Sindacati e associazioni

Dura replica dei sindacati balneari a Baretta: “Parole irresponsabili”

Il sottosegretario all'economia ieri ha paventato le immediate evidenze pubbliche delle spiagge. Ma le associazioni non ci stanno.

(ore 14.49) È immediata la replica delle associazioni nazionali degli imprenditori balneari al sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta, che ieri su Radio24 ha negato la possibilità di una proroga per le attuali concessioni, annunciandone le immediate evidenze pubbliche (vedi notizia).

Molto duro Riccardo Borgo, presidente del Sindacato italiano balneari – Confcommercio: «Da tempo affermiano che è necessario passare dalle parole ai fatti. È necessario che questi fatti li faccia il governo con proposte concrete e univoche, evitando di far cadere su 30.000 imprese continue docce scozzesi che creano allarme, scoramento e altissima tensione. Le recenti dichiarazioni del sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta non collimano per nulla con quanto più volte affermato dal ministro agli affari regionali Enrico Costa, dalle Regioni e da molti esponenti di tutte le forze politiche, per cui non solo sorprendono ma, mi sembra, tengano in scarsissima considerazione tutte quelle valutazioni sul ruolo sociale ed economico che, da ormai quasi un secolo, svolgono le imprese balneari, e questo è universalmente riconosciuto, anche dallo stesso sottosegretario in più di una occasione. La linea sindacale del doppio binario è chiara, concreta, possibile ed è stata ampiamente argomentata. Il governo, come più volte assicurato, vada velocemente al confronto con Regioni, Comuni e imprese su una soluzione condivisa, la quale non può non tenere conto che l’introduzione di norme così radicalmente innovative devono calarsi in una realtà che il ministro Costa ha ben rappresentato recentemente a Rimini: nel momento in cui tiriamo una riga introducendo nuove norme dobbiamo essere coscienti che sotto quella riga c’è tutto un mondo che esiste, che rappresenta un altissimo valore in termini economici e sociali, che è nato e si è sviluppato nel rispetto di norme che per quelle imprese hanno rappresentato un preciso impegno da parte dello Stato italiano e sulle quali hanno fondato le loro scelte di vita. È questa una realtà che non ci possiamo permettere di sottovalutare e tantomeno di ignorare. Noi crediamo che un governo che vada in Europa subito, forte di un mandato così condiviso, abbia l’autorevolezza e ragioni da vendere per convincere anche la Commissione europea che una soluzione è possibile e che deve essere definita velocemente, così da togliere dalla precarietà un sistema di piccole e medie imprese che, come tutte le imprese, ha bisogno di certezze per programmare e sviluppare un futuro di crescita e investimenti. Noi ci aspettiamo questo, non altro».

Vincenzo Lardinelli, presidente Fiba-Confesercenti, analizza le dichiarazioni all’interno del contesto: «Le parole di Baretta vanno inserite nel contesto della trasmissione di Radio24, che ha rappresentato il solito massacro della categoria balneare. Un tema di questo genere, con giornalisti così schierati che hanno detto cose non vere e poco documentate, aveva bisogno di un contraddittorio che coinvolgesse un rappresentante nazionale della categoria, anziché un concessionario qualunque come quello che è stato chiamato per pochi secondi. All’interno di questo contesto, mi è sembrato che Baretta abbia dovuto in qualche modo contrastare le illazioni dei giornalisti, ma nelle sue dichiarazioni purtroppo non vedo niente di nuovo rispetto a quanto il sottosegretario ha detto altre volte. Certo, avrebbe potuto fornire alla categoria qualche rassicurazione in più, per esempio parlando del periodo transitorio che le associazioni chiedono per gli attuali concessionari prima dell’applicazione della nuova norma, ma va anche detto che ha citato gran parte delle altre nostre richieste, come il riconoscimento del valore commerciale, della professionalità e dell’indennizzo. In fin dei conti, non potevamo in quel contesto aspettarci che il sottosegretario difendesse la nostra categoria, ma mi sarebbe comunque piaciuto che la trasmissione non organizzasse un assurdo talk show, bensì una discussione super partes, a vantaggio della corretta informazione. Mi dispiace che giornalisti così autorevoli e di rilievo si perdano a divulgare gravi inesattezze».

Così Cristiano Tomei, coordinatore Cna Balneatori: «Ribadisco la centralità della posizione sindacale elaborata da Cna Balneatori, da noi proposta al ministro Costa durante il convegno del 5 aprile a Rimini: 30 anni di proroga ed esclusione del comparto balneare dalla direttiva Bolkestein per dire no alle aste. Questa posizione mira a tutelare un comparto fondamentale dell’economia litoranea italiana e lo fa nell’unico modo possibile, fuori da tecnicismi che tutelano solo apparentemente le imprese interessate, ma che in realtà spostano i termini della questione senza risolverla. Il valore commerciale delle imprese balneari, l’importanza degli investimenti, dell’occupazione, del settore nel suo complesso ai fini dello sviluppo socio-economico locale, sono qualità che devono essere riconosciute al comparto turistico ricreativo italiano a prescindere, cioè in assoluto. Questo valore, individuato e riconosciuto come tale, deve essere utilizzato dal governo nei confronti dell’Europa quale leva per tutelare il comparto turistico balneare italiano e metterlo definitivamente al riparo da aste ed evidenze pubbliche, come da qualsiasi impostazione lobbistica che intenda destabilizzare un settore fondato sulla piccola impresa familiare, un settore che ha tradizioni, radicamento sul territorio e che funziona, per assorbirlo. È assurdo pensare di utilizzare questi elementi quali criteri di valutazione delle imprese che dovessero partecipare a ipotetiche aste. Perché assegnare concessioni di lungo periodo a chi non ha minimamente partecipato allo sviluppo del comparto, tagliando fuori gli artefici reali, che dalla fine dell’800 hanno combattuto e superato difficoltà enormi per sopravvivere e affermarsi e che ora combattono per difendere una proroga breve, pressoché ininfluente agli effetti dell’economia aziendale, ma irrinunciabile da punto di vista del dibattito in ambito politico italiano ed europeo? Noi di Cna Balneatori siamo assolutamente convinti dell’unicità di questo settore e dell’importanza delle imprese che lo hanno costruito. Le difenderemo presentando al governo un dossier che dia modo alle istituzioni e alla politica di capire la reale portata del problema, le sue implicazioni sociali, economiche, giuridiche, strategiche. E fornisca al governo gli argomenti necessari per sostenere un confronto vincente in ambito europeo. Questa nostra posizione, lo ribadiamo, non rappresenta una convinzione di principio, ma mette in luce la reale portata del problema, con implicazioni dirette sulla sopravvivenza delle aziende, così come sul futuro dell’economia turistica costiera dell’intero Paese».

