I balneari della Versilia promettono battaglia all’Agenzia del demanio, che nelle scorse settimane ha avviato le procedure per incamerare le loro strutture fisse, applicando le norme del Codice della navigazione sull’esproprio al termine della concessione. “Si sappia che nelle nostre concessioni sta scritto che i beni insistenti sul demanio della Versilia sono di facile rimozione e che il concessionario, alla cessazione della concessione, è tenuto a rimuoverli e a restituire l’area nel pristino stato”, si legge in un documento presentato ieri all’assemblea del Sib a Forte dei Marmi e firmato da tutti i presidenti delle associazioni balneari locali (Marco Daddio per Lido di Camaiore, Tommaso Magnani per Viareggio, Massimo Francesconi per Marina di Pietrasanta e Stefano Giannotti per Forte dei Marmi).
“In mancanza delle modifiche normative annunciate, questo è quello che faremo”. Il riferimento è alle promesse fatte alla fiera Sun di Rimini dal ministro Salvini, che lo scorso ottobre ha dichiarato di voler eliminare proprio l’articolo 49 del Codice della navigazione sull’incameramento. Sulla materia pende un emendamento della Lega alla legge di bilancio, in attesa di votazione. “A brevissimo – scrivono i balneari versiliesi – ci attiveremo per adempiere quanto prescritto nel contratto che ci lega con lo Stato e che noi, a differenza dello Stato, vogliamo onorare fino in fondo. Sabbia ci è stata data, sabbia restituiremo”.
Nel documento i balneari ricordano le promesse disattese. “Ci rispiano ancora alle orecchie le parole pronunciate dal ministro Salvini alla fiera di Rimini, sulla necessità di riconoscere un giusto indennizzo ai concessionari uscenti, per non vederli defraudati del frutto del lavoro di generazioni di imprenditori balneari”. L’appello, scrivono, “è alla vostra dignità, di politici, di amministratori, di sindacalisti, per non essere complici del disfacimento di un sistema turistico di cui dovreste essere orgogliosi in Europa e nel mondo. Una parte di voi ci ha sempre promesso che le gare non ci sarebbero state, un’altra parte invece che ci sarebbero state, sì, ma le nostre aziende sarebbero state tutelate”.
L’appello dei balneari è conseguenza della richiesta, arrivata nei giorni scorsi, “dai comuni costieri, su istanza del ministero delle Infrastrutture e dell’Agenzia del Demanio, della documentazione propedeutica all’attività di incameramento non amovibili realizzati sul demanio”. Secondo i concessionari lo Stato, “cambiando per l’ennesima volta le carte in tavola, vuole impossessarsi del frutto del lavoro di generazioni di famiglie”, lo stesso Stato che “con le sue leggi ci ha autorizzato a costruire, dietro pagamento di oneri che spesso hanno salvato i bilanci dei Comuni costieri, che ha rinnovato per decenni le concessioni balneari riconoscendo un diritto di prelazione”.
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