Norme e sentenze

Dubbi sull’impugnabilità degli atti comunali di estensione delle concessioni demaniali marittime

Con una recente ordinanza il Tar Lecce, ha – a quanto consta per la prima volta – sollevato dubbi circa la possibilità di impugnare gli atti attraverso i quali un Comune pugliese – al pari di quanto hanno fatto numerosi altri Comuni costieri italiani – ha attuato l’estensione al 31 dicembre 2033 della durata delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo.

Per una migliore comprensione della portata dell’importante arresto dei giudici pugliesi prendiamo le mosse, come al solito, da una puntuale ricostruzione dei termini fattuali e processuali della vicenda. Da molti anni (almeno dal 2007) la società Fontanelle srl ha in concessione a uso stabilimento balneare un’area demaniale sita nel tratto di litorale Ugento-Torre Mozza. Con avviso del 22 ottobre 2020 il Comune di Ugento, in provincia di Lecce, ha pubblicato un avviso mediante il quale ha reso noto che, in applicazione di quanto disposto sia dall’art. 1 commi 682 e 683 della legge n. 145/2018, sia dalle specifiche disposizioni impartite dalla Regione Puglia con note del 25 febbraio 2019 e del 17 dicembre 2019, avrebbe provveduto a dare attuazione all’estensione “ex lege” (nel senso di “disposta dalla legge”) della durata al 31 dicembre 2033 delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo mediante un successivo ed espresso “provvedimento ricognitivo dichiarativo”, previa presentazione da parte dei concessionari interessati di un’apposita domanda, corredata da una serie di autodichiarazioni. Pertanto, in ossequio a quanto disposto nell’avviso pubblico, con un provvedimento del 14 dicembre 2020 il Comune di Ugento ha esteso al 31 dicembre 2033 la durata della concessione della società Fontanelle srl, la quale aveva presentato espressa e documentata istanza a tal fine.

In data 21 dicembre 2020 un imprenditore locale, assumendo di ambire alla gestione di uno stabilimento balneare sul tratto di litorale Ugento-Torre Mozza, ha diffidato il Comune di Ugento, domandandogli formalmente di disapplicare/violare le disposizioni normative contenute nell’art. 1, commi 682 e 683 della legge n. 145/2018 e, per l’effetto, di astenersi dal riconoscere la proroga al 31 dicembre 2033 della concessione della società Fontanelle srl. Tuttavia, con una nota dell’8 gennaio 2021 il Comune ha riscontrato la diffida del privato, significando di avere già provveduto alla ricognizione o presa d’atto della proroga della concessione demaniale de qua, con scadenza al 31 dicembre 2033.

A seguito di una specifica istanza di accesso ai documenti, il privato ha acquisito copia della concessione demaniale della società Fontanelle srl estesa al 31 dicembre 2033. Poco dopo il privato ha proposto ricorso al competente Tar Puglia, sede di Lecce, domandando l’annullamento, previa sospensione e/o altro idoneo provvedimento cautelare, del provvedimento comunale del 14 dicembre 2020 di estensione della concessione demaniale della società Fontanelle srl, della concessione demaniale del 2007 così come modificata ed estesa al 31 dicembre 2033, dell’avviso pubblico del 22 ottobre 2020 e, per quanto occorrer possa e nei limiti dell’interesse, delle richiamate note regionali del febbraio e del dicembre 2019 e, in ogni caso, di tutti gli atti connessi, presupposti e consequenziali. Nel suo ricorso il privato ha sostenuto l’illegittimità della proroga ex lege statale e degli atti di indirizzo impartiti dalla Regione per contrasto con il diritto dell’Unione europea e, in particolare, con l’art. 12 della direttiva 2006/123/CE (cosiddetta “direttiva Bolkestein”) e con l’art. 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Mentre il Comune di Ugento si è costituito in giudizio, la società Fontanelle srl, tecnicamente controinteressata (in quanto soggetto che subirebbe un’evidente lesione dall’eventuale accoglimento del ricorso), non si è costituita in giudizio, in considerazione del fatto che – come si dirà più avanti – sembrerebbe che alla medesima società non sia stato notificato il ricorso. Nella memoria depositata in giudizio il Comune di Ugento, oltre a contestare l’infondatezza nel merito del ricorso, ha in via preliminare eccepito l’inammissibilità dello stesso per difetto di legittimazione del ricorrente.

Il giorno 14 aprile 2021 si è tenuta (in modalità da remoto) l’udienza in camera di consiglio per la trattazione dell’istanza cautelare avanzata dal privato ricorrente. Nel corso dell’udienza, il giudice presidente ha avvisato le parti dell’intendimento del collegio di definire il ricorso direttamente nel merito con sentenza in forma semplificata ai sensi di quanto disposto dall’art. 60 c.p.a., sussistendone tutti i presupposti (ovvero la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria, NdR). La causa, pertanto, è passata in decisione.

Con ordinanza n. 541 del 15 aprile 2021, la prima sezione del Tar Puglia, presidente ed estensore Antonio Pasca, ha rilevato che, oltre ai profili di rito sollevati dalla difesa dell’amministrazione comunale, «ricorrono nella specie ulteriori problematici profili di inammissibilità, rilevabili d’ufficio e non eccepiti dall’amministrazione resistente, in ordine ai quali è pertanto necessario assegnare alle parti un termine per il deposito di deduzioni e di memorie ex art. 73, co. 3 c.p.a.»1. I giudici leccesi hanno precisato il contenuto e la natura di tali ulteriori “profili problematici”, ai quali neppure l’amministrazione aveva fatto richiamo: «In particolare – ha puntualizzato il Tar – appare necessario acquisire deduzioni in ordine al difetto di interesse connesso alla natura non provvedimentale dell’atto impugnato, in quanto atto meramente ricognitivo e di presa d’atto della proroga automatica disposta direttamente dalla legge, qualificabile come legge-provvedimento, con conseguente inconfigurabilità dell’effetto lesivo dell’atto impugnato, derivando viceversa la presunta lesione dell’interesse (ancorché di mero fatto) del ricorrente direttamente dalla legge». I giudici amministrativi pugliesi hanno aggiunto inoltre di ritenere necessaria l’acquisizione di deduzioni delle parti «anche in ordine all’ulteriore profilo di inammissibilità derivante dall’omessa notificazione del ricorso alla controinteressata Fontanelle srl, titolare in atto della concessione demaniale oggetto di impugnazione e della proroga ex lege della quale si contesta la validità».

Per tutti i suesposti motivi il Tar ha rinviato la causa all’udienza del 12 maggio 2021, ribadendo che a seguito della medesima il collegio deciderà con sentenza in forma semplificata sempre ai sensi dell’art. 60 c.p.a. e assegnando alle parti un termine per depositare in via telematica le controdeduzioni in ordine ai profili di inammissibilità rilevati e sollevati d’ufficio.

La decisione in commento acquista, a mio parere, particolare e rilevante importanza con riferimento alla questione di rito, tra quelle che si troverà a decidere il Tar, relativa all’impugnabilità o meno degli atti con i quali il Comune resistente ha provveduto a dare attuazione alle disposizioni normative statali che hanno esteso la durata delle concessioni demaniali al 31 dicembre 2033 (nonché alle disposizioni con le quali le Regioni hanno impartito ai Comuni ricadenti nel loro territorio istruzioni in merito al procedimento amministrativo all’uopo necessario). L’importanza della sentenza che il Tar leccese si accinge a emettere (ragionevolmente entro il prossimo mese di maggio, dato che si tratterà, comunque, di una sentenza in forma semplificata) discende da un lato dalla novità della questione e, dall’altro e soprattutto, dalla capacità della stessa di costituire, sul punto, un autorevole precedente applicabile e riproponibile in via generale nei numerosi casi nei quali è facilmente prevedibile che si porrà identica questione. Pertanto, è prima di tutto sinceramente auspicabile che i giudici salentini si pronuncino anche su tale importante questione, senza arrestarsi alle altre eccezioni di rito, le quali, per il vero e pur con la cautela dovuta alla mancata conoscenza di tutti gli atti di causa, paiono ictu oculi manifestamente fondate: la circostanza che i medesimi abbiano rilevato d’ufficio la questione e su di essa abbiano sollecitato espresso contraddittorio tra le parti appare, sul punto, idonea garanzia. E laddove i giudici amministrativi, come ancora una volta lascia ragionevolmente presagire il tenore letterale dell’ordinanza interlocutoria in commento, dovessero pronunciarsi nel senso della non impugnabilità degli atti con i quali le amministrazioni comunali si sono limitate ad attuare il dettato – preciso e puntuale – della normativa statale che prevede l’estensione automatica e per legge della durata delle concessioni, tale arresto diverrebbe inevitabilmente un’ulteriore “freccia nell’arco” delle medesime amministrazioni e degli attuali concessionari nella dura battaglia giudiziaria che, come noto, ormai da tempo si trascina e che, purtroppo, appare inevitabilmente destinata a prolungarsi e forse acuirsi ancora, a meno di un provvidenziale intervento risolutore (da tutti auspicato e invocato) del nostro legislatore.

