Toscana

Concessioni fino al 2036: in Toscana salvezza per i balneari

Grande partecipazione ieri a Piombino per il convegno che ha divulgato le linee guida della legge regionale che ha già restituito certezza a 300 titolari di stabilimenti.

C’è la possibilità di ottenere una concessione fino al 2036 e di vedersi riconoscere il pieno valore commerciale dell’azienda. C’è l’opportunità di investire per contribuire allo sviluppo dell’economia costiera. E, soprattutto, c’è la sicurezza di tornare a lavorare con serenità, con un orizzonte temporale definito che al momento manca. Il riferimento è alla legge 31/2016 della Regione Toscana che permette agli imprenditori balneari di presentare un piano di investimenti per ottenere, tramite atto formale, un nuovo titolo concessorio ventennale senza più il rischio di perdere la propria impresa: si tratta di un’importante possibilità di salvataggio in un momento di totale incertezza a livello nazionale, senza che sia ancora arrivata una riforma di iniziativa governativa a restituire un orizzonte al comparto balneare.

In questo vuoto, la giunta regionale della Toscana è riuscita a portare a termine un percorso legislativo ben fatto e che, soprattutto, non rappresenta un obbligo per nessuno: ciascun imprenditore può infatti valutare se la pratica dell’atto formale faccia al caso suo ed eventualmente presentare la domanda per ottenere il nuovo titolo concessorio. Ma che l’interesse sia molto elevato, o dimostra la grande partecipazione al convegno che ieri Fiba-Confesercenti Toscana ha organizzato al Castello di Piombino, proprio per divulgare le linee guida all’utilizzo dello strumento messo a disposizione dalla Regione.

Non solo: i dati diffusi ieri hanno evidenziato come siano già 387 gli imprenditori balneari toscani che hanno adoperato questo strumento, di cui 296 hanno portato a termine la pubblicazione. In nessun caso è avvenuta la procedura di comparazione: la legge toscana, infatti, prevede che questa si apra solo se un soggetto terzo faccia domanda di interesse sulla medesima concessione. Ma per questa remota eventualità la Regione ha fissato un’importante tutela, e cioè il riconoscimento del valore commerciale dell’azienda che l’attuale titolare in questa fase dovrebbe far calcolare da un perito da lui stesso nominato, e farsi riconoscere dal subentrante in caso quest’ultimo abbia la meglio, addirittura prima di consegnargli le chiavi. Un elemento che finora ha rappresentato una forte dissuasione nei confronti di altri soggetti potenzialmente interessati alle concessioni.

Intanto, i piani di investimento presentati dai 387 richiedenti l’atto formale – sempre secondo i dati diffusi ieri – toccano i 74 milioni di euro, con una media di 250.000 euro per stabilimento: una cifra molto importante, se si conta che le spese richieste dalla Regione per poter avere il nuovo titolo concessorio riguardano soprattutto il miglioramento della qualità e della sostenibilità ambientale, andando dunque a contribuire allo sviluppo della competitività turistica regionale.

Quello di ieri è stato un incontro tecnico piuttosto denso di contenuti, che ha toccato tutti gli aspetti più delicati della legge e che tentiamo di restituire con un riassunto dei principali interventi per tracciare il quadro completo della legge.

Paolo Bongini, dirigente della Regione Toscana, ha illustrato i contenuti della legge a livello generale: «La nostra legge garantisce pari opportunità agli imprenditori balneari di tutta la Toscana. Presentando un piano di investimenti, che può comprendere anche quelli già sostenuti ma non ancora ammortizzati, il titolare di una concessione può richiedere di ottenere un nuovo titolo ventennale. La sua domanda resterà pubblicata per un determinato periodo di tempo, poiché deve necessariamente passare da una procedura aperta in base alle disposizioni europee, e solo in caso un altro soggetto manifesti interesse verso la stessa concessione, si aprirà la comparazione che però ha degli importanti meccanismi di tutela nei confronti del precedente titolare, al fine di garantire la continuità dell’offerta turistica. In concreto, l’attuale concessionario dovrà commissionare una perizia per calcolare il valore commerciale della sua azienda, che dovrà eventualmente essere corrisposto dal subentrante, il quale si troverebbe dunque con un carico ulteriore da valutare».

« In questo modo – ha concluso Bongini – possiamo garantire ai nostri imprenditori balneari di poter arrivare fino al 2036 con certezza: basta solo essere disposti a investire. E nel piano di investimenti da presentare possono essere incluse le operazioni associate tra più concessionari, che anzi sono caldeggiate e favorite al fine di ottenere il nuovo titolo ventennale».

Gabriele Lami, del gruppo tecnico Demanio e Patrimonio di Anci Toscana, ha divulgato le sue positive osservazioni sulla legge: «Ci è stato contestato, in fase di approvazione della legge, che la nostra disciplina passa dalle procedure pubbliche, ma bisogna capire che questo è ormai inevitabile, trattandosi di demanio pubblico. Da parte nostra, siamo sicuri di avere trovato uno strumento che non rappresenta una scappatoia, ma consente semplicemente agli attuali imprenditori balneari di continuare a fare il loro lavoro. La sentenza dello scorso 14 luglio ha ulteriormente confermato che tutte le concessioni demaniali hanno una scadenza, per cui vanno gestite dinamicamente. Certo, il rinnovo automatico ogni sei anni era comodo a tutti, dagli imprenditori alle amministrazioni che avevano meno lavoro da fare, ma la disciplina del demanio marittimo non va pensata in questo modo: lo stesso Codice della navigazione, in origine, prevedeva delle procedure di evidenza pubblica e così ha funzionato per tutti gli altri tipi di concessioni, come per esempio le banchine portuali».

