardo occorre constatare che l’articolo 12, paragrafo 3, della direttiva 2006/123 prevede espressamente che gli Stati membri possono tener conto, nello stabilire le regole della procedura di selezione, di considerazioni legate a motivi imperativi d’interesse generale”. Quindi solo nell’ambito di una procedura comparativa si può prevedere l’inserimento di una norma transitoria che possa assegnare con una sorta di preferenza, molto simile a quella prevista dall’articolo 37 del Codice della navigazione, inopinatamente e troppo frettolosamente abrogato su messa in mora della Commissione europea nel 2010.

A dimostrazione di quanto affermo si legga il paragrafo 54 della sentenza: “Tuttavia è previsto che si tenga conto di tali considerazioni solo al momento di stabilire le regole della procedura di selezione dei candidati potenziali e fatto salvo, in particolare, l’articolo 12, paragrafo 1, di tale direttiva”. A conclusioni analoghe arriva anche lo studio per la Commissione Petizioni reso dall’Università di Padova, e stimolato dalle nostre istanze, allorquando nelle conclusioni afferma che “occorrerebbe prevedere una “rete” di protezione per gli attuali imprenditori, attraverso due tipologie di interventi: a) in primo luogo, attraverso una puntuale regolamentazione del periodo transitorio, nel rispetto dell’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE e dei tempi necessari per l’applicazione dei piani comunali per l’uso e la valorizzazione dei beni demaniali; b) in secondo luogo, introducendo delle previsioni (sia generali sia relative alle singole gare), che tengano conto non solo del legittimo affidamento di chi ha investito in base al precedente contratto confidando sulla possibilità di rinnovo, ma anche dei “motivi imperativi di interesse generale” previsti dalla stessa direttiva Bolkestein per i singoli Stati. Del resto, la direttiva da ultimo citata non consente di escludere, in linea di principio, che, allo spirare del termine della concessione, sia possibile riconoscere, entro certi limiti, una tutela degli investimenti realizzati dal concessionario, a maggior ragione se effettuati in un periodo nel quale si poteva confidare sulla stabilità del titolo conferita dal diritto di insistenza o dalle proroghe dettate ope legis”.

Questo potrebbe essere il “piano B” preannunciato dal ministro Centinaio in caso l’UE si opponga all’esclusione delle spiagge dalla Bolkestein?

«Non si tratta di piano A o piano B, ma di valorizzazione e misurazione delle coordinazioni aziendali realizzate mediante il vecchio sistema e del riconoscimento di un vantaggio per quegli imprenditori che hanno confidato su un sistema legislativo favorevole che non può essere smantellato dall’oggi al domani. E mi si permetta di sostenere che quanto previsto dalle sentenze e dagli studi sull’argomento dimostrano la bontà e la piena compatibilità del “Testo unico dell’impresa balneare”, che fu proposto alla platea politica nel 2010 dal professor Alessandro Del Dotto, dal sottoscritto e dall’avvocato Laila Di Carlo»

L’11 ottobre al SUN di Rimini lei interverrà per illustrare l’importanza di calcolare il valore commerciale della propria impresa balneare. Anticipando il tema dell’incontro, perché gli imprenditori balneari dovrebbero in ogni caso seguire questa strada?

«Per rispettare il concetto di valorizzazione delle coordinazioni aziendali di cui sopra. Quanto queste saranno più oggettivamente misurate, tanto più gli stabilimenti balneari diventeranno inoppugnabili di fronte a una riassegnazione in un regime di pubblicità, di evidenza pubblica e di eventuale comparazione con gli accorgimenti relativi al legittimo affidamento, così come delineato dalla Corte di giustizia europea».

Il suo stabilimento ha di recente ottenuto le prestigiose certificazioni Iso 13009 e 14001. Perché anche questo aspetto è molto importante per uno stabilimento balneare?

«In qualità di gestori dello stabilimento balneare Nuova Italia, si è deciso di certificarci ISO UNI EN PdR 13009 perché vogliamo dare alla clientela effettiva e potenziale un’immagine di corretta gestione delle funzioni aziendali secondo uno standard accettato a livello planetario. Riguardo la ottenuta certificazione 14001, si è invece inteso rimarcare in senso oggettivo la nostra naturale vocazione alla protezione e difesa dell’ambiente. E questo non è importante in questo momento, ma è importante sempre».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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