Attualità

Balneari pertinenziali, domani il presidio di protesta a Roma

Alle 11 davanti al Ministero dell'economia gli imprenditori sull'orlo del fallimento a causa dei valori Omi invitano il governo a risolvere la situazione

Andato in fumo per l’ennesima volta l’emendamento che li avrebbe salvati, per i concessionari balneari pertinenziali non è rimasta che la strada della protesta. Una protesta che prenderà la forma di un presidio pacifico sotto alla sede del Ministero dell’economia, in programma domani mattina alle 11 nella capitale.

I circa 250 imprenditori balneari colpiti dagli spropositati valori Omi si ritroveranno a Roma, in via XX Settembre 97, per porre ancora una volta l’attenzione su un problema che, se non sarà risolto entro una manciata di settimane, manderà in fallimento le loro aziende. Come infatti abbiamo spiegato più di una volta sulla nostra testata, a causa della legge Finanziaria del 2007, ai beni demaniali incamerati (detti ‘pertinenziali’) sono stati moltiplicati i canoni fino al +1500%, raggiungendo cifre da 100 a 500 mila euro all’anno, ovviamente insostenibili per un’impresa balneare. Un grave errore poi riconosciuto come tale da più di un rappresentante dei governi Letta e Renzi – a partire dal sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta che si è attivato per risolvere la situazione – nonché dalla recente sentenza del Tar Toscana (leggi notizia), ma che finora non è stato ancora rimediato.

Sono stati numerosi gli emendamenti arrivati a un passo dall’appovazione, dalla legge di Stabilità al recente Milleproroghe, ma ogni volta sono saltati all’ultimo minuto per la mancata copertura economica o per l’agire oscuro di qualche burocrate di Stato. Col risultato che queste 250 imprese balneari rischiano di scomparire definitivamente.

Tutti i principali sindacati balneari parteciperanno al presidio: Sib-Confcommercio, Cna Balneatori, Fiba-Confesercenti, Assobalneari-Confindustria, Oasi-Confartigianato. E tutti gli imprenditori balneari, anche se non pertinenziali, sono invitati a partecipare in segno di solidarietà verso questi colleghi che hanno una tagliola pericolosamente vicina al collo.

Questo l’invito di Cristiano Tomei, coordinatore Cna Balneatori: «Domani tutti i balneari hanno un importante impegno per due ordini di motivi. Il primo è la solidarietà nei confronti dei colleghi pertinenziali, che pagano canoni insostenibili e iniqui e non ce la fanno più ad andare avanti. Il secondo è la necessità di modificare una normativa la cui applicazione produce oneri concessori abnormi, impossibili da pagare e un contenzioso altrettanto enorme, oggetto di numerosi ricorsi, alcuni dei quali stanno giungendo a positiva conclusione per i concessionari. Ci troviamo di fronte a un corto circuito tra attività legislativa, interpretazione applicativa e un certo numero di sentenze e pareri che sostengono le nostre ragioni da sempre manifestate. Questo annoso problema non è più rinviabile».

Aggiunge Riccardo Borgo, presidente Sib-Confcommercio: «Con il sit-in vogliamo attirare l’attenzione del governo e del parlamento su questi stabilimenti balneari che hanno l’unico torto di non riuscire a pagare canoni demaniali spropositati, eccessivi e sbagliati e che rischiano la revoca delle concessione. Bisogna intervenire quanto prima, perché già dalla prossima estate diverse decine di aziende balneari rischiano di non aprire, creando, tra l’altro, un gravissimo danno d’immagine alle località turistiche e insufficienti servizi di spiaggia. Occorre modificare rapidamente i criteri di determinazione dei canoni demaniali marittimi introdotti dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, così da renderli ragionevoli, equi e sostenibili. Ma da subito è necessario un provvedimento che sospenda il pagamento di questi canoni assurdi e che blocchi i provvedimenti di sospensione, revoca o decadenza delle concessioni derivanti – appunto – dal mancato pagamento del canone».

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