Attualità

Balneari, si riparte tra unità e dialogo per il dopo 2020

Molto partecipate le assemblee organizzate ieri alla fiera Balnearia dai sindacati e dalle associazioni di categoria

di Alex Giuzio

CARRARA – Dialogo, unità d’intenti e ritorno degli investimenti. Questo è ciò che auspicano gli imprenditori balneari italiani dopo avere ottenuto la proroga delle concessioni demaniali marittime dal 2015 al 2020, «una misura insufficiente per lavorare con tranquillità, ma utile per avere il tempo di discutere col futuro governo una legge-quadro del settore», come ha dichiarato il presidente del Sindacato italiano balneari Riccardo Borgo ieri alla fiera Balnearia.

Il partecipato incontro “Le imprese balneari italiane dopo il 2020”, organizzato ieri mattina alla fiera di Carrara da Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Cna Balneatori e Assobalneari-Confindustria, è servito proprio a confrontarsi con la base sull’attuale situazione politica incerta, che non ha ancora un governo con cui dialogare, e a ripercorrere il percorso delle manifestazioni di protesta che hanno portato al primo risultato della miniproroga.

Sala gremita anche per l’assemblea pomeridiana “Onda d’urto”, proposta da Movimento Balneare, Mondo Balneare, Comitato salvataggio imprese e turismo, Itb Italia, Afib e Donne Damare. Qui sono intervenute numerose autorità del mondo politico e sociale legato all’imprenditoria balneare: i delegati al demanio marittimo di Anci e Upi Luciano Monticelli e Angelo Vaccarezza, i deputati Cristina Scaletti e Deborah Bergamini, la senatrice Manuela Granaiola, gli europarlamentari Claudio Morganti e Magdi Cristiano Allam e la direttrice del Museo del mare di Genova Maria Paola Profumo.

Di seguito, riportiamo un estratto degli interventi pronunciati durante le due assemblee. Entrambe hanno visto riunirsi più di 500 imprenditori balneari.

Vincenzo Lardinelli, presidente Fiba, ha introdotto i lavori: «L’obiettivo della lotta balneare è sempre stato unico e comune, ma finora abbiamo avuto grandi difficoltà, anche di comunicazione tra noi, per definirlo e sintetizzarlo. Solo di recente abbiamo avuto un risultato, seppure parziale e provvisorio, che ci permetterà di lavorare con più calma con i nuovi interlocutori di governo, che purtroppo ancora sono imprevedibili. Sono infatti entrate con prepotenza delle nuove forze politiche con cui dovremo trattare. In questo contesto così fluido e incerto, noi presidenti sindacali cercheremo di limitare la nostra voce per far emergere quelle alternative dalla base».

A tracciare il punto dell’attuale situazione ci ha poi pensato Riccardo Borgo, presidente Sib: «Qualche mese fa non ci aspettavamo certo uno scenario politico come quello odierno. Nostro malgrado, dobbiamo ricominciare un duro lavoro con un governo che non credo sarà stabile. Sarà anche difficile ottenere la priorità del nostro problema, poiché ci saranno sempre questioni economiche e politiche più importanti da affrontare per un parlamento che molto probabilmente avrà vita breve. Dopo le elezioni, molti giornalisti mi hanno chiesto come poteva cambiare il nostro destino e come le nuove forze politiche affronteranno il nostro problema. Io ho risposto che noi balneari non dobbiamo temere nessuno, che come abbiamo lottato in passato lotteremo in futuro, che vogliamo solo una legge seria che faccia bene al turismo balneare italiano. Il nostro futuro passa dalla cancellazione delle evidenze pubbliche; il buon senso deve dire che le piccole e medie imprese come le nostre sono da tutelare anche se lavorano sul demanio, perché comunque generano lavoro e sviluppo economico. Inoltre dobbiamo lavorare per far cancellare gli errati preconcetti su di noi. Insomma, il lavoro da fare è lungo: lo spostamento della scadenza delle concessioni al 2020 è stato utile ma insufficiente, perché le nostre imprese non possono ancora lavorare con tranquillità e garantire sviluppo. Ma mi sembra in ogni caso importante, oggi, dare un piccolo segnale di positività ai nostri fornitori che ci hanno supportato, in attesa di ottenere soluzioni che non dovranno essere abbozzate. Non possiamo più permetterci di cadere alla prima curva. Dobbiamo compiere uno spietato lavoro critico dialogando tra di noi per costruire una massa d’urto univoca, poiché sappiamo che presentarci divisi ai tavoli mette in difficoltà anche chi ci può aiutare».

Di seguito è intervenuto Cristiano Tomei, coordinatore nazionale di Cna Balneatori: «I balneari sono da sempre un vanto nazionale e un esempio virtuoso di lavoratori. Ma questo purtroppo non è ancora stato chiarito dal governo all’Unione europea, nonostante le pressioni dei sindacati e persino del parlamento italiano. Una direttiva europea non è un dogma. Innanzitutto interpretiamola correttamente qui, in Italia, e immediatamente dopo andiamo in Europa a riaprire la discussione. Posso anche sbagliarmi, ma credo che sia questo ciò che le imprese balneari vogliono sentirsi dire dalle forze politiche, e questo vogliono vedere realizzato dal prossimo esecutivo».

