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Balneari, nessun attacco dall’Ue: sulla stampa solo forzature e falsità

Scomposte e isteriche reazioni alla giusta e opportuna decisione del governo di stralciare la questione concessioni dal decreto concorrenza

A leggere certi commenti apparsi su alcuni organi di stampa per la mancata immediata applicazione della direttiva Bolkestein alle concessioni balneari e agli ambulanti, si percepisce nella migliore delle ipotesi una superficialità di analisi e nella peggiore un attacco a settori economici che continuano a dar prova di efficienza e di utilità per la nostra economia.

È bene subito chiarire che non vi è stato alcun intervento da parte della Commissione europea sul disegno di legge sulla concorrenza. Nel tradizionale e settimanale incontro con la stampa della portavoce della Commissione, la stessa a domanda di un giornalista ha semplicemente ribadito l’ovvio: lo Stato italiano deve applicare il diritto europeo. Questa circostanza è stata rappresentata da qualcuno come “bacchettata” o “bocciatura” del provvedimento appena varato. Non è così!

Il problema non è “se”, bensì “come” applicare a questo settore il diritto europeo e la Bolkestein. Questa è la questione oggetto dell’interlocuzione in corso da mesi fra il governo italiano e la Commissione europea ed è proprio questo all’esame dei giudici italiani (da ultimo del Consiglio di Stato, del quale si attende la decisione). È stata quindi una decisione saggia, di buon senso e responsabile attendere la decisione del Consiglio di Stato e dell’interlocuzione in atto con gli uffici della Commissione europea e, nel contempo, avviare una ricognizione della situazione di fatto utile proprio per accertare, fra l’altro, la sussistenza o meno della “scarsità della risorsa“, che è il presupposto per l’applicazione della direttiva Bolkestein così come chiarito dalla sentenza “Promoimpresa” della Corte di giustizia dell’Unione europea del 14 luglio 2016 (punto 43); nonché la sussistenza o meno del “legittimo affidamento” (punto 56) riconosciuto dalla sentenza medesima e, infine, il diritto dei concessionari a vedersi riconosciuto il valore aziendale, come chiarito dalla sentenza “Laezza” della medesima Corte di giustizia dell’Unione europea del 28 gennaio 2016.

È pertanto del tutto errato che la Bolkestein sia pacificamente e incondizionatamente applicabile alle concessioni demaniali marittime ed è merito del presidente del consiglio Mario Draghi e del governo nel suo complesso non avere ceduto a pressioni e a rappresentazioni tanto superficiali quanto pericolose che rischiavano di far adottare decisioni sbagliate non solo per le aziende balneari, ma soprattutto per il paese.

L’applicazione della Bolkestein con il disegno di legge sulla concorrenza sarebbe stato poi non solo giuridicamente sbagliato ma anche inopportuno, perché avrebbe paralizzato il settore avviando un colossale e caotico contenzioso con effetti catastrofici per l’economia turistica del paese per i prossimi anni e forse decenni in favore di altre destinazioni del bacino del Mediterraneo.

Se tutto questo può anche comprensibilmente sfuggire a commentatori non compiutamente informati sulla questione – che è, come si vede, complessa e delicata – non è invece tollerabile che venga ignorata o vigliaccamente sottaciuta da alcuni esponenti parlamentari che addirittura ricoprono ruoli di rilievo e che hanno il dovere non solo di essere responsabili verso il paese, ma soprattutto della verità in questa occasione da loro purtroppo dolosamente calpestata e vilipesa per puro calcolo elettorale al fine di conservare uno scranno assai redditizio, magari conseguito immeritatamente e in maniera fortunosa.

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Antonio Capacchione

Avvocato, presidente nazionale del Sindacato italiano balneari - Fipe Confcommercio dal 2018, già vicepresidente vicario.
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