Attualità

Canoni, guadagni, privilegi: tutte le fake news sui balneari

Smontiamo una volta per tutte le errate narrazioni di giornalisti e opinione pubblica sui concessionari di spiaggia

Con l’invettiva di Maurizio Crozza andata in onda nei giorni scorsi, si è raggiunto l’apice di una campagna mediatica senza precedenti contro gli imprenditori balneari italiani. Una campagna fatta di odio gratuito, faziosità e fake news, lanciata in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga al 2033 delle concessioni demaniali marittime e imposto di riassegnarle entro due anni tramite gare. Chiunque ha diritto di esprimere la propria opinione, sia chiaro, ma le argomentazioni dovrebbero essere basate su dati reali e non su luoghi comuni e infondati – un discorso che vuole riferirsi non tanto alla satira, che è per sua natura provocatoria, bensì ai giornalisti, che dovrebbero essere obiettivi e completi nel dare le notizie. Invece, sui balneari troppi media generalisti accostano in modo capzioso argomenti che non c’entrano nulla tra loro, citano solo i numeri che fanno comodo alle loro campagne denigratorie e trascurano tutti gli altri, e soprattutto alimentano colpevolmente l’odio sociale nei confronti di un’intera categoria. Ai media disonesti e alle persone che credono al loro fango è rivolto questo articolo, che smentisce tutte le falsità diffuse sui balneari e spiega come funzionano davvero le imprese sulla spiaggia.

I canoni non sono bassi, bensì squilibrati

Partiamo dalla questione più importante, quella dei canoni demaniali. Nei servizi faziosi dei media si citano sempre e solo le cifre più basse per portare l’opinione pubblica a pensare che tutti i canoni ammontino a poche migliaia di euro, ma non è affatto così.

In realtà i canoni non sono bassi, bensì squilibrati: c’è chi paga poco, c’è chi paga il giusto e c’è chi paga troppo. Da molti anni le associazioni di categoria dei balneari chiedono al governo una revisione dei canoni demaniali marittimi che elimini tali sperequazioni, imponendo aumenti ai concessionari che pagano cifre irrisorie: è un po’ come se l’inquilino di un appartamento chiedesse al proprietario di aumentargli l’affitto. Tuttavia lo Stato non ha mai messo mano a un riordino della materia, limitandosi solo lo scorso anno ad aumentare il canone minimo da 363 a 2500 euro annui (ma si è trattato di una misura insufficiente per risolvere gli squilibri). Dunque, incolpare i balneari dei canoni bassi è disonesto: i concessionari pagano semplicemente quello che viene loro richiesto dallo Stato, perciò semmai è con il governo che bisognerebbe prendersela, e non con gli imprenditori che anzi da anni si dichiarano disposti a farsi carico di un aumento ragionevole per mettere fine a queste accuse.

I balneari non pagano solo il canone demaniale

I media generalisti citano i canoni come se fossero l’unica voce di spesa affrontata da un concessionario di spiaggia, li affiancano al costo giornaliero di un ombrellone e fanno credere che i balneari paghino poche migliaia di euro a fronte di guadagni stratosferici, ma anche questo è falso. Quando si fanno ipotesi sulle entrate e sulle uscite di uno stabilimento, bisognerebbe prendere in considerazione tutte le voci di spesa pubbliche e obbligatorie per legge, che sono le seguenti:

  • Imposte regionali e comunali sul canone: sono diverse di località in località e vanno dal 30% al 100% del canone demaniale. Ciò significa che le cifre riportate dai media, che riguardano solo la parte richiesta dallo Stato, vanno sempre all’incirca raddoppiate.
  • Tasse sui rifiuti: per gli stabilimenti balneari vengono calcolate sull’intera superficie della spiaggia in concessione e per tutto l’anno, nonostante si tratti di attività stagionali. Ciò significa che i balneari pagano Tari di venti-trentamila euro all’anno, facendosi carico anche del costo dei rifiuti prodotti dai turisti e di quelli portati dal mare d’inverno.
  • Pulizia dell’arenile: la legge italiana impone al concessionario balneare di mantenere la spiaggia pulita, pena la decadenza della concessione. La ragione di ciò è che il nostro Stato non è in grado di occuparsi di tenere puliti i suoi circa 7500 chilometri di costa, e anche per questo li affida in gestione ai privati (in tutti gli altri paesi, invece, la pulizia delle spiagge è di competenza delle amministrazioni pubbliche). Tutti nella nostra penisola avranno notato l’enorme quantità di rifiuti presente nelle spiagge libere e la loro totale assenza nelle spiagge in concessione, perciò chi urla lo slogan “più spiagge libere” chiede anche “spiagge più sporche”: nel nostro paese, infatti, purtroppo gli enti pubblici tendono a lasciare accumulare tonnellate di immondizia in spiaggia senza preoccuparsene.
  • Servizio di salvamento: come la pulizia dell’arenile, anche il primo soccorso in mare è un adempimento obbligatorio per chiunque abbia una spiaggia in concessione. Ogni stabilimento si fa dunque carico dello stipendio del bagnino di salvataggio, un soccorritore professionista che vigila sulla vita di tutti i turisti da maggio a settembre. Si tratta di un servizio pubblico a beneficio della collettività: quando avvista un bagnante in difficoltà, il bagnino non gli chiede certo se è cliente dello stabilimento balneare che gli paga lo stipendio; ovviamente lo salva anche se frequenta la spiaggia libera. All’estero invece il servizio di salvamento, come la pulizia delle spiagge, è un costo sostenuto dagli enti pubblici.

