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“Basta rinvii su concessioni balneari: la situazione è straziante”

Nella ormai straziante vicenda dell’estensione delle concessioni balneari al 2033, si è arrivati al punto che si saprà solo tra due mesi il parere del Consiglio di Stato sulla validità della norma, fermo restando che la cosa più probabile sarà il rinvio alla Corte di giustizia europea. La situazione è divenuta incandescente e complicatissima: “Grande è la confusione sotto il cielo”, diceva Shakespeare, ma grande è anche lo sconforto di migliaia di imprenditori balneari che, a questo punto, non sanno più che fare. Si è infatti arrivati a centinaia di contenziosi con sentenze in contrasto tra loro, senza dimenticare le diffide dell’Antitrust e la lettera di messa in mora recapitata lo scorso dicembre da Bruxelles.

Eppure dal 2006 a oggi di soluzioni ne abbiamo proposte, ma quindici anni e dieci governi non sono bastati a far capire alla nostra classe politica che sarebbe bastato concedere le aree ormai urbanizzate (regolarmente e legalmente) delle nostre strutture agli attuali imprenditori turistico-balneari per risolvere tutti i problemi. Fosse stato così, lo Stato avrebbe fatto cassa e gli imprenditori avrebbero avuto la certezza di un futuro certo e meritato per sé e per i propri famigliari.

A soffrire oggi sono soprattutto quegli imprenditori che erano convinti della validità delle garanzie date di continuità del lavoro e di recupero degli investimenti fatti per migliorare le strutture e per assicurare la continuità dei servizi forniti. Garanzie di continuità che da sempre abbiamo avuto con l’articolo 37 del Codice della navigazione e riconfermato dall’articolo 10 della legge 88/2001, che ci concedeva il rinnovo automatico delle concessioni: una soluzione che vorremmo venisse ripristinata al più presto in modo da mettere finalmente fine a questa scellerata situazione.

Ancora, è da ricordare che l’articolo 37 del Codice della navigazione ci concedeva la prelazione nel caso di aste per i rinnovi delle concessioni, mentre l’articolo 10 della legge 88/2001 ci garantiva il rinnovo automatico delle concessioni stesse: davvero è possibile credere a un’amministrazione statale che rinnega se stessa? Eppure era stata questa continuità (da noi sempre rivendicata) che ha dato un impulso notevole agli investimenti e ,quindi, allo sviluppo del settore turistico balneare. Ma tutto ciò non è bastato e tanti di noi che avevano investito, migliorando le strutture e promuovendo il settore, si ritrovano ora con un pugno di mosche in mano.

Oggi la grande confusione legislativa genera l’incertezza del nostro lavoro e il senso di inutilità di quanto abbiamo fatto in questi anni. Con le gare verranno cancellati anni e anni di sacrifici, sforzi per migliorare i servizi e diffondere la cultura della balneazione, ed è una vergogna che i nostri governanti nazionali e regionali non siano ancora riusciti a dipanare la matassa, generando così un’infinità di contenziosi.

Il futuro, dopo i disastri provocati dai nostri politici e amministratori, è quanto mai oscuro: tutto sarà cancellato da false promesse, e il nostro lavoro finirà con delle aste che non vinceremo, mentre altri soggetti, magari di dubbia onestà ma sicuramente con buone entrature, ci sostituiranno facendo perdere all’Italia un intero patrimonio culturale e professionale.

Francamente è ora di dire basta! Chiediamo che le parti in causa – governo nazionale, amministrazioni locali e associazioni di categoria – giungano a una soluzione comune e condivisa. Deve essere fatta una scelta: se applicare le nostre normative o quelle imposte da Bruxelles, sapendo però che le normative europee uccideranno il nostro turismo balneare che da solo genera il 10% del Pil nazionale. Anche se forse è meglio una morte onorevole del nostro settore balneare che questo terribile stillicidio amministrativo-burocratico.

Ma attenzione: noi imprenditori balneari siamo pronti a scendere ancora in piazza per difendere i nostri diritti e per difendere il futuro nostro e, quindi, di un settore così importante dell’economia. Oppure saranno gli avvocati a dipanare questa complicata matassa? Considerando i tempi biblici della nostra giustizia, speriamo proprio di no, e questo nell’interesse di tutti – Stato, operatori, amministrazioni locali e infine i più importanti: i turisti che vengono a trascorrere le vacanze sulle nostre spiagge, generando benessere per tutto il nostro turismo.

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Giuseppe Ricci

Presidente Itb Italia, associazione degli imprenditori turistici balneari con base a San Benedetto del Tronto.