Sicurezza

Dati, interpretazioni e responsabilità nella sicurezza balneare per prevenire gli annegamenti

Le riflessioni di ANAB su un tema delicato

“Il tema dell’annegamento degli anziani sulle spiagge italiane è reale, complesso e merita un’attenzione seria”. Lo afferma una nota dell’Associazione Nazionale Assistenti Bagnanti (ANAB). “La recente ricerca pubblicata sull’argomento ha il merito di riportare il tema al centro del dibattito sulla sicurezza balneare, ma proprio per la sua rilevanza richiede una lettura attenta e prudente, soprattutto quando dalle analisi derivano interpretazioni che possono incidere sull’organizzazione dei servizi e sul lavoro degli operatori. ANAB ritiene utile contribuire al confronto con alcune riflessioni tecniche, evitando semplificazioni che rischiano di offrire una rappresentazione parziale di un fenomeno che, per sua natura, è multifattoriale”.

Dati: utili, ma con limiti evidenti

“La ricerca stessa riconosce la cronica carenza di dati istituzionali omogenei sugli annegamenti in Italia, ricorrendo a un’integrazione di fonti diverse: ISTAT, rassegna stampa, dimissioni ospedaliere, giurisprudenza e stime campionarie. Una scelta comprensibile, ma che introduce inevitabili margini di incertezza”, afferma ANAB. “In particolare, l’assenza di criteri uniformi nella classificazione degli eventi – soprattutto per gli episodi definiti come “annegamenti per malore” – rende difficile distinguere con chiarezza tra un annegamento vero e proprio e un evento sanitario acuto avvenuto in acqua. Una distinzione tutt’altro che secondaria sul piano medico, preventivo e operativo”.

L’aumento dei “malori”: un dato da leggere con cautela

“L’incremento degli episodi attribuiti a malore viene collegato direttamente all’invecchiamento della popolazione. Il collegamento è plausibile, ma non dimostrato in modo univoco”, prosegue ANAB. “Mancano infatti numeri assoluti confrontabili, una definizione diagnostica chiara dell’evento e un’analisi delle concause: condizioni fisiche pregresse, temperatura dell’acqua, tempo di esposizione, comportamento individuale e contesto ambientale. Ridurre questa dinamica complessa a una questione di efficienza del servizio di salvataggio rischia di semplificare eccessivamente il problema”.

Assistenti bagnanti: attenzione a non confondere i piani

“Particolarmente delicata è l’interpretazione dei dati relativi alla presenza degli assistenti bagnanti”, aggiunge l’associazione. “Indicatori come il cosiddetto “indice di indifferenza” possono risultare suggestivi, ma se non contestualizzati rischiano di confondere una correlazione statistica con una relazione causale. Le spiagge sorvegliate, infatti, sono spesso anche quelle più frequentate, con una maggiore presenza di persone anziane e un tempo di permanenza in acqua più elevato. Inoltre, gli interventi di prevenzione e soccorso che si concludono positivamente non emergono nelle statistiche sugli eventi letali, pur rappresentando una parte fondamentale del lavoro quotidiano svolto”.

Tutelare il lavoro degli assistenti bagnanti

“ANAB ritiene fondamentale ribadire che gli assistenti bagnanti operano all’interno di un quadro normativo preciso, definito dalle ordinanze di sicurezza balneare, e svolgono una funzione di prevenzione, sorveglianza e primo intervento”, precisa la nota. “Non possono però essere considerati garanti assoluti dell’assenza di rischio, né tantomeno responsabili oggettivi di eventi sanitari improvvisi e non prevedibili. L’efficacia del servizio dipende anche da fattori organizzativi, carichi di lavoro, affollamento, estensione delle aree sorvegliate e dal comportamento dell’utenza. Narrazioni che, anche involontariamente, delegittimano il ruolo degli assistenti bagnanti rischiano di produrre effetti concreti e negativi: aumento del contenzioso, riduzione delle tutele lavorative, compressione dei periodi di servizio e scarico di responsabilità su singoli operatori”.