A mio giudizio, i presupposti per una pronuncia favorevole alle amministrazioni comunali e ai concessionari che hanno ottenuto (magari attraverso la mera apposizione di un timbro) l’estensione della durata dei titoli ci sono tutti. Intanto non è ragionevolmente contestabile che a disporre l’estensione quindicennale non siano stati né le Regioni né tantomeno i Comuni, bensì lo Stato con l’art. 1, commi 682 e 683 della legge 30 dicembre 2018 n. 145 (legge di bilancio per il 2019), confermato, nella sostanza, prima dall’art. 182, comma 2, del decreto legislativo 19 maggio 2020 n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020 n. 77; e poi dall’art. 100 del decreto legislativo 14 agosto 2020 n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020 n. 126. Difficilmente confutabile appare, inoltre, la natura provvedimentale della normativa statale del 2018, dal momento che essa da un lato detta compiti assai specifici e puntuali ai due annunciati dpcm che dovranno condurre a una revisione generale della materia e del sistema delle concessioni e, dall’altro, indica specificamente i destinatari delle relative disposizioni (e, in particolare, di quelle che statuiscono l’estensione quindicennale della durata) soltanto ed esclusivamente nei concessionari demaniali già in possesso di titoli, i quali, peraltro, devono possedere requisiti temporali ben precisi e circoscritti (concessioni vigenti al 1° gennaio 2019 o vigenti al 30 dicembre 2009 o rilasciate dopo il 30 dicembre 2009 ma a conclusione di procedimenti amministrativi già avviati a quella data, eccetera).

Come noto, con il termine “legge provvedimento” o “atto amministrativo legificato” la migliore dottrina indica quegli atti normativi che «non hanno della legge il tipico contenuto genuinamente normativo, ossia generale ed astratto», in quanto «anziché limitarsi a prevedere i casi da regolare, provvedono in concreto su di essi, in tal modo comportandosi alla stregua di atti amministrativi» e, quindi, «assumono per proprio contenuto provvedimenti particolari e concreti»2. Prescindendo dalle pur interessanti e dibattute questioni circa l’ammissibilità di tale tipologia di atti legislativi e, soprattutto, della necessità di assicurare anche di fronte a tali atti l’effettività della tutela giurisdizionale, interessa in questa sede rimarcare come venga autorevolmente sostenuto che, in presenza di tali fattispecie, l’eventuale lesione di posizioni giuridiche soggettive deriva direttamente dalle stesse disposizioni puntuali e concrete della legge oppure dalle determinazioni e dagli atti amministrativi che ne hanno preceduto l’emanazione e ne hanno rappresentato il presupposto. Con la conseguenza che nel primo caso la tutela è assicurata mediante il sindacato di legittimità di competenza della Corte costituzionale, «alla quale tuttavia, come noto, non è possibile proporre direttamente ricorso da parte dei soggetti privati lesi»3; e nel secondo caso mediante un ricorso al giudice amministrativo diretto a ottenere l’annullamento dei detti atti amministrativi presupposti.

Sulla scorta di tali considerazioni pare allora potersi rimarcare come, con riferimento all’ipotesi delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo, le amministrazioni comunali si siano limitate, nello specifico, a porre in essere un’attività meramente ricognitiva o attuativa o dichiarativa di una imperativa disposizione normativa statale, previa vincolata verifica della sussistenza dei presupposti previsti (sempre) dalla legge per l’estensione della durata delle concessioni (presupposti che, poi, in concreto, coincidono con quelli necessari per il rilascio del titolo). Un’attività comunale peraltro interamente vincolata, dal momento che, come appare francamente incontestabile, alcuna discrezionalità residua in capo alle amministrazioni comunali, le quali, di fronte a una specifica domanda di estensione dei concessionari e a esiti favorevoli della verifica circa la sussistenza dei detti presupposti di legge, sono rigidamente tenute (cioè fermamente vincolate) ad attestare che la durata delle relative concessioni è, per legge, estesa al 31 dicembre 2033. E ciò i Comuni hanno fatto non soltanto in espressa e dichiarata ottemperanza a un dettato normativo statale puntuale e concreto, ma anche in ossequio alle esplicite richieste e ai precisi indirizzi formulati dalle Regioni di rispettiva appartenenza. Non è certo un caso che la grandissima maggioranza degli atti comunali (deliberazioni collegiali o determinazioni di dirigenti o funzionari) di cui si discute abbiano avuto cura di specificare e ribadire esplicitamente la loro natura meramente ricognitiva-dichiarativa-attuativa. Del resto, in materia di durata delle concessioni demaniali i Comuni non avrebbero potuto fare altro che limitarsi ad attuare lo specifico e puntuale dettato normativo statale, dal momento che, come più volte ribadito dalla Corte costituzionale, tale materia rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117, comma 2, lett. e) della Costituzione4.

Per i suesposti motivi, appare condivisibile la prospettazione dei giudici salentini secondo la quale l’eventuale lesione di posizioni giuridiche soggettive deriva direttamente dalla puntuale previsione normativa che ha disposto l’estensione temporale delle concessioni. Tale lesione, al contrario, non può provenire dagli atti vincolati mediante i quali le amministrazioni comunali si sono limitate a dichiarare e/o attuare e/o riconoscere quanto disposto dalla legge. Gli atti dichiarativi, infatti, rientrano nella categoria degli atti amministrativi «non ascrivibili a quelli di esercizio di potere, perché dotati di efficacia meramente dichiarativa e non costitutiva» e «perciò non dotati di quella caratteristica propria dei primi, di essere capaci in via esclusiva alla produzione degli effetti nella sfera giuridica di soggetti terzi»5. E nel caso degli atti comunali dichiarativi dell’intervenuta estensione quindicennale della durata delle concessioni demaniali si tratta proprio, in particolare, di quegli «atti di adempimento di obblighi stabiliti dalla legge, o da altra fonte, negoziale o provvedimentale (in sostanza si tratta di atti che accertano la sussistenza di presupposti necessari per l’adempimento degli obblighi facenti capo all’Amministrazione)»6. Si tratta, in sintesi, di atti che, data la loro efficacia dichiarativa, «non producono alcun effetto modificativo o estintivo verso diritti di terzi»7.

A identica conclusione si perviene anche nell’ipotesi in cui si dovessero inquadrare gli atti comunali di cui si tratta nella categoria dei cosiddetti “atti amministrativi meramente ricognitivi”, rientrando anch’essi nella categoria degli atti amministrativi che non sono provvedimenti amministrativi. Secondo la più autorevole dottrina, infatti, tali atti hanno la funzione di pura e semplice enunciazione della conoscenza acquisita dalla pubblica amministrazione attraverso il processo psichico di apprendimento, giuridicamente rilevante della realtà8, e a differenza dei provvedimenti, gli atti amministrativi ricognitivi non contengono né esprimono manifestazioni di volontà. Si tratta, in sintesi, di “atti amministrativi che non sono provvedimenti” e “non hanno contenuto di volizione”, ma che presuppongono un procedimento di verificazione (costituito da un’operazione o da una serie di operazioni dirette all’apprendimento) e consistono in dichiarazioni di scienza, di conoscenza o di giudizio relative a fatti constatati. Con la conseguenza che tali atti, di regola, non possiedono e/o producono effetti innovativi o costitutivi, nel senso che non modificano la condizione giuridica dell’atto, del bene e della persona che ne costituisce l’oggetto.

