Norme e sentenze

Balneari, Tar Palermo rigetta ancora ricorsi cittadini per accesso agli atti su concessioni

Un gruppo di privati aveva presentato richiesta formale, ma il tribunale amministrativo ha ribadito che non ne hanno diritto

Proseguono le sentenze dei tribunali amministrativi contro i cittadini che chiedono l’accesso agli atti in merito all’estensione al 2033 delle concessioni. Il Tar di Palermo, che si era già espresso analogamente lo scorso 27 maggio con la sentenza n. 819/2021, nei giorni scorsi con la pronuncia n. 1993/2021 ha rigettato il ricorso di alcuni privati in merito all’atto di proroga di una concessione demaniale marittima a Mondello, ritenendo che «la legittimazione ad accedere agli atti prevede che il relativo diritto non spetti a qualunque cittadino che sia genericamente interessato a conoscere il funzionamento e l’azione degli apparati pubblici, ma solo a coloro che possano vantare un interesse concreto e attuale direttamente collegato alla conoscenza dei dati richiesti».

accessori spiaggia

Questi i fatti: lo scorso ottobre otto privati cittadini avevano presentato una richiesta formale di accesso agli atti della Regione Sicilia in merito all’estensione di una concessione balneare affidata alla società “Mondello Immobiliare Italo Belga”, affermando di «essere privati cittadini che hanno interesse a conoscere i provvedimenti con cui l’assessorato regionale del territorio e dell’ambiente ha esteso sino al 2033 l’efficacia della concessione marittima della spiaggia di Mondello, rilasciata alla Mondello Immobiliare Italo Belga, per quel che riguarda sia lo stabilimento balneare (con aree attrezzate e spiaggia) sia il corridoio remo velico, in quanto asseritamente lesiva del loro interesse alla libera fruizione dell’arenile». In seguito al diniego della Regione Sicilia, i cittadini hanno presentato ricorso al Tar.

Nel costituirsi in giudizio, la Mondello Immobiliare Italo Belga «ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione e carenza di interesse dei ricorrenti, nella qualità di semplici cittadini, poiché materialmente sprovvisti di una posizione differenziata e qualificata che dia loro titolo ad accedere agli atti riguardanti la gestione del patrimonio marittimo, non essendo sufficiente il generico e indistinto interesse di ogni cittadino alla legalità o al buon andamento dell’attività amministrativa con la conseguenza che la chiesta ostensione sarebbe diretta a un controllo generico e generalizzato sull’attività della P.A e violerebbe la riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni, con particolare riferimento agli interessi […] finanziario, industriale e commerciale».

Il Tar di Palermo ha dato piena ragione alla Mondello Immobiliare Italo Belga, affermando che «non è dato ravvisare in capo ai ricorrenti un “interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso” che, come detto, ex art. 22, comma 1, lett. b), L. n. 241 del 1990, deve costituire l’indispensabile elemento di raccordo tra il diritto di accesso e gli atti nella disponibilità del soggetto pubblico dei quali è richiesta l’ostensione. In sostanza, la posizione giuridica di parte ricorrente sottesa all’istanza di accesso non è qualificabile né in termini di diritto soggettivo, né di interesse legittimo. Si aggiunga, ancora, che l’istanza ostensiva – per l’ampiezza che la connota e per l’insieme di atti dei quali è richiesta la visione e l’estrazione di copia – si risolve in una forma larvata di controllo generalizzato dell’azione amministrativa per l’assegnazione della concessione demaniale dell’arenile di Mondello».

«Nella specie prosegue la sentenza i ricorrenti hanno dichiarato di agire quali “cittadini palermitani ai quali, ogni estate, è di fatto precluso l’accesso alla libera spiaggia di Mondello” e al fine di “tutelare eventualmente le proprie ragioni di cittadini palermitani fruitori della menzionata costa davanti ai competenti organi giurisdizionali, ritenendo non conformi alle normative nazionali e transnazionali ed ai principi comunitari l’estensione delle menzionate concessioni fino al 2033”. Orbene, ad avviso del collegio, la posizione sottostante, e presupposta alla strumentale domanda di accesso, dei ricorrenti non ha carattere differenziato rispetto a quella di tutti gli altri cittadini di Palermo e dei Comuni vicini, cosicché la loro iniziativa giurisdizionale si risolverebbe in un’inammissibile azione “popolare” volta a ottenere un controllo generalizzato sulla legittimità degli atti adottati dall’Amministrazione regionale in tema di proroga delle concessioni demaniali marittime, la quale è in contrasto con il carattere di giurisdizione soggettiva della giustizia amministrativa».

Per approfondire

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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  1. Nikolaus+Suck says:

    Mi permetto di rilevare che titolare che il TAR avrebbe rigettato ancora “ricorsi contro la proroga al 2033” non è corretto ed è fuorviante. Non si trattava infatti di ricorsi contro le proroghe, ma semplicemente di ricorsi per l’accesso agli atti, ovvero per vedere e ottenere dei documenti amministrativi, niente altro. E nella decisione si dice solo che non avendo i semplici cittadini un collegamento particolare e differenziato con l’atto, non hanno un interesse qualificato ad accedervi, e questo è un principio noto e risalente da decenni e in qualsiasi materia. Ma della proroga e della sua legittimità non si discute proprio. Invece il titolo (e non solo quello) specie a chi non conosce la naterua suggerisce altro.

    • Avv.Suck buongiorno.Leggendo il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 30 giugno dove si citano i decreti e i disegni legge trattati,si dice di allineare le normative italiane con le direttive europee.Per quello che riguarda appalti e concessioni si parla di cancellazione di tutti quei lacciauoli per tagliare i tempi per i bandi e le assegnazioni e di date certe per le gare.Sembra che si siano gettate le basi in attesa della legge annuale sulla concorrenza.Quindi mi sembra (ma potrei solo illudermi)che qualcosa nel mese di giugno(come annunciato)si sia mosso,sempre che le concessioni balneari non facciano parte di un altro mondo!