Confronti storici e territoriali: servono più variabili

“Il confronto storico sul calo degli annegamenti dagli anni ’60 ad oggi e la distribuzione geografica degli eventi sono elementi interessanti, ma vanno letti considerando anche l’evoluzione del sistema sanitario, la diffusione delle competenze natatorie, i cambiamenti negli stili di vita e l’aumento della pressione turistica su molte aree costiere”, sottolinea ANAB. “Senza una normalizzazione rispetto alle presenze reali e al carico antropico, il rischio è quello di trarre conclusioni parziali”.

Modelli di sicurezza: no a soluzioni rigide

“Le proposte normative basate su modelli rigidi e uniformi – distanza fissa tra postazioni, obblighi standardizzati, estensioni automatiche del periodo di servizio – non sempre trovano riscontro in evidenze comparative internazionali. In molti Paesi, la sicurezza balneare si fonda su modelli flessibili e adattivi, calibrati su morfologia della spiaggia, tipologia di utenza, affollamento, tecnologie di supporto e organizzazione dinamica del personale”, conclude la nota. “Il tema dell’annegamento degli anziani richiede un approccio equilibrato e realmente multidisciplinare. La sicurezza balneare non può essere affidata a un solo attore, né tantomeno scaricata su chi opera quotidianamente in prima linea. Prevenzione sanitaria, educazione all’uso consapevole del mare, responsabilità individuale e coordinamento tra istituzioni e operatori sono elementi imprescindibili. Tutelare la sicurezza balneare significa anche tutelare il lavoro degli assistenti bagnanti. Senza il riconoscimento del loro ruolo, dei loro limiti operativi e delle loro condizioni di lavoro, nessun sistema di prevenzione potrà dirsi davvero efficace e sostenibile”.

Nota a margine sul decreto salvamento

Pubblichiamo in calce un commento di Guido Ballarin, presidente nazionale ANAB, in merito all’articolo “Riforma salvamento, alcune nuove precisazioni sul decreto 85/2024“.

“In qualità di presidente nazionale ANAB, ritengo necessario intervenire in merito a un articolo pubblicato tempo fa da Mondo Balneare sul cosiddetto “decreto salvamento”. Un tema così delicato merita infatti chiarezza, rispetto per la realtà dei fatti e un pieno riconoscimento del lavoro svolto quotidianamente dagli assistenti bagnanti. Come associazione di categoria, negli anni abbiamo seguito da vicino migliaia di professionisti, osservando direttamente il loro percorso formativo e operativo. Per questo motivo, ribadiamo con fermezza l’assoluta centralità della FISA, che rappresenta una delle strutture più solide, competenti e apprezzate nel panorama nazionale per la preparazione degli assistenti bagnanti. La qualità del percorso formativo FISA è confermata non solo dai nostri iscritti, ma dall’intero settore, che ne riconosce da tempo serietà, rigore e continuità. Alla luce di ciò, alcune affermazioni del sig. Dario Giorgio Pezzini nell’articolo citato — persona che non conosciamo direttamente, ma di cui si è a lungo discusso in passato all’interno della SNS e più recentemente come consulente per FIN — non possono essere considerate rappresentative né della realtà operativa né del vissuto professionale dei nostri associati. Non entriamo nel merito delle opinioni personali, ma riteniamo doveroso precisare che è inaccettabile mettere in discussione il valore e la professionalità di una scuola come FISA, che negli anni ha formato con competenza e responsabilità una parte significativa dei bagnini italiani, contribuendo in modo concreto alla sicurezza delle nostre spiagge. ANAB continuerà a difendere e valorizzare il lavoro degli assistenti bagnanti, delle scuole serie e qualificate, e di tutti coloro che ogni giorno garantiscono servizi essenziali per la sicurezza dei cittadini”.

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