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Demanio marittimo, scontro Salvemini-balneari su rinnovo concessioni

Anche dopo la sentenza Tar che ha confermato la validità dei titoli al 2033, il sindaco di Lecce resta fermo nella sua posizione di non voler applicare la 145/2018. Ma le associazioni di categoria attaccano: "Scelta vergognosa"

Botta e risposta tra il sindaco Carlo Salvemini e l’associazione Assobalneari-Confindustria. Il primo cittadino di Lecce, commentando la recente sentenza del Tar che ha confermato la validità delle concessioni fino al 2033, ha ribadito la posizione assunta nei giorni scorsi, ovvero quella di non applicare la norma e di proporre una “proroga tecnica” di soli tre anni. In tutta risposta Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria, ha giudicato quella di Salvemini una «sortita vergognosa», accusandolo di voler «distruggere decine di imprese balneari».

Le dichiarazioni di Salvemini

In un comunicato stampa diramato in seguito alla sentenza del Tar Lecce, che ha dichiarato illegittimo il provvedimento con cui il Comune di Castrignano del Capo aveva annullato l’estensione al 2033 già rilasciata ad alcuni stabilimenti balneari, il sindaco Salvemini ha affermato che «in ragione della nota complessità e delicatezza della materia, l’amministrazione comunale di Lecce ha approvato con delibera di giunta un atto di indirizzo per individuare una soluzione a quello che viene considerato un vero e proprio garbuglio giuridico». Il primo cittadino della località salentina giudica la sua scelta una «exit strategy che dia certezze immediate ai balneari e garantisca una corretta gestione del demanio al Comune: quella appunto della proroga tecnica per superare l’evidente questione che inevitabilmente insorge sotto vari profili, non ultimo quello edilizio-paesaggistico, di un utilizzo del bene demaniale senza titolo concessorio (certamente in scadenza al 31 dicembre 2020)».

Così Salvemini minimizza la portata della pronuncia: «La sentenza del Tar è sempre soggetta a impugnazione e quindi suscettibile di revisione da parte del Consiglio di Stato, autorità giudiziaria che in senso opposto si è già espressa sulla doverosità della disapplicazione della normativa nazionale in contrasto con quella comunitaria e alle pronunce della quale – in quanto definitive – occorre riferirsi per dare certezza ed efficacia alla gestione della cosa pubblica. Non c’è nessuna volontà politica superiore che possa oggi obbligare un dirigente a firmare un provvedimento di proroga che non trova comunque il conforto del Consiglio di Stato e dell’AGCM, oltre che la preoccupazione di evitare l’avvio di eventuali procedimenti penali così come avvenuto nei confronti di molti che hanno deciso di firmare rinnovi/proroghe fino al 2033. Soltanto il legislatore, di cui auspico come tutti un definitivo intervento, potrà quindi fugare i molti dubbi e ricomporre le opposte interpretazioni, mettendo fine a una vicenda complessa che merita di trovare soluzione».

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L’attacco di Assobalneari-Confindustria

Rispondendo alle dichiarazioni di Salvemini, il presidente nazionale di Assobalneari-Confindustria Fabrizio Licordari afferma che «il sindaco di Lecce ha fatto una sortita a mio parere vergognosa. Mi domando per quale motivo un’amministrazione comunale, anziché tutelare gli interessi e le capacità degli imprenditori che hanno contribuito alla crescita dell’economia e del turismo, voglia rovinare un intero settore distruggendo decine di aziende. Non vorrei che dietro questo comportamento ci fossero altri fini».

«Un sindaco non ha il potere di decidere se applicare o meno una legge dello Stato – conclude Licordari – e trovo assurdo che Salvemini invochi un intervento del legislatore per risolvere i problemi del settore. L’intervento c’è già stato con la legge 145/2018, che ha disposto il prolungamento delle concessioni balneari fino al 2033, e il Comune di Lecce è tenuto ad applicarlo. Mi chiedo cosa aspetti a farlo, dopo che persino il Tar della sua stessa città ha ribadito che un’amministrazione comunale non può disapplicare la norma».

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