Proprio per questo, gli atti ricognitivi vengono di regola contrapposti agli atti costitutivi: questi ultimi creano, modificano o estinguono un rapporto giuridico preesistente e possono incidere su status, diritti o precedenti atti; i primi, invece, si limitano ad accertare una determinata situazione, senza inferire su di essa e con la primaria funzione di attribuire certezza a fatti giuridici rilevanti e stabiliti dalla legge9. Ne discende che «è inammissibile il ricorso giurisdizionale proposto avverso un atto non lesivo perché ricognitivo del contenuto di una previsione di legge, nonché ricognitivo del contenuto di un altro atto divenuto inoppugnabile»10. Già da tempo, del resto, la più autorevole giurisprudenza amministrativa aveva avuto modo di chiarire che «gli atti dell’amministrazione emessi in funzione applicativa di precetti normativi vanno riconosciuti come atti a contenuto dichiarativo-ricognitivo, estranei all’esercizio di pubbliche potestà e, come tali, non suscettivi di determinare l’onere della loro impugnazione entro termini perentori ai fini della tutela delle consequenziali posizioni di diritto soggettivo»11.

Anche i cosiddetti provvedimenti di presa d’atto, peraltro, non costituiscono determinazioni amministrative impugnabili, trattandosi di mere attestazioni o dichiarazioni di scienza circa la preesistenza di determinate situazioni12. Per la teoria pubblicistica, in conclusione, sia gli atti dichiarativi che gli atti ricognitivi (che, come detto, talora possono anche coincidere) sono inidonei a incidere nella sfera giuridica del destinatario, non sono provvedimenti e, per l’effetto, non sono – autonomamente e direttamente – impugnabili: la giurisprudenza è, infatti, unanime nell’affermare che «va dichiarato inammissibile il ricorso proposto avverso atti non rivestenti natura provvedimentale e non produttivi di effetti lesivi per l’istante»13.

I suesposti assunti paiono, a mio parere, ulteriormente e integralmente avvalorati da due (seppur diversi) orientamenti giurisprudenziali espressi sulla specifica questione che ci occupa. Secondo alcuni giudici amministrativi, addirittura, «non sussiste l’obbligo del Comune di provvedere sulla domanda volta all’emissione di un provvedimento che riconosca il prolungamento/rinnovo delle concessioni demaniali marittime per attività turistico-ricreative; ciò in quanto, a fronte di espresse disposizioni di rango legislativo (statali e regionali) interessanti il rinnovo/proroga, non è dato ravvisare l’esistenza di un obbligo del comune di provvedere neanche con riferimento alla funzione propriamente certificativa, trattandosi di un effetto prodotto dalla legge che non impone una duplicazione di un titolo (licenza di concessione demaniale marittima) valido ope legis ed efficace per la prevista durata»14. È allora evidente che se l’atto comunale di attuazione/applicazione del dettato normativo – stante l’automatica estensione prodotta dalla legge – può addirittura mancare del tutto, la sua eventuale adozione costituisce un quid pluris che nulla aggiunge agli effetti già verificatisi per la disposizione legislativa puntuale e concreta e che, quindi, non è in grado nemmeno soltanto di modificarli.

Sulla scorta di altro autorevole indirizzo si potrebbe, invece, ritenere che l’amministrazione concedente sia comunque tenuta a rilasciare il titolo cartaceo con valore ricognitivo, «ove ciò risulti necessario per il privato in ragione di esigenze di certezza dei rapporti giuridici con terzi ed altre amministrazioni»15. La sostanza delle cose, però, non muterebbe, dovendosi anche in questo secondo caso confermare il carattere non provvedimentale di tali atti, la loro assoluta inidoneità a produrre effetti lesivi – diversi, autonomi e ulteriori rispetto a quelli già prodottisi per legge – e, pertanto, l’inammissibilità di una loro autonoma impugnazione giurisdizionale.

In conclusione, appare convincente l’assunto secondo il quale l’eventuale lesione che potrebbe essere fatta valere dai nuovi soggetti interessati a ottenere la concessione (e che nella specie è stata fatta valere dal privato ricorrente davanti ai giudici salentini) non può discendere – né può essere fatta discendere – dall’atto comunale meramente applicativo, attuativo e ricognitivo, ma è ricollegabile, al più, direttamente alla legislazione statale o agli atti amministrativi presupposti. Con la conseguenza che un’eventuale impugnazione dei suddetti atti comunali dovrebbe risultare inammissibile. Aspettiamo, quindi, di conoscere la pronuncia dei giudici amministrativi pugliesi che potrebbe rappresentare in futuro un ulteriore, interessante argomento a sostegno delle ragioni degli attuali concessionari.

