Attualità

Barracciu: ‘Governo vuole tutelare balneari, ma attenderà UE’

Il sottosegretario al turismo, intervenuto al SUN di Rimini, ha ribadito la posizione già nota del governo. Ma è scontro con i sindacati.

di Alex Giuzio

RIMINI (ore 18.45) – «Il governo intende tutelare le attuali imprese balneari: conosciamo bene il loro valore e il nostro intento primario è conservarlo, ma la riforma è stata bloccata dal ricorso al Tar Sardegna e ora non resta che attendere la pronuncia della Corte di giustizia europea». Così il sottosegretario al turismo Francesca Barracciu, intervenuta questa mattina al Sun di Rimini, ha ribadito la strategia che il governo italiano intende seguire per varare la riforma delle concessioni balneari. «Per la prima volta abbiamo preso in mano seriamente la questione con l’intento di risolverla – ha spiegato la Barracciu – ma siamo stati bloccati da cause esterne».

Ospitata nel corso di un incontro-dibattito organizzato da Cna Balneatori, il sottosegretario Barracciu ha incontrato inizialmente il malumore della platea, con i balneari e l’opposizione che chiedono una legge subito, ma ha dichiarato l’irremovibilità del governo nella scelta di attendere la Corte Ue: «Poiché il sistema normativo sul demanio marittimo si reggerebbe sulla proroga al 2020 – ha proseguito il sottosegretario – saremmo dei kamikaze ad approvare una legge che rischia di essere invalidata dopo pochi mesi».

Barracciu ha ribadito la sua posizione anche in questa intervista che ci ha concesso:

Il governo vuole uniformare l’apertura annuale delle imprese balneari

L’incontro-dibattito di stamane è iniziato con Cristiano Tomei, coordinatore nazionale Cna Balneatori, che ha illustrato i dati positivi delle presenze turistiche negli stabilimenti balneari: secondo l’ultimo studio di Cna, si parla del +25% di prenotazioni in un anno (seppure paragonato con la stagione precedente caratterizzata dal maltempo) e di una crescita occupazionale di circa cinquemila unità sui 168.000 dipendenti delle imprese balneari italiane.

Alla luce di questi dati, si è valutata l’opportunità di prolungare la stagione balneare per favorire ulteriormente la crescita del comparto. L’assessore regionale al turismo dell’Emilia-Romagna, Andrea Corsini, ha sottolineato che «il 2015 deve essere l’anno di ripartenza della nostra economia turistica», invitando però a «non usare più il termine ‘destagionalizzazione’, poiché il turismo costiero deve lavorare per 12 mesi all’anno». A questo proposito, Corsini ha individuato tre temi su cui lavorare: «Innalzare la quota di turismo internazionale, consentire l’apertura annuale delle imprese balneari e favorire gli affitti e gli accorpamenti di alberghi tramite agevolazioni fiscali».

Sulla stessa linea l’assessore ligure Marco Scajola, che ha spiegato come la sua regione «abbia in parte già superato il problema consentendo la disciplina elioterapica per tutto l’anno, anche se non basta tenere aperta un’impresa per farla lavorare: occorre anzi fare attività promozionale e organizzare eventi per attrarre turisti sul territorio».

Ma la situazione rimane ancora troppo frammentata da regione a regione, e proprio per questo il sottosegretario Barracciu, «riconoscendo l’importanza dell’allungamento della stagione», ha annunciato l’intento del governo di «riprendersi la potestà legislativa sul turismo tramite la riforma del titolo V della costituzione, in modo da poter varare una legge-quadro sull’apertura annuale delle imprese balneari: questo perché Renzi e Franceschini hanno messo di nuovo il turismo al centro dell’agenda di governo».

