Opinioni

Concorrenza e concessioni balneari: la soluzione è possibile

Un puntuale intervento legislativo potrebbe conciliare i principi europei con i diritti degli attuali operatori

La dibattuta questione della proroga delle concessioni demaniali marittime per uso turistico-ricreativo non può essere risolta nella aule giudiziarie. Si tratta infatti di un problema politico che coinvolge gli interessi nazionali e quelli europei e che impone scelte chiare da parte del legislatore. D’altro canto si è visto che, nonostante i ripetuti interventi delle varie giurisdizioni (Tar e Consiglio di Stato, Corte costituzionale, Cassazione penale e Corte di giustizia dell’Unione europea) non si è pervenuti a una soluzione satisfattiva. E anche il coinvolgimento dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, la cui udienza è fissata per il 20 ottobre, potrebbe non essere risolutivo. Ciò perché i quesiti posti presuppongono comunque il contrasto tra la norma nazionale e il diritto europeo in materia di concessioni balneari e riguardano soprattutto le conseguenze operative sui provvedimenti amministrativi di proroga in termini di disapplicazione ed esercizio del potere di autotutela sulle proroghe già rilasciate. Occorre peraltro ricordare che la stessa adunanza plenaria, con la sentenza n. 9/2018, dopo aver richiamato l’insegnamento della giurisprudenza della Corte costituzionale e in particolare la sentenza n. 384 del 10 novembre 1994 e la n. 482/1995, ha affermato il seguente principio di diritto: «La piena applicazione del principio di primauté del diritto eurocomunitario comporta che, laddove una norma interna (anche di rango regolamentare) risulti in contrasto con tale diritto, e laddove non risulti possibile un’interpretazione di carattere conformativo, resti comunque preclusa al giudice nazionale la possibilità di fare applicazione di tale norma interna».

In ogni caso anche la decisione dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato dovrà tenere conto dei criteri interpretativi enunciati dalla Corte di giustizia europea. È quindi evidente che il tema della proroga delle concessioni abbia una valenza politica. Si tratta della gestione del demanio indisponibile dello Stato, che deve ispirarsi a precisi canoni: eccezionalità della concessione a privati per l’espletamento di servizi di interesse collettivo; ritorni economici per l’amministrazione; qualificazione del concessionario; espletamento di selezioni pubbliche tra più richiedenti per l’affidamento di tali concessioni.

Nell’applicazione di siffatti criteri, il comportamento del legislatore italiano è stato per molti versi incoerente e contraddittorio. Dapprima, a seguito di una contestazione dell’Europa, ha abrogato il diritto di insistenza previsto dall’art. 37 comma 2 del Codice della navigazione in favore dei concessionari uscenti, salvaguardando quindi una effettiva procedura di selezione in presenza di più domande. Subito dopo però sono sopravvenute le leggi di proroga delle concessioni in essere, contestate dall’Unione europea con l’avvio di una procedura di infrazione. Non solo: la legge del 2012 che disponeva la proroga delle concessioni sino al 31 dicembre 2020 è stata sottoposta al vaglio della Corte di giustizia Ue a seguito dei rinvii pregiudiziali del Tar Lombardia e del Tar Sardegna. Con sentenza n. 458 del 14 luglio 2016, che, per la sua natura interpretativa, ha efficacia vincolante per le giurisdizioni nazionali, la Corte Ue ha dichiarato illegittimo un regime di proroga ex lege delle concessioni aventi a oggetto risorse naturali scarse. La Corte ha anche affermato che, per le concessioni per le quali la direttiva Bolkestein non può trovare applicazione, l’art. 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea osta a una normativa nazionale, come quella italiana, oggetto dei rinvii pregiudiziali che consentono una proroga automatica delle concessioni demaniali pubbliche in essere nei limiti in cui tali concessioni presentano un interesse transfrontaliero certo. Tale interesse deve essere valutato sulla base di tutti i criteri rilevanti, quali l’importanza economica della concessione, le sue caratteristiche tecniche e la localizzazione. In più, con una successiva sentenza del 30 gennaio 2018, le sezioni riunite della Corte di giustizia Ue hanno chiarito che tutte le disposizioni della direttiva Bolkestein «devono essere interpretate nel senso che si applicano anche a una situazione i cui elementi rilevanti si collocano all’interno di un solo Stato membro». Con questa pronuncia la Corte ha quindi drasticamente esteso la platea dei potenziali contro interessati alla proroga automatica delle concessioni.

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Da qui l’attuale contenzioso, con tutte le implicazioni del caso. Ma la possibile soluzione c’è: con un puntuale intervento legislativo si potrebbe per un verso salvaguardare il principio della libera concorrenza, e per altro verso prevedere un riconoscimento premiale agli operatori che hanno garantito, nel tempo, investimenti e tutela dell’ambiente. Nelle more dell’attivazione delle procedure concorsuali sarebbe ammissibile e non contestabile la previsione di una proroga delle concessioni in essere per un tempo ragionevole.

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Pietro Quinto

Avvocato, Studio Legale Quinto (Lecce-Roma).
  1. é certo che la soluzione c é
    il problema é che per tanti che mettono le crocette sulle schede elettorali, (e le stesse crocette anche quando firmano), la soluzione deve essere a costo zero.
    Cioè ci si vuole impossessare delle aziende altrui, facendo fare il lavoro sporco ai tecnicismi..
    basta affermare l ovvio
    l azienda , il suo volume d affari, la sua attrezzatura, vanno liquidate a parte.
    Il che sarebbe garanzia allo stato di ottenere lo stesso gettito fiscale e la stessa occupazione. In questo caso aste ogni anno!!!! Ma tanté……,
    Godiamoci le obiezioni.

  2. Intanto una cosa da bloccare subito, è la vergognosa possibilità di ” vendere” le concessioni.
    Queste dovrebbero, una volta che uno non le usa più “restituite” all’Ente x poi essere messe al bando.
    Tra subentri e art. 45bis CN, si è in presenza se non di forme di abuso vero e proprio sicuramente di elusione.
    X favore non mi spiegate che non si tratta di ” vendita” di area demaniale… conosco di cosa si tratta.

  3. Nikolaus Suck says:

    L’avvocato Quinto è un professionista e studioso serio e si vede e si legge. Nel suo scritto ha chiaramente evidenziato criticità della 145/18 chiaramente definite in tutte ke sedi e difficili se non impossibile da rimettere in discussione. Ed è vero che la “soluzione” può essere solo politica altrimenti non c’è proprio altro da dire. Ma una premialità per i concessionari attuali è un discorso delicato perché da un lato rischia di essere solo un altro modo per lasciare tutto uguale, dall’altro può confliggere con principi fondamentali di parità di trattamento e non discriminazione. Vedremo…

  4. non vendeo mai i la concessione,ovviamente ma la mia azienda.
    con il 45 via hai inano la mia attrezzatura, i miei clienti e il mio fatturato.
    se compri in campo Zappi semini, quello che raccogli é tuo, ma se vuoi raccogliere quello che ho seminato io, il raccolto é mio.
    Ma avete e abbiamo inquadrato bene il problema.

    • Lucia niccolai says:

      Le direttive europee devono essere rispettate. Non è giusto che gli italiani paghino una multa per dare la possibilità a privati di straguadagnare usando un bene comune, quale una spiaggia demaniale.

  5. Basta con queste spiagge tramandate per anni e anni, fatele girare, che tutti abbiano la possibilità almeno di provarci a partecipare ad un bando. Vi siete impadroniti di ciò che non è vostro, ma è di tutti, cementificazione sulle spiagge, giardini, negozi ecc. Ecc. Ora basta! O al bando ogni anno, oppure spiagge libere per tutti.

  6. Bene,tutto giusto,restituite al concessionario il denaro investito e l avviamento commerciale, oppure chi entra vuole trovare la strada fatta,bisogna essere in grado di creare un azienda assumendosi rischi e responsabilità,un detto antico dice:l asino buono si vede alla salita.intanto ripagate l avviamento e poi partite.

  7. Chi non riconosce il valore dell’avviamento di una impresa in qualsiasi attività, anche se per assurdo, non dovesse essere confortato dal “diritto”, (sarebbe una eccezione più unica che rara che si contrappone alla regola) evidenzia una assoluta mancanza di conoscenza, di come funziona l’economia (quella reale), quindi un DANNOSO opportunista !

  8. Comunque non per dire ma tra meno di una settimana c’è la sentenza , dopo anni e anni finalmente si arriva al dunque , incredibile , c’è voluta una pandemia per sistemare la questione , speriamo bene va, chissà come andrà a finire , attendiamo tutti il 21 mattina per sapere !

    • Vero ma gli investimenti ti sono serviti per fare gli utili che non hai fatto solo grazie al sudore…proponi la restituzione degli utili e ha senso allora parlare di rimborso degli investimenti.

  9. Robyuankenobi says:

    Io credo che attrezzature e avviamento sian da tempo ammortizzati nei bilanci annui pertanto ormai a bilancio con modesti valori. Le concessioni, almeno nel riminesi frutta allo stato pochissimo. I ristoranti , bar r chiringhiti che son a metà fra bagnini e ristoratori sono un ulteriore incasso potevano essere dati a famiglie terze. Una soluzione a mio avviso in primis sarebbe rivedere drasticamente i canoni e in caso di aste privilegiare i vecchi concessionari. La vendita , ma di cosa, dovrebbe essere vietata obbligando il ritorno dells spiaggia al voncessionario che dovra essere ripagato delle eventuali migliitie , avviamento e attrezzature ancora da ammortizzare e dimostrabili con documentazione. Allungare il periido delle concessioni con durata trentennale.

  10. E ora di liberare le spiagge dai stabilimenti balneari che occupano il 80 x100 delle spiaggie Comunali e Regionali , Comunali, di tutti

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