Note

  1. Va, per completezza, rammentato che, in parallelismo con il dettato dell’art. 101, comma 2, c.p.c., l’art. 73 c.p.a., che disciplina l’“udienza di discussione”, dispone al terzo comma: «Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione una questione rilevata d’ufficio, il giudice la indica in udienza alle parti dandone atto a verbale. Se la questione emerge dopo il passaggio in decisione, il giudice riserva quest’ultima e con ordinanza assegna alle parti un termine non superiore a trenta giorni per il deposito di memorie».
  2. F. Del Giudice, L. Delpino, Il diritto amministrativo, Simone, Napoli 2007, pagg. 126 e ss.. Inoltre E. Casetta, in Manuale di diritto amministrativo (Giuffré, Milano 1999, pag. 53), precisa che, secondo la Corte costituzionale, l’art. 113 Cost., che assicura tutela nei confronti di tutti gli atti della pubblica amministrazione, «non impedisce l’emanazione delle c.d. leggi provvedimento (si tratta di leggi che hanno contenuto puntuale e concreto alla stessa stregua dei provvedimenti amministrativi), purché sia rispettato il canone di ragionevolezza».
  3. E. Casetta, Manuale di diritto amministrativo, Giuffré, Milano 1999, pag. 54.
  4. Corte Cost. 29 gennaio 2021 n. 10; Corte Cost. 23 ottobre 2020 n. 222; Corte Cost. 23 luglio 2020 n. 161; Corte Cost. 9 gennaio 2019 n. 1; Corte Cost. 7 giugno 2018 n. 118; Corte Cost. 30 maggio 2018 n. 109; Corte Cost. 7 luglio 2017 n. 157; Corte Cost. 24 febbraio 2017 n. 40; Corte Cost. 4 luglio 2013 n. 171; Corte Cost. 18 luglio 2011 n. 213; Corte Cost. 26 novembre 2010 n. 340; Corte Cost. 1 luglio 2010 n. 233; Corte Cost. 20 maggio 2010 n. 180.
  5. V. Cerulli Irelli, Corso di diritto amministrativo, Giappichelli, Torino 1997, pag. 385.
  6. V. Cerulli Irelli, op. cit., pag. 385.
  7. V. Cerulli Irelli, op. cit., pag. 386.
  8. A.M. Sandulli, Manuale di diritto amministrativo, Jovene, Napoli 1984, pagg. 587 e ss.
  9. Tar Lazio, Roma, sez. III, 4 novembre 2003 n. 9464 ha dichiarato inammissibile il ricorso giurisdizionale diretto contro atti meramente ricognitivi delle funzioni assegnate a un dipendente della pubblica amministrazione, non aventi valore di provvedimenti e non idonei a incidere sulla posizione formale del medesimo dipendente.
  10. Tar Lombardia, Milano, sez. II, 22 aprile 2005 n. 858. Nello stesso senso Cons. St., sez. V, 12 aprile 2005 n. 1613.
  11. Cons. St., sez. IV, 27 novembre 1984 n. 875.
  12. Tar Puglia, Lecce, sez. I, 24 febbraio 2010 n. 622; Tar Sicilia, Palermo, 10 luglio 1985 n. 916. Sulla carenza di autonoma lesività e sulla conseguente inammissibilità dell’impugnazione delle c.d. prese d’atto cfr. anche Cons. St., sez. V, 5 maggio 1993 n. 550. Anche gli atti meramente confermativi vengono talora considerati delle mere prese d’atto dell’esistenza e della validità del provvedimento precedente che viene confermato (Cons. St., sez. VI, 8 marzo 2004 n. 1080) e, per l’effetto, non autonomamente impugnabili per garantire la certezza del diritto e, in particolare, il rispetto del termine decadenziale di impugnazione.
  13. Tar Puglia, Bari, sez. I, 10 febbraio 2011 n. 249. È stato, per esempio, più volte riconosciuto che il certificato di destinazione urbanistica ha natura ed effetti meramente dichiarativi e non costitutivi di posizioni giuridiche e che, pertanto, esso è privo di efficacia provvedimentale e non ha alcuna concreta lesività; con la conseguenza che è inammissibile la sua autonoma impugnazione: sul punto cfr. Tar Puglia, Bari, sez. III, 3 gennaio 2018 n. 5; Cons. St., sez. IV, 4 febbraio 2014 n. 505; Tar Lazio, Latina, sez. I, 16 maggio 2013 n. 427; Tar Lazio, Roma, sez. II, 6 marzo 2012 n. 2241; Tar Lombardia, Brescia, sez. I, 21 dicembre 2011 n. 1179; Tar Lombardia, Milano, sez. II, 14 marzo 2011 n. 729; Tar Campania, Napoli, sez. II, 20 settembre 2010 n. 17479; Tar Lombardia, Milano, sez. II, 12 gennaio 2010 n. 21; Tar Toscana, sez. I, 28 gennaio 2008 n. 55; Tar Marche, Ancona, 14 giugno 2005 n. 671. Anche il documento unico di regolarità contributiva (c.d. D.U.R.C.) si configura come una certificazione avente natura ed effetti meramente dichiarativi e non costitutivi di posizioni giuridiche, con la conseguenza che tale certificato, in quanto privo di efficacia provvedimentale, non ha alcuna concreta lesività, il che rende impossibile la sua autonoma impugnazione dinanzi al g.a.: Tar Abruzzo, Pescara, sez. I, 20 marzo 2012 n. 129; Tar Lombardia, Brescia, sez. I, 21 dicembre 2011 n. 1779. È stata, allo stesso modo, esclusa la natura provvedimentale e la capacità di produzione di effetti immediatamente lesivi degli atti ricognitivi di posizioni debitorie e/o creditorie dell’amministrazione (Tar Lazio, Roma, sez. I, 27 ottobre 2010 n. 33037) o dei ruoli di anzianità dei dipendenti delle singole amministrazioni (Cons. St., sez. IV, 1 ottobre 2004 n. 6397; idem, 28 agosto 1997 n. 926) o della presa d’atto del funzionamento di una scuola privata (Tar Lazio, Roma, sez. III, 29 dicembre 1984 n. 1108). È altrettanto pacifico l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale «le diffide, o prescrizioni impartite dall’ispettorato del lavoro alle imprese per la prevenzione degli infortuni e per l’igiene del lavoro costituiscono meri atti di accertamento ricognitivo di obblighi giuridici preesistenti all’emanazione dell’atto e derivanti direttamente da norme di legge, le quali, descrivendo puntualmente la situazione antigiuridica nonché gli strumenti per farvi fronte, non lasciano all’intervento ispettivo alcun margine di discrezionalità. Trattasi pertanto di atti amministrativi privi di natura provvedimentale contenenti un mero richiamo all’osservanza di un dovere, già enunciato nella legge e in essa puntualmente sanzionato, i quali non sono di per sé impugnabili né in via amministrativa né in sede giurisdizionale, non però in ragione di una pretesa natura processuale degli stessi, ma piuttosto per la carenza di interesse sostanziale in capo al destinatario, il quale non riceve da essi alcun pregiudizio, ma versa in una situazione di assoluta indifferenza giuridica» (così, alla lettera, Tar Piemonte, 3 giugno 1980 n. 414). Sul carattere meramente ricognitivo di obblighi che l’amministrazione assume come preesistenti delle diffide e degli inviti in senso stretto e sulla conseguente loro natura di atti non immediatamente lesivi della sfera giuridica del destinatario cfr. anche Cons. St., sez. IV, 17 marzo 2020 n. 1907; Tar Veneto, Venezia, sez. III, 30 ottobre 2019 n. 1172; Tar Lombardia, Milano, sez. III, 2 maggio 2019 n. 984.
  14. Così, alla lettera, Tar Lazio, Latina, sez. I, 12 febbraio 2013 n. 161.
  15. Tar Liguria, sez. I, 2 marzo 2017 n. 156.

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Carlo Lenzetti

Carlo Lenzetti

Avvocato e docente a contratto di diritto amministrativo presso il Dipartimento di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pisa.
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    Nikolaus Suck says:

    Ma tutto questo per dire che? Che non c’è interesse ad impugnare atti ricognitivi presupposti? Benissimo, si sapeva già, ma se è stata impugnata la concessione prorogata, che da tali atti ricognitivi discende, non cambia niente.
    Semmai quello che va provato e valutato è l’interesse concreto e attuale a impugnare quella concessione.
    Ho l’impressione che il TAR Lecce ambisca più che altro a far parlare di sé.

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      Avv. Lucano says:

      Infatti trovo discutibile , e alquanto dubbio l’interesse concreto ed attuale di un semplice operatore economico esterno che impugna un rinnovo in assenza di qualsiasi normativa di legge che preveda delle gare , se non una direttiva europea contestata dallo stato italiano e di dubbia esecutività immediata. Non essendoci una normativa interna che specifica come si debbano fare le evidenze per le concessioni già poste in essere e rinnovate , manca praticamente una indicazione precisa su durata, indennizzi e modalità di esplicazione , dove si rintraccia la legittimazione ad agire del privato? Non dico che non sia deducibile un eventuale perdita di opportunità economica astratta , ma per lo meno manca una normativa di dettaglio che sostenga l’azione, se non una direttiva europea oggetto di contrasto interpretativo. A ciò si aggiunge la mancanza di un pericolo per la pa nell’estensione delle concessioni come confermato dal consiglio di Stato nella fase cautelare. In questa storia la cosa più grottesca resta l’intervento dell’AGCM che mira a fare pressione sul legislatore nonostante la chiara impossibilità di intervenire in tutti i territori dove l’estensione è stata già posta in essere, creando una disparità che è inaccettabile, dequalifica il libero mercato attuale e avvantaggia un operatore al posto di un altro a pochi km di distanza. Mi spiego, se ho la concessione in Puglia e ho ricevuto rinnovo al 2033 e il mio vicino lucano che opera a 5 km ha ricevuto la proroga tecnica di un anno , è evidente che creo una condizione di disparità commerciale ed economica . Chi investirà? Il pugliese o il lucano . Se il pugliese investe probabilmente lavorerà di più e creerà un indotto economico maggiore per il territorio, il lucano giustamente ha paura e sta fermo . Vi sembra normale? La legge deve essere applicata in modo uniforme su tutto il territorio l’estensione non può essere messa in discussione dai funzionari è troppo tardi, solo lo stato e le corti preposte possono decidere di modificare la storia. Detto ciò considero la mancata estensione di alcune amministrazioni e gli interventi dell’AGCM abominevoli ed incoscienti.

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        Buona sera Avvocato lucano, mi dispiace contraddirla, ma in Basilicata non c’è nessuna proroga tecnica di un anno, noi balneari lucani ad oggi siamo senza titoli di concessione, ed al momento possiamo proseguire le nostre attività balneari per l’articolo 103 comma 2 della legge 2020 per l’emergenza da pandemia da covid-19 tutte le autorizzazione, titoli, ecc. (conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza (al momento fissato al 31/07/2020). La legge regionale della Basilicata n.41 del 22.12.2020, da solo tempo agli uffici preposti (demanio marittimo regionale di Matera) a provvedere alla ricognizione, mappatura, individuazione e consistenza dei luoghi. In seguito alla legge regionale n. 41, la regione il 16 marzo a fatto la delibera regionale n. 189 del 12 marzo 2021 che prende atto della legge regionale n. 41 (articolo 2) del 2020, e dell’articolo 103 comma 2 della legge 27/2020, e se leggete i punti 4-6 di quest’ultima delibera , in particolare il punto 6 che dice stante l’attuale contesto giuridico normativo, caratterizzato da controversi orientamenti sulla materia di che trattasi, permane impregiudicato il potere dell’autorità concedente di intervenire al riguardo, per motivazioni di interesse pubblico, per modifiche normative sopravvenute, nonchè per esiti cogenti di procedimenti giurisdizionali nazionali e sovranazionali in corso o futuri, con provvedimenti conferenti. La regione dice, che i titoli delle nostre concessioni sono cessati il 31 Dicembre 2020 e i concessionari di fatti può vantare solo un mero interesse che l’mministrazione proceda ad una nuova concessione in suo favore e non già una situazione qualificata in qualità di concessionario uscente, con conseguente inconfigurabilità di alcun obbligo di proroga ex lege o motivazionale dell’amministrazione. Stante il contesto così , se ha una concessione demaniale marittima in basilicata o se difende qualche balneare lucano le consiglio di verificare l’attuale situazione delle concessioni demaniali marittime in basilicata, prima che scadono i 60 giorni per impugnare l’ultima delibera regionale n. 189 pubblicata sul bur regionale il 16 Marzo 2021. Cordiali saluti.