Di fronte all’elenco sopra esposto, media e opinione pubblica dovrebbero quindi prendere coscienza di due importanti considerazioni:

  1. Il canone è una cifra calmierata, in quanto lo Stato – in cambio di una concessione che permette di avviare un’impresa economica – chiede a dei privati di farsi carico di una serie di adempimenti al posto degli enti pubblici, ovvero la pulizia delle spiagge e il servizio di salvamento.
  2. Quando si fanno ipotesi sui guadagni degli stabilimenti balneari, questi non dovrebbero essere accostati alla sola spesa del canone demaniale, bensì a tutte le altre voci obbligatorie ed esclusive delle concessioni demaniali marittime, ovvero le addizionali regionali e comunali, le tasse sui rifiuti calcolate sull’intera superficie di spiaggia, la pulizia dell’arenile e il servizio di salvamento. Solo così si potrà dare un quadro reale e onesto della situazione, anziché fare ricostruzioni becere e superficiali.

Ulteriori anomalie fiscali degli stabilimenti balneari

Nell’affrontare il tema “costi/guadagni” degli stabilimenti non si tiene poi mai conto che oltre alle spese appena elencate, che sono peculiari ed esclusive delle concessioni demaniali marittime, i balneari hanno tutte le altre uscite tipiche di qualsiasi altra impresa stagionale, come il personale, la manutenzione, il montaggio estivo e lo smontaggio invernale, eccetera. Tutto ciò rende ancora più parziale e ingiustificato il mero accostamento tra il canone annuale e il costo giornaliero di un ombrellone che piace tanto fare a giornalisti e opinionisti.

Non solo: gli stabilimenti balneari hanno due anomalie fiscali che occorre includere nel discorso, se si vuole tracciare un quadro onesto e reale del settore:

  • l’Iva al 22%, mentre tutte le altre imprese del settore turistico (alberghi, campeggi, villaggi, agriturismi, eccetera) godono di un’aliquota agevolata del 10%;
  • l’Imu sui manufatti, nonostante si tratti di beni situati su suolo pubblico.

Se sui giornali, nelle trasmissioni televisive, nei discorsi da bar e nei commenti sui social si tenesse conto di tutti questi fattori economici, i luoghi comuni sui “balneari che pagano due lire di canone e fanno incassi milionari” crollerebbero all’istante.

Non tutti i balneari sono Flavio Briatore

A proposito di “incassi milionari”, c’è un altro luogo comune da smontare. Gli stabilimenti balneari sono per la stragrande maggioranza piccole o medie imprese a gestione familiare, aziende con introiti modesti per il sostegno di una famiglia con eventualmente un paio di dipendenti. I lidi che fanno fatturati enormi sono solo una minima parte; eppure quando si parla di questo settore, i media generalisti prendono sempre e solo l’esempio di Flavio Briatore, titolare del Twiga di Marina di Pietrasanta: in questa spiaggia frequentata dai vip una capanna costa qualche centinaio di euro al giorno, ma si tratta di un’eccezione e non della regola. Nella maggior parte degli stabilimenti balneari i prezzi sono più che abbordabili per gran parte degli italiani e la clientela è fatta di normali persone che preferiscono la comodità di lettini, ombrelloni, servizi igienici, pulizia e bar anziché la spiaggia libera. Poi, come accade per i ristoranti e per gli alberghi, anche tra gli stabilimenti balneari esistono alcune realtà di lusso con tariffe elevate che si rivolgono a una determinata clientela d’élite; ma spacciare queste realtà come la norma sarebbe come parlare del settore della ristorazione citando solo i pochi locali con tre stelle Michelin e ignorando le migliaia di trattorie popolari che si trovano in tutta Italia.

