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Balneari, decreto Crescita: si salva solo emendamento su Iva al 10%

Bocciate tutte le altre proposte a tutela degli attuali stabilimenti, dalla sdemanializzazione all'abrogazione dei canoni Omi.

È sopravvissuto solo l’emendamento sull’Iva al 10%, tra i numerosi in materia di balneari presentati al decreto "Crescita". Tutte le altre proposte – dalla sdemanializzazione alla revisione dei canoni fino all’abrogazione dell’articolo 49 del Codice della navigazione – sono state infatti dichiarate inammissibili. È quanto è emerso dall’ultima seduta delle commissioni congiunte V "Bilancio" e VI "Finanze", che si sono riunite due giorni fa per esaminare i numerosi emendamenti presentati dalle varie forze politiche al decreto n. 34 del 30 aprile 2019 detto "Crescita".

Come avevamo spiegato ieri (vedi articolo), le proposte salva-balneari contavano su un ampio appoggio politico (i deputati firmatari erano infatti in quota Lega, Partito democratico, Forza Italia e Fratelli d’Italia) ed erano più pertinenti con l’oggetto del decreto rispetto allo "Sblocca cantieri", dove la scorsa settimana degli analoghi emendamenti sono stati bocciati perché «estranei alla materia» (vedi notizia). Eppure, anche in questo caso la politica non ha voluto prendersi la responsabilità di far passare dei provvedimenti che risolverebbero le gravi emergenze degli imprenditori balneari, i quali, nonostante i 15 anni istituiti dal governo, hanno molti altri problemi normativi da risolvere.

A restare in piedi nel decreto "Crescita" è al momento solo la proposta sull’Iva al 10% anche per gli stabilimenti balneari (come per tutte le altre imprese del comparto turistico), ma la sua approvazione definitiva è ancora tutta da vedere. L’emendamento in questione è stato firmato sia da Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia) che da Elisabetta Ripani (Forza Italia).

Il commento del Sib

«Ancora una volta, come avvenuto nel decreto "Sblocca cantieri", con un comodo artificio procedurale si evita la doverosa assunzione di responsabilità sulla “questione balneare” da parte del parlamento e di una maggioranza di governo profondamente divisa», commenta in una nota Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari – Confcommercio. «La dichiarazione di inammissibilità è infondata perché le proposte emendative non sono del tutto estranee rispetto alle finalità del provvedimento in esame, in quanto finalizzate alla soluzione di specifiche situazioni di crisi di un settore economico cruciale per l’economia turistica del paese come la balneazione».

«Siffatta decisione sconcerta – prosegue Capacchione – se si considera che molti altri emendamenti sono stati, al contrario, considerati ammissibili ancorchè presentino la stessa presunta caratteristica di estraneità per materia di quelli relativi ai balneari. È pertanto forte il sospetto che la scelta di non ammettere le menzionate proposte emendative per motivi procedurali sia in realtà dettata dal desiderio di evitare una discussione sul merito delle questioni sollevate. Eppure erano emendamenti tutti importanti e meritevoli di una loro approvazione, in modo particolare quelli concernenti la sospensione dei canoni Omi e la modifica della disciplina delle devoluzioni».

«Si ripete e si insiste che, nelle more di qualsiasi lavoro di elaborazione della riforma del settore prevista dalla legge di stabilità, è inderogabile mettere in sicurezza le nostre aziende eliminando le criticità legislative che non possono essere tra l’altro affrontate e risolte con provvedimenti amministrativi come quelli ex lege nr. 1452018», conclude il presidente del Sib. «Ci auguriamo che i relatori e il governo pongano rimedio a questo clamoroso errore nell’iter di approvazione di questo provvedimento, che proseguirà la prossima settimana. Così come ci auguriamo che, avendo superato il vaglio di ammissibilità, il parlamento finalmente elimini la grande ingiustizia delle imprese balneari, alle quali si applica l’aliquota Iva al 22% invece di quella agevolata del 10% come per tutte le altre aziende turistiche. Quel che è certo è che intensificheremo la nostra azione di sensibilizzazione verso i parlamentari e le forze politiche affinché si passi dalle parole di vicinanza e formale condivisione ai fatti concreti sulle problematiche dei balneari, a iniziare da quelli riguardanti i pertinenziali».

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