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          Avv. Lucano says:

          Sono a conoscenza della situazione della nostra regione , anche se c’è la volontà politica , ( così sembra, ma vedo anche tanta approssimazione ) di risolvere il problema, ho assistito di persona ad una riunione con assessore al ramo il primo maggio. E si per certo di numerosi controllo sul litorale forse tesi alla mappatura? Non lo so. Quanto al collega Suck che mi ricorda la normativa del codice della navigazione sulle evidenze, posso ricordare che i concetti europei come il diritto di proprietà europeo , reso palese nella carta di Nizza , che tutela anche l’avviamento commerciale va a favore dei concessionari uscenti. Quindi se dobbiamo seguire pedissequamente le normative europee allora seguiamole anche nelle ipotetiche gare. O no? Io ci vedo un grande caos e una situazione di disparità evidente che crea danni economici concreti ed attuali, quantificabili nel breve agli attuali gestori che non hanno ricevuto estensione, e il cautelare del consiglio di stato lo conferma in un certo senso. Ora spero che il governo faccia chiarezza sull’estensione almeno con una circolare applicativa. Come ho già detto e ripetuto l’iper concorrenza voluta è quasi imposta dall’Europa è inaccettabile.

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            Nikolaus Suck says:

            1. Volendo funziona anche all’incontrario: se lo Stato se ne può e deve fregare della normativa e dei concetti europei perché “inapplicabili” in base alle proprie presunte specificità, come per la “iper-concorrenza” lo stesso potrebbe valere pure per la “proprietà europea”, o no? A me personalmente non interessa “applicare pedissequamente la normativa europea” (e tra l’altro la Carta di Nizza non è nemmeno una “normativa” in senso proprio), ma uscire dalla procedura di infrazione e non averne altre. Ma le scelte finali, le uniche che contano e andranno valutate, spettano al legislatore.
            2. Proprio per questo, una “circolare applicativa” oltre tutto del Governo non serve assolutamente a niente, visto che è priva di valore cogente e non prevale si nulla. E se si ritiene disapplicabile una norma primaria, figurarsi una semplice circolare.
            3. Io sono qui a titolo privato e non ho mai invocato titoli. Ma data questa ripetuta (e curiosa) insistenza sul “collega” non sarebbe ora di palesarsi con nome e cognome come usa tra “colleghi” che siano effettivamente tali?

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        Nikolaus Suck says:

        “In assenza di qualsiasi normativa di legge che preveda delle gare”?
        Primo, questo non è vero, perché Codice della navigazione e normativa nazionale con il supporto del Consiglio di Stato prevedono eccome le gare, sotto forma di licitazione privata, che ogni amministrazione può indire e organizzare secondo le proprie esigenze e in base a norme e principi esistenti. Ed è regolata pure la questione indennizzi, che spettano solo per revoca anzitempo ed investimenti non ammortizzati, come è logico che sia (mentre, a scanso di equivoci, giurisprudenza pacifica e pluridecennale esclude l’applicabilità dell’avviamento dai rapporti concessori).
        Secondo e in ogni caso il punto non è questo, interesse e legittimazione del privato non hanno niente a che fare con la ritenuta assenza o meno di una normativa (che può piacere o no ma esiste), ma esclusivamente con la differenziazione della posizione giuridica soggettiva del ricorrente dal quivis de popolo. Ed è sotto questo profilo che dubito che qualsiasi operatore semplicemente dichiarandosi tale possa impugnare una concessione ovvero la sua proroga, senza dare prova del pregiudizio concreto e attuale che ne ha ricevuto, e che secondo me non può essere solo un generico interesse ad una eventuale gara, ma deve risultare da qualcosa di più, quindi ad es. l’aver chiesto la concessione e ottenuto un diniego motivato con la proroga ad altri, e/o l’aver concretamente ma inutilmente sollecitato l’amministrazione alla messa a bando in luogo del rinnovo. Altrimenti si tratta di un cittadino qualsiasi che non può impugnare “nell’interesse di giustizia”.
        Sul resto come al solito ognuno la pensa come vuole. La disparità tra situazioni oggettivamente esiste è vero. Ma l’unico modo per risolverla davvero è una normativa statale organica di rango primario non contestata dalla UE. E su questo lo Stato, lungi dal dare o aver dato “garanzie” come pretestuosamente sostiene qualcuno, nicchia e continua a nicchiare vergognosamente, e niente affatto a caso.

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          Avv. Lucano says:

          Mi paleso solo e quando ne avrò voglia. Ma non amo pubblicità inutilil. Sul resto certo ha ragione, la circolare non è cogente ma per lo meno da un indirizzo ai funzionari indecisi, rafforza le idee sulle scelte anche del governo draghi. Però il punto è sempre lo stesso perché mai è così difficile applicarla sta direttiva se è così chiara? ma il consiglio di Stato poteva decidere subito nel merito , perché aspettare ? Questa è la vera domanda. Ora o questa lobby dei balneari è potentissima come si dice o la questione lavoro anche nelle sua mastodontica valenza numerica compreso l’indotto fa desistere qualsiasi governo da qualsiasi iniziativa in merito. Io insisto su questo perché non vorrei che con la scusa del sono imprenditori lo sanno il rischio che corrono si faccia finta che in caso di aste non succeda nulla . Cosa che capirebbe anche un bambino essere una bugia. C’è un problema di lavoro per molte famiglie ecco il nodo. E la politica questo nodo in cui si è aggrovigliata lo deve risolvere senza fare danni.

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            Nikolaus Suck says:

            “Mi paleso solo se e quando ne avrò voglia” è un’affermazione direi dentologicamente dubitabile, visto che Lei il titolo lo spende eccome. E quella che “non ama pubblicità inutili”, quando i Suoi interventi hanno un fortissimo e anzi crescente connotato di autopromozione e relativo seguito entusiasta, fa (di nuovo) parecchio sorridere.
            In entrambi i casi, dà la cifra e non mi aspettavo nulla di diverso, ma da anonimo sconosciuto che potrebbe essere chiunque La prego vivamente, almeno con me, di astenersi dall’evocare rapporti di presunta “colleganza” non verificabili. Io i miei “colleghi” li conosco tutti per nome e per cognome. Per rispetto reciproco, e non perché “ne hanno voglia”.
            Nel merito ogni punto ha una sua risposta, nemmeno troppo difficile, il presunto “aggrovigliamento” è un’invenzione, non c’è nessuna “bugia”, e il “problema di lavoro per molte famiglie” si pone allo stesso modo per qualsiasi altro imprenditore, sia nei settori in concessione che in altri. Ma per quanto detto sopra allo stato non ritengo di doverLe dedicare una riga di più. Tanto più che repetita non iuvant.

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          Almeno abbiamo capito che Lucano non è il cognome. Scherzi a parte L’avvocato Suck vuole intimidire l’avvocato Lucano visti le sue ampie conoscenze della materia. Tuttavia un mese fa leggevo che per scarsità della risorsa occorrerebbe chiedere a chi ha scritto la norma se essa volesse intendere la sua scarsità ontologica oppure la scarsità delle risorse rispetto agli altri stati. Anche un noto avvocato (caravita di Toritto) nel convegno ha più volte detto che le coste non sono scarse in rapporto a quelle utilizzate (quindi ha usato un criterio diverso per definire la scarsità). Insomma già solo questo fa capire come la direttiva non solo non sia chiara ma è palesemente non esecutiva (altrimenti produrrebbe effetti come un regolamento). La nostra unica speranza tuttavia è quanto detto dall’avvocato Lenzetti e la speranza dell’avvocato Suck è che abbia preso una cantonata

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            Nikolaus Suck says:

            Carlo quel dubbio sulla scarsità ontologica da un lato è un falso problema dall’altro è risolvibile già in base al dettato testuale della direttiva che ho riportato in precedenza e riferisce la scarsità al numero limitato delle autorizzazioni, e la dà per scontata in caso di risorse naturali. Se chi ha espresso quel dubbio avesse letto anche i lavori preparatori della direttiva lo avrebbe saputo.
            Per il resto devo invitarla a moderare i termini, che per chi ne capisce hanno un significato preciso. Io non intendo “intimidire” nessuno e la Sua è un’affermazione grave.