Non tutti i balneari sono criminali ed evasori

Nell’opinione pubblica è radicata la convinzione che i balneari sarebbero una sorta di “lobby di privilegiati, evasori e criminali”. Tali credenze sono frutto di ignoranza, proprio come accade tra i razzisti e i terrapiattisti, e con chi le sostiene non vale nemmeno la pena perdere tempo a discutere: come affermava il filosofo tedesco Friedrich Schiller, «contro gli stupidi, anche gli dei sono impotenti».

Diverso è il discorso dei giornalisti che manipolano la realtà per alimentare tali convinzioni, anziché compiere analisi serie e obiettive come dovrebbe fare chi pratica questo mestiere. Gli esempi che fanno questi giornalisti sono sempre gli stessi: il “lungomuro” di Ostia, un’orrida barriera di cemento che impedisce la libera vista del mare, oppure qualche caso isolato di lidi che fanno illegalmente pagare l’ingresso. Ed ecco che, in un attimo, il caso da particolare diventa universale, e si fa credere che tutti i balneari siano criminali e usurpatori del bene pubblico.

Con questo non si vuole negare che tali realtà esistano, anzi purtroppo si tratta di casi reali e da condannare: chi fa pagare l’ingresso alla spiaggia commette un illecito, poiché l’articolo 11 della legge 217/2011 prevede «il diritto libero e gratuito di accesso e di fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione» e la legge 296/2006 stabilisce «l’obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione». Così come esistono balneari che hanno commesso abusi edilizi o evaso le tasse, in questo come in qualsiasi altro settore. Ma si tratta di poche mele marce e non della totalità; anzi gli stessi balneari onesti sono i primi a condannare questi casi, che hanno infangato la reputazione dell’intera categoria. Additare le pecore nere per descrivere l’intero settore è dunque un altro atto disonesto compiuto dai media quando parlano dei balneari.

La cementificazione della costa è una colpa del passato

C’è un ultimo aspetto su cui vale la pena soffermarsi, quello della cementificazione della costa. Per descrivere le spiagge italiane, Crozza ha usato l’espressione “festival della betoniera”, e per quanto infelice, questa è forse l’unica immagine con un minimo fondo di verità, in mezzo alle tante altre farneticazioni gratuite del comico. Tuttavia, è errato accusare i balneari di oggi di responsabilità che risalgono a oltre mezzo secolo fa.

Dopo l’approvazione del Codice della navigazione del 1942, che ha disciplinato il rilascio delle concessioni di porzioni di demanio marittimo ai privati cittadini, molte persone presentarono domanda per ottenere una spiaggia in affidamento: si trattò, all’epoca, di famiglie visionarie che s’inventarono letteralmente una nuova tipologia di impresa, ovvero gli stabilimenti balneari per come oggi li conosciamo, che nel bene e nel male hanno creato un modello unico al mondo. Se in precedenza le spiagge erano porzioni di terreno di scarso interesse sia per il pubblico che per il privato, abbandonate a se stesse o in alcune parti d’Italia coltivate per uso agricolo, tra gli anni ’50 e ’60 le amministrazioni locali hanno rilasciato regolari autorizzazioni per costruire strutture in muratura che nel giro di pochi anni, con l’esplosione del turismo di massa, sono diventate aziende d’eccellenza. Tali strutture hanno indubbiamente inciso sul nostro paesaggio costiero: in centinaia di località balneari si è consentito di costruire file di edifici di cemento che oggi rappresentano una peculiarità italiana senza eguali nel mondo, e questo nessuno può negarlo. Solo in anni più recenti le amministrazioni comunali hanno rivisto i criteri per il rilascio delle nuove concessioni demaniali marittime nell’ottica di preservare il paesaggio, imponendo percentuali di spiaggia libera da preservare e obbligando chi costruisce un nuovo stabilimento balneare a erigere strutture di facile rimozione che possono restare allestite durante l’estate e che devono essere smontate d’inverno; ma questo è accaduto solo nelle regioni dove il turismo balneare è arrivato in un secondo momento, come la Sardegna e la Puglia, mentre nella stragrande maggioranza delle località costiere di Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Marche, Abruzzo e Lazio, sono gli stabilimenti permanenti in muratura a dominare sulla costa. Tuttavia, è inutile e fazioso accusare i balneari odierni di scelte urbanistiche compiute più di sessant’anni fa, quando la sensibilità estetica e ambientale dell’Italia in pieno boom economico era molto diversa rispetto a quella attuale. Non dobbiamo dare per scontata una presenza a cui siamo abituati, mentre in realtà rappresenta un’eccezione unica al mondo, ma nemmeno è giusto colpevolizzare gli attuali titolari dei lidi, che hanno semplicemente acquistato o ereditato tali strutture sorte in tutt’altro contesto storico.

