Sindacati e associazioni

Base balneare al governo: “Via a mappatura e proroga concessioni”

Dall'associazione un no deciso alla proroga della delega o a una riforma strutturale senza saperne i contenuti.

Anche l’associazione Base balneare è stata convocata dal governo al ministero degli affari europei, per le audizioni con il ministro Raffaele Fitto sulla riforma delle concessioni balneari. «Il governo è al momento a un bivio: la prima strada è la proroga della concessioni, necessaria per avviare una mappatura seria e completa e per dimostrare la scarsità delle risorse, la seconda è la proroga della delega contenuta all’articolo 3 della legge 118/2022 (la legge sulla concorrenza approvata lo scorso agosto, NdR) per vararne i decreti attuativi», riepiloga una nota dell’associazione. «Dopo attente riflessioni e riunioni con i nostri avvocati e un confronto serrato con Assobalneari-Confindustria, abbiamo deciso di chiedere al governo di sostenere gli emendamenti segnalati, perché sono gli unici che hanno evidenziato la necessità di una preventiva mappatura al fine di verificare la sussistenza o meno di una “scarsità delle risorse”, presupposto indispensabile per l’applicazione dell’articolo 12 della direttiva Servizi. È necessaria quindi una ricognizione del numero, dell’estensione e della tipologia delle concessioni demaniali marittime esistenti, al fine di accertare la sussistenza o meno della “scarsità della risorsa”».

«Tale valutazione – sottolinea Base balneare – deve comprendere i laghi e i fiumi e non deve essere riferita solo al litorale sabbioso (come erroneamente sostenuto dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato). Occorre tenere presente l’intera linea di costa italiana, tenendo conto che anche tratti di scogliera possono essere oggetto di concessioni demaniali e vi possono essere realizzati degli stabilimenti balneari, come accade già in numerose situazioni. Pertanto, la normativa di riordino dovrebbe in primo luogo individuare esattamente il concetto di scarsità delle risorse, attraverso una esatta definizione dello stesso. In questo modo, il governo avrà buoni argomenti da spendere in Europa. In sostanza vedremo cadere tutte le scuse che ci hanno portato a essere ad oggi l’unica nazione in Europa e l’unica categoria in Italia a rimanere nella Bolkestein».

Conclude il comunicato: «Abbiamo inoltre chiesto di delineare da subito e con precisione quali sono le conseguenze sulle concessioni esistenti nel caso in cui dovesse accertarsi che il numero di autorizzazioni non è limitato per via della scarsità della risorsa e di introdurre il doppio binario: previa verifica dell’assenza di un limite alle autorizzazioni per via della non scarsità della risorsa, stabilire che i concessionari attuali sono confermati nelle concessioni, secondo quanto stabilito dal principio del legittimo affidamento. Infine, non abbiamo neppure voluto tralasciare tutti i motivi di esclusione dalla direttiva servizi su cui il governo Meloni potrebbe puntare i piedi in Europa: 1) noi siamo beni e non servizi, come detto dallo stesso Frits Bolkestein a Roma; 2) armonizzazione: una legge europea per essere applicata lo deve essere anche negli altri paesi; 3) l’articolo 195 del TFUE nega ogni competenza delle istituzioni europee in materia di turismo; 4) l’esistenza di una lunga lista e una vasta gamma di attività che non solo rientrano nel novero dei servizi, ma che sono state escluse dalla direttiva Bolkestein. Una lista che proprio il ministero per le politiche europee potrebbe variare».

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