Opinioni

“Caro Conte, se non riesci a dare prospettive alle imprese turistiche, ti devi dimettere”

La struggente lettera di un imprenditore balneare che chiede le necessarie direttive nazionali per poter riaprire in sicurezza

«Sono un imprenditore balneare, nella mia azienda lavorano 14 dipendenti durante la stagione, ad oggi mi è consentito svolgere solo l’attività di manutenzione e non so come né quando potrò aprire». Inizia così la struggente lettera che Alfredo Prete, titolare del Lido York di San Cataldo (Lecce), ha scritto al presidente del consiglio Giuseppe Conte per denunciare la grave situazione di incertezza in cui si trovano le migliaia imprese balneari italiane, in attesa da ormai troppo tempo di ricevere direttive dal governo per sapere come allestire le loro spiagge in questa grave situazione di crisi dovuta alla pandemia del coronavirus che ha fermato il mondo. Mondo Balneare ha deciso di diffondere la lettera di Prete, perché rappresenta con efficacia lo stato d’animo di angoscia in cui si trovano moltissime piccole e medie aziende familiari della filiera turistica, a cui il governo colpevolmente non ha ancora dato nessuna prospettiva, nonostante siano passati ormai due mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria.

«Vecchi e nuovi clienti mi telefonano per avere notizie, per confermare la cabina o l’ombrellone e in caso pagare il dovuto, ma purtroppo la mia risposta è sempre uguale: “Mi dispiace, al momento non ci sono informazioni utili al riguardo”. Per correttezza professionale, naturalmente evito di prendere acconti o saldi», prosegue Prete. «Comprendo che la nostra attività è molto legata all’evolversi della pandemia, perciò è difficile stabilire una data. Però le chiedo, visto che ha assunto non so quanti consulenti, almeno di dirmi come devo allestire la mia spiaggia: ad oggi ho sentito le più svariate e fantasiose ipotesi frutto di iniziative personali, che difficilmente troveranno applicazione. Per garantire la sicurezza dei miei clienti ho bisogno del tempo necessario e molto probabilmente dovrò fare nuovi investimenti, oppure lei pensa che un’azienda balneare, dopo un attimo che ha aperto il suo cancello, sia bella e pronta ad accogliere i suoi ospiti?».

Le accuse di Prete non finiscono qui: «A proposito di investimenti – prosegue l’imprenditore balneare salentino – mi sarei aspettato un’iniezione di liquidità a fondo perduto e una diminuzione della pressione fiscale per far ripartire l’economia del paese, invece ci chiede di indebitarci ancora di più, come se non bastassero i mutui e finanziamenti che già incidono sui nostri conti correnti. All’interno della mia azienda ho un bar ristorante e per questo tipo di attività c’è una data, quella del 1° giugno, ma ancora non si comprende come si potrà riaprire e la data di avvio si avvicina sempre più. Insomma, regnano il caos e la confusione più totale, tali da non giustificare il lavoro fin qui svolto dalla sua task force che grava su noi cittadini, perché viene pagata con soldi pubblici. Forse bastava rivolgersi a chi opera realmente nei vari settori per trovare soluzioni adeguate».

«Caro presidente Conte – scrive ancora Prete – mi sembra che la situazione le sia sfuggita di mano: le regioni legiferano attraverso ordinanze molto spesso contraddittorie rispetto a ciò che viene emanato dal suo governo e assistiamo quotidianamente a litigi continui tra i vari poteri istituzionali dello stato, regioni contro regioni, nord contro sud, ora addirittura comune contro comune. E tutto questo sta producendo solo un impoverimento del paese e il rischio che alla fine di tutte queste fasi le aziende siano fallite. Lei sa che quando il popolo muore di fame i rischi sono altissimi? Allora, caro presidente, o riprende in mano la situazione o deve rassegnare le dimissioni. Non si può vivere nell’incertezza più assoluta: un governo forte e fermo nelle sue decisioni darebbe almeno qualche indicazione a noi cittadini, mentre un governo debole che va avanti a spot porterà alla distruzione il nostro bel paese. E forse è questo che vuole una parte degli Stati europei per potersi comprare tutto con pochi euro, ma qui non gliene faccio una colpa: da quando c’è l’Unione europea abbiamo solo subìto, non abbiamo mai avuto rappresentanti all’altezza della situazione e abbiamo accettato norme che andavano a minare i nostri prodotti del made in italy, i nostri stessi prodotti che hanno fatto la fortuna dell’economia italiana e per i quali siamo famosi nel mondo».

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