Mediare sui propri punti deboli per salvare le proprie aziende

Ora che abbiamo smontato si spera una volta per tutte – le errate credenze e le fake news sui balneari italiani, una riflessione conclusiva va rivolta proprio a questa categoria. La sentenza del Consiglio di Stato ha reso non più rinviabile una riforma organica delle concessioni demaniali marittime e ha fatto capire a tanti imprenditori del settore che occorrerà fare i conti con un nuovo regime normativo che prevederà la riassegnazione dei titoli tramite delle procedure di evidenza pubblica. Il tema ormai non è più se fare o non fare le gare, bensì come farle; e in base ai parametri che saranno fissati dal governo dipenderà la possibilità, per gli imprenditori balneari che hanno gestito bene le spiagge e sono in grado di dimostrarlo, la possibilità di proseguire o meno il proprio lavoro o di avere un adeguato riconoscimento economico. Per decidere tutto questo, le associazioni di categoria affronteranno nei prossimi mesi una complessa trattativa e sarà più che mai importante dimostrarsi disponibili a mediare su alcuni punti deboli della categoria, come i canoni e il subaffitto. Occorrerà cioè negoziare su un riordino dei canoni che alzi le cifre ancora troppo basse e bisognerà accettare l’introduzione dell’obbligo di gestione diretta della concessione, dal momento che col subaffitto alcuni soggetti finora hanno potito lucrare su un bene pubblico, avuto in affido per una certa cifra e dato in gestione a terzi a dieci o cento volte tanto. Se su questi temi – da sempre sfruttati da giornalisti e opinione pubblica per attaccare i balneari la categoria sarà disposta a ragionare, allora potrà dimostrare di essere davvero convinta che le spiagge avute in concessione (non le imprese, che sono private!) non sono un diritto acquisito, bensì un bene che lo Stato ha dato a degli imprenditori virtuosi affinché portassero avanti un sistema turistico molto importante dal punto di vista economico. E per i concessionari onesti e lungimiranti sarà possibile continuare a svolgere il mestiere che ha reso gli stabilimenti balneari italiani unici al mondo per qualità dell’offerta.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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  1. Ricordo la battaglia dei balneari di Lecce che contestano il piano comunale delle coste perché toglie delle concessioni storiche in quanto la linea di costa è cambiata..le concessioni devono essere temporanee perché devono prima di tutto tutelare la spiaggia e non l’imprenditore che spesso, non sempre, si vede fare il ripascimento pagato dal comune. La scadenza delle concessioni senza pretese permette di adattare le scelte amministrative con la realtà sociale e ambientale per cui w le scadenze e i bandi

  2. Il canone per la concessione demaniale è un costo che si aggiunge a tutti gli altri costi che normalmente ha un’impresa in Italia, e che tutti dovrebbero conoscere, ivi compresa una tassazione fra le più alte in Europa. Confrontare il fatturato con il canone, come se invece fosse l’unica spesa dell’imprenditore balneare omettendo di citare tutto il resto, e’ ignoranza o malafede. Lasciamo perdere l’ignoranza, appannaggio di pochi fra coloro che da giorni blaterano su cose che non conoscono, per il resto è malafede finalizzata a creare consenso nell’opinione pubblica ed i consumatori, che non si rendono conto che li stanno ingannando un altra volta per finalità che nulla hanno a che fare con la libera concorrenza.

  3. Con ho ragione io hai ragione tu non si va da nessuna parte.Crozza non c’entra nulla.L’opinione Pubblica un’idea se l’era gia’ fatta anche soprattutto in base a quello che e’ sempre stato il sistema chiaro e visibile sotto il sole e anche per averlo toccato con mano.Ora se si vogliono smentire le fake news le associazioni e I balneari tutti chiedano Al Governo di pubblicare Al piu’ presto i dati reali,completi e ufficiali.Oltre Al canone e ai balzelli vari (che gravano pesantamente su tutti) e’ necessario sapere il fatturato,quanto personale assunto e con quali modalita’ contrattuali,quanto sono congrue le cifre di vendita in base al fatturato,quanto si paga per il subaffitto rispetto al costo del canone.Invece di chiedere solo che le cose rimangano cosi’,anzi se possibile anche meglio proponendo di cancellare qua e la’qualche norma fastidiosa,Chiedete che i dati dell’operazione trasparenza vengano diffusi al piu’ presto.Piu’che a Crozza l’opinione Pubblica ha dato ascolto all’Antitrust e alla Corte dei Conti che indaga per danno erariale.Avv.Suck le indagini sono in corso o tutto si e’ arenato?

