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Barnier: ‘Proroga spagnola non applicabile su spiagge italiane’

Il commissario europeo ai servizi risponde a un'interrogazione sulla proroga di 75 anni delle concessioni di spiaggia spagnole, definendola differente rispetto alla situazione italiana

di Alex Giuzio

«Il modello spagnolo non può essere applicato alla situazione italiana». Così Michel Barnier (nella foto), commissario europeo al mercato interno e ai servizi, ha risposto a un’interrogazione dell’europarlamentare italiana Mara Bizzotto. Barnier ha dimostrato ancora una volta una posizione di completa chiusura nei confronti degli imprenditori balneari italiani, colpiti dalla direttiva europea Bolkestein che poneva la scadenza delle concessioni demaniali marittime al 31 dicembre 2015, aprendone la messa a evidenza pubblica e determinando l’esproprio di trentamila imprese.

Se la Spagna, con la proposta di riforma della "Ley de costas", ha intrapreso un cammino che porterà alla proroga di 75 anni delle sue concessioni di spiaggia (con tanto di approvazione da parte del commissario europeo alla giustizia Viviane Reding), l’Italia ha ottenuto circa un mese fa, dopo lunghe trattative, una miniproroga di 5 anni che ha spostato la scadenza al 31 dicembre 2020. Tale misura, approvata dal parlamento con la contrarietà del governo Monti, è stata giudicata insufficiente anche dai sindacati balneari (vedi notizia).

L’europarlamentare Mara Bizzotto (Efd) si è fatta portavoce, all’interno del parlamento europeo, dei dubbi nati tra i balneari italiani sulla differenza di trattamento rispetto ai colleghi spagnoli. Così recitava la sua interrogazione "Applicabilità del modello spagnolo al settore balneare in Italia", risalente allo scorso 12 novembre: «L’adozione della direttiva 2006/123/CE (la cosiddetta "Bolkestein" o "direttiva servizi", NdR) ha implicato la contestazione della compatibilità della legislazione italiana che normava il settore dei servizi balneari con quella comunitaria, in particolare per quanto riguarda il diritto di insistenza e di rinnovo automatico delle concessioni, le quali non potranno più essere rinnovate automaticamente ma dovranno essere oggetto di un bando con procedura di evidenza pubblica alla scadenza temporale di ogni concessione, oltre che avere una durata appropriata. Il 31 dicembre 2015 scadranno le proroghe al precedente sistema di concessioni italiano e 30.000 imprese, che negli anni hanno sostenuto ingenti investimenti per la riqualificazione delle strutture turistico-balneari e per il sostegno e lo sviluppo dei litorali, si vedranno espropriate delle proprie attività e conseguentemente della parte di investimenti che ancora non hanno ammortizzato. La posizione della Commissione è sempre stata quella di non concedere ulteriori deroghe alle concessioni italiane, per cui esse andrebbero assegnate a partire dal gennaio 2016 tramite asta pubblica come prescritto dalla direttiva "Servizi". La Spagna ha di recente varato il 4 ottobre scorso un progetto di legge che prevede una proroga delle concessioni in essere per il settore dei servizi balneari di ben 75 anni, legge che è stata accolta con favore dalla commissaria Reding, la quale ha dichiarato che essa migliora la certezza giuridica dei proprietari di beni immobili soggetti alla legge costiera. Conferma la Commissione che la legge spagnola sopracitata è compatibile con la direttiva 2006/123/CE? Ritiene essa che possa costituire un modello giuridico adatto anche alla situazione italiana, sul quale basare una normativa ad hoc in grado di tutelare il settore dei servizi balneari che è fondamentale per la nostra economia senza incorrere in procedure di infrazione da parte dell’Ue?»

La risposta del commissario Michel Barnier è arrivata solo lo scorso martedì: «Come la Commissione ha spiegato nella recente risposta all’interrogazione P-10112/2012, la direttiva sui servizi impone agli Stati membri di garantire la parità di accesso al mercato quando il numero di autorizzazioni disponibili è limitato a causa della scarsità delle risorse naturali. A tal fine, in questi casi l’autorizzazione deve essere concessa per un periodo limitato di tempo, di durata tale da consentire al prestatore di recuperare il costo degli investimenti e ottenerne un giusto rendimento. La proroga per altri settantacinque anni delle concessioni prevista nel progetto di riforma spagnolo a cui l’interrogazione fa tra l’altro riferimento non riguarda le autorizzazioni rilasciate a prestatori che forniscono servizi sulle spiagge avvalendosi di infrastrutture mobili, come bar e chioschi. Per le autorizzazioni all’uso delle spiagge a questi scopi, il progetto di riforma stabilisce una durata massima di quattro anni. Per questo motivo, il progetto di riforma non sembra sollevare problemi di incompatibilità con i principi stabiliti dalla direttiva sui servizi. Il periodo di settantacinque anni menzionato nell’interrogazione si riferisce a concessioni accordate ai proprietari per l’uso di fabbricati di loro proprietà costruiti in aree ritornate al demanio marittimo. Il progetto di riforma mira a garantire la certezza del diritto per i proprietari in considerazione delle ambiguità riscontrate nel vigente quadro giuridico sui fabbricati situati nella fascia costiera in Spagna».

Seppure la tipologia di autorizzazioni, come sottolinea Barnier, sia diversa tra Spagna e Italia, i balneari della nostra penisola si chiedono comunque perché il commissario non consideri anche i loro diritti fondamentali e non solo quelli spagnoli. Innanzitutto, Barnier sbaglia a definire "risorsa naturale scarsa" la costa italiana, composta da 7375 chilometri di cui solo 3000 sono occupati da stabilimenti balneari (fonte: rapporto annuale del Ministero dell’ambiente sulle acque di balneazione). Ma soprattutto, con l’esproprio di trentamila piccole imprese a gestione familiare, frutto di ingenti investimenti operati nei decenni passati, e con l’eliminazione di circa centomila posti di lavoro, le evidenze pubbliche delle concessioni demaniali marittime saranno un vero e proprio "furto del secolo" che l’Unione europea sembra voler ignorare. Sarà compito del prossimo governo italiano farsi per la prima volta portatore efficace degli interessi economici e turistici nazionali a Bruxelles.

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