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    Come volevasi dimostrare, ancora una volta, il nostro (avvocato?) Suck continua la sua campagna denigratoria contro il TAR di Lecce. Davvero inammissibile!

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    Non capisco perché tutti dovrebbero adeguarsi al rinnovo e non viceversa..secondo me il comune pugliese dovrebbe fare come quello lucano…presto avremo novità ALL’AGCM così non si faranno differenze tra concessionari vicini.

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      Tutela imprese says:

      Mi spiace Diario ma ci sono rinnovi su cui agcm non può intervenire perché è trascorso il tempo utile per impugnare il provvedimento, quindi come la risolve la disparità ? Questo è un problema con l’Europa è fino a che l’Italia non lo risolve , come ho ben spiegato non esistono leggi su come fare le aste sulle concessioni già esistenti, perché le norme attuali non contemperano gli interessi degli attuali gestori anche sull’eventuale indennizzo. Interessi che l’Europa stessa pretende vista la concezione europea del diritto di proprietà.

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    GRANDE AVVOCATO LUCANO, temo però, che, la sua chiarissima, logica, incontestabile, anche giuridicamente, puntuale analisi, ancora una volta, non sarà accettata dai nostri “pro-asta”, fortemente illusi da qualcuno, se non da Rustichelli, (mi piacerebbe conoscere l’orientamento politico di quest’ultimo, anche se non dovrebbe essere difficile intuire!) che vedrebbero allontanare il vantaggiosissimo “affare”!

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    Grazie mille avv Suck e Sig Diario, per i “suggerimenti” dati, sicuramente saranno utilissimi e di grande aiuto a tantissimi balneari italiani. Grazie alla vostra conoscenza giurisprudenziale, imprenditoriale, sindacale, di grandi lavoratori, e soprattutto altruista, questo Paese, finalmente troverà la strada giusta per migliorare. MI RITORNA IN MENTE PERÒ, SEMPRE LA STESSA DOMANDA: IN QUALE ALTRO PAESE AL MONDO, SEGUONO I VOSTRI “CONSIGLI” E LE VOSTRE IDEE ?! Ditemene soltanto uno, vi prego!!!

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        caro suck lei nomina la francia perchè è la sola che applica la direttiva in quanto li è veramente incontestabile il fatto della scarsita della risorsa(giustamente a risposto a renzo che le chiedeva di uno stato)..ma poi vogliamo scherzare nel paragonare le nostre coste con quelle francesi…il turismo balneare in francia c è solo un mese, un mese e mezzo massimo
        (e lo so molto bene visto che ci ho vissuto per anni) e solo verso il sud poichè nel nord ti devi mettere il cappotto in estate ……,,,ma il portogallo grecia spagna e croazia dove le lascia?..applicano per caso la direttiva? col cavolo. Forse lei non ha letto l articolo che ho esposto una ventina di giorni fa qui sul portale riguardo le concessioni a 75 anni di spagna e portogallo grecia e croazia …..lei è un furbone…la direttiva non l applica nessun di questi stati(eccezion fatta per la francia per le ragioni sopraindicate )…finitela di dire stronzate…la verità ormai è risaputa e sotto gli occhi di tutti..guardi che anche io insieme a degli amici avvocati ho visionato il video del dott Lipari e siamo arrivati a dire dopo un suo commento al riguardo che lei ne ha guardato un altro..

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          Nikolaus Suck says:

          Ernesto come ha giustamente notato non ho fatto altro che rispondere ad una domanda precisa di Renzo, che ne chiedeva appunto “soltanto uno”. Perché strafare?
          Il Suo intervento sui “75 anni”, non particolarmente originale e anzi trito e ritrito pure quello, io come altri lo abbiamo letto ed è stato già commentato e contestato. Dire che “la direttiva non la applica nessuno di tali Stati” è una stupidaggine, anzi una “stronzata” per adeguarmi al Suo linguaggio così magari capisce. La direttiva (se la legga) chiede solo due cose: scadenze certe e gare alle scadenze. Tutti gli Stati hanno previsto e prevedono scadenze, di diverse durate compresi i 75 anni della Spagna (giustificati, a torto o a ragione, con la necessità di espropriare i beni di cui i privati si erano appropriati), ma sempre chiare e certe , e gare alla scadenza, e quindi applicano/attuano eccome la direttiva. Solo in Italia si va avanti con semplici “proroghe in attesa di” non si sa cosa e non si prende una posizione chiara, una qualsiasi.
          L’intervento del presidente Lipari, che ho seguito sia in diretta che successivamente, è registrato e a disposizione di tutti e sono certissimo del mio resoconto. Quello che ha DETTO è chiaro e verificabile. Quello che poi avete SENTITO/capito o voluto sentire/capire voi, Lei e i Suoi non meglio precisati “amici avvocati” (che, come il mio caso insegna, non è per forza una garanzia), è tutto un altro discorso.
          Infine per quel che vale passo metà delle mie vacanze in Francia da decenni, e ho fatto delle bellissime estati non solo nel Sud e Sud/Est ma anche ad esempio in Aquitania, in Bretagna, e in Normandia, e senza cappotto. Ovviamente sono realtà diverse e con stagioni diverse, ma non certo deteriori. Anzi, personalmente preferisco di molto il modello loro che preserva le spiagge prevedendo quasi sempre servizi minimi e collegati alla fruizione della spiaggia come tale, alla “unicità” (per fortuna!) del modello italiano consistente nel fatto che in effetti in nessun altro paese spiagge e coste sono state snaturate e violentate così tanto come qui. E non è certo un merito come rivendicate voi, tanto meno qualcosa da proteggere.
          Inoltre la Francia ha sempre almeno 3.500 km di coste e spiagge, il che non rende la risorsa più scarsa che da noi, visto che – come pure più volte evidenziato e non solo da me – la scarsità non dipende dai chilometri, ma dal fatto che le risorse naturali, tutte e ovunque, sono “scarse” per definizione, ontologicamente, economicamente e giuridicamente, perché sia i chilometri (tanti o pochi) che le concessioni rilasciabili prima o poi finiscono e non possono essere assegnati a tutti e all’infinito. Infatti non a caso la direttiva (ripeto, se la legga) richiede le gare, testualmente, “qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali”, come lo sono appunto, sempre e ovunque, coste e spiagge. E che il numero di autorizzazioni rilasciabili sia limitato e non infinito, non è contestabile.
          Sono però tutte cose dette e ridette cento volte e non solo qui, non solo da me. Inutilmente, come è evidente.

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            suck lei sta dicendo una fandonia dietro l altra…la francia partendo da nizza arrivando a calais , deauville a pochissimi km di balneazione e sono tutte coste esposte sull oceano dove bagnarsi è estremamente rischioso..lei è andato in vacanza(buon per lei) io invece ci ho lavorato e vissuto per anni nella région île de france paris …inoltre le coste sono estremamente tortuose tanto per dirne una… quali 3500 km …sogna per caso? poi sul video mi viene da ridere …io ho visto bene quello che è stato detto dall avvocato di stato e Lipari sul video…e attenzione non hanno minimamente menzionato la disparita che c è tra noi e gli altri stati membri circa l applicazione della direttiva altrimenti sarebbe stato un interpretazione ancora più pesante di quella che già è ….lei che è di parte interpreti cio che vuole…ma la sostanza di cio che ho visto e del video che hanno visto i miei amici non cambia …e non cambia l opinione su di esso da parte dei miei amici…..inoltre lei puo tritare e ritritare solo della carne macinata ..la spagna portogallo grecia e croazia non hanno nulla a che vedere con noi e la bolkestain. ..hanno tutelato il loro comparto col tacito consenso dell europa ..i 75 anni ci sono eccome …..ma chi vuole prendere in giro…..lei e un avvocato di parte e proprio per questo non è mai imparziale… la parola risorsa scarsa dato che non è matematica puo essere interpretata anche differentemente da quello che dice lei….qui non si parla di gas petrolio acqua (che sono la sua materia) ma di tutt altra cosa, (altro che per definizione etc etcc)e questo non sono certamente solo io a dirlo(come si e affrettato a specificare anche lei ma dal suo punto di vista nell articolo sopra indicato)ma dei piu illustri giuristi e avvocati internazionali ..il giochetto sta per finire ….inoltre se l francia e considerata risorsa scarsa con 2000 km di coste l italia con 12000 come la considera? quello che lei e i suoi amici non volete mai ammettere e la disparita di trattamento tra noi e gli altri stati europei…negate anche davanti l evidenza,..

