Sib-Confcommercio

Balneari, nessun attacco dall’Ue: sulla stampa solo forzature e falsità

Scomposte e isteriche reazioni alla giusta e opportuna decisione del governo di stralciare la questione concessioni dal decreto concorrenza

A leggere certi commenti apparsi su alcuni organi di stampa per la mancata immediata applicazione della direttiva Bolkestein alle concessioni balneari e agli ambulanti, si percepisce nella migliore delle ipotesi una superficialità di analisi e nella peggiore un attacco a settori economici che continuano a dar prova di efficienza e di utilità per la nostra economia.

È bene subito chiarire che non vi è stato alcun intervento da parte della Commissione europea sul disegno di legge sulla concorrenza. Nel tradizionale e settimanale incontro con la stampa della portavoce della Commissione, la stessa a domanda di un giornalista ha semplicemente ribadito l’ovvio: lo Stato italiano deve applicare il diritto europeo. Questa circostanza è stata rappresentata da qualcuno come “bacchettata” o “bocciatura” del provvedimento appena varato. Non è così!

Il problema non è “se”, bensì “come” applicare a questo settore il diritto europeo e la Bolkestein. Questa è la questione oggetto dell’interlocuzione in corso da mesi fra il governo italiano e la Commissione europea ed è proprio questo all’esame dei giudici italiani (da ultimo del Consiglio di Stato, del quale si attende la decisione). È stata quindi una decisione saggia, di buon senso e responsabile attendere la decisione del Consiglio di Stato e dell’interlocuzione in atto con gli uffici della Commissione europea e, nel contempo, avviare una ricognizione della situazione di fatto utile proprio per accertare, fra l’altro, la sussistenza o meno della “scarsità della risorsa“, che è il presupposto per l’applicazione della direttiva Bolkestein così come chiarito dalla sentenza “Promoimpresa” della Corte di giustizia dell’Unione europea del 14 luglio 2016 (punto 43); nonché la sussistenza o meno del “legittimo affidamento” (punto 56) riconosciuto dalla sentenza medesima e, infine, il diritto dei concessionari a vedersi riconosciuto il valore aziendale, come chiarito dalla sentenza “Laezza” della medesima Corte di giustizia dell’Unione europea del 28 gennaio 2016.

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È pertanto del tutto errato che la Bolkestein sia pacificamente e incondizionatamente applicabile alle concessioni demaniali marittime ed è merito del presidente del consiglio Mario Draghi e del governo nel suo complesso non avere ceduto a pressioni e a rappresentazioni tanto superficiali quanto pericolose che rischiavano di far adottare decisioni sbagliate non solo per le aziende balneari, ma soprattutto per il paese.

L’applicazione della Bolkestein con il disegno di legge sulla concorrenza sarebbe stato poi non solo giuridicamente sbagliato ma anche inopportuno, perché avrebbe paralizzato il settore avviando un colossale e caotico contenzioso con effetti catastrofici per l’economia turistica del paese per i prossimi anni e forse decenni in favore di altre destinazioni del bacino del Mediterraneo.

Se tutto questo può anche comprensibilmente sfuggire a commentatori non compiutamente informati sulla questione – che è, come si vede, complessa e delicata – non è invece tollerabile che venga ignorata o vigliaccamente sottaciuta da alcuni esponenti parlamentari che addirittura ricoprono ruoli di rilievo e che hanno il dovere non solo di essere responsabili verso il paese, ma soprattutto della verità in questa occasione da loro purtroppo dolosamente calpestata e vilipesa per puro calcolo elettorale al fine di conservare uno scranno assai redditizio, magari conseguito immeritatamente e in maniera fortunosa.

