Norme e sentenze

Balneari, sentenze Consiglio di Stato potrebbero non superare vaglio di legittimità

L'avvocato Maellaro: "La Cassazione ha stabilito che l'eccesso di potere giurisdizionale di Palazzo Spada si realizza solo quando questo crea delle norme, e non quando si limita a interpretare quelle esistenti"

«Con sentenza n. 4591/2023 depositata il 14 febbraio scorso, le sezioni unite della Corte di cassazione, movendo dalla questione circa l’applicabilità o meno della legge 145/2018 alle concessioni demaniali marittime stagionali o di breve durata, che è stata esclusa, hanno tuttavia ribadito un principio generale, rilevantissimo per i balneari, per cui l’eccesso di potere giurisdizionale del Consiglio di Stato si realizza solo quando quest’ultimo crei delle norme e non si limiti a interpretare quelle esistenti». Lo rende noto l’avvocato Niccolò Maellaro, vicepresidente dell’associazione Base balneare.

Il passaggio della sentenza ove si coglie questo principio è il seguente: «In tema di sindacato della Corte di cassazione sulle decisioni giurisdizionali del giudice contabile o amministrativo, l’eccesso di potere giurisdizionale per invasione della sfera di attribuzioni riservata al legislatore è configurabile solo qualora il giudice speciale abbia applicato non la norma esistente, ma una norma da lui creata, esercitando un’attività di produzione normativa che non gli compete (così Cass. S.U., n. 36593 del 2021, Cass. S.U., n. 22711 del 2019, Cass. S.U., n. 32175 del 2018)».

Prosegue Maellaro: «Nel caso esaminato dalle sezioni unite, definito da una pronuncia del Consiglio di Stato resa prima delle note sentenze gemelle dell’adunanza plenaria, è stato escluso il vizio di eccesso di potere giurisdizionale perché i giudici del Consiglio di Stato si erano limitati a interpretare norme esistenti e non anche a crearne di nuove.
Per contro, venendo alla diversa fattispecie che interessa le concessioni balneari, le sentenze gemelle dell’adunanza plenaria hanno creato delle norme aventi efficacia generale e astratta quali la durata biennale del termine di efficacia di tutti i titoli concessori italiani, i criteri che il legislatore deve seguire nel riordino della materia, e il divieto per il legislatore di prevedere ulteriori proroghe. Se le sezioni unite dovessero dare continuità e coerenza ai principi appena affermati in questa bollente sentenza, le note sentenze gemelle n. 17 e 18 del 2021 dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato non supereranno il vaglio di legittimità nel giudizio tuttora pendente presso le sezioni unite della suprema Corte di cassazione».

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