Secco il commento di Fabrizio Licordari, presidente Assobalneari-Confindustria: «Ci hanno attaccato senza possibilità di contraddittorio, la trasmissione è stata costruita ad hoc per spararci contro. Mi sembra che sia il frutto di una strategia ben congegnata. E poi non possiamo essere accostati al referendum sulle estrazioni dal mare. Le imprese balneari non muoveranno lo stesso valore economico e gli stessi interessi, ma contano molti più posti di lavoro. Il termine occupazionale è stato uno degli argomenti forti dei difensori delle piattaforme, per cui invito a utilizzare la stessa sensibilità».

Alle dichiarazioni dei sindacati si aggiunge quella di Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni: «Le dichiarazioni del sottosegretario Baretta che alludono alla possibilità che si vada immediatamente a evidenza pubblica per tutte le concessioni demaniali sono inopportune. L’Emilia-Romagna, con le altre regioni costiere, è impegnata in un positivo confronto con il ministro Costa per definire a breve un testo di legge che contenga evidenze pubbliche per le nuove concessioni demaniali e un congruo periodo transitorio, accompagnato dal riconoscimento del valore commerciale dell’impresa, per le attuali concessioni. Con questa piattaforma, che va condivisa anche con le associazioni, il governo dovrà presentarsi in Europa per negoziare una soluzione definitiva che consenta di tutelare in Emilia-Romagna 1.500 imprese e 30.000 lavoratori».

A Bonaccini fa eco Marco Scajola, assessore all’urbanistica della Regione Liguria e coordinatore del tavolo interregionale sul demanio marittimo: «La posizione assunta dal sottosegretario all’economia Barretta, che indica le gare per le imprese balneari come strada inevitabile da percorrere per evitare di incorrere nelle sanzioni europee, è molto grave, se si pensa che viene da un governo che invece dovrebbe impegnarsi per difendere gli investimenti delle nostre imprese. È molto pericoloso che un sottosegretario del governo assuma la posizione imposta dall’Europa, con la direttiva Bolkestein che prevede le aste per le aziende balneari, come inevitabile, nei confronti della quale arrendersi, e non tenti invece di mettere in atto tutti quegli accorgimenti, condivisi anche dalle stesse regioni, per salvaguardare le 30.000 imprese balneari italiane e gli oltre 300 mila posti di lavoro. A cominciare per esempio almeno da un doppio binario che distingua tra le aziende presenti e quelle di nuova costituzione e una proroga di almeno 30 anni per le imprese esistenti. Rivendico la necessità di una legge nazionale che sia chiara e concreta, messa a punto nel più breve tempo possibile per tutelare l’Italia e le sue aziende. Un disegno di legge da approvare prima della sentenza, attesa a maggio, della Corte di giustizia europea, per fare in modo che il governo si presenti coeso con le esigenze delle nostre aziende, senza alcuna ambiguità, senza aspettare i tempi della Corte Ue e senza farci imporre dall’Europa una direttiva che non tiene conto delle specificità dell’Italia e di tutti quegli imprenditori che da anni investono nelle loro aziende e sul territorio, valorizzandolo».

Anche Sergio Pizzolante, deputato del Nuovo Centrodestra, si esprime negativamente sulla questione: «Non condivido le dichiarazioni del sottosegretario Baretta. Ne ho appena parlato con il ministro Costa che sta preparando le linee guida di un provvedimento che sarà discusso nei prossimi giorni con i parlamentari e le Regioni. La mia posizione è nota: evidenza pubblica per le aree senza imprese, periodo di transizione da contrattare con l’Europa, evidenze pubbliche senza aste dopo la transizione, partendo dal riconoscimento del valore d’impresa e da premialità».

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(aggiornamento ore 19.05) In seguito agli attacchi delle associazioni è giunta anche la contro-replica del sottosegretario Pier Paolo Baretta: «Nessuna obiezione da parte mia se prevalesse la linea di intervenire anche prima della sentenza prevista per maggio, se questo aiuta e non peggiora le nostre trattative. L’importante è che l’intervento legislativo sia di aiuto a un buon esito per i nostri concessionari. La preoccupazione per me è solo questa. In ogni caso tempi e modi dell’intervento saranno decisi collegialmente dal governo coordinati dal ministro Costa».

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