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Antonio Capacchione

Avvocato, presidente nazionale del Sindacato italiano balneari - Fipe Confcommercio dal 2018, già vicepresidente vicario.
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  1. Infatti e’ vero dalla commissione europea solo chiacchere…trascorsi ormai 15 anni la commissiome sta al gioco dei vari governi ,di fatto legittimando le proroghe con 1 procedura di infrazione frettolosamente archiviata..un altra procedura di infrazione aperta ma che per ragioni ignote rimane ferma
    La commissione europea ha rinunciato almeno dal 2016,anno della sentemza della corte di giustizia europea A RICHIEDERE DIRETTAMEMTE L APPLICAZIONE DELLA SANZIONE PECUNIARIA CHE COSTITUISCE UNO DEI POCHI DETERRENTI NEI CONFRONTI DI QUESTO TEATRO( la mappatura delle concessioniiiii , scherziamo?) CHE CONTINUERA ‘ PER ANNI IN PARLAMENTO CON L ENNESIMO DISEGNO DI LEGGE .
    Nel frattempo alla commissioni presenteremo questo bel NUOVO DISEGNO, sulla cui scorta la UE TERRA FERMA LA PROCEDURA DI INFRAZIONE, nel frattempo i concessionari avranno guadagnato altri anni …E VAIIIII

    • La sua “fantascientifica” visione della questione mi fa capire che lei come tanti valuta le cose chiare ed inequivocabili in maniera SUPERFICIALE , lei è come Battelli che annaspa e ripete cose obsoleti
      su cui nessuno gli da più ragione, ma pur di restare ancora sulla poltrona con quei stipendi continua a cavalcare la questione. Lei probabilmente vuole impossessarsi di uno degli stabilimenti della sua zona pagando un “biscotto e un bicchiere di vino” poi se si scavalcano diritti degli altri se si scavalcano procedure/verifiche ecc. ecc. a lei non interessa.
      HA CAPITO che per la giusta applicazione della Bolkestain si devono fare alcune verifiche? la prima che guarda caso non volevano fare è quella della ricognizione delle spiagge. Quante sono? Quanta costa coprono? Se risulterà che ci sia la “scarsità della risorsa” il primo passo sarà fatto. MA LEI SI CHIEDA PIUTTOSTO perché se si sa da anni che bisogna prima determinare il requisito fondamentale e cioè la scarsità della risorsa, non hanno proceduto prima alla mappatura??? Noi balneare sappiamo da anni che nei vari comuni dove ci sono dipendenti prevalentemente di un certo partito, hanno reso la mappatura impossibile, probabilmente risulterebbe che la Bolkestain non è applicabile. Il disegno che ci sia dietro io non lo conosco, ma lo immagino non penso alle multinazionali ma semmai alle cooperative che potrebbero lasciare a becco asciutto tanti illusi, creando l’ennesimo carrozzone di sfaticati e di imprese senza reddito in attivo.

  2. Adesso Basta!Vogliamo sapere tutto e questa operazione trasparenza deve dirci in modo chiaro chi e quanti sono i politici a tutti i livelli e chi ha un ruolo decision ale nella “questione balneare”.Vogliamo sapere a quanto ammonta il conflitto d’interessi e capire.La trasparenza deve partire da questo.

    • Non c è nessuna legge che vieta ad un politico comunale, regionale, o nazionale ad essere titolare di concessione….allora anche gli avvocati, notai, medici, farmacisti sarebbero come dici ti in conflitto di interesse….oppure imprenditori immobiliari o edili dovrebbero essere messi alla gogna per il 110% ….su via Ilaria vai a leggere un libro di Travaglio e ti rilassi

  3. L altetnativa potrebbe essere data dalla magistratura penale,che a seguito delle pronuncie della cassazione penale,corte conti,corte costituzionale eccc..potrebbe procedere… ma non lo fara’…

    Nom sono un giurista,ma i cittadini possono adire DIRETTAMENTE LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPE, e’ possibile intraprendere um azione collettiva?

