Fiba-Confesercenti Sindacati e associazioni

Balneari, il punto della situazione con Maurizio Rustignoli (Fiba)

Inizia il nostro ciclo di interviste ai rappresentanti nazionali degli imprenditori balneari.

Come ogni estate, torna anche quest’anno il ciclo di interviste che Mondo Balneare rivolge ai presidenti nazionali delle associazioni di categoria per fare il punto della situazione sui problemi del settore. Iniziamo da Maurizio Rustignoli, presidente di Fiba-Confesercenti: sotto al video è possibile leggere la versione testuale dell’intervista.

Il 2019 è stato un anno importante per i balneari, iniziato con l’estensione di quindici anni delle concessioni. Quali conseguenze ha portato questa misura nel settore?

«Le conseguenze sono state tutte positive: dopo dieci anni di sofferenza, finalmente è arrivata una legge che ha ridato certezza al nostro comparto. Siamo convinti che ci sia ancora molto da fare, ma la categoria ha percepito con assoluta gioia l’estensione dei titoli concessori, avendo dato al sistema balneare una tranquillità che era indispensabile e che da troppo tempo mancava».

Quali priorità restano da risolvere?

«È fondamentale che il governo inizi a lavorare sull’articolato della riforma previsto dalla stessa legge 145/2019 che ha esteso le concessioni di quindici anni, soprattutto trovando una soluzione per i balneari pertinenziali che non hanno ancora trovato un punto di equilibrio. A questo proposito, da tempo Fiba-Confesercenti sostiene che il tema dei pertinenziali non può passare da un emendamento, bensì deve essere incluso in una riorganizzazione complessiva dei canoni».

Il governo si era dato il 30 aprile come termine per approvare le linee guida di questa riforma, ma ancora non ha fatto nulla nonostante i ripetuti appelli delle associazioni di categoria. Siete pronti a ulteriori azioni di sollecito?

«Il dialogo con il governo non si è mai interrotto, anche se i rappresentanti delle istituzioni sono stati piuttosto impegnati con la campagna elettorale per il voto europeo dello scorso maggio e ciò ha portato loro via molto tempo. Ma ora che questa fase è terminata, sono convinto che nei prossimi mesi la riforma arriverà e dunque non ci sarà bisogno di azioni particolari da parte nostra. Facciamo invece più fatica a capire perché molti enti locali non abbiano ancora attuato l’estensione di quindici anni, una legge dello Stato a tutti gli effetti, che tuttavia molti Comuni non stanno applicando. Questo è ciò che più ci infastidisce: in passato, quando mancava una legge dello Stato, i sindaci e i governatori ci dicevano di essere dalla nostra parte e partecipavano alle nostre manifestazioni, mentre oggi che una legge nazionale c’è, ci rammarica vedere gli enti locali così titubanti a estendere le concessioni. Non ci sono scuse e il settore ne ha bisogno per fare i necessari investimenti e per accedere al credito. Per questo, se la situazione non si sbloccherà, siamo pronti ad azioni forti sui territori».

Lo scorso febbraio Fiba, Sib e Oasi si sono ricompattate con Cna, ma altre associazioni del settore balneare sono fuori e perciò le rappresentanze sono ancora frammentate. Quali strategie per ricomporre un fronte davvero unitario?

«Dopo molto tempo siamo tornati a fare squadra sulle tematiche più importanti del settore. Restano ancora degli angoli da smussare, ma ciò che conta è che le sigle più rappresentative hanno finalmente istituito un tavolo permanente, e mi auguro che presto si uniscano anche quelle numericamente inferiori. Non credo che ci siano le condizioni per creare un’unica rappresentanza, anzi ritengo che la nostra pluralità sindacale sia un valore da conservare, ma sulle questioni più importanti – dalla direttiva Bolkestein all’erosione costiera – occorre condividere i percorsi: davanti ai problemi comuni degli operatori non possono esserci vedute diverse. In passato la situazione era più tortuosa e le sigle più rappresentative hanno sentito delle responsabilità, trovando degli accordi “alla meno peggio”, ma oggi siamo tutti allineati sulle medesime soluzioni e confido nell’istituzione di un tavolo permanente, un passaggio doveroso pur nell’autonomia di ogni associazione».

Le elezioni europee hanno visto emergere un nuovo scenario politico, con importanti rappresentanti a favore di un ripensamento della Bolkestein. Come si ripercuote questa situazione sul settore balneare?