  4. Un encomiabile articolo, che tutte le persone di buon senso dovrebbero condividere, media generalisti e giornalisti allineati in primis. Mi permetto aggiungere una ulteriore osservazione a quelle già riportate dal Dr Alex, che è quella, della scarsa considerazione che viene fatta nei confronti degli altri Stati membri, soprattutto quelli maggiormente concorrenti nell’industria del turismo, dove la BOLCKSTEIN, non viene presa nemmeno in considerazione, dove chi opera sui litorali, avrà maggiori possibilità di organizzarsi meglio, in quanto, non ci saranno problemi come quelli italiani (imminenti scadenze che inevitabilmente ridurranno notevolmente gli investimenti) determinando una sleale concorrenza tra stati, oltre che un ben diverso trattamento tra gli operatori del settore.

  5. Andrà a finire che fate pure beneficenza.
    Il Sole24h ha pubblicato da poco un articolo dove dice che alcuni canoni non sono adeguati neanche al cambio lira-euro.
    ma piangete miseria stranamente.

    • Se i canoni nn sono adeguati spetta al Governo adeguarli, così come dovrebbe adeguare i canoni degli affitti degli immobili dello Stato, ma su questo tutti zitti.

    • ma l’articolo è chiaro e dice appunto che non bisogna considerare solo il costo del canone ma ci sono molteplici fattori da considerare! Evidentemente non l’hai letto bene.

  6. Nikolaus Suck says:

    Mokto ben scritto e ragionato.
    Ma la satira da sempre è per tutti si appunta sia sui luoghi comuni, sia su fatti dove sa che però “vince facile” quando ci sono.
    Qualunque altra impresa in mura altrui, oltre a un canone di locazione di norma superiore di almeno dieci volte rispetto ai canoni demaniali, sopporta costi ulteriori analoghi a quelli dei balneari, a partire dallo smaltimento, dal personale dalle addizionali, IRAP, etc., e ha la normale Iva al 22%, che viene riversata sul cliente. Quindi farne ragione di martirio e incomprensione per questa sola categoria è un po’ pretestuoso.
    E al netto delle news più o meno fare e della satira, resta il fatto oggettivo che tutti i casini nascono dell’errore, che è tale, di aver ritenuto perpetuo un titolo che non è mai stato tale per legge e che non poteva essere tale per definizione, e/o di aver creduto in una scadenza che si sapeva non avrebbe retto.

    • Non mi risulta che un ristorante debba pagare le spese di pulizia della strada o un vigilante per tutelare la sicurezza non solo dei suoi clienti ma di tutti coloro che passano, inoltre nell” l’errore di considerazione ” delle concessioni ci sono cascate 30.000 aziende…..forse la situazione non era poi cosi chiara……..

    • Aridaje Suck, ciò che dici ripetutamente “tutti i casini nascono dall’errore, che è tale …” Secondo me, anzi, potrei ben dire, secondo noi; NON È AFFATTO TALE, in quanto se non ci fossero state regole sul diritto di insistenza, leggi su rinnovi automatici, (mi devo ancora spiegare perché le hanno abrogate!) che hanno consentito un così prolungato “rapporto”, durato più di un secolo, sicuramente non si sarebbe verificato questo “casino”, semplicemente perché, nessuno avrebbe pensato a scelte di vita, facendo importanti investimenti (centinaia di migliaia, se non milioni di euro), CHE MAI E POI MAI AVREMMO FATTO, sapendo che a scadenza, non avremmo più avuto alcun diritto, quindi, non ci sarebbe stato nemmeno questo grande “interesse” da parte di molti, e sono certo, neanche da parte tua! Mi chiedo come si fa a non condividere questo logico ragionamento!

      • …, cioè, Le “aste” che voi rivendicate, dovevano essere fatte sin dall’inizio ad ogni scadenza, nessuno, mai, si sarebbe opposto!