  4. Andrea io la vita la ho ,per questo mi interesso delle spiagge, beni che fanno parte del patrimonio collettivo che ma voi occupate abusivamemte con un titolo :proroga al 2033 che viola i principi di diritto gia riconoscouti dagli organi costitizionali che ho citato sopra.
    In merito all occupaziome abusiva si e’ espressa la corte di cassazione penale

  5. Lo fatto ma nulla..La gerarchia delle fonti prevede che la direttiva prevale sulla legge italiaana, che retrocede ,cosi ci ha spiegato la Corte costituzionale.
    Im ogni caso , chi hi ha piu titoli di me, MI POTREBBE RISPONDERE:IL CITTADINO PUO ADIRE DIRETTAMENTE LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA O E’ SOLO UMA PREROGATIVA DELLA COMMISIONE EIROPEA?
    Grazie

    • carlo la storia della supremazia del diritto europeo sulle nazioni e una storiella che non sta ne in cielo e in terra. e non e codificato in nessun trattato .e ora di finirla con questa storia. chiedere informazioni in merito a marco dani giurista all universita di trento oppure ad andrea guazzarotti dell universita di bergamo tanto per citarne alcuni oppure alfredo d attore dell universita di salerno che ha pubblicato un libro su tale tematiche.la sola cosa di cui si puo parlare e il compromesso

  6. Francesco Schiano Lo Moriello says:

    Tutti accaniti contro noi Balneari, ma perchè? Quale è il furto da noi commesso ? Io mi confronto, con grossi sacrifici con IMU, TARI, CANONE CONCESSORIO,POLIZZA ASSICURATIVA, IVA AL 22%,GIUSTI STIPENDI AGLI ADDETTI,con relativi contributi previdenziali, consumi idrici , elettrici, e chi più ne ha più ne metta. Haaaa dimenticavo le mie 15/16 ore di impegno in prima persona, le vogliamo considerare? Oppure tutto questo serve a perpertare questo questo scandaloso furto cosi come da molti considerato?

  7. L’Italia va male perché è il paese dall’invidia e dell’odio… chi ha un lavoro è giusto che lo tenga fino alla sacrosanta pensione. Pensiamo ai posti pubblici, perché anche quelli ogni 6/7 anni non devono tornare a concorso?
    I balneari sono concessionari e collaboratori dello Stato, nessuno considera il servizio di salvataggio come un servizio pubblico, una postazione costa 4000 euro al mese.
    E poi le spiagge sono sempre e comunque di tutti, nella stragrande maggioranza dei casi sono fruibili per almeno 8/9 mesi all’anno, con pulizia a carico del concessionario.
    Il now how del made in italy non va perso.
    Basta odio gratuito, impariamo a remare tutti nella stessa direzione.

    • Lei Luca ambisce di arrivare alla pensione,ma qui ci sono vecchi furbacchioni che sono concessionari e prima di loro padri e nonni,sono arrivati all’eta della pensione da piu’ di 20 anni e chiedono diritti.Per chi se non per i loro discendenti?

      • Avv. Lucano says:

        E fanno bene , ne hanno diritto l’azienda l’hanno creata loro , come qualsiasi altro imprenditore vuole che i figli tengano in piedi i sacrifici dei padri. E nn c’è nessuno scandalo perché funziona così da sempre , anche se il bene è pubblico lo stato me lo ha concesso e se non fosse per regole europee, che guarda caso si vogliono far applicare solo in Italia , unica che ha il sistema della balneazione attrezzata ( ecco il vero problema su cui l’Europa nn si esprime ) , nessuno si sarebbe mai sognato di cambiarle . Perché un bene pubblico su cui lo stato ha dato la possibilità di far costruire un’impresa debba passare ad altri con la mia azienda sopra?? Tu stato , me la togli solo se faccio male , se sbaglio , se rubo, se nn investo come vuoi tu, se nn pago le tasse che tu puoi decidere a tuo piacimento, nn perché c’è la rincorsa alla concorrenza spietata dov’è tutto deve finire , anche le cose che vanno bene , senza un ragionamento logico ed economico sensato . La concorrenza ha senso se nn lede diritti e dignità altrui altrimenti è solo liberismo spietato.

        • Nikolaus Suck says:

          Infatti non passa “con la tua azienda sopra”. E quell’azienda è sempre stata a tempo e collegata ad una scadenza che è sempre esistita. Basta favolette e forzature su.