«Che ci sia bisogno di rivedere una serie di principi europei, dalla finanza al mercato alla concorrenza, è ormai una consapevolezza condivisa da tutte le forze politiche. A questo proposito, molti esponenti europei sono convinti della necessità di revisionare la direttiva Bolkestein e tra questi ci sono dei deputati da sempre vicini alla nostra causa – cito su tutti Carlo Fidanza – oltre che un diretto e importante rappresentante del nostro settore, il proprietario del Papeete Beach Massimo Casanova. Quello che vedo è dunque un futuro positivo per il settore balneare, che finalmente vedrà tutelate le sue caratteristiche e tipicità, finora minacciate dalle generalizzazioni della direttiva Bolkestein».

Passiamo a un altro tema importante, quello ambientale. Dopo un maggio disastroso per il maltempo e le trombe d’aria che a luglio hanno devastato molti stabilimenti, e con l’erosione costiera sempre più grave, quali sono le strategie da mettere in campo per difendersi?

«I temi ambientali devono rientrare nell’agenda prioritaria del settore balneare e della politica. Il tema dell’erosione costiera, in particolare, deve essere affrontato con un percorso diverso rispetto a quello seguito fino a oggi: bisogna centralizzarlo con una regia statale, facendo partire il “Tavolo nazionale sull’erosione costiera”. Le Regioni e i Comuni hanno fatto tanto e restano fondamentali per la progettazione sui territori, ma occorrono risorse certe e continue per affrontare questo drammatico tema che colpisce il 60% delle nostre coste. Le soluzioni strutturali esistono, basta guardarsi attorno anziché procedere sempre con interventi straordinari in emergenza. Bisogna prevedere una manutenzione continua e costante per le spiagge, come si fa per le strade».

In questo ambito, resta la relazione controversa tra associazioni balneari e associazioni ambientaliste: in alcuni casi si collabora per il bene comune, in altri casi invece si è quasi nemici (come per la recente azione di diffida che alcune sigle ecologiste hanno lanciato contro l’estensione delle concessioni). Come si può fare per costruire un rapporto più solido?

«Sono amareggiato per questa relazione che non riesce a consolidarsi e a trovare equilibrio. Gli imprenditori balneari vivono di ambiente e sono le prime sentinelle a tutela della spiaggia; per questo come Fiba-Confesercenti abbiamo sempre cercato un rapporto con le associazioni ambientaliste, sposando con convinzione dei progetti importanti. Ma le posizioni prese contro i quindici anni ci hanno provocato molto sconcerto e ci hanno portato a pensare che certe associazioni ambientaliste non vogliano collaborare con noi. Non le consideriamo nemiche, ma riteniamo che siano più alla ricerca di visibilità che di progetti che possano far crescere gli imprenditori e tutelare l’ambiente in maniera seria. Di conseguenza, attaccano una categoria debole in cambio di un ritorno mediatico.
Noi saremo sempre disponibili al dialogo con il mondo ambientalista, ma il mio invito è che si legga con attenzione la legge 145/2019 (quella che ha esteso le concessioni di quindici anni, NdR): al suo interno contiene degli obiettivi di tutela dell’ambiente, perciò i primi difensori di questa norma dovrebbero essere proprio gli ambientalisti. Quindi è incomprensibile che queste associazioni ostacolino questo percorso anziché agevolarlo».

Per concludere i temi ambientali, possiamo dire che il 2019 è stato anche l’anno del “plastic free”, con molte ordinanze locali che hanno iniziato a vietare agli stabilimenti balneari di somministrare alimenti e bevande in contenitori di plastica non biodegradabile. Una misura sacrosanta, ma che forse si è concentrata troppo sulle spiagge e ha trascurato tutte le altre attività commerciali?

«Il percorso del “plastic free” è sicuramente da proseguire: si tratta di una fondamentale scelta di civilità e di tutela ambientale. Ma sicuramente il tema è sfociato in una dinamica “di moda” tra i Comuni, che hanno talvolta perso di vista l’obiettivo principale per concentrarsi su quello comunicativo. Inoltre occorre lavorare affinché il percorso sia meno confusionario e più uniforme possibile, con il sistema balneare che deve fare la sua parte ma che non può essere l’unico a “sacrificarsi”, perché il tema non riguarda solo le spiagge. Bisogna andare a monte della filiera e far sì che sul mercato arrivi un’offerta più ricca di prodotti alternativi».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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