Per Assobalneari è intervenuto Andreino Croce, poiché il presidente Fabrizio Licordari si trovava a Montpellier per un incontro con i sindacati balneari di Francia, Spagna e Portogallo allo scopo di formare un’associazione europea dei balneari con sede a Bruxelles. «Questo perché da soli non possiamo riuscire a vincere la nostra battaglia – ha spiegato Croce – mentre se uniamo le forze internazionali saremo tutti più forti».

Di seguito sono stati letti i messaggi dell’europarlamentare Carlo Fidanza, che si è augurato che il nuovo governo italiano affronti con serietà la questione balneare, e del vicepresidente del parlamento europeo Roberta Angelilli, che ha annunciato un incontro fissato il 12 marzo tra una delegazione di europarlamentari italiani e la commissione Ue per trattare proprio la situazione delle concessioni demaniali marittime.

Luciano Monticelli, delegato nazionale Anci al demanio marittimo, che ha ribadito come «tutti i comuni costieri italiani siano convinti dell’inapplicabilità della direttiva Bolkestein alle spiagge», e ha azzardato che «l’antieuropeismo del Movimento cinque stelle potrebbe aiutare la vertenza dei balneari italiani. Nessun burocrate europeo può sfasciare il nostro splendido sistema turistico».

Riccardo Santoni, direttore Fiba Emilia-Romagna, si è dichiarato ottimista: «Non è detto che questo scenario politico confuso sia per noi un male. Il governo Monti non voleva il nostro bene e ci metteva in difficoltà, mentre oggi abbiamo la possibilità di riordinare le idee per ritrovare la compattezza. Mi riferisco non ai quattro sindacati presenti oggi, che lavorano unitariamente con efficacia, ma a un’altra associazione della mia regione che si ostina a non allinearsi nel dialogo. Non dimentichiamoci poi della Spagna, dove il progetto Ley de Costas – che proroga le concessioni demaniali marittime di 75 anni – verrà probabilmente portato a compimento entro aprile, costituendo un ulteriore tassello a nostro favore. E diamoci da fare per ottenere il titolo concessiorio fino al 2020, dato che la legge ce lo permette ma sono i singoli Comuni a doverli concedere».

Luca Marini, presidente Afib, ha comunicato le difficoltà dei fornitori danneggiati dal blocco degli acquisti: «Se avessi dovuto rappresentare la nostra condizione, mi sarei presentato in costume e non con l’abito. Siamo in ginocchio e la proroga che avete ottenuto dovrebbe incentivarvi ad avere fiducia e a compiere piccoli investimenti per aiutarci. Oltre che nelle lotte, dobbiamo unirci per rilanciare il turismo balneare italiano in ottica internazionale, e noi fornitori stiamo usando la tecnologia proprio per creare straordinarie innovazioni in vista della spiaggia del futuro. Siamo con il “no alle aste”, ma non con il “no agli acquisti” che continua a lasciarci in enormi difficoltà».

Altre importanti questioni sono state sollevate dal presidente Sib Lazio Fabrizio Fumagalli («È inaccettabile essere ancora regolati dal codice della navigazione del 1942, che permette di toglierci la concessione in caso di irregolarità, quando un barista che serve alcolici a un minorenne subisce al massimo la chiusura per un paio di giorni») e dal presidente del Sib Toscana Graziano Giannessi («Oltre al pericolo dell’Unione europea abbiamo la burocrazia e l’Agenzia delle entrate che ci hanno preso di mira e ci stanno distruggendo; pensiamo solo all’Iva che è al 21% per gli stabilimenti balneari e al 10% per gli alberghi»).

Come detto, molto partecipata è stata anche l’assemblea pomeridiana “Onda d’urto”. Dopo un’introduzione di Emiliano Favilla, presidente del Comitato salvataggio imprese e turismo, che ha ripercorso gli anni di lotta dei balneari, Angelo Vaccarezza (delegato Upi al demanio marittimo) ha accusato «l’Europa che si è dimostrata arrogante e la politica che è stata assente, e che vi ha concesso una miniproroga che non è la giusta soluzione».

Laila Di Carlo e Piero Bellandi hanno ricordato ai politici presenti i contenuti del testo unico Del Dotto, che spiega come «le imprese balneari siano un volano dell’economia, perciò lo Stato deve puntare sullo sviluppo sostenibile senza dimenticarsi dell’identità. La nostra bozza normativa è basata sul merito e non su diritti acquisiti a prescindere«.

La neodeputata Pd Cristina Scaletti, già assessore al turismo della Regione Toscana, ha ribadito «l’importanza della battaglia a tutela del ruolo sociale, economico, ambientale e culturale che ricoprono le imprese balneari italiane»; una battaglia in cui la senatrice Manuela Granaiola è ancora presente con tutta la sua energia. La deputata Pdl Deborah Bergamini ha rimproverato la categoria per la sua divisione interna che ha rallentato l’efficacia della lotta, mentre l’eurodeputato Magdi Cristiano Allam ha consigliato ai balneari di «non mettersi sulle difensive, perché state semplicemente difendendo la vostra esistenza e i vostri diritti».

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