      • Nikolaus Suck says:

        Sempre cortese. L’iva non la paghi tu ma il cliente (se fatturi naturalmente) quindi per te è neutra, e il paragone era con qualsiasi altra impresa in generale, non con le sole “assimilabili”.

  7. Questa disanima uguale uguale Mondo Balneare la fece anche Nel 2019.Fra le altre cose che sarebbe utile sapere: e’ acclarato che l’evasione fiscale e’ motivo di revoca della concessione e sappiamo che l’ammontare dei canoni non riscossi e’ elevato, sono state revocate le concessioni a questi malandrini?Anche con i contratti irregolari e il lavoro nero non si scherza, sono state mai state revocate concessioni per queste pratiche?Le cose da chiarire sono tante e devono emergere tutte.Altrimenti non ci resta altro che ascoltare fake news da ogni parte.

  8. Il ripascimento qua in Romagna lo paghiamo noi bagnini tramite quota associativa Cooperativa Bagnini. Lo stato, in questo caso il comune, gratis non fa niente, o meglio a gratis lascia l’immondizia nelle spiagge libere. Anche la sicurezza notturna se la vogliamo, se vogliamo trovate in piedi il bagno il giorno dopo, in suolo pubblico, ce la dobbiamo pagare noi.

  9. “è errato accusare i balneari di oggi di responsabilità che risalgono a oltre mezzo secolo fa.”
    Se non siete stati voi sono stati i vostri genitori o i vostri nonni, visto che vi siete impossatti delle spiagge 70 anni fa e non le avete più mollate.

    • E non le molleremo.. 😀 anzi, molti di noi che non ce la fanno a sopravvivere tutto l’anno con i guadagni stagionali, verranno a fare la spesa nel tuo frigorifero. 😂

  10. Egregio Direttore,
    Tra le spese di un concessionario bisogna aggiungere le spese di manutenzione straordinaria che molte volte, specialmente se in presenza di un bene pertinenziale, e di gran lunga la spesa maggiore anche se il canone viene calcolato con i valori OMI.
    PURTROPPO si continua a non parlare delle concessioni di un bene pertinenziale.
    Spero che lei da esperto della materia affrontera’ questo problema.

  11. Francesco Scalas says:

    Vorrei sapere se qualcuno ha consapevolezza che in alcune nazioni, forse Spagna i Portogallo..vige una norma che vuole che ” l’area di sedime occupata dalla concessione” venga ceduta al concessionario.. di fatto “Sdemanializzandola”..e facendola divenire una “Proprietà Privata” ?

  12. scalas, ne ho sentito parlare anche io. ma ha noi lo chiede l’Europa di adeguarciper la gioia di Ilaria e Suck, cosi possono investire in italia i propri faccendieri mentre il resto d’europa fA CIO’ CHE RITIENE PIU’ OPPORTUNO PER TUTELARE LE PROPRIE IMPRESE ED INTERESSI.

  13. Non mi risulta che un ristorante debba pagare le spese di pulizia della strada o un vigilante per tutelare la sicurezza non solo dei suoi clienti ma di tutti coloro che passano, inoltre nell” l’errore di considerazione ” delle concessioni ci sono cascate 30.000 aziende…..forse la situazione non era poi cosi chiara……..

  14. Crozza ci faccia sapere qual è il suo compenso per la serata nella quale ha contribuito a diffondere false informazioni e a danneggiare migliaia di piccole imprese e famiglie che stanno rischiando la rovina economica. Vergogna!

  15. Bellissimo articolo, io avrei speso due parole riguardo ai canoni sui beni incamerati dallo stato che in molti casi hanno avuto un incremento del 1800 per cento, e le concessioni prevedono anche le spese di manutenzione straordinaria delle strutture

  16. È tutto vero, quello dei balneari è un lavoro duro, davvero duro.

    Però una domanda vorrei farla: perché un bene pubblico non deve mai più andare a bando?

    • Teo+Romagnoli says:

      Che vada al bando…però abbiamo le concessioni rinnovate e firmate dal comune e demanio al 2033 e ci cacciano 10 anni prima dall’ oggi al domani.. le imprese si programmano non si inventano.. che paese è questo????

