Attualità

Consiglio di Stato: ‘Illegittimo il rinnovo delle concessioni balneari’

Un contenzioso su una concessione portuale porta a una nuova sentenza negativa per il settore.

di Alex Giuzio

È illegittimo il rinnovo di concessioni demaniali marittime scadute. Lo ha affermato il Consiglio di Stato, sezione VI, con la recente sentenza n. 889 del 7 marzo 2016. Così recita infatti un passaggio della sentenza:

La concessione di area demaniale marittima rappresenta un’occasione di guadagno a soggetti operanti sul mercato tale da imporre una procedura competitiva ispirata ai principi di trasparenza e non discriminazione. I principi di derivazione comunitaria a tutela della concorrenza (imparzialità, trasparenza, parità di trattamento, imparzialità) sono applicabili anche alle concessioni di beni pubblici fungendo da parametro di interpretazione e limitazione del diritto di insistenza di cui all’articolo 36 del codice della navigazione.

Il testo integrale della pronuncia è disponibile cliccando qui.

Particolarità di questa sentenza è la definizione delle concessioni demaniali marittime come "beni pubblici", anche se i problemi di tali concessioni sono nati a seguito della direttiva europea sui servizi (la famosa Bolkestein).

Il contenzioso riguarda una concessione portuale situata a Gaeta, oggetto di disputa tra il vecchio e il nuovo titolare, ma la sentenza va a inserirsi in pieno nella questione balneare italiana, che vede attualmente in conflitto il nostro paese con la Corte di giustizia europea, la cui Avvocatura generale si è già pronunciata negativamente in merito alla proroga delle concessioni balneari al 31 dicembre 2020 (vedi notizia).

I titolari degli stabilimenti balneari, si ricorda, sono infatti in una fase di incertezza normativa da quando è stato abrogato il rinnovo automatico delle loro concessioni per adeguarsi alla direttiva europea. Motivo della proroga al 2020, disposta dal governo Monti, era ottenere un tempo adeguato per giungere a una nuova normativa, ma due ricorsi ai Tar della Sardegna e della Lombardia hanno portato a mettere in dubbio la sua legittimità, chiedendo l’intervento della Corte europea. E così, l’intero settore è oggi appeso a un filo, in attesa che la Corte Ue si pronunci definitivamente sulla questione (seguendo probabilmente il parere dell’avvocatura) e che il governo italiano vari una nuova normativa che tenga conto dei diritti degli attuali concessionari, che hanno fatto ingenti investimenti sulla base di un precedente contratto di rinnovo automatico.

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