Itb Italia Opinioni

“Balneari, sarà un’estate da incubo: la politica si è accanita contro il turismo”

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Giuseppe Ricci, presidente dell'associazione di categoria Itb Italia

Sarà un’estate diversa quella che verrà. Un’estate più vicina a un incubo che a un sogno di libertà e di serenità. Questo perché i nostri politici, a fronte della tragedia del coronavirus, hanno pensato bene di accanirsi contro il turismo balneare, e si sono accaniti evitando di risolvere i problemi della categoria. Anzi, l’unico pensiero è stato di fare proposte sciocche per spartirsi 4,8 milioni di euro stanziati per le spiagge libere e far incassare allo Stato qualche euro di più dalle concessioni balneari.

Per permettere agli italiani di andare al mare in tempo di coronavirus, le uniche soluzioni proposte sono state quelle di caricare la categoria di oneri e impegni pesanti, a fronte dell’imminente scadenza dei rinnovi delle nostre concessioni. Il tutto in una situazione che, già si prevede, sarà drammatica, come drammatica sarà la questione “pertinenze”. Di tutto ciò non c’è nulla nel “decreto rilancio” che avrebbe potuto impostare una nuova stagione balneare; anzi abbiamo assistito solo a fantomatiche e astruse dichiarazioni, nel silenzio di sindacati del settore, fin troppo pazienti e accondiscendenti.

Se non si interverrà con sgravi economici, fiscali e operativi, saremo costretti a “prolungare” la stagione balneare a settembre, andando a riempire Piazza Colonna e Piazza Montecitorio di ombrelloni, lettini, sdraio e pattini (ma non di salvataggio!). Perché una cosa deve essere chiara al nostro governo: se si lascia morire il turismo balneare, che da solo rappresenta il 10 % del Pil, sarà una catastrofe nazionale.

Come dicevano i romani delle loro coorti, “simul stabunt vel simul cadent”: o si lotta insieme e si sopravvive, oppure ognuno pensa per sé e si perisce insieme! Per rendersi bene conto di quanto diciamo, basta guardare le disposizioni delle Regioni, di cui citiamo alcuni brani: «È raccomandata l’affissione di documenti e poster in posizione ben visibile, in diverse lingue, indicanti i punti salienti (distanze sociali, lavaggio delle mani, igiene respiratoria, altri comportamenti da tenere all’interno dello stabilimento e nei vari ambienti, obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre di oltre 37,5°». Non sono però specificate quante e quali lingue: inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, serbo croato, svedese, arabo?Quali e quanti interpreti dobbiamo trovare? E dove mettere i cartelli? Perché oltre a quelli dobbiamo sistemare le ordinanze dei comuni, relative al divieto di andare in spiaggia di notte, di non fumare, di non portare animali in spiaggia, eccetera eccetera (ordinanze molto spesso giuste e corrette, sia chiaro!).

E poi come facciamo a sapere la febbre dei bagnanti? Mettendogli le mani sulla fronte, avvicinandoci con la pistola misuratrice magari già a casa loro per non farli nemmeno venire in spiaggia? E come la mettiamo con l’accesso? Secondo la regione Marche, per esempio, «l’accesso negli arenili deve essere predisposto e attuato anche attraverso percorsi dedicati, prevedendo, ove necessario, la segnatura della distanza di 1 metro sulle parti comuni e i camminamenti con maggior passaggio e afflusso di clienti». L’idea di stabilire percorsi con le strisce colorate su e giù per la spiaggia sarebbe l’apoteosi del comico: e se qualche ospite passeggia fra gli ombrelloni cercando gli amici, che facciamo, gli diamo noi una multa? E che dire dei distanziamenti? «È consentita la possibilità di posizionare gli ombrelloni con distanza minima di 4,5 metri nella stessa fila e 5 metri tra le file»: ciò significa che le nostre spiagge vedranno un’ecatombe di ombrelloni con un crollo delle presenze sull’arenile della metà della metà degli ombrelloni attuali. E ancora: «Deve essere assicurata più volte durante la giornata una pulizia accurata e frequente dei servizi igienici comuni in relazione alla quantità di flusso di accesso e disinfezione a fine giornata». Come si fa a definire il flusso di accesso? Mettendo un controllore davanti alle cabine? Sanificare le attrezzature come ombrelloni, lettini e sdraio vuol dire vivere con lo straccetto in mano!

In pratica, noi balneari dovremmo fare una serie impressionante di spese per le pulizie, il controllo e la gestione ordinaria, a fronte di quello che si prospetta come un crollo delle presenze. In realtà i vincoli espressi sono tali e tanti da negare di fatto la possibilità di fare una vacanza decente ai turisti e d’altra parte sarà una batosta economica per i gestori degli stabilimenti balneari, in cambio di… niente, se non pacche sulle spalle!

Tutto ciò sarà evitabile solo se lo Stato o le Regioni interverranno per sostenere il settore, e lo debbono fare, perché il turismo balneare non vale solo il 1 % del Pil nazionale: vale molto di più, perché dietro il nostro turismo balneare ci sono attività di ristorazione, di intrattenimento, di visita a città d’arte.

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Giuseppe Ricci

Giuseppe Ricci

Presidente Itb Italia, associazione degli imprenditori turistici balneari con base a San Benedetto del Tronto.
  1. Avatar
    antonio stagnaro says:

    Analisi senza fronzoli, CHIARA E LIMPIDA. L’ estate, occasione di ritrovo dopo anni per vacanzieri di diverse città che hanno fatto amicizia col vicino di ombrellone, dove sono nate situazioni di confidenza e chissà quante volte occasione di nuovi rapporti familiari,; la gioia di vivere all’ aperto e raccontarsi un anno appena trascorso; figli nati e cresciuti sotto il sole di agosto, diventati grandi, padri e poi ancora nonni e ritrovarsi tutti come una qualsiasi famiglia si ritrova per il pranzo di NATALE: di colpo il NULLA, distanziamento, fine delle chiacchiere, attenzione a come ti muovi, entrare ed uscire uno alla volta, questa NON E’ VACANZA. come giustamente scrive più che andare in spiaggia sembra di entrare in un casello autostradale. il colmo poi col registro delle presenze e la misurazione della temperatura, perchè in questi tre mesi ci han schedato in un supermercato ?. siamo all’assurdo. Tralascio sulle pulizie continue.preferisco

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