  17. Vogliamo parlare della riqualificazione del posto dove stiamo operando.
    Quando nel 2003 incomincia la pratica per aprire un piccolo parco acquatico con giochi gonfiabili e penso che sia stato uno dei primi in tutta Italia ci vollero 2 anni per acquisire tutti i pareri il 2005 riusci ad iniziare questa attività non tanto per il guadagno che potevo avere,avendo un’attività molto più remunerativa, ma un sogno di migliorare i servizi e per portare a termine un progetto tanto a me caro il posto era una baia abbandonata e per non avere tanti problemi con spiagge molte più conosciute da noi si dice (Picca pane e picca paternosci) investi qui.Vi dico solo che a pochi chilometri da qui a luglio ti chiedevano per l’affitto di una casa circa Lire 1.800.000 e invece qui Lire 700.000 non vi era un lungomare non vi era acqua né fogna né illuminazione né strada si utilizzava come discarica, negli anni insieme ad un’altra attività nelle vicinanze raccogliendo firme ci impegniamo a tenere pulito, negli anni arrivo l’acqua,la fogna,l’illuminazione,il lungomare, le case cominciarono a prendere molto più valore i turisti cominciarono a fermarsi gli affitti si livellarono alle spiagge più vicine nel 2019 partecipai ad un asta perché volevo aggiungere dei servizi igienici rischiando anche di vedere qualche altro prendere il mio posto, la concessione rimase a me per 6 anni quindi investi per rifare il chiosco con servizi igienici,docce,ecc… ora tutti queste persone vedono i risultati vedono che si lavora, vedono che si investe e invidiosi sparano sentenze magari perché ora pensano se avrei fatto io quel passo a quest’ora starei come lui ma era troppo rischioso adesso invece la pappa pronta sulle spalle di chi non a dormito la notte vi piace.E inutile che parlate di Briatore non siamo tutti come lui ci sono tanti che hanno piccoli chioschi che tirano la vita facendo 16-18 ore di lavoro al giorno e non per due mesi come molti pensano ma 6 mesi se vuoi offrire un servizio anche in bassa stagione quando ci sono più perdite che guadagni, non vi limitate a dire spiagge libere spiagge libere perché anche qui e tutta spiaggia libera ma se non ci fosse qualche operatore come noi sarebbe una discarica e se qualcuno non ci crede ho delle foto da farvi vedere di come era una volta e di come è oggi buonagiornata a tutti.

  18. Buongiorno.. Mi voglio augurare che quando verranno messe in gara le concessioni(parlo in particolar modo della Calabria) lo Stato riconosca e risarcisca chi non con lungimiranza ma con coraggio ha investito in questa terra dimenticata da tutti seppur bellissima… Gli anni in cui la concessione è stato data in affido (venti) sono stati necessari per far conoscere le nostre spiagge a chi in modo del tutto occasionale scendeva al Sud… Ripeto in modo occasionale.. È stata la nostra professionalità, la nostra tenacia, il rispetto per il lavoro, la caparbietà che ci ha permesso di resistere… L’ITALIA ha due tipologie di imprenditori.. Quelli che lavorano per fare profitto sempre e comunque, e quelli che inseguono i sogni… Questi ultimi siamo noi.. Viviamo con la speranza che domani andrà meglio. Quando hanno messo in gara le concessioni io sono stato felice perché mi sono detto ‘è la volta buona’ verranno i milionari e finalmente esploderà la grande bellezza del Sud… Ma ho come l’impressione che non siamo appetibili.. Qui non ci sono Vip.. Qui si vive giorno dopo giorno.. Mi sa che noi possiamo stare tranquilli.. Quello che diamo allo Stato è più che giusto.. Qui dobbiamo continuare ad inseguire sogni ed in certo senso dobbiamo farci carico noi di quello che dovrebbe fare lo Stato…”RENDERCI VISIBILI AL MONDO”

  19. Teo+Romagnoli says:

    Bravo Pasquale , mi sono commosso e riconosciuto.. ora scrivo con le lacrime agli occhi..abbiamo COMPRATO nel 1996 con una montagna di debiti io mio babbo,mamma e i miei 2 fratelli avevo 19 anni. Lavorando come bestie abbiamo ristrutturato nel 2007 abbiamo estinto il mutuo nel 2019. Nel 2020 (grazie alla proroga di salvini al 2033) abbiamo comprato il bagno vicino il mutuo sulla casa di mio Babbo scade nel 2032. Il Ora da tre ragazzi coi genitori siamo 4 famiglie. Non ci hanno mai regalato niente e non abbiamo mai rubato niente. Un giorno di mare per una famiglia costa 18€ altro che briatore. Conosco tutti i venti, ho tessera fiv, brevetto da salvataggio e brevetto da subacqueo. Ho 47 anni e un mutuo sulla casa..ho sempre pensato che facevamo fare i signori agli operai e ne ero orgoglioso..ora cosa dovrei fare?? stick elena dario mistral e tutti gli altri vi ci vogliono 5 vite per lavorare e sopportare quello che abbiamo fatto io e la mia famiglia!