        • Avv Lucano, condivido pienamente, temo però che le nostre osservazioni non potranno mai essere comprese da chi non ha mai provato a CREARE e gestire una impresa. Mi sarebbe piaciuto vedere i Suck, oppure i Diario, DA BRAVI PAPÀ, dopo aver AVVIATO uno stabilimento balneare con tutti i servizi, costruito un bar e poi un ristorante, fidelizzato la clientela, spendere centinaia di migliaia di euro, in un continuo crescendo, anno dopo anno, per numerosi decenni, per raggiungere i migliori risultati, VEDERSI IMPROVVISAMENTE CROLLARE TUTTI I PROGETTI, programmati, proprio in virtù dei loro figli. Però, molto probabilmente Suck e Diario, non avrebbero fatto un bel niente, in quanto, già sapevano da BRAVI VEGGENTI, già 50 anni fa, che ci sarebbero state le “ASTE”, in barba anche ai loro figli!

  8. Luca è l ideologia che hanno che non va ,sono abituati a guardare quello che hai (con invidia e cattiveria) e non a quello che fai.È sempre stato così il potere logora chi non ce l ha.

  9. Inviadia? Odio ? Made in itali? Le spiagge sono fruibili da tutti? I dipendenti pubbëici devono tormare al concorso? E’ un delirio di concetti a casaccio..

    Che attinenza hsnno con il principio secondo cui il demamio marittimo deve essere oggetto di gare pubbliche a cui TUTTI POSSONO PARTECIPARE?
    L italia va male petche e’ OSTAGGIO DI LOBBY CORPORATIVE( ENON SONO SOLO I BALNEARI ) che impediscono ai nostri figli di AVERE LE STESSE OPPORTUNITA RISETVATE A VOI

    • Ma vergognati ed io che ho fatto un mutuo per 20 anni e ipotecato casa hai miei di figli cosa racconto!!! È che voi siete per la regalocrazia stile reddito di cittadinanza… Ma va a lavorare invece di invidiare chi corre rischi col proprio culo

    • Avv. Lucano says:

      Chiamare lobby corporativa una famiglia appartenente a questa categoria che campa da uno stabilimento balneare è uno schiaffo all’intelligenza. Usare termini populisti e qualunquisti non aiuta a risolvere i problemi. Retorica vuota . Devono capire ( ma lo sanno e lo sa anche draghi) che quando tanta gente rischia di trovarsi senza una fonte di reddito e non vive nell’oro come tanti pensano ma deve andare avanti è chiaro che il problema diventa più complesso di quello che è . Se si trattava di togliere quel 10% di spiagge Top a gente milionaria, la direttiva europea ( ingiusta e generalista e non calata nella realtà del singolo paese questo nn dimenticherò mai di dirlo , sarebbe già stata applicata) Ora continuare con la retorica delle lobby è il modo peggiore per affrontare il problema. Se ragioniamo così tutti le corporazioni associazioni e sindacati sono lobby perché difendono i propri interessi, che ragionamento è!! Chi ha investito la propria vita e la propria forza lavoro con l’aiuto della famiglia non può essere mandato a casa come uno yogurt a scadenza , se ha fatto bene, se è in utile , se ha un servizio che rende alla comunità in termini di benessere perché debbo mandarlo a casa e creare un caos inimmaginabile. Ma lei ha una vaga idea dei contenziosi e delle problematiche sociali che deriverebbero da questa follia??? Io nn credo . La politica non andrà mai contro i balneari, tranne pochi pazzi in cerca di un tema per farsi pubblicità sviando la vera problematica all’ opzione pubblica che si sa nel 99% dei casi non approfondisce le tematiche .

    • Caro sig. Carlo ma in qualsiasi caso lei pensa che le spiagge anche se andassero in evidenza pubblica, le daranno a lei o a suo figlio gratuitamente senza riconoscere nulla al vecchio gestore?? ma quanto è illuso … Ma negli anni in cui le spiagge erano raggiungibili lei dove era, adesso che sono appetibili in virtù di una legge(ora abrogata) che ci ha garantito il rinnovo automatico proprio per spingerci a fare investimenti, lei vorrebbe partecipare agli proventi derivanti dai nostri sacrifici? Complimenti ma non funziona cosi.
      Lo stato si preoccupi di avere il suo torna conto facendo pagare il giusto prezzo per il canone e controlli se il concessionario paga le tasse e che sia una persona affidabile, null’altro.

