Confindustria Sardegna ha ribadito che il comparto balneare dell’isola è composto in larga parte da micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare. L’associazione ha segnalato come l’incertezza sulla sorte delle concessioni stia frenando nuovi investimenti, complicando il mantenimento dei livelli occupazionali e aprendo spazi competitivi ai grandi gruppi finanziari a scapito degli operatori radicati sul territorio. Inoltre, è stato richiamato il ruolo fondamentale che le imprese balneari rivestono nella pulizia e nel presidio degli arenili, nella sicurezza e nel salvataggio in mare e nel sostegno complessivo all’offerta turistica regionale, sostenendo che tali funzioni debbano essere tenute in conto in ogni scelta normativa futura.
Gli industriali hanno chiesto alla Regione Sardegna di tutelare la specificità del litorale isolano, ricordando che soltanto il 20,7 per cento delle spiagge risulterebbe oggi occupato da stabilimenti balneari, campeggi o complessi turistici. Confindustria ha sottolineato che questa disponibilità di arenili liberi, insieme alle caratteristiche del tessuto imprenditoriale, può giustificare una valutazione territoriale delle concessioni, anziché l’applicazione indifferenziata delle gare su tutto il demanio marittimo.
La richiesta di Confindustria Sardegna si inserisce nel solco della recente ordinanza della Corte di Giustizia UE (causa C-574/25), che ha ribadito la necessità di accertare caso per caso la scarsità della risorsa naturale prima di applicare le procedure di evidenza pubblica.
Al centro del confronto viene indicato il cosiddetto “modello Calabria”, introdotto da una legge regionale approvata a maggio e non impugnata dal Governo, che ha scelto di non sollevare questioni di legittimità costituzionale sulla norma. Secondo la ricostruzione degli industriali, il modello non disapplica la direttiva Bolkestein, ma ne subordina l’attuazione a una ricognizione locale. Prima di avviare le procedure di gara, ciascun Comune costiero sarebbe tenuto a verificare se nel proprio territorio sussista una reale scarsità della risorsa spiaggia oppure un interesse transfrontaliero certo. Nel caso in cui almeno una di queste condizioni venga accertata, il Comune dovrebbe procedere con la gara; qualora invece entrambe risultino escluse, le nuove concessioni potrebbero essere attribuite nel rispetto dei principi di pubblicità, imparzialità e trasparenza, mentre quelle già in essere potrebbero essere prorogate per una durata corrispondente a quella prevista per i nuovi affidamenti.
Confindustria Sardegna ha proposto di trasferire lo stesso impianto regolatorio anche nell’isola, affidando ai singoli territori la verifica effettiva della disponibilità di spiagge e, ove non emergano condizioni di scarsità né interessi transfrontalieri certi, consentendo la continuazione delle concessioni attuali oltre i termini nazionali attualmente fissati per l’espletamento delle gare. Al momento, infatti, il calendario in vigore indica che le procedure per i nuovi affidamenti dovrebbero essere espletate entro il 30 giugno 2027, mentre le concessioni esistenti mantengono efficacia fino al successivo 30 settembre.
Sul piano istituzionale, la questione viene descritta come rimessa alla decisione della Regione Sardegna. L’assessore agli enti locali e all’urbanistica Francesco Spanedda, interpellato su un’eventuale adesione al modello calabrese, ha fatto sapere che sarebbero in corso valutazioni sull’applicazione di quella impostazione alle concessioni balneari sarde, senza però rilasciare ulteriori dichiarazioni nel merito.
Nel quadro illustrato dagli industriali, viene richiamata anche la norma calabrese che prevede misure specifiche per gli stabilimenti danneggiati dagli eventi meteorologici eccezionali dei primi mesi del 2026, fra cui il ciclone Harry, che ha colpito duramente anche la Sardegna. In tali casi, la proroga delle concessioni potrebbe arrivare fino a cinque anni, con l’obiettivo di garantire il ripristino delle strutture e il recupero degli investimenti necessari.
Confindustria ha inoltre osservato che, per estendere in Sardegna criteri analoghi a quelli adottati in Calabria, non sarebbe necessariamente indispensabile approvare una nuova legge regionale. Secondo l’associazione, potrebbe risultare sufficiente una deliberazione della Giunta che adegui l’applicazione della legge regionale numero 9 del 2006, definendo linee guida e criteri uniformi per le ricognizioni demandate ai Comuni e agli altri enti locali.
In chiusura, gli industriali hanno evidenziato che l’assenza di un intervento regionale chiaro mantiene aperto il quadro di incertezza e ha trasformato la legge calabrese in un possibile riferimento per altre amministrazioni, senza modificare però il calendario nazionale che continua a indicare il 2027 come l’anno decisivo per l’avvio delle gare sulle concessioni balneari. L’associazione ha quindi sollecitato una scelta della Giunta regionale sarda, chiamata a decidere se seguire o meno l’impostazione proposta dagli operatori económicos del settore.
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