Veneto

“Balneari, basta polemiche su Veneto: nostra regione apripista”

Il presidente di Unionmare: "Legge 33 dà possibilità di certezza a concessionari, mentre il governo nazionale latita"

«Esponenti politici sia di destra che di sinistra continuano a utilizzare il tema delle concessioni balneari per alimentare inutili polemiche: si tratta di atteggiamenti che non fanno altro che danneggiare gli operatori del settore». Non ha mezzi termini Alessandro Berton, presidente di Unionmare Veneto, associazione che raggruppa la quasi totalità degli imprenditori balneari veneti. Una categoria nell’occhio del ciclone in seguito ai recenti contenziosi avvenuti con l’applicazione della legge regionale 33/2009, che dà ai concessionari la possibilità di ottenere un nuovo titolo ventennale presentando un piano di investimenti e passando per un’evidenza pubblica. Alcuni balneari hanno sfruttato questa possibilità in tempi non sospetti, mentre altri l’hanno fatto solo di recente, non fidandosi più del governo Meloni che a dispetto delle promesse elettorali, non ha ancora mosso un dito per decidere il futuro delle concessioni in scadenza il 31 dicembre 2024. Ed è proprio contro la politica nazionale che Berton punta il dito, senza fare distinzioni tra maggioranza e opposizione: «Sia i partiti che hanno sbandierato ai quattro venti che ci avrebbero tirato fuori dalla Bolkestein, sia quelli che oggi accusano il governo di avere illuso gli operatori, hanno un atteggiamento irresponsabile. La verità è che se in quindici anni non abbiamo avuto una legge nazionale, è perché né il centrodestra né il centrosinistra con otto governi sono stati in grado di produrre una soluzione».

Davanti a questa situazione, Berton difende a spada tratta la legge regionale 33 del Veneto: «Non si tratta della soluzione per tutti i mali, ma almeno è una possibilità che ha permesso a molti concessionari balneari, in maniera facoltativa, di riavere certezza sul futuro della propria impresa. A questi colleghi va fatto un plauso, così come ai Comuni che stanno istituendo le apposite istanze di rinnovo, a prescindere dal colore politico dei sindaci. Questo perché, in base alla legge 33, gli investimenti richiesti per avere il titolo ventennale devono essere per almeno il 40% destinati a opere di pubblica utilità condivise con gli enti locali».

Berton si toglie poi qualche sassolino dalla scarpa: «Se Unionmare Veneto si è fatta promotrice della legge 33, non lo ha fatto per i deliri del suo presidente, bensì perché si è trattato di una possibilità condivisa con la presidente della Conferenza dei sindaci del litorale veneto Roberta Nesto e con gli assessori regionali al turismo Federico Caner e al demanio Francesco Calzavara, che ha permesso a molti colleghi imprenditori coraggiosi di poter tornare a investire». Il presidente di Unionmare conclude infine con un appello al governo nazionale: «È ora di iniziare a dire la verità ai balneari: il tema non è se si andrà a gara, bensì quando e come si andrà a gara. In Veneto lo ripetiamo da tempo e ci siamo fatti trovare già pronti. Il governo smetta di temporeggiare e produca a breve una norma nazionale che riconosca che gli stabilimenti balneari, seppure situati sul demanio marittimo, sono imprese private costruite in decenni di investimenti e sacrifici, che hanno contribuito a determinare il primato del nostro turismo balneare nel mondo; e questi investimenti e sacrifici dovranno essere riconosciuti nel momento della comparazione con eventuali altre domande concorrenti».

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