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Balneari, Ricci (Itb): “Pronti a disobbedienza civile contro diktat europei”

"Non accettiamo la messa in mora di Bruxelles: vogliono espropriarci delle nostre imprese"

La Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora relativa al rinnovo automatico delle concessioni balneari. Secondo i cervelloni di Bruxelles, l’Italia ha due mesi di tempo per rispondere alle sue richieste, dopodiché potranno arrivare delle sanzioni onerose per il nostro povero e negletto paese e l’apertura delle gare d’appalto per la gestione degli stabilimenti balneari. La nostra colpa è, in sostanza, quella di voler prorogare fino al 2033 la vita di un sistema di concessioni che ha fatto la fortuna del nostro paese e quella di migliaia di lavoratori e che tanti apprezzamenti ha avuto dai milioni di turisti (35 milioni di presenze solo nell’agosto 2019) che annualmente vengono a trovarci. Si continua a non capire che il turismo balneare è un brand solo nostro, costruito in un secolo e mezzo di fatiche e dedizione dalle tantissime famiglie che hanno lavorato, attrezzato le nostre spiagge, sviluppato un modello dell’accoglienza balneare che non ha paragoni in Europa.

Dietro ogni stabilimento balneare ci sono generazioni di italiani che sono riusciti a costruire un modello organizzato e, nel contempo, famigliare che tanto piace ai milioni di turisti balneari che vengono a trovarci ogni anno. Fare turismo balneare non è solo strutture e servizi; è anche conoscenza profonda dei bisogni dei turisti, è anche l’intuizione, la qualità del rapporto umano che lega i nostri operatori a tutti i turisti che ci vengono a trovarci. Dietro ogni gestore c’è una storia di famiglia, di un secolo e mezzo di turismo personalizzato, di cultura dell’accoglienza, di investimenti fatti da persone che hanno avuto negli anni un rapporto affettivo con gli stabilimenti balneari in gestione.

Siamo arrivati all’assurdo, la voce di noi imprenditori balneari deve arrivare forte in consiglio dei ministri. I nostri governanti pensano di sostituire i nostri balneari con multinazionali che, vincendo le gare, opereranno secondo i propri standard: impiegheranno personale straniero, serviranno pasti da mensa aziendale, gestiranno i clienti in maniera standardizzata e impersonale, comunque in modo estraneo alla nostra cultura dell’accoglienza. Davvero vogliono fare questo? Certo, le multinazionali potranno fare investimenti che per i nostri balneari sono difficili, ma questi investimenti snatureranno il nostro modello di balneazione che oggi è un modello apprezzato da tutti. Non solo: il modello di turismo standardizzato delle grandi multinazionali metterà in crisi anche l’economia delle nostre cittadine costiere che forniscono beni e servizi ai nostri stabilimenti: bar, hotel, ristoranti, mercati, locali notturni… Dulcis in fundo: lo stesso governo che ha proposto ai cittadini italiani il bonus vacanze, favorirà gli eventuali investitori esteri futuri? Oltre il danno, la beffa!

Cosa fare allora? Dopo avere ricordato a tutti i nostri rappresentanti politici che nel settore balneare operano direttamente circa 30.000 aziende famigliari e collaborano oltre 100.000 piccole imprese di pulizie, assistenza, servizi e ristorazione, proponiamo di:

  • chiedere ai nostri parlamentari di promuovere al Senato e alla Camera una proposta di legge per il riscatto da parte degli attuali imprenditori turistico-balneari delle nostre strutture balneari, da noi realizzate regolarmente sul suolo demaniale ritenuto ormai urbanizzato;
  • chiedere ai nostri rappresentanti politici presso il Parlamento europeo, di imporre l’argomento all’attenzione dei rappresentanti di tutte le nazioni, minacciando la nostra uscita dall’Europa;
  • promuovere azioni di protesta contro l’Europa dei burocrati, con cartelli e manifesti ovunque, manifestando anche in sede europea a Bruxelles;
  • rifiutarci di rispettare le loro norme di legge, portando avanti azioni legali in sede europea in difesa del principio di sussidiarietà, e con lo stesso obbligo da parte dell’Ue – contenuto nel Trattato di Lisbona – di rispettare l’autonomia delle amministrazioni regionali e locali;
  • chiedere eventuali indennizzi e risarcimenti a fronte delle nostre perdite, delle strutture, del lavoro e degli investimenti onerosi fatti negli anni passati.

Per far capire a tutti cosa è per noi la concessione balneare, chiudo con la citazione del libro Il piccolo principe di Antoine de SaintExupéry. A chi gli chiedeva perché la sua rosa gli fosse tanto cara rispetto alle altre rose, il principe risponde: «È il tempo che le ho dedicato che rende la mia rosa così importante!». Ecco, tutti noi balneari abbiamo dedicato, da generazioni, tanto del nostro tempo e passione a quella rosa che è il “nostro” stabilimento balneare e che ce lo rende così importante e per la cui gestione lotteremo fino all’ultimo respiro, anche con forme di resistenza civile, sicuri dei nostri diritti.

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Giuseppe Ricci

Presidente Itb Italia, associazione degli imprenditori turistici balneari con base a San Benedetto del Tronto.