      • Nikolaus+Suck says:

        Salve Ilaria, non ho ancora letto gli atti in questione, e bisogna vedere. Qualcosa a giugno si è mosso e si sta muovendo anche ora, non c’è dubbio. Ma se si fa riferimento al codice degli appalti e alle concessioni regolate in tale ambito, sì in effetti il Consiglio di Stato quelle balneari le ha tenute fuori, dicendo che per le relative gare non si deve seguire tale Codice perché si possono applicare le norme speciali del Codice della Navigazione. Ma questo è uno dei motivi per cui sono sbagliate le varie sentenze del TAR Lecce laddove dicono che mancano e devono essere adottate norme puntuali da applicare: che si tratti del codice dei contratti o di quello della navigazione, le norme applicabili ci sono eccome, già ora. Se poi se ne vogliono fare di nuove, più belle e precise, ben venga! E penso anch’io che ci siamo vicini!

  2. Sapevo che il D.Lgs 33/2013 e successivo D.Lgs 97/2016 permettono un accesso generalizzato agli atti amministrativi “allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo (art. 1)”..chissà nel dubbio scrivete all’AGCM: protocollo.agcm@pec.agcm.it

    • Nikolaus+Suck says:

      Sì Diario è veto, ma quello è l’accesso civico che è una cosa diversa. Semplificando molto, può averlo chiunque ma su meno cose. Ma se invece si chiede l’accesso agli atti ex l. 241/90, come risulta abbiano fatto quei cittadini, devono essere soddisfatti gli specifici requisiti che quella legge prevede, e tra questi effettivamente c’è un interesse qualificato e collegato al provvedimento.
      Però almeno secondo me la sentenza è lo stesso sbagliata, perché una cosa è valutare quell’interesse in ambito processuale, per fondare la legittimazione ad agire, e allora deve essere concreto e attuale. Ma altra cosa è valutarlo solo per l’accesso agli atti. In tal caso anche secondo la giurisprudenza l’interesse deve essere sì differenziato, ma può essere anche eventuale ed ipotetico purché astrattamente configurabile. E l’amministrazione per accogliere o rigettare la domanda di accesso non può sindacare la fondatezza e concretezza di tale interesse. In concreto: se io chiedo un atto dicendo che lo voglio impugnare, con questo ho motivato il mio interesse e l’amministrazione non può negarmi l’atto dicendo che secondo loro quell’atto non potrei davvero impugnarlo, perché questa è una valutazione che va eventualmente fatta in quel giudizio, non prima, al di fuori e da uffici che non hanno titolo a farla.

  3. Caro Marco, è veramente aberrante, non solo se la cantano e se la suonano da soli, si ritengono anche “superiori” e più “qualificati” di diversi Tribunali Amministrativi i nostri sedicenti avvocati. Veramente ridicoli.

    • Nikolaus+Suck says:

      Vede Renzo sia i giudici che gli avvocati, “sedicenti” o meno (ma Lei lo sa cosa vuol dire?), sono operatori del diritto. Sullo stesso piano e senza “superiorità”. I primi scrivono le sentenze, i secondi le leggono, le interpretano e, sì, le criticano anche, fa parte del loro lavoro, per il quale hanno studiato e passato un esame. E sono senz’altro più “qualificati” di lei a farlo. Se ne faccia una ragione.

  4. Ridicolo se non pazzesco polemizzare sul titolo di un articolo giornalistico più che chiaro, (questo che stiamo commentando) tutt’altro che fuorviante, assolutamente super partes. Altrettanto ridicola è la polemica (non critica) sulla decisione del TAR di Palermo che ha respinto la “curiosità “ di alcuni cittadini che avevano il chiaro intento di “rompere le scatole”, solo perché il comune aveva osservato le leggi dello Stato , così come ha fatto, persino il Comune di Lecce, capofila della “contestazione”. Contestazione, sapientemente e rispettosamente rientrata, riabilitando in qualche modo l’operato del Sindaco, che ha prorogato , anche lui le concessioni al 2033, meritando rispetto. PS LE CRITICHE, a mio modestissimo avviso, si fanno in contraddittorio con i diretti interessati, cioè, i tribunali interessati o gli avvocati della parte in causa (quelli che non la pensano come voi, ma che hanno vinto!!!)

  5. Avv.Suck buongiorno,La pronuncia della Corte Costituzionale riguardo la Regione Friuli Venezia Giulia è irrilevante rispetto le pronunce del Tar Lecce?O sono argomenti diversi e non paragonabili?Solo per capire bene e non fare confusione e ragionare sul concreto.Forse è poco importante visto che non se ne parla.

    • Nikolaus Suck says:

      Buongiorno Ilaria. Quella sentenza della Corte Costituzionale ribadisce il principio per cui la durata delle concessioni demaniali in generale attiene alla concorrenza ed è materia di competenza esclusiva statale su cui le Regioni (comprese quelle a Statuo speciale come il FVG) non possono legiferare. Quindi sì, è un argomento diverso e per le decisioni del TAR Lecce non è rilevante, perché non affronta né la legittimità in sé della proroga al 2033, né il rapporto tra normative nazionali ed europee.
      Però potrebbe avere un certo rilievo per valutare altre vicende. Ad es. la (invero più che dubitabile) legittimità degli atti con cui la Regione Sardegna ha ritenuto di “avocare” a sé la competenza in materia di rilascio e rinnovo delle concessioni demaniali dopo la questione di Olbia (senza però poi risolvere la situazione, credo).

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