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        Tutela imprese says:

        Un tantino diversa la Francia dall’italia o no ? Per lo meno guardando l’economia delle coste e la sua gestione. O forse vogliamo paragonare la Normandia all’emilia Romagna. Comunque la direttiva non funziona e non va bene lo sanno anche le pietre oramai

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          Nikolaus Suck says:

          Tutela ho solo dato la risposta richiesta ad una domanda precisa. E’ stato chiesto di indicare uno Stato, “uno soltanto” che applicasse la direttiva. L’ho fatto. E l’assunto di partenza, ovvero che “nessun paese al mondo applica la direttiva” è stato smentito. Tanto basta.
          Se, poi, volgiamo cambiare e ampliare il discorso, prego.

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    Allora siccome che l’Italia è unica,le coste sono le migliori del mondo,il clima è invidiabile e tutte queste cose sono verissime,vi sembra un buon motivo per far fruttare tutto questo patrimonio pubblico solo e smpre agli stessi e come se non bastasse pure ai loro discendenti?A me sembra che tutte queste caratteristiche siano un motivo in più per decidere che finalmente la ruota deve girare a favore di tutti.Ci sarà una rivoluzione nel campo della concorrenza,studiata proprio per cambiare questi meccanismi inaccettabili.Per tutti tranne che per i balneari?Ma siete sicuri?O verrà qualcuno che pur di salvarvi metterà a rischio il futuro delle prossime generazioni?E poi come lo spiegherete a tutti gli italiani che credono che qualcosa stia finalmente per cambiare?Ci penseranno Matteo e la Giorgia? Magari con Draghi Presidente della Repubblica?

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      A rischio il futuro delle nostre generazioni???ma lei in quale paese vive???il resto dei (veri) problemi fa finta di non vederli???la tassazione inesistente delle multinazionali della tecnologia è in confronto alla questione balneare coma l’Everest e la collina bolognese si cui cantava Cremonini….e lei ritiene che sia colpa nostra …. Ma i vitalizi a lei non danno fastidio??eppure tace …. Lei è palesemente interessata come l’avvocato Suck. Io ove non fossi interessato non perderei tempo qui.

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            Nikolaus Suck says:

            Carlo Lei mi stupisce, e mi delude pure un po’. Provi a ragionare, ma sul serio.
            Intanto risulta “evidente” solo in base al Suo personale apprezzamento ed opinione, mentre le cose davvero “palesi” richiedono qualche prova più concreta ed oggettiva.
            Ma soprattutto, se fosse vero (e se lo fosse, non avrei comunque nulla da rimproverarmi), il mio “lavoro” lo farei impiegando utilmente il mio tempo e le mie competenze presso Comuni, Regioni ed altre amministrazioni a favore dei miei presunti committenti, non certo perdendolo qui e appresso a voi che tanto la pensate e ve la raccontate comunque come volete, non Le pare?
            O crede davvero che qualcuno possa essere così pazzo da assumere e pagare me o chiunque altri per fare questo? L’ho chiesto a Renzo (che naturalmente e come sempre non ha risposto), lo richiedo a Lei: se sì, Le prego me lo indichi, per me sarebbe una svolta!

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    Nikolaus Suck says:

    Vabbè Ernesto tempo perso.
    Ho lavorato nella Ile de France pure io e ne ricordo distintamente gli sconfinati chilometri delle famosissime spiagge:)))
    Mi sono bafnato a Deauville, sull’Atlantico e altrove e per vostra disgrazia sono ancura vivo, ed eravamo in tanti. Le mie “fandonie” sono dati statistici verificabili. Pensi che ne avevo trovato uno che indicava 5.500 ma non ho voluto strafare. E anche i 7000 dell’Italia non sono interamente sfruttabili e concedibili. E cmq non è questione di numeri e una nozione economica e giuridica plurisecolare e accolta universalmente non credo che sarà messa in discussione per Lei e per voi. Risponderle ancora è tempo perso. Vedremo come va a finire il “giochino”.

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    Suck, vai a farti una camminata al lungomare, “cap de chiumm”!. I soldi per comprarti uno stabilimento balneare c’è l’hai?

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    Suck, mi accorgo, purtroppo solo adesso., che i tuoi “argomenti” sono soltanto pretestuosi e imparagonabili, con finalità tutt’altro che nobili.

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    Carlo,certo che le mancate tassazioni e i vitalizi mi danno la nausea!Come me la dà la mancanza di concorrenza sui beni pubblici allo stesso identico modo!

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    Avv.Suck,di nuovo buongiorno.Qui si mettono in evidenza storture,comportamenti e ingiustizie sociali che solo una pandemia a livello globale è riuscita a mettere in luce.Si fanno paragoni tra una e l’altra per dire che la mancata concorrenza sulle pubbliche spiagge non sia una di quelle vergogne,anzi motivo di orgoglio nazionale e si invoca l’assoluzione divina!Io invece penso che questa questione,come tutte le altre,stia per diventare davvero grave sotto tutti i punti di vista:sociale,civile,morale ed anche etico!

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      Nikolaus Suck says:

      Bentrovata Ilaria. Con il rischio non temuto di risultare ripetitivo, ha di nuovo ragione. E non è “solo” questione di concorrenza, che pure è un principio fondamentale ma attiene anzi tutto (anche se non soltanto) al mercato e alla libertà di iniziativa economica oltre che di circolazione dei servizi, ma anche di una pluralità di (altri) interessi pubblici, generali e collettivi, prevalenti e da sempre presenti e che (come il resto) è inutile ripetere. Ma qui si guarda a un interesse solo (e tutto sommato perché no, essendo un forum di settore). Solo che come avrà notato l’unico modo per farlo è ripetere sempre le stesse identiche cose come un disco rotto, rimanendo indifferenti a qualsiasi possibile contestazione, e trincerandosi dietro ad altrettanto ripetitive (e secondo me altrettanto pretestuose) considerazioni “politico-sociali” come argomento “di chiusura”. E’ una strategia anche quella (gli orientali la applicano moltissimo). Pazienza!

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    Avv. Suck lei dimentica che Ernesto è un complottista quindi crede che Trump abbia perso per colpa dei poteri forti, gli aerei lascino le scie chimiche, la terra è piatta e il rinnovo automatico è legittimo perché riguarda i poveri imprenditori balneari..credo che nessuno convinca nessuno ma il tempo darà ragione ad una parte che sono convinto siano le aste cosi come la terra tonda!

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      Nikolaus Suck says:

      E’ vero Diario, lo avevo perso di vista ma effettivamente spiega molto, la famosa informazione libera e democratica. Suum cuique tribuere.

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    Renzo,le imprese che nascono e insistono su pubblico demanio hanno una caratteristica e cioè sono poggiate su un bene collettivo che,e senza che lo dica l’Europa,prima o poi hanno una scadenza.In questo caso sembra che il poi stia per arrivare.Che sia difficile accettarlo non lo metto in dubbio anche perché di illusioni ve ne hanno date e continuano a darvele.Forse ci sarà chi di voi perderà la concessione e il lavoro,ma essendo imprenditori insistenti su un bene pubblico dovevate averlo sempre ben chiaro questo piccolo particolare.La cosa importante da capire è cosa intenda Draghi per “mitigazione degli effetti in caso di perdita della concessione”.Sono quelle sfumature alle quali,presi dalla smania di pensare a privatizzare le spiagge,non ci si fa caso,sfuggono e invece sono importanti.Non saranno domani,ma le gare sono assai più probabili della proroga al 2033.Un altro particolare detto da Draghi durante i discorsi alla Camera e al Senato prima dell’approvazione del PNRR è stato quello di ringraziare l’AGCOM per aver puntualmente risposto all’invito di fornire dati riguardo al sistema della concorrenza e dei preziosi consigli dati.E da queste parole si capisce che l’intervento dell’Antitrust non è stata un invasione di campo,ma un invito a fare chiarezza.