  20. mi sembra un articolo troppo fazioso, non è nello stile della redazione . I canoni demaniali che dite che i balneari volevano aumentare, MA DOVE, QUANDO ? Quando l’ex ministro Tremonti e prima di lui qualche altro,fece in parlamento la proposta di aumentarli, ci fu un fuoco di sbarramento di tutti i balneari , che minacciarono uno sciopero generale (il primo della categoria) anzi si fece, mi ricordo ancora le spiagge transennate nella mia zona, con il nastro bianco e rosso x non poter accedere.Inoltre , minacciarono di far ricadere gli eventuali aumenti sugli innocenti clienti aumentando le tariffe.
    Per quanto riguarda le varie spese aggiuntive al canone, tipo salvataggio, pulizia arenile ecc. ecc. anche tutte le altre attività private hanno spese aggiuntive oltre all’affitto dei vari negozi o capannoni. Qui per essere onesti, bisogna fare un rapporto generale tra INCASSI e SPESE SOSTENUTE e quello che rimane è il GUADAGNO NETTO dell’attività . Io posso anche avere miriadi di spese , ma se alla fine , tolte tutte, mi rimane un guadagno altissimo, significa che ho un attività remunerativa.
    E quando si parla delle spiagge che non sono tutte come quelle di Briatore, ci mancherebbe, sarebbe uno scandalo mondiale, ma provate voi a trovare in vendita uno stabilimento balneare sotto le 300.000 euro ! Qualche rarissimo appezzamento di sabbia in qualche sperduto posto non turistico, una mosca bianca veramente, ed infatti ultimamente questi sono investimenti x gente ricca o benestante, e quelli “normali”che si indebitano con mutui decennali sono una piccolissima parte. Le compravendite di queste attività,di media si aggirano intorno a cifre molto ,ma molto più alte, e chi compra non è uno sciocco che si diverte a buttare via i soldi x un esercizio che , come volete far credere lavora con guadagni esigui. Esiste una regola nel mercato privato valida da decenni , in cui una attività, solitamente per essere un discreto investimento si deve ripagare nel giro max di 5-6 anni, altrimenti non è un buon affare, quindi fate voi i conti.
    Come ho già ribadito altre volte, il mio mestiere x 40 anni è stato tenere la contabilità di tantissimi stabilimenti balneari, e avendo una certa esperienza , non vorrei poi infierire , addentrandomi nel discorso particolarmente delicato x i balneari della famosa elusione ( o evasione ) fiscale. Vi rammento solo un particolare , l’UNICA categoria , dopo che fu introdotta la regola dello scontrino o ricevuta fiscale x tutte le attività , che fu esonerata da tale imposizione fiscale x legge ( e non si capì il motivo) è quella dei balneari che continuò ancora per anni per legge a non dover rilasciare nulla al cliente , fino poi una decina di anni fa, e quindi capitolare da questo assurdo PRIVILEGIO.
    Per quanto cerchi, anche dall’alto della mia esperienza lavorativa, di fare un esame OBIETTIVO, e non accecato come tanti dall’odio dell’invidia, non riesco a trovare dei punti a vs favore che mi facciano dire che questa che vi vogliono fare ora con la Bolkestein, sia una colossale ingiustizia. Forse si potrebbe trovare una soluzione di mezzo , aumentandovi i canoni demaniali adeguandoli al settore privato, vietare i subaffitti e le compravendite ( in questo caso la spiaggia dovrebbe tornare allo stato) durata dei contratti non a vita (magari 15 anni) con indennizzo x i gestori uscenti come nelle altre attività ( per l’avviamento ) ma anche , e sopratutto, reali controlli fiscali x eliminare o almeno limitare il grosso fenomeno dell’ evasione . Non vorrei mai che qualche famiglia ( specialmente chi si è incautamente avventurato in questo investimento negli ultimissimi tempi) si ritrovi in mezzo ad una strada, e quindi dovete fare quello che x tanti decenni non avete mai fatto, cioè compattarvi sotto un unico interesse comune , che cerchi di salvaguardare tutta la categoria, magari facendovi prima, anche un onesto esame di coscienza …….

  21. Teo+Romagnoli says:

    Che vada al bando…però abbiamo le concessioni rinnovate e firmate dal comune e demanio al 2033 e ci cacciano 10 anni prima dall’ oggi al domani.. le imprese si programmano non si inventano.. che paese è questo????

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