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Balneari, attesa per sentenza Corte Ue su indennizzi

Domani il verdetto sull'articolo 49 del Codice della navigazione

Arriverà domani l’attesa sentenza della Corte di giustizia europea sulla legittimità dell’esproprio degli stabilimenti balneari. La pronuncia è stata chiesta a settembre 2022 dal Consiglio di Stato. Nello specifico, il tribunale di Lussemburgo dovrà decidere se l’articolo 49 del Codice della navigazione sia compatibile con il diritto comunitario. La norma, risalente al 1942, prevede che al termine della concessione, tutti i beni inamovibili situati sul demanio vengano incamerati a titolo gratuito e diventino di proprietà dello Stato, senza alcun indennizzo per i titolari.

Con i rinnovi automatici delle concessioni disposti negli ultimi vent’anni, l’articolo 49 del Codice della navigazione non ha mai rappresentato un problema per i balneari; ma ora che le concessioni sono vicine alla scadenza (disposta per il 31 dicembre 2024 dalla legge 118/2022 del governo Draghi), la pronuncia della Corte Ue sarà essenziale per decidere il futuro di queste attività. Entro quest’anno i titoli dovranno essere inevitabilmente riassegnati attraverso delle procedure selettive e a seconda di come si esprimerà il giudice europeo, sarà possibile capire se le amministrazioni locali potranno obbligare o meno i concessionari subentranti a riconoscere degli indennizzi economici ai titolari uscenti.

Al momento sugli indennizzi ai balneari è pendente una proposta di legge, presentata dai deputati Riccardo Zucconi e Gianluca Caramanna di Fratelli d’Italia, che è stata incardinata lo scorso maggio alla Camera dei deputati. Ma la sua votazione definitiva è stata più volte rinviata, proprio per attendere il verdetto della Corte di giustizia europea e avere così un quadro completo sul tema. Il rischio, altrimenti, è che si approvi una norma che venga superata immediamente dalla giurisprudenza comunitaria.

Sul tema, l’avvocatura generale della Corte Ue ha depositato le sue conclusioni lo scorso febbraio. Nel testo, l’avvocato Tamara Ćapeta ritiene che l’articolo 49 del Codice della navigazione non sia in contrasto con il Trattato europeo di Lisbona «se la durata della concessione è sufficiente per l’ammortamento dell’investimento da parte del concessionario» e che spetti comunque allo Stato italiano verificare se l’articolo 49 sia «sufficientemente trasparente per consentire agli operatori economici di decidere se effettuare investimenti al fine di avviare un’attività imprenditoriale su una spiaggia italiana», in quanto «se il concessionario conosce in anticipo le norme applicabili, può negoziare un indennizzo adeguato nel caso in cui l’investimento necessario fosse troppo grande per essere riassorbito nel corso della concessione». Domani si verrà a sapere come il verdetto definitivo del giudice della Corte di giustizia europea, anche alla luce delle considerazioni dell’avvocatura generale.

Su Mondo Balneare si darà notizia dei contenuti della sentenza non appena sarà disponibile, analizzandola nei dettagli.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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