  10. Suck grazie della cortese risposta.

    rifletto sulla normativa che consente alla sola Commisione di adire la Corte di Giustizia Europea.

    Questo aspetto nel corso degli anni ha acconsentito all italia di violare la direttiva comunitaria per decenni.
    Tale comportamento omissivo si rinviene anche con la SECONDA procedura di infrazione , a riguardo due domande:
    Che bisogno c era di avviare una seconda procedura di infrazione, anziche deferire direttamente l italia innanzi alla Corte chiedendo l applicazione della sanzione? In considerazione che tale organo si era gia pronunciato sull illegittimita ‘ della proroga?

    Perche ‘ la Commissione sta ANCORA OMETTENDO DI EMETTERE IL PARERE MOTIVATO PREVISTO DALLA PTOCEFURA DI INFRAZIONE PERDENDO ALTRO TEMPO ?
    Grazie

    • Nikolaus Suck says:

      Buongiorno Carlo no c’è un piccolo equivoco. Le procedure di infrazione sono distinte e riguardano norme diverse. La precedente (2008/4908) riguardava il rinnovo automatico introdotto nel 2001 (e non prima, quindi quelli che dicono che esiste da sempre sbagliano), nato come semplificazione procedimentale ma che in combinazione con la prelazione prevista dal cod.nav. aveva appunto un effetto distorsivo. Quella procedura è stata chiusa dopo l’abrogazione sia del rinnovo automatico nel 2010 (quindi questo è durato solo pochi anni), che della prelazione. La nuova procedura aperta nel 2020 invece riguarda proprio e solo le disposizioni del 2018 e 2020, di proroga unica e indifferenziata al 2033 di tutte le concessioni, che rinvia e impedisce le gare.
      Il motivo per cui in questa procedura la Commissione non abbia ancora deferito lo Stato alla Corte non posso saperlo con certezza, ma l’ipotesi che faccio è che nelle osservazioni di risposta alla messa in mora (che, penso non a caso, non sono mai state pubblicate) il Governo abbia promesso di rimediare in tempi brevi e delineato un percorso, sicché per ora la Commissione sta alla finestra a guardare che succede. Le ultime dichiarazioni della UE andrebbero in questa direzione. Ma in effetti ogni momento è buono. Vedremo.

  11. Pienamente d’accordo con il Presidente Capacchione, assolutamente in disaccordo con i “rosiconi”, ai quali sottopongo ancora una volta la seguente domanda: SE IL “SISTEMA” DA VOI TANTO AUSPICATO, FOSSE STATO EFFICIENTE E PIU CORRETTO, PERCHÉ MAI, NON VIENE USATO USATO IN NESSUN PAESE AL MONDO? VI RITENETE ESSERE I PIÙ DRITTI SU QUESTA TERRA?

    • Nikolaus Suck says:

      Ti è già stato risposto più volte ma siccome non ti piaceva faibfinta di niente. Questo “sistema” si usa in tutto il mondo, ovunque esistano concessioni su spiagge queste sono date a gara e con scadenze. Le leggi e le gazzette con le gare te le abbiamo elencate e commentate una per una. Attendiamo ancira dati precisi contrari.

      • suck la risposta l ha data il summit dei balneari di due giorni fa. vai a vederlo se puoi .renzo a perfettamente ragione. la tua amata bolkestain non e applicata in nessun stato europeo, anzi gli altri paesi tutelano le loro aziende non aprendo al tuo amato mercato libero.ci sono le prove

        • Nikolaus Suck says:

          Mentre attendo queste “prove”, oggettive e verificate e che magari vadano oltre quello che i balneari si raccontano tra loro in casa propria al loro “summit” per farsi coraggio, ti lascio anche qui una sintesi della ricostruzione delle norme scritte e studiate dei paesi costieri europei, proposta lo scorso 18 luglio, da cui emerge che ovunque esistano concessioni su spiagge sono sempre previste gare e scadenze certe:
          FRANCIA: Il “Décret plage” del 2006 ha previsto la decadenza di tutte le concessioni precedenti e la liberazione anche forzata dell’80% dello spazio sulle spiagge naturali e del 50% su quelle artificiali, stabilito criteri retroattivi per l’occupazione del litorale, adeguato al mercato i canoni e disciplinato l’assegnazione delle concessioni sempre previa gara pubblica e per la durata normale di 6 e massima di 12 anni. Nessuna prelazione e per attuare questa legge ove necessario hanno usato le ruspe, senza troppi problemi.
          SPAGNA: Ley de Costas del 2013 di modifica delle precedenti Ley de Aguas e Ley de Portos. Le “spiagge” ovvero tutta l’area dei lidi sono libere e come tali non concedibili. Su massimo il 50% della loro superficie si può svolgere attività imprenditoriale (vendita di lettini e ombrelloni, esercizio di chioschi, etc.), previa “autorizzazione” dell’attività (non concessione della spiaggia) che non può durare oltre quattro anni. Solo i terreni demaniali più interni fuori e e dietro le spiagge possono essere dati in concessione per l’uso degli immobili costruiti sugli stessi e che sono (diventati) pubblici per legge, e queste concessioni possono durare fino a 75 anni, come contropartita dell’incameramento pubblico degli immobili che prima erano privati (cosa che da noi non è mai esistita). Alla scadenza, non rinnovabile, gare anche per quelli.
          PORTOGALLO: Lei da Agua n. 58/2005 e attuazione Lei 226-A/2007. Distinzione tra concessioni vere e proprie per usi estesi e invasivi, e licenze per i servizi amovibili sulla sola spiaggia. Gara pubblica sempre obbligatoria e svolta in base alla normativa sui contratti pubblici di appalto. Durata delle sole concessioni (non delle licenze sulla spiaggia) stabilita caso per caso entro un massimo di 75 anni in relazione agli investimenti previsti e direttamente associati all’utilizzo del bene ed alla loro compatibilità ambientale ed economica. Quindi nessuna durata lunga unica e standard di tutte le concessioni, ma valutazione caso per caso, entro un massimo certo e in base a parametri oggettivi. Concessioni di durata inferiore possono essere prorogate, sempre entro il limite massimo, solo se alla scadenza il titolare (che deve essere lo stesso della concessione originaria, quindi non in caso di cessione d’azienda) può dimostrare a) di aver fatto investimenti, legittimi e proporzionati, ulteriori rispetto a quelli originariamente previsti, e b) che gli è oggettivamente impossibile recuperare tali investimenti legittimi e proporzionati.
          CROAZIA: Maritime domaine and seaports act del 2002. Distingue un uso generale (collettivo), speciale (per fini residuali non commerciali) ed economico/commerciale del demanio. Quello economico (incluse le attività turistico-ricreative) è ammissibile solo senza pregiudicare la possibilità di uso generale della porzione demaniale interessata e se non in contrasto con il sistema di tutela ambientale, con una apposita concessione. La concessione per l’uso commerciale del demanio viene assegnata con gara pubblica per una durata massima di 20 anni a seconda degli investimenti previsti nel bando. In alternativa, i soli “artigiani” possono chiedere un “permesso di concessione”, sempre senza limitare l’uso generale e per una durata massima di 5 anni. Sono previste durate maggiori solo in caso di costruzione di edifici e immobili di importanza nazionale, con connessi investimenti consistenti, nel qual caso è possibile che serva addirittura una apposita approvazione parlamentare della singola concessione.
          GERMANIA: Le spiagge sono tutelate da leggi ambientali e non esistono concessioni di spiaggia ai privati. I singoli Stati federali (Land) concedono l’uso (“Sondernutzung”) delle spiagge soltanto ai Comuni in cui esse si trovano, e che possono a loro volta autorizzare la collocazione e l’eventuale affitto a terzi degli “Strandkorb” (una specie di scatola in cui ci si side, gli ombrelloni non si usano) in base alle normali leggi sul commercio e solo durante la stagione balneare (da maggio a settembre).

  12. Suck, se come tu dici, ci faresti la cortesia di dirci, dove e quando si è tenuta l’ultima “asta”, a seguito di una concessione scaduta? Ti prego, se ce lo dici, sono pronto a diventare un tuo fedele sostenitore!