«In conclusione, l’atto formale rappresenta un’opportunità con alcune criticità, dal momento che non tutti gli operatori balneari sono in condizione di accedervi. Per questo è importante che ciascuno agisca in sinergia con l’amministrazione del proprio Comune per capire se è uno strumento applicabile alla propria realtà aziendale. Certo, per ottenere il titolo ventennale non si può prescindere dall’investimento, ma questo rappresenta un’occasione per la crescita della “blue economy” e per una gestione sempre più razionale del demanio marittimo, guardando agli interessi del territorio per sviluppare al meglio l’offerta turistica balneare».

L’avvocato Massimiliano Quercetani ha trattato l’aspetto legale della vicenda: «Da tempo non mi capitava di incontrare una legge così ben fatta – ha esordito – e soprattutto che tradisce il concetto stesso di legge, dal momento che non è un obbligo da seguire per tutti, ma una possibilità che sintetizza alla perfezione gli interessi pubblici con quelli privati. Il testo della Regione Toscana è di assoluta agilità e va a compensare uno Stato un po’ pigro che non ha ancora varato il riordino complessivo della materia».

«L’aspetto a mio parere più importante della legge – ha proseguito Quercetani – sta nella sostenibilità garantita all’investimento: per intenderci, l’applicazione del testo penalizzerebbe eventuali super investimenti di resort turistici su piccole concessioni, per cui è sventato il pericolo delle ingerenze di gruppi multinazionali. La legge toscana, insomma, è un grande vantaggio per i balneari: l’Unione europea ci ha chiesto di garantire la comparabilità, ma non ci ha detto come farlo, e a mio parere questa strada tutela adeguatamente gli attuali imprenditori».

Fabrizio Lotti, presidente Fiba-Confesercenti Toscana, ha dato il suo commento sindacale sulla legge a cui Fiba ha contribuito direttamente: «Nel titolo di questo convegno abbiamo scritto “un’opportunità”, non “l’opportunità”, perché la legge è uno strumento da valutare affinché rappresenti una concreta salvezza e non un pericolo. Con le proteste di principio non si va da nessuna parte: lo dimostra il caso di Marcello Di Finizio, che con i suoi gesti eclatanti è diventato l’emblema della lotta balneare, ma che ha perso la sua azienda perché nessuno gli ha detto dell’esistenza dell’atto formale con cui avrebbe potuto salvare la sua impresa».

Gianni Anselmi, presidente della 2^ commissione del Consiglio regionale toscano, ha pronunciato alcune importanti precisazioni: «Con la nostra legge non abbiamo avuto la pretesa di sgombrare il settore da tutte le incertezze, ma solo di mettere a disposizione uno strumento che ciascun imprenditore può usare a suo piacimento. Per crearlo abbiamo introdotto un elemento innovativo rispetto a simili leggi di altre regioni, e cioè la complicità tra l’imprenditore e il territorio in cui opera, per noi fondamentale in una costa così differenziata, con famiglie che hanno investito per decenni stringendo dei rapporti di fiducia con i turisti e con le istituzioni. Inoltre, siamo riusciti a porre delle asticelle che qualunque eventuale vostro competitor avrà difficoltà a saltare. Siamo insomma orgogliosi di quanto abbiamo scritto, soprattutto per quanto riguarda il calcolo del valore commerciale – che non era affatto scontato – e per la velocità con cui abbiamo approvato il regolamento attuativo della legge. Sia chiaro: non siamo per le “aste”, ma diamo la possibilità di ottenere una nuova concessione e solo in caso di interessi terzi avverrà la procedura comparativa. L’elemento di grande flessibilità, in questo caso sta nel calcolo del valore, che va effettuato solo in caso di interesse altrui e soprattutto il subentrante deve versarlo interamente per poter entrare».

«Per quanto riguarda il divieto di subaffitto della concessione – ha proseguito Anselsmi – questo è un paletto che abbiamo messo proprio per evitare l’arrivo delle multinazionali o comunque di imprenditori non legati al territorio, al fine di preservare la qualità dell’offerta turistica che ci contraddistingue».

Leonardo Marras, capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale: «Purtroppo c’è stata un’opposizione di principio contro la legge, perché qualcuno non voleva che ci fosse scritto “comparazione”, mentre la posizione di Fiba-Confesercenti è stata molto coraggiosa e leale, avendo portato la sua posizione avanti fino in fondo, al contrario di altri che hanno fatto solo una finta protesta. Ma ora finalmente abbiamo un’importante scialuppa di salvataggio per i nostri imprenditori balneari, che purtroppo non fa per tutti a causa di alcuni elementi soggettivi dovuti alla varietà delle concessioni, ma che ci consente di dare certezza a un settore che sta vivendo una fase troppo lunga di incertezza, senza sapere ancora quando terminerà l’agonia di quello che è un comparto fondamentale della nostra economia. Ora ci sono rimaste solo due minacce davanti: la battaglia del “no alle aste”, che rappresenta un’ostinazione pericolosa perché sul demanio non si possono più evitare procedure comparative; e l’eccessivo formalismo della burocrazia locale che rischia di complicare le azioni degli imprenditori balneari. Che alla fine di questa vicenda la legge toscana diventi un modello per la redazione dell’imminente riforma nazionale?».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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