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      Intanto tu fai leva su una direttiva europea. Direttiva non applicata dagli Stati europei. Quindi abbandona la questione bolkestein. Perché altrimenti avremmo diritto almeno a 75 anni di proroga. Oppure lei crede che sia giusto che l’Italia la applichi e il resto no????

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        Nikolaus Suck says:

        Carlo, una domanda da parte mia una volta tanto: perché Lei va formulando quesiti e chiedendo pareri, nemmeno semplici, insistendo anche perché vengano evasi e puntualmente, e facendo impegnare le persone a soddisfarla in modo più chiaro, oggettivo ed esaustivo possibile, e poi però scrive e sostiene cose come se non li avesse nemmeno mai letti, certamente non compresi?
        Tra le tante cose Le abbiamo detto, su Sua specifica domanda, anche che la direttiva non è decisiva, che le scadenze ci sono e ci sono sempre state anche a prescindere, che per fare le gare la si potrebbe tranquillamente abbandonare, che essa non prescrive nessuna durata fissa e unica ma solo di stabilire scadenze certe e gare a tali scadenze, che questo gli altri Stati anche se in vari modi lo hanno comunque fatto e quindi non è vero “non la applicano”, e che volendo anche l’Italia potrebbe benissimo provare a convincere la UE che i 75 anni sono giustificati e necessari pure qui ma il problema è che non lo fa e non lo sa fare, etc., etc., etc.; ma Lei preferisce accodarsi a Renzo, Ernesto Byoblu, & Co. con gli stessi identici argomenti. Intendiamoci ovviamente è liberissimo di non condividere nulla ma Lei va oltre, fa proprio finta di niente, in tal modo tutto sommato finendo anche per mancare di considerazione e rispetto verso chi ha coinvolto come Suo interlocutore, e questo da un lato è un peccato, dall’altro porta a concludere che la prossima volta che chiederà qualcosa, impegnarsi a risponderLe apposta sarà inutile. Saluti.

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    AVV suck. Lei evidentemente legge solo quello che vuole leggere. Innanzitutto Le rispondo alla domanda. In Italia esistono diverse situazioni gravi al punto da non esserci nemmeno un dibattito ( è così e basta ad esempio per la questione dei vitalizi, come per le concessioni autostradali ma anche per le notizie che escono sul csm e sulla presunta politicizzazione di moltissimi giudici) eppure lei è più concentrato a dibattere sulla questione spiagge. Anche io odio alcune gestioni comunali di alcune attività sul mare(addirittura palazzi in cemento orrendi) ma lei vede nella questione balneare quasi sempre solo quello che vuole. Come anche durante il convegno. Lei sicuramente ha un bel cervello e gliel’ho sempre detto ma ringraziando Dio l’orecchio mio è buono. E anche l’occhio. Non ho visto Pasca e non era nemmeno presente nella locandina del convegno. E quasi tutti gli interlocutori hanno detto quello che ha detto Renzo. Visto ( e Ilaria non me ne vorrà) che tra la sua preparazione e quella di Ilaria in generale ma in modo particolare nel campo demaniale, dirò a lei la stessa cosa: voi tutti spingete perché una direttiva iniqua e non completa valga solo per l’Italia e come italiano lei non se ne duole. Quindi non dovrebbe anzi non dovrebbe nessun Italiano usare la bolkestein come grimaldello ma fare una guerra affinché tutte le coste Europee siano gestite in modo uniforme. Anche se la Francia se le può tenere le spiagge. Magari dovrebbe cedere qualcosa in cui è forte (lei e’stato in Francia quindi lei potrebbe dirci dove per esempio) per poter partecipare alle aste in Italia. Insomma la reciprocità dovrebbe essere alla base di tutto invece non lo è per nulla. Le va di prendere un caffè la prossima settimana a via Lepanto??

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      Nikolaus Suck says:

      Carlo, nell’ordine:
      1. No alla mia domanda non ha risposto. Anzi, dire che in Italia esistono diverse altre situazioni gravi è un modo per eluderla cambiando discorso.
      Ciò nonostante:
      2. Che poi queste situazioni, più o meno gravi o anche gravissime, esistano, cosa che nessuno contesta, non significa che quella delle concessioni demaniali non esista, né che possa o debba essere trascurata, in assoluto o a vantaggio di altre. Di cui però si discute (ed è giusto discutere) nelle sedi pertinenti.
      3. Che qui mi concentri a dibattere sulla questione spiagge è ovvio e anzi doveroso visto che qui questo è il tema della discussione, l’oggetto del forum e del portale, e la materia dei singoli articoli ed interventi. Concentrarsi, qui, su altro può essere consolatorio, ma significherebbe divagare o andare fuori tema. E sì, ci vedo quello che voglio (come voi del resto) perché è quello che noto, avendola studiata a fondo, come la materia delle concessioni in genere. Ed è una libertà che nessuno mi può togliere.
      4. Tema convegno: Si è svolto in forma telematica quindi “vedere” qualcuno in particolare era difficile anche con l’occhio migliore, ma posso mostrarle e sono su YouTube sia l’elenco dei presenti e registrati tra cui il Presidente Pasca, che i messaggi diretti che ci siamo scambiati. Nella locandina c’erano solo i relatori e nessuno ha mai detto che lui fosse tra questi. Se ci fosse stato sarebbe stato interessante visto che nessuno ha concordato con le sue argomentazioni. Infatti se ne è andato anzitempo dichiarando che “aveva altro fa fare”, e anche questo sta scritto. E ognuno lo valuta come vuole. Gli interventi sono registrati e verificabili. Quello che è stato effettivamente detto è chiaro, non ci ho voluto vedere solo quello che volevo, ma mi sono rifiutato di vederci quello che oggettivamente non c’era e su questo insisto con la massima serenità. Basta ascoltare. Poi certo parafrasando Troisi una cosa è quello che io dico, un’altra quella che tu capisci.
      5. Io non spingo né perché la direttiva valga in assoluto, né perché valga solo in Italia, né la uso come grimaldello per nulla, mai detto o scritto nulla del genere. Lo smentiscono il mio intervento precedente e tutti gli altri, in cui ho detto e ridetto proprio il contrario e che secindo me se ne potrebbe tranquillamente prescindere perché sempre secondo me si arriva agli stessi risultati anche per altra via.
      6. Quanto alla gestione uniforme delle coste europee, ferma la necessità di applicare a tutti gli stessi principi e norme (che però prevedono solo scadenze e gare, null’altro) occorre farlo in modo eguale nelle situazioni eguali e in modo diverso in quelle diverse (questa è la base del principio di uguaglianza). Ed è quanto avviene. Di certo la reciprocità è giustissima e, come dice qualcuno, “sacrosanta”. Ma è sbagliato dire sia che nessuno la applica, sia che in Italia non si deve o può applicare. E, come Le ho già detto ma forse Le è sfuggito, non si può parlare di disparità se è finché in Italia manca una disciplina attuativa da poter comparare.
      7. Sulle spiagge francesi ognuno la pensa come vuole, personalmente ne apprezzo sia la varietà e bellezza (senza nulla togliere alle nostre), sia le modalità di gestione che generalmente ne rispettano natura e destinazione molto più che da noi.
      Per il caffè a Lepanto quando vuole, di questi tempi da quelle parti è piuttosto tranquillo. Sperando di non fare la fine di Sindona.

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        AVV suck. Spero non abbia usato l’esempio Sindona perché anche lei è nella famosa lista P2…o perché era un faccendiere…ma solo per il caffè… diciamo corretto….noi calabresi usiamo altri metodi… scherzi a parte sarebbe un piacere confrontarmi con Lei. Magari dal vivo riesco a rispondere meglio alle sue domande. A presto

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