  13. GRAZIE SUCK della cortese risposta. mi pare di aver capito che le 2 procedure di infrazione sono distinte solo formalmente ma nella sostanza hanno a che fare sempre con l’illegittimità delle proroghe.
    Se il cittadino non può adire la Corte di giustizia, può il cittadino diffidare la Commissione che ha passato il tempo a girarsi i pollici: sono trascorsi 5 anni dalla sentenza della corte di giustizia ,e nemmeno il parere motivato della 2 procedura di infrazione è stato depositato..
    In altri termini Può la Commissione arbitrariamente decidere quanto deve durare una procedura d’infrazione?

    • Nikolaus Suck says:

      Salve Carlo, le le procedure sono distinte anche nella sostanza, solo la seconda riguarda davvero l’illegittimità della proroga. La prima si occupava a monte del meccanismo, a prescindere dalle durate e dai termini. Ma se vogliamo dire che entrambe riguardano la illegittimità del sistema concessioni in Italia, siamo d’accordo.
      In effetti Trattati ed atti applicativi non prevedono termini stringenti e perentori entro cui la Commissione deve gestire le procedure di infrazione ed eventualmente deferire lo Stato alla Corte. Più che di arbitrio parlerei di discrezione ma sì i tempi di fatto li decide la Commissione. Questo perché, forse ingenuamente, l’architettura dei Trattati si basa sulla auspicata collaborazione degli Stati.
      Ma proprio per questo, sì, una segnalazione o un sollecito da parte di qualsiasi cittadino è sempre possibile, e Le dirò anche che diversamente da come siamo abituati qui, loro li leggono, ne tengono conto, e rispondono sempre.

  14. se la Commissione avesse agito ALMENO 5 ANNI FA i bandi pubblici erano state già state fatte,ed invece stiamo ancora alle dichiarazioni verbali della Commissione…..,alle prese in giro delle mappature delle concessioni..e poi poi…poi..si passerà al DISEGNO di legge…

    e la Commissione si accontenterà di UN DISEGNO ?? che sarà avviato solo per giustificare alla Commissione l’ennesima proroga delle concessioni….

  15. Elvo Alpigiani says:

    In applicazione di questo DDL, il Governo ha 6 mesi di tempo per fare una rilevazione di tutti gli atti amministrativi che comportano l’attribuzione a soggetti privati o pubblici, l’utilizzo in via esclusiva del bene pubblico.
    La concessione demaniale è l’atto amministrativo con il quale il Comune concede al privato l’utilizzo in via esclusiva il bene pubblico.
    Dalla sentenza della Corte UE 2007-C-174, la concessione è un contratto di locazione.
    Un contratto di locazione non rientra nell’ambito di applicazione della direttiva 2006/123 (Bolkestein)-(Sentenza Corte UE 14 luglio 2016).
    Sempre dalla sentenza del 14 luglio 2016, i contratti di locazione non sono nell’ambito applicativo della direttiva 2014/23, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, considerando 15.
    Essendo la concessione demaniale, un contratto di locazione di un’area necessaria per l’esercizio delle attività previste dal d.l. n. 400/1993, art. 01, perché qualcuno vuole considerare l’attività commerciale come una impresa di prestazioni e gestione di servizi?
    Per gli altri operatori di attività simili, bar, ristoranti, affitto ombrelloni, sdraio, ecc., non operanti su aree demaniali ma su aree pubbliche sono applicate le stesse norme?
    Concordo con il Presidente Capacchione, quando sostiene che
    “Il problema non è “se”, bensì “come” applicare a questo settore il diritto europeo e la Bolkestein”.
    Nelle conclusioni della sentenza del 14 luglio 2016, la Corte UE definisce le concessioni demaniali “autorizzazioni” quando è applicata la direttiva Bolkestein, in particolare l’articolo 12, quando, invece si applica l’articolo 49 TFUE, definisce le concessioni demaniali “concessioni demaniali pubbliche”.
    Perché queste due diverse definizioni?
    Forse perché sono due atti amministrativi diversi soggetti a norme diverse?
    Per questo, il problema si risolve quando saranno definite le norme comunitarie da applicare al settore balneare.

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