Opinioni

Dal Consiglio di Stato sentenza inattaccabile, ma i balneari possono resistere alle gare

Per volere di più la categoria ha ottenuto di meno, e i giudici sono stati costretti a sostituirsi alla politica. Ma gli attuali concessionari sono protetti dalla loro professionalità.

In numerosi interventi ho sostenuto che per superare il conflitto tra il diritto europeo e la normativa italiana sulle concessioni demaniali, sarebbe stato necessario varare formalmente una legge organica di settore. In tale legge, che doveva necessariamente introdurre il procedimento concorsuale per l’assegnazione delle concessioni demaniali, si sarebbe potuto prevedere una norma transitoria, in attesa dell’espletamento dei concorsi, che consentisse il mantenimento delle concessioni in essere per un periodo ragionevole. Invece, per volere di più si è ottenuto il meno.

La sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato è inattaccabile sotto tutti i profili (si tratta della pronuncia 18/2021 che ha disapplicato l’estensione delle concessioni al 2033 e imposto le gare entro due anni, NdR). A titolo indicativo, segnalo il passaggio che si riferisce alla disapplicazione degli atti contrastanti con il diritto europeo, ove la sentenza, nel bacchettare la tesi contraria all’obbligo della disapplicazione a tutti i livelli, ne rileva la contraddizione logica: «Basti pensare che – si legge in motivazione – anche ad ammettere che la legge in contrasto con la direttiva self esecuting non sia disapplicabile dalla P.A. ma solo dal giudice, rimarrebbe fermo che l’atto amministrativo emanato in base ad una legge poi riconosciuta anticomunitaria in sede giudiziale sarebbe comunque illegittimo, e, come tale, andrebbe annullato». Vale a dire, senza le grandi disquisizioni teoriche che hanno appassionato alcuni giuristi in occasione dei convegni sulla materia, che è la logica che deve guidare l’azione degli operatori del diritto.

Tutte le ulteriori statuizioni dell’adunanza plenaria sono una diretta conseguenza di tale principio fondamentale. In particolare, il giudice amministrativo non si pone neppure un problema di metodiche e cioè di annullamento in autotutela degli atti illegittimi emanati dalle amministrazioni e dei provvedimenti di proroga delle concessioni medio tempore rilasciati o addirittura coperti dal giudicato. Ciò perché, chiarisce l’adunanza plenaria, il provvedimento amministrativo è un semplice atto ricognitivo di proroga di un effetto prodotto automaticamente dalla legge e, quindi, alla stessa riconducibile senza intermediazione del potere amministrativo. Di talché se la legge-provvedimento che interviene sulle specifiche statuizioni di proroga viene meno, automaticamente decadono gli atti amministrativi emanati. Sicché l’effetto della proroga deve considerarsi tamquam non esset, come se non si fosse mai prodotto.

La statuizione più intelligente e realistica della sentenza è a mio parere quella della graduazione temporale degli effetti dirompenti della sentenza, con l’intervallo temporale sino al dicembre 2023 e il relativo mantenimento delle concessioni in essere per consentire al legislatore di fare la sua parte. Con la precisazione però che «scaduto tale termine tutte le concessioni demaniali in essere dovranno considerarsi prive di effetti indipendentemente da se vi sia – o meno – un soggetto subentrante nella concessione». A questo punto, dunque, la “palla” viene rimessa nel recinto della politica.

In questi termini è possibile recuperare qualche carta utile per salvaguardare la posizione dei concessionari uscenti. Il sistema di gara che dovrà essere attuato è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa (previsto dal Codice degli appalti): verrà cioè preso in considerazione non solo il prezzo offerto, bensì la capacità tecnica, la professionalità e l’esperienza dell’offerente, così come l’idoneità della soluzione progettuale con servizi aggiuntivi. Sotto questi aspetti potrebbero essere “coperti” i concessionari uscenti e resistere alle intromissioni esterne. V’è da sperare però che non si sviluppino contenziosi tra gli stessi concessionari per accaparrarsi le migliori concessioni.

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Pietro Quinto

Avvocato, Studio Legale Quinto (Lecce-Roma).