Sindacati e associazioni

Calenda incontra i sindacati balneari, ma ‘restano le distanze’

Pare che il ministro allo sviluppo economico non abbia cambiato la sua posizione favorevole alle immediate gare delle concessioni balneari.

(ore 16.50) – Si è tenuto stamani l’atteso incontro tra il ministro allo sviluppo economico Carlo Calenda e le associazioni degli imprenditori balneari Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Oasi-Confartigianato, Federbalneari, Cna Balneatori, Itb Italia e Donnedamare. Dopo avere rilasciato alcune dichiarazioni polemiche contro la situazione degli stabilimenti balneari, definiti «vergognosi» a causa dei presunti canoni bassi e invitando a metterli subito a gara, Calenda ha convocato le associazioni di categoria che avevano chiesto un faccia a faccia di chiarimento. Dalle informazioni che trapelano, pare che il ministro abbia meglio precisato la sua posizione, ma senza cambiarla di troppo rispetto alle due diverse occasioni che è possibile ripercorrere in questo e questo articolo. “Restano le distanze, ma si è avviato un dialogo per riformare il settore”, titola infatti il comunicato del Sib-Confcommercio diramato pochi minuti fa. Calenda avrebbe spiegato che le sue parole si riferivano solo ad alcune situazioni, che vanno chiarite davanti all’opinione pubblica nell’interesse di entrambe le parti, e che la sua posizione è di favore nei confronti del disegno di legge licenziato lo scorso 27 gennaio dal consiglio dei ministri.

Riportiamo qui di seguito le dichiarazioni finora giunte da parte dei rappresentanti che hanno partecipato all’incontro con Calenda.

Riccardo Borgo, presidente Sib-Confcommercio: «Nel corso dell’incontro abbiamo confermato il nostro fermo dissenso verso un’eccessiva semplificazione fatta dal ministro Calenda in ordine ai costi delle concessioni, riducendole al canone demaniale, con dati tra l’altro parziali e incompleti (nella contabilità nazionale mancano, infatti, sia quelli relativi ad alcune regioni come la Sicilia, sia il dato delle maggiorazioni regionali e comunali). Non è infatti corretto escludere dai costi delle concessioni il trattamento fiscale estremamente penalizzante riservato agli stabilimenti balneari rispetto a tutte le altre imprese del comparto turistico italiano (dall’Iva al 22% alla Tari per l’intera superficie, fino all’applicazione dell’Imu pur essendo affittuari). Anche per quanto riguarda le gare abbiamo riconfermato la necessità di un doppio binario, perché non è possibile disciplinare allo stesso modo le aree già disponibili (e per le quali, del resto, già si effettuano le aste per l’assegnazione), con quelle sulle quali insistono le aziende che sono, invece, meritevoli di un trattamento particolare dovuto alla necessità di tutelare il loro legittimo affidamento nella disciplina previgente. In tal senso abbiamo consegnato al ministro la documentazione relativa sia alle assegnazioni di nuove spiagge che ai costi delle imprese balneari. Abbiamo convenuto, poi, con il ministro sulla necessità di continuare il confronto per arrivare a una disciplina più razionale e ordinata del settore, da tutti invocata e che attendiamo da troppo tempo, al fine di eliminare le inefficienze e le incertezze con una riforma organica e complessiva. Il ddl presentato dal ministro degli affari regionali Enrico Costa è stato ritenuto sia da Calenda che dal Sib l’occasione per avviare e realizzare un processo di riordino che dia un futuro alle 30.000 imprese balneari italiane e un lavoro stabile ad oltre 100.000 famiglie».

Renato Papagni, presidente Federbalneari: «Siamo in linea con il ministro Calenda, che ha chiesto l’istituzione di un coordinamento per la regolarizzazione del demanio marittimo per ciò che concerne il riequilibrio dei canoni; ovviamente senza sovrapporsi con il lavoro di competenza del ministro agli affari regionali Enrico Costa che sta curando l’aspetto normativo del disegno di legge di riforma in discussione in parlamento. Anzi, possiamo dire di essere l’unica associazione di categoria che può dichiarare con trasparenza di essere realmente coinvolta nell’operato di questo governo, che ribadisce di non voler sdemanializzare gli arenili né di voler concedere il legittimo affidamento. Federbalneari non teme le evidenze pubbliche, se sono riconosciuti aspetti come il valore commerciale, l’avviamento e la professionalità di chi fa questo mestiere. Noi siamo per le evidenze pubbliche come ci sono sempre state (a Roma dal 1933). Ora è importante che si stabiliscano criteri certi per istituirle e che si possa regolarizzare il demanio di concerto col governo. Federbalneari non rappresenta solo grandi imprese capaci di investire milioni di euro, anzi siamo convinti che, col modello delle reti di imprese, anche le piccole realtà possano produrre grandi risultati di sistema per migliorare l’offerta turistica con nuovi servizi».

Vincenzo Lardinelli, presidente Fiba-Confesercenti: «È stato un incontro costruttivo quello di oggi con il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. Grazie a questo incontro che avevamo richiesto, il ministro ha potuto avere maggiori informazioni sul tema disciplinato dal disegno di legge attualmente in discussione in parlamento. C’è stata ampia condivisione su tutti i punti, tanto che Calenda ci ha invitati ad appoggiare l’iter per l’approvazione del provvedimento e noi abbiamo ribadito la decisione della nostra federazione di non aderire e di non partecipare alla manifestazione proclamata per domani a Roma da altri. Siamo decisamente soddisfatti per questo scambio e siamo pronti a fare la nostra parte affinché questo ddl venga approvato con le opportune integrazioni in tempi rapidi».

Cristiano Tomei, presidente Cna Balneatori: «Il confronto di oggi è stato utile, anche se ovviamente non ci troviamo d’accordo con la posizione del ministro Calenda che pretende le evidenze pubbliche per le concessioni balneari, le quali non possono essere giudicate solo in base all’entità del canone. Per fornirgli una documentazione più completa sulla situazione, abbiamo consegnato al ministro il nostro studio realizzato su 5.785 imprese balneari in cui si dimostra che l’86% di queste aziende è composto da ditte individuali o familiari di piccole dimensioni e in regola con il fisco, oltre che gravate da altri ingenti costi e dal servizio pubblico di salvamento e di pulizia dei litorali che svolgono per conto dello Stato. L’attuale disegno di legge in discussione in parlamento, che vede il consenso di Calenda, va secondo noi integrato con il pieno riconoscimento del legittimo affidamento e del doppio binario di evidenze pubbliche. Per questo, abbiamo caldeggiato al ministro di completare la mappatura delle spiagge italiane al fine di dimostrare che c’è ampio spazio per il rilascio di nuovi titoli. In base ai dati parziali al momento in nostro possesso, il 48% dei litorali al momento non è occupato da imprese e perciò si può procedere con il doppio binario, da abbinare al legittimo affidamento e a un lungo periodo transitorio per lavorare all’esclusione delle concessioni balneari dalla direttiva Bolkestein».

Per Donnedamare è intervenuta Daniela Frangioni, che ha consegnato una lettera al ministro con queste parole: «Caro Sig. Ministro, a scriverLe sono le donne imprenditrici balneari, le stesse che il 15 marzo dalle ore 11.00 alle ore 14.00 saranno in Piazza Montecitorio per difendere la loro dignità e il loro diritto al lavoro e dove Lei, Sig. Ministro, è invitato a partecipare. Vede Sig. Ministro, come Lei, anche noi abbiamo fatto scelte di vita e ci siamo impegnate al meglio nel nostro lavoro, credendo non solo nell’espressione di noi stesse, ma anche nel sostentamento delle nostre famiglie. Lo Stato ci aveva garantito e noi ci avevamo creduto, investendo soldi e speranze, per valorizzare le nostre spiagge che a tutt’oggi sono ritenute, a tutti gli effetti, un valido esempio del made in Italy, come lo stesso ministro Enrico Costa ebbe a dire pubblicamente anche il 5 aprile 2016 in un convegno a Rimini. Anche Lei, Sig. Ministro, ci insegna che il turismo d’arte, insieme al turismo balneare, sono uno dei motori dell’economia nazionale. Un’impresa sana, dove peraltro gli immobili sono di proprietà privata, non può andare all’asta, sempre che sia rispettosa di tutte le leggi e norme vigenti.
Dieci anni di battaglie sono veramente troppi. Noi non ci fermeremo fino a quando non sarà messo a termine questo scempio.La manifestazione del 15 marzo è stata indetta dalle donne balneari per dire NO al disegno di legge recentemente approvato dal governo, con il beneplacito di alcune sigle sindacali che hanno, in tutti questi anni, preferito il “basso profilo”; proprio quei sindacati che non hanno mai avuto un rapporto democratico con la base balneare. Dobbiamo però riconoscere che sindacati come Cna Balneatori, Assobalneari Confindustria, Itb, Comitato “Salvataggio Imprese e Turismo Italiano” e l’associazione Donnedamare, che nell’insieme rappresentano la stragrande maggioranza della categoria, hanno sempre operato coerentemente per cercare una soluzione per uscire dalla direttiva sui servizi “Bolkestein”.
Chiediamo fermamente al governo italiano, come ha già fatto per altri settori e come hanno fatto altri paesi europei, di andare in Europa per chiedere l’uscita dalla Bolkestein. Contestiamo fermamente il ddl che dà per scontate quelle aste che distruggerebbero le piccole imprese familiari e il sistema turistico balneare italiano. Inoltre vogliamo evidenziare che le altre clausole previste nello stesso ddl sono aleatorie e in contrapposizione alla difesa e allo sviluppo delle attuali imprese balneari.
Quello che certamente non sa è che questa incertezza che dura da anni ha creato enormi problemi economici non solo alle nostre aziende, ma anche a quelle dell’indotto. Sicuramente non ci fa paura nessun “Registro di trasparenza sui canoni”, che peraltro non sono così irrisori come da Lei sostenuto (in questo contesto si veda anche l’assurdità dei canoni OMI), senza dimenticare altri “oneri vari”. Ricordiamo ancora che la stessa IVA non è concorrenziale con altri settori del turismo nazionale e internazionale. Comunque sappia che su questa materia, e ne sono testimoni suoi ex colleghi ministri come l’on. Brambilla, ci siamo resi sempre disponibili a un chiaro e serio confronto».

A margine dell’incontro, abbiamo ricevuto anche una dichiarazione polemica di Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria, unica associazione di categoria esclusa dall’incontro di oggi. «Avevamo richiesto in tempi non sospetti un incontro al ministro Calenda, prima cioè che rilasciasse le sue vergognose dichiarazioni. Invece, oggi scopriamo di essere l’unica associazione a non essere stata convocata all’incontro di stamane. E questo è ancora più grave dal momento che, dopo la nostra richiesta, ci era stato chiesto di seguire una precisa procedura di registrazione che abbiamo espletato per poter essere inseriti tra le associazioni accreditate agli incontri presso il Ministero dello sviluppo economico. Ma nell’elenco, che è pubblico, risulta che tutte le altre associazioni convocate oggi non compaiono, mentre noi – che siamo sulla lista – non siamo stati ritenuti utili al dialogo».

Anche il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia) è d’accordo con Licordari e attacca Calenda in una nota appena diramata: «Oltre a essersi dimostrato un irresponsabile nella mancata tutela di categorie importantissime come quelle dei balneari e degli ambulanti minacciati dalla vergognosa direttiva Bolkestein, il ministro Calenda si è dimostrato anche un discriminatore. Non aveva alcuna ragione di essere, infatti, l’esclusione dall’incontro avuto oggi, al quale erano presenti diverse associazioni di categoria del comparto balneare – comprese le meno rappresentative – di Assobalneari-Confindustria, che ha tra l’altro compilato la domanda di iscrizione al portale “Registro della Trasparenza” richiesta dal Ministero. Probabilmente, anzi certamente, questa associazione paga il fatto di non essersi inginocchiata ai governi di sinistra ed essere sempre stata in prima linea nella battaglia per la definitiva uscita del settore dalla direttiva europea».

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