Riforma concessioni balneari: lo scontro col governo

Sullo scottante tema delle concessioni balneari, la cui proroga al 31 dicembre 2020 è stata messa in dubbio da una pronuncia del Tar Sardegna che ha chiesto l’intervento della Corte di giustizia europea, l’incontro è invece diventato agitato: il consigliere della Regione Liguria Angelo Vaccarezza ha esortato il governo a varare una legge subito, accusandolo anche di non avere difeso abbastanza la proroga al 2020. «Inutile che si continui a temporeggiare – ha detto Vaccarezza – occorrono nuove condizioni normative che escludano il ricorso a procedure di evidenza pubblica, in modo che sia possibile ridare al comparto prospettive, capacità di investire, di produrre occupazione e reddito, di ridare slancio all’economia turistica costiera».

Accusse alle quali il sottosegretario Barracciu ha risposto spiegando che «la bozza di riforma sul ‘doppio binario’, che istituisce evidenze pubbliche subito per le spiagge libere e un lungo periodo transitorio per le attuali imprese, è targata Renzi-Franceschini e ha incontrato il consenso di tutti i rappresentanti delle associazioni balneari. Sappiamo che le imprese balneari sono trentamila e che occupano oltre centomila addetti, e il nostro punto di partenza sta proprio nel volerle tutelare. Eppure non intendo conquistarmi la vostra simpatia dicendovi ciò che volete sentire; perciò ribadisco che la proroga al 2020, non essendo mai stata notificata all’Unione europea dai governi precedenti, è ora a rischio e non intendiamo fare i kamikaze varando una legge che rischia di essere invalidata. Ma posso assicurare gli imprenditori balneari che vogliamo mantenere la specificità delle loro aziende ed evitare l’ingresso di multinazionali».

«Se la Corte di giustizia europea affermasse che la proroga al 2020 non è legittima – ha concluso il sottosegretario – noi comunque non ci arrenderemo e proseguiremo la trattativa politica con Bruxelles sulla salvaguardia delle attuali imprese balneari. Convocheremo a breve le associazioni di categoria per parlarne».

Tuttavia anche l’europarlamentare Andrea Cozzolino (Pd) ha auspicato di «tentare una forzatura per valutare eventuali margini che permettano di varare subito la riforma», mentre il suo collega Marco Affronte (M5S) ha espresso la sua contrarietà verso il doppio binario: «Le spiagge libere dovrebbero rimanere libere – ha detto – per rispettare chi apprezza un altro tipo di turismo, e le spiagge occupate da imprese andrebbero valutate caso per caso in modo da lasciare la proprietà dei manufatti a chi li ha costruiti». Infine, l’eurodeputato Massimo Paolucci (Pd) ha invitato la categoria a «non dividersi tra pessimisti e ottimisti».

Al termine dell’incontro-dibattito si è tenuta l’assemblea di Cna Balneatori aperta anche agli imprenditori balneari non associati, con anche la presenza del presidente nazionale Cna Daniele Vaccarino. L’assemblea ha approvato all’unanimità la seguente mozione:

Sulla base di quanto sindacalmente messo in campo finora, Cna Balneatori chiede che il governo riapra il negoziato in Europa su queste basi:

  1. esprima ufficialmente la posizione nazionale di tutela delle 30 mila attuali imprese balneari italiane;
  2. approvi, con la partecipazione e con il confronto delle Regioni costiere e delle associazioni sindacali di rappresentanza del comparto balneare italiano, una normativa che costituisca il conclusivo riordino della materia demaniale marittima e consenta alle imprese turistico ricreative di ritornare immediatamente a investire con una prospettiva temporale illimitata;
  3. adozione immediata di gare ed evidenze pubbliche esclusivamente per le nuove concessioni, alle quali sia possibile accedere limitatamente a una singola unità concessoria;
  4. riforma del comparto turistico demaniale, con definizione di canoni equi e sostenibili per tutte le imprese turistico-ricreative, tali da risolvere – anche attraverso l’introduzione di criteri di solidarietà di settore – il drammatico problema degli attuali concessionari pertinenziali, le cui imprese sono a rischio per via di canoni che hanno raggiunto valori insostenibili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mondo Balneare

Dal 2010, il portale degli stabilimenti balneari italiani: notizie quotidiane, servizi gratuiti, eventi di settore e molto altro.
Seguilo sui social:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.