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Consulta blocca rilascio nuove concessioni balneari in Sicilia: “Comuni devono adottare Pudm”

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma regionale che permetteva di assegnare spiagge libere ai privati anche alle amministrazioni prive di un piano di utilizzo del demanio marittimo

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della legge n. 17/2021 della Regione Sicilia che consentiva alle amministrazioni comunali di rilasciare nuove concessioni balneari anche se prive di un Piano di utilizzo del demanio marittimo. Con la sentenza n. 108 del 5 maggio scorso, la Consulta ha accolto il ricorso del presidente del consiglio dei ministri notificato il 24 settembre 2021, il quale contestava che, seppure le disposizioni della norma rientrassero nella potestà legislativa regionale di cui la Sicilia gode sul demanio e l’urbanistica grazie al regime di statuto speciale, «tali competenze legislative primarie dovrebbero comunque esercitarsi nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato».

La disciplina dei Piani di utilizzo del demanio marittimo in Sicilia era stabilita dalla legge regionale n. 15 del 29 novembre 2005, che in coerenza con le norme statali, imponeva ai Comuni di dotarsi di un Pudm per poter rilasciare nuove concessioni balneari. La stessa legge prevedeva inoltre che le attività e le opere in concessione sul litorale costiero potessero «essere esercitate e autorizzate solo in conformità alle previsioni di appositi piani di utilizzo delle aree demaniali marittime» (articolo 4, comma 1). Tuttavia, con la successiva legge 17/2021, la Regione aveva consentito il rilascio di nuove concessioni balneari anche nei Comuni privi di Pudm.

La Corte costituzionale ha dunque accolto il ricorso della presidenza del consiglio, annullando la validità della norma regionale con queste motivazioni: «I litorali marini sono beni paesaggistici tutelati ai sensi dell’art. 142, comma 1, lettera a), cod. beni culturali. Tale qualità, impressa al bene direttamente dalla legge, implica che su tali aree ogni intervento debba essere sottoposto all’autorizzazione paesaggistica dell’autorità competente, secondo quanto stabilito dall’art. 146, comma 5, del medesimo codice, a prescindere dall’esistenza o meno di un piano paesaggistico, e a prescindere – a fortiori – dall’esistenza o meno di un Pudm nel Comune interessato. Allorché, poi, il Comune si trovi in un’area del territorio regionale in cui esiste un piano paesaggistico, quest’ultimo risulterà immediatamente vincolante, dovendo semmai il Pudm – ove esistente – risultare conforme al piano paesaggistico. Conseguentemente, tutte le concessioni relative al demanio marittimo dovranno anch’esse risultare conformi al piano paesaggistico, ed essere sottoposte al relativo procedimento autorizzativo, anche nell’ipotesi in cui la legge regionale preveda deroghe rispetto alle disposizioni previste dal Pudm vigente nel singolo territorio comunale. Tuttavia, la disposizione impugnata – consentendo il rilascio di nuove concessioni sul demanio marittimo anche nei Comuni che, a distanza di oltre quindici anni dall’entrata in vigore della legge reg. siciliana n. 15 del 2005, ancora non si sono dotati di Pudm – finisce per frustrare gli sforzi compiuti […] di indurre finalmente i Comuni ad avviare i procedimenti di approvazione dei Pudm: sforzi che si imperniavano, in particolare, sul vincolo delle nuove concessioni al rispetto, quanto meno, del Pudm già adottato dal Comune, ancorché non ancora definitivamente approvato dall’assessorato regionale competente».

Ancora, la Consulta sottolinea che «la giurisprudenza amministrativa ritiene che i piani in parola costituiscano strumenti settoriali “destinat[i] ad assolvere, nella prospettiva della migliore gestione del demanio marittimo d’interesse turistico-ricreativo, ad una funzione schiettamente programmatoria” delle concessioni demaniali, al fine di “rendere compatibile l’offerta dei servizi turistici con le esigenze della salvaguardia e della valorizzazione di tutte le componenti ambientali dei siti costieri, onde consentirne uno sfruttamento equilibrato ed ecosostenibile” (Consiglio di Stato, sezione quinta, sentenza 21 giugno 2005, n. 3267). Tali piani svolgono dunque un’essenziale funzione non solo di regolamentazione della concorrenza e della gestione economica del litorale marino, ma anche di tutela dell’ambiente e del paesaggio, garantendone tra l’altro la fruizione comune anche al di fuori degli stabilimenti balneari, attraverso la destinazione di una quota di spiaggia libera pari, secondo quanto previsto dalla stessa legge reg. siciliana n. 15 del 2005, al cinquanta per cento del litorale».

«E dunque – prosegue la sentenza della Corte – una disposizione che […] preveda, in deroga al divieto di nuove concessioni nei Comuni siciliani ancora sprovvisti di Pudm già imposto dalla legislazione precedente, la possibilità di continuare a rilasciarle anche in seguito, ha l’effetto di eliminare un importante incentivo per i Comuni ad avviare il relativo procedimento di approvazione; e determina, conseguentemente, un abbassamento del livello di tutela dell’ambiente e del paesaggio nei Comuni costieri rispetto a quanto già in precedenza assicurato dalla stessa legislazione regionale previgente». La Consulta ha quindi bocciato la legge siciliana per contrasto con gli articoli 3 e 9 della Costituzione, affermando anche che la norma regionale «assicura esclusivamente la salvaguardia degli interessi degli aspiranti alle nuove concessioni, sacrificando, oltre i limiti consentiti dal principio di ragionevolezza, gli interessi riconducibili al raggio di tutela dell’art. 9 Cost., in funzione dei quali la stessa legislazione regionale impone ai Comuni l’obbligo di dotarsi di Pudm».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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