Le concessioni balneari della Sicilia insistono sul demanio trazzerale, e non su quello marittimo; pertanto andrebbero escluse dalle gare previste dalla direttiva europea Bolkestein. È l’ultima tesi a cui si appiglia l’Associazione balneare siciliana, che ha inviato la richiesta alla Regione, con tanto di corposi documenti allegati per dimostrare le proprie asserzioni.
«Il demanio trazzerale in origine era costituito da strade a fondo naturale utilizzate per il trasferimento degli armenti dai pascoli invernali delle pianure ai pascoli estivi delle montagne», spiega Antonio Firullo, presidente dell’Associazione balneare siciliana. «Per tale motivo il demanio trazzerale è anche conosciuto come “demanio armentizio”. Già demanio pubblico dello Stato, le trazzere sono state assegnate al demanio pubblico della regione in forza dell’articolo 32 dello Statuto. L’ufficio competente in materia di demanio trazzerale è stato istituito il 23 agosto 1917 con decreto luogotenenziale n. 1540. Le trazzere del demanio regionale interessano i territori di quasi tutti i Comuni dell’isola, estendendosi complessivamente per circa 11 mila chilometri con una larghezza “legale” minima pari a 37,68 metri».
«È certo che la direttiva europea 123/2006/CE “Bolkestein” si applica esclusivamente sul demanio marittimo, non su quello trazzerale», conclude la lettera dell’associazione. «La trazzera è uno strumento legale nei confronti della Commissione europea che può aiutare la nostra categoria».
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