Opinioni

Dimissioni Renzi, tutto da rifare per i balneari?

La riforma delle concessioni subisce una nuova battuta d'arresto: ecco lo scenario probabile dei prossimi mesi.

«Ora si dovrà ricominciare ancora una volta tutto da capo?». È la domanda che si fanno molti imprenditori balneari italiani da ieri sera, quando il premier Matteo Renzi ha rassegnato le sue dimissioni in seguito alla vittoria del “No” al referendum costituzionale con il 59,1%. Ancora è presto per sapere cosa accadrà, ma è certo che le dimissioni del presidente del consiglio stanno dividendo chi aveva accettato i principali contenuti della riforma proposta dal governo Renzi, e attendeva solo la tua attuazione ora molto probabilmente rimandata, e chi invece ancora lottava per avere una lunga proroga o la totale esclusione del comparto balneare dalle evidenze pubbliche delle concessioni, e sta valutando il da farsi con la probabile formazione di un nuovo governo.

Il governo Renzi aveva avviato un percorso per la riforma delle concessioni balneari, dovendo il nostro paese ancora risolvere il grave vuoto normativo apertosi in seguito all’abrogazione del rinnovo automatico dei titoli, avvenuta per adeguarsi alla direttiva europea Bolkestein. Ma negli ultimi mesi tutto si era bloccato, probabilmente proprio a causa del referendum.

La riforma, di competenza di diversi ministeri, avrebbe dovuto essere varata a partire da una legge-delega per dare al governo il mandato di legiferare in materia: come emergeva dalla bozza che abbiamo pubblicato alcuni giorni fa, e che era pronta già da maggio, la strada tracciata dal governo era quella di un periodo transitorio per le concessioni già in essere, a seguito del quale istituire le evidenze pubbliche, prevedendo però dei meccanismi di premialità e il riconoscimento del valore commerciale agli attuali titolari.

Ora che un altro governo prenderà probabilmente la guida del paese, la strada che si trovano davanti le associazioni di categoria è in ogni caso tortuosa: nuovi interlocutori da incontrare, complesse materie da far loro capire, ulteriori posizioni di ostracismo da affrontare e una bozza di legge che – sempre se si ripartirà da quella scritta dal governo Renzi – aveva ancora diversi punti critici che non mettevano d’accordo tutti i rappresentanti del settore. Insomma, se da una parte il cambio di governo potrebbe essere un’opportunità per rinegoziare alcune questioni che con gli uomini di Renzi risultava difficile far passare, dall’altra parte il tempo è sempre più contato e questo nuovo cambio di vertice allungherà inevitabilmente la vicenda di un anno o due. E nel frattempo, sempre più Regioni potrebbero approfittare del vuoto normativo e politico per varare le proprie leggi, come già accaduto in Toscana e come stanno facendo tante altre (vedi notizia). Ma cosa accadrà, lo potremo sapere solo nei prossimi giorni. Di certo è che il percorso dovrà ancora una volta ripartire, con l’urgenza della materia che si fa sempre più scottante e che non può dipendere dall’instabilità politica italiana: l’Europa potrebbe non stare